Gli immigrati in Italia usano le banche più che negli Usa
MASSIMO CANEVARI
In un’Italia sempre più multietnica, 6 lavoratori immigrati su 10 si servono regolarmente di un conto corrente bancario. Un rapido processo di integrazione economica che sorprende gli stessi operatori, che considerano le nuove opportunità offerte dalla relazione con gli immigranti in regola un’opportunità da cogliere anche per sprovincializzare le banche italiane. E’ quanto emerge da uno studio sulla cittadinanza economica dei migranti e la microfinanza, realizzato da Abi e Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale) e presentato a Roma in occasione del primo Forum italiano sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. I numeri dello sviluppo e del cambiamento parlano chiaro: 2.730.000 stranieri regolarizzati in Italia alla fine del 2004, che allineano oramai il nostro Paese alla media europea della presenza estera, con un 5% di immigrati sul totale della popolazione nazionale.
Per la provenienza, il primato spetta all’Europa (anche se l’immigrazione è sempre più extraUE), dalla quale è giunto il 47% del totale, seguono l’Africa con il 23,7%, l’Asia (17,3) e le Americhe (11,5). Il 60% risiede nel Nord, il 30 nel Centro, il 10 nel Meridione.
Negli ultimi anni, l’integrazione socioeconomica degli immigrati ha dunque assunto un’importanza crescente nell’incontro fra società italiana e popolazione straniera, se si considera che i titolari di un conto corrente bancario nell’universo considerato ammontano a circa 1.450.000 (dati relativi al 64% delle banche commerciali, che non includono le attività bancarie di Poste Italiane, pur rilevanti), con una stima di oltre 1.200.000 clienti provenienti dai soli Paesi in via di Sviluppo e da Paesi in transizione, generalmente a basso reddito. Cifre che portano ad una tasso di bancarizzazione dei migranti adulti residenti in Italia del 57,3%, mentre in USa lo stesso tasso relativo alla popolazione latina non supera il 50%, nonostante si tratti di un’immigrazione con almeno mezzo secolo di storia. "A tale incremento ha certamente contribuito l’immissione di 700 mila nuovi residenti avvenuta con la regolarizzazione del 2002", afferma José Luis RhiSausi, direttore del Cespi, "la cui forte domanda di partecipazione al sistema economico italiano è testimoniata dalla crescita nel numero delle imprese a titolare straniero (ora 2% sul totale delle nostre aziende) e del credito al consumo delle famiglie degli immigrati (il 68% dei nuovi ingressi del 2004 si deve ai ricongiungimenti familiari), ma anche dall’adozione di pratiche di responsabilità sociale e di ‘buona accoglienza’ da parte delle banche commerciali".
I servizi bancari più richiesti vanno dall’uso di carte di debito, al microcredito, dalle carte prepagate, ai bonifici internazionali ed al trasferimento di rimesse.


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