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    Predefinito Ancora sulla "Famiglia"

    Bologna. In un’intervista su Repubblica, lo scorso 7 luglio, aveva parlato di “devastazione della famiglia italiana”.
    Parole drammatiche, dette dal sociologo cattolico Achille Ardigò, l’allievo di Dossetti che da sempre ha messo la famiglia al centro della sua attività di studioso impegnato anche in politica.
    Lo incontriamo nella sua casa vicino a Porta Saragozza e gli chiediamo di spiegarci da che cosa nasce quel giudizio così drastico sullo stato della famiglia italiana.
    Ardigò sorride ma non minimizza: “Dobbiamo prendere atto della realtà. In Italia, siamo di fronte all’invecchiamento accelerato della popolazione, unito a una gravissima denatalità. Fattori che, aggiunti al taglio dei bilanci pubblici, producono una crisi senza precedenti della famiglia”.
    Tra i sintomi, il fatto che “il numero dei suoi componenti è sempre più ridotto a due persone. E che all’aumento dei vecchi disabili o in solitudine involontaria, senza più rapporto con la famiglia, deve far fronte un’assistenza sociale in fase di caduta dei bilanci pubblici”.
    Fenomeni di degrado, aggiunge Ardigò, “tali da non consentire nessuna ripresa economica e sociale.
    La grande sproporzione di vecchi rispetto al numero di giovani rende impossibili le forme di sviluppo naturalmente collegate all’esistenza di energie innovative.
    Il pericolo è già in atto ed è terribile per la nostra società”.
    Famiglia in crisi e famiglia indispensabile, visto che “c’è anche il paradosso dei tanti giovani che rimangono con i genitori il più a lungo possibile, fino a quando riescono a ottenere aiuto da loro”. Mai come ora abbiamo avuto tante generazioni contemporanee.
    Ma alla compresenza delle generazioni corrisponde, nell’ordine culturale e simbolico, una visione della famiglia sia mitizzata (modello irraggiungibile) sia squalificata (parcheggio nel quale si è costretti): “Da una parte c’è il riconoscimento di quel valore fondamentale, dall’altro l’impossibilità di realizzarlo. Penso alla crescita spaventosa del precariato tra i giovani, e al fatto che ci sono città nelle quali è impossibile pensare di avere una casa”.
    Il problema non è, però, tutto qui: “C’è anche un fatto culturale. Il modo di vivere dominante spinge in direzione di soluzioni temporanee, meno impegnative (è uno dei motivi del calo dei matrimoni religiosi, e non solo). C’è quindi la tendenza a dare per scontata la libertà individualistica nella scelta di soluzioni provvisorie, che producono una moltitudine di combinazioni. Ma rimane centrale il fatto che nella politica sociale non c’è stato consenso attorno all’idea che se non cambiamo la città e la dimensione di quartiere, la vita delle nuove generazioni che vogliono fare famiglia sarà sempre più faticosamente organizzata. Pensare al futuro significa sempre più pensare ai servizi da dare alle famiglie”. Per Ardigò, infatti, “la crisi della famiglia oggi è tutt’uno con la crisi del welfare, ed è di tale portata che nemmeno le amministrazioni regionali più efficienti sanno più come affrontarla.
    Un esempio: qui, in provincia Bologna, abbiamo una quota di anziani non autosufficienti assistiti dagli enti locali e pubblici, che sono però solo un terzo di quelli costretti a ricorrere alle badanti.
    E’ uno dei tanti problemi che dovrebbero essere affrontati dal welfare, ma hanno trovato cittadinanza solo nell’ultimo governo di centrosinistra grazie all’impegno di Ermanno Gorrieri, l’esponente del sindacato cattolico scomparso nel dicembre scorso”. Anche di questo Ardigò parla nel libro che sta preparando per fine anno. S’intitola “Solidarietà, famiglia verso un nuovo welfare”, e lo pubblicherà Franco Angeli.

    C’è anche una questione morale familiare
    A proposito delle posizioni e dell’interesse della Conferenza episcopale italiana per la situazione della famiglia (che, a proposito del giudizio sui Pacs, ha fatto gridare all’ingerenza indebita), Ardigò dice al Foglio che “è bene ci sia un’autorità spirituale a porre, con il suo peso immenso, la questione morale e non soltanto quella economica rispetto ai temi della famiglia. Qui devo però introdurre subito un distinguo, importante per me, che sono un cattolico impegnato su questi tempi da non poco tempo. Avverto il pericolo che questo intervento, in sé positivo, della Cei, finisca per non avere o avere minor considerazione per i laici. Anche nel mio libro, ricordo che nell’esortazione apostolica ‘Familiaris consortio’, del 1981, Papa Giovanni Paolo II scriveva che la Chiesa ‘non compie il proprio discernimento evangelico solo per mezzo dei Pastori […] ma anche per mezzo dei laici’. I quali, anzi ‘hanno il compito specifico di interpretare alla luce di Cristo la storia di questo mondo’.
    Ecco perché dico”, prosegue Ardirò “che può essere rischioso, da parte della Cei, affrontare con tanti nuovi e imprevisti consensi le questioni in ballo (consensi che prima mancavano, a partire dai politici: basti pensare alla conversione del segretario dei Ds, Piero Fassino. Un fatto molto significativo)”.

    Secondo Achille Ardigò, quindi “troppa sicurezza del successo può indurre la Cei a non tener conto di quell’insegnamento fondamentale del Concilio Vaticano II, e a dimenticare che non si possono escludere i laici. In particolare, quando la Cei interviene, con molta ragione ma anche con qualche rischio, nella difesa giuridica della vera famiglia, non sembra opportuno che essa appaia come direttamente arbitra della legislazione in Parlamento”.
    La Cei non dovrebbe quindi essere percepita come colei che tratta direttamente con la politica, “e non può ignorare l’impegno del laicato cattolico formalmente definito dal Papa, così come
    non può dimenticare che il pluralismo è uno dei maggiori punti di forza all’interno della Chiesa”.
    Ardirò introduce a questo punto “il tema dell’ipocrisia. Capisco che a Papa Ratzinger stia a cuore la proposta di ‘fare come se Dio esistesse’. Ma quella tesi ha il difetto di non tener conto del fatto che nella storia della Chiesa c’è il misticismo, ed è importante lasciargli uno spazio. Se tutto il discorso della partecipazione alla vita pubblica si chiude dentro l’accordo- convenzione con l’ipocrisia (‘facciamo come se’) non si lascia spazio alla grande mistica e neppure alla concezione del pluralismo che nasce da Jacques Maritain, che condivido pienamente. Quel pluralismo ha fatto parte, non dimentichiamolo, dell’Italia democristiana migliore, del meglio della Prima repubblica”.
    Tornando alle coppie di fatto e alle forme di “piccolo matrimonio”, Achille Ardigò dice che “bisogna distinguere tra Pacs e situazioni precedenti che riguardavano il modo di gestire legami non istituzionalizzati tra eterosessuali, garantendo anche a essi prestazioni di ‘quasi-welfare’.
    Il punto delicato è che ora siamo in presenza di una grossa iniziativa delle organizzazioni omosessuali, che pretendono la conversione automatica di alcune forme di welfare (sulle quali non ci dovrebbe essere nessuna forma di obiezione) in forma ideologica. Qui non sono d’accordo. Penso che possa essere pensata una forma di estensione di certi diritti di welfare, ma quando si arriva al passaggio zapateristico ci sono moltissime difficoltà: qui a Bologna, ho cercato di oppormi alla decisione del comune di mettere in piedi un centro di studi sulla famiglia omosessuale”. Eppure nessuno, o quasi, sostiene di voler imitare il modello spagnolo.
    Ardigò replica che “quando ci si organizza per passare dall’attuale gestione di certe forme di welfare a una gestione centralizzata come quella dei Pacs, diventa evidente il pericolo di uno sforzo ideologico, sostenuto soprattutto dalle organizzazioni omosessuali”.
    E allora no, “non si possono omologare unioni di vario genere con la famiglia. Bisogna difendere la differenziazione. E’ legittima l’esigenza di un riconoscimento di una qualche forma di welfare, anche per le coppie omosessuali. Ma non è possibile gestire le cose in un modo così disastrosamente rivoluzionario e rovinoso”.

    L’individualismo è il problema
    Achille Ardigò pensa che la crisi della società presente, e della famiglia che in questa società vive, sia legata all’individualismo. Seguace, in questo, del francese Emile Durkheim, che indica come “uno dei miei maestri di formazione sociologica” e che, oltre un secolo fa, scriveva che “a misura che i suicidi diminuiscono la densità familiare si accresce regolarmente”.
    Oggi, Ardigò nota “la corsa disperata di sociologi ex marxisti verso una prospettiva individualistica.
    Ma non mi piace la tendenza diffusa a presentare interventi di tutela degli individui in una logica individualistica”.
    Uscire dal discorso individualistico, quindi, per rinnovare il patto tra generazioni e ridare ruolo e valore alla famiglia:
    “Il punto di partenza e di arrivo del mio libro è di uscire dalla linea individualistica del welfare legato al lavoro industriale e dipendente. La famiglia, infatti, ancora oggi dipende dalle politiche di welfare legate ai contratti collettivi e al modello industriale. Cambiamo. Facciamo un discorso nuovo che tenga conto della famiglia nella comunità locale, e che rimandi a modifiche delle leggi sul lavoro in grado di rimediare ai danni del precariato”.
    Benissimo, ma con quali risorse?
    “Con tutte quelle che dovrebbero essere tolte al welfare sanitario regionale, che ha troppe pesantezze”.
    La strada maestra per ridare futuro alla famiglia è questa, per Ardigò. Lui, che è preoccupato ma non pessimista, ricorda che “il ricambio della società ha bisogno continuamente del ricambio della famiglia”.
    E ritiene anche che sia doveroso “applicare quella parte della 194 che prevede la possibilità di rimuovere le cause che inducono all’aborto. Ogni comune di una certa importanza dovrebbe pensarci”.

    Da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito mustang...........

    per favore perchè non ci " riassumi" i tuoi lunghi articoli di gionale forse finiremmo con il leggerli e magari intervenire!

    Scusa ma ci ho provato a leggere il tutto ...........non ci sono riuscita!

  3. #3
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    Predefinito Re: mustang...........

    In origine postato da Penelope
    per favore perchè non ci " riassumi" i tuoi lunghi articoli di gionale forse finiremmo con il leggerli e magari intervenire!

    Scusa ma ci ho provato a leggere il tutto ...........non ci sono riuscita!
    -----------------------------------------
    Sei pienamente scusata: se "riassumo" l'articolo troppo lungo rischio di non esprimere bene e chiaramente quello che l'estensore ci vuole comunicare.
    D'altra parte se l'argomento interessa lungo o corto l'articolo lo si legge. Comunque.

    saluti

  4. #4
    in silenzio
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    Lightbulb Re: mustang...........

    Grazie, mustang.

    Un articolo ben scritto; interessante, e che delinea in modo esatto la situazione bolognese.
    di necessità virtù

 

 

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