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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow La Rivoluzione di Dio, di Benedetto XVI

    BENEDETTO XVI: OGGI PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA RIVOLUZIONE DI DIO”

    "Questo libro è anzitutto una preghiera, come la preghiera, l’adorazione del Cristo eucaristico, è stata la cifra dominante della XX Giornata mondiale della Gioventù”. E’ quanto scrive il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nell’introduzione al volume “La rivoluzione di Dio”, (co-edizione Libreria Editrice vaticana ed Edizione Paoline) che raccoglie gli interventi di Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della Gioventù a Colonia (18-21 agosto 2005).

    Sarà lo stesso Ruini, insieme a mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, a presentare oggi il volume del Papa ai giornalisti (ore 11, sala stampa della Santa Sede). 132 pagine, il nuovo libro di Benedetto XVI si apre con l’introduzione di Ruini e prosegue con il messaggio di Giovanni Paolo II del 6 agosto 2004. Subito dopo, il primo messaggio di Benedetto XVI all’arrivo all’aeroporto di Colonia, il 18 agosto scorso, dal titolo “Sono felice di stare in mezzo a voi”.

    Gli interventi papali alla Gmg di Colonia sono poi raggruppati per temi: ai giovani, dialogo interreligioso, “una Chiesa aperta al futuro”, congedo, l’eredità di Colonia. “La lettura di questo libro – prosegue il card. Ruini nell’introduzione – rafforzerà in noi la certezza che il Signore ci ha dato, nella persona del nuovo Pontefice, un grande maestro della fede e al contempo un Pastore che conosce la strada per introdurci nell’intimità di Dio: un catecheta di straordinaria profondità e chiarezza che è però, ancora prima, un evangelizzatore che dolcemente sa quasi costringere a prestare attenzione a Cristo”.

    http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2D...efjk&quantita=
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=14321



    Presentata oggi in Vaticano la raccolta dei discorsi pronunciati durante la GMG di Colonia da papa Benedetto XVI, completa di tutte le aggiunte "a braccio". Documento storico, per ritrovare sentimenti e riflessioni di quei giorni.

    Se Colonia è stata davvero una tappa importante, per papa Benedetto XVI e per i giovani che nella città tedesca hanno vissuto la loro Giornata Mondiale della Gioventù, ebbene, questo è un libro da non perdere. Perché oltre ai contenuti di quei giorni di agosto, potrà risvegliare anche i sentimenti, i ricordi, le riflessioni e la gioia degli incontri sulle rive del Reno e sulla grande spianata di Marienfeld. E’ “La rivoluzione di Dio”, il primo libro di papa Ratzinger, dato alle stampe dalle Edizioni Paoline (con la collaborazione dell’Editrice Vaticana) con un prima tiratura di 350mila copie. In esso vi sono tutti gli interventi ufficiali pronunciati da papa Benedetto nel suo primo viaggio internazionale, comprese quelle numerose frasi pronunciate a braccio, in più occasioni, dal papa tedesco, e non apparse, almeno fino ad ora, in nessuna pubblicazione.
    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=14321

    Il libro, presentato oggi in Vaticano dal card. Camillo Ruini (che ne firma la prefazione) e da monsignor Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, prende spunto proprio dal filo conduttore delle omelie rivolte dal pontefice ai giovani, ai quali con le sue parole ha affidato il compito di intraprendere la via di Cristo, l'unica vera rivoluzione che cambierà il mondo. Nelle 144 pagine si possono dunque leggere le considerazioni di Benedetto XVI, dal suo arrivo all’aeroporto di Colonia fino al suo congedo dalla Germania, passando per il discorso alla festa di accoglienza dei giovani sulle rive del Reno, per il saluto alla città di Colonia, per il discorso pronunciato in sinagoga, per l’incontro con i seminaristi, per l’udienza ai musulmani e per i due appuntamenti di Marienfeld, la veglia del sabato e la messa della domenica, poi seguito dal saluto ai vescovi tedeschi.

    La notte del 20 agosto papa Benedetto pronunciò la frase che dà il titolo al libro: “''Nel secolo appena passato abbiamo vissuto le rivoluzioni, il cui programma comune era di non attendere più l'intervento di Dio, ma di prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo. E abbiamo visto che, con ciò, sempre un punto di vista umano e parziale veniva preso come misura assoluta d'orientamento. L'assolutizzazione di ciò che non è assoluto ma relativo si chiama totalitarismo. Non libera l'uomo, ma gli toglie la sua dignità e lo schiavizza. Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che e' il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero. La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l'amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l'amore?''.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    Presentato il libro con i suoi discorsi alla Gmg di Colonia

    Se il Papa mite parla di rivoluzione


    Francesco Ognibene

    A un certo punto, occorre scegliere il proprio stile, e battersi per restargli fedeli: in altre parole, arriva il momento di far capire con una certa determinazione da che parte si vuol stare. Se cioè si preferisce destreggiarsi nel dedalo della vita grazie al manuale delle astuzie, delle dissimulazioni, dei camaleontismi rispetto agli stili vincenti; oppure prendere per una strada diversa, meno battuta, accettando ogni fatica che questo può comportare. È il bivio davanti al quale Benedetto XVI ha portato i giovani la notte della veglia di Marienfeld, al culmine della Giornata mondiale della gioventù di Colonia, nemmeno due mesi fa.

    Gli ha consegnato una meditazione sul potere e sullo «stile di Dio» sufficiente per giocarsi la decisione sulla strada da imboccare, e gli ha chiesto di rimanere attestati su quella domanda: diventare come Erode o come i Magi? Far propria - anche inavvertitamente, come accade ai più - l'implacabile logica del dominio e dell'autonomia dell'uomo che si crede padrone di sé e del prossimo? Oppure calarsi nella parte di chi è disponibile a mettersi in viaggio, a lasciarsi sorprendere, a imparare il linguaggio del dono che sbriciola l'arroganza, ed essere pronti a tornare alle solite cose «per un'altra via»?

    Se lo si prende alla lettera, è un invito che basta e avanza per fare una rivoluzione: la rivoluzione di Dio, appunto, che è proprio il titolo indicato dal Papa per la raccolta dei suoi dodici discorsi in terra tedesca dal 18 al 21 agosto, raccolti in volume e presentati ieri in Vaticano. Non sono gli "atti di Colonia", come se in Renania fosse andato in scena un pensoso convegno già pronto per l'archivio. C'è poco da archiviare: in quel viaggio, e in particolare durante la meditazione nella notte punteggiata da ottocentomila candele, Papa Ratzinger ha messo i giovani davanti all'orrore di un se colo - il Novecento - che hanno appena sfiorato e che forse solo loro, per primi, possono finalmente mettersi alle spalle, con tutto il suo triste bagaglio di rivoluzioni che l'hanno sfigurato nella pretesa di «prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo».

    Non è astratta filosofia della storia, è concretissima sfida a ogni coscienza, e come tale attende ancora risposta: tu, proprio tu, da che parte stai? Per dirla «in modo ancora più radicale» - come il Papa scandì alla folla immensa e silenziosa, e al mondo che lì quella folla rappresentava come porzione del suo stesso futuro - «la rivoluzione vera consiste nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l'amore eterno. E cosa mai potrebbe salvarci se non l'amore?». È un «cambiamento decisivo del mondo» quello che «contrappone al potere rumoroso e prepotente» uno scenario del tutto opposto, «la cosa nuova», come la definì Benedetto XVI: nuova perché «si oppone all'ingiustizia» e rovescia il tavolo dove «i potenti del mondo» - tutti gli Erode, con e senza corona - giocano il loro compiaciuto e labirintico dòmino.

    Ai giovani questo gioco non piace affatto, se riescono a guardarsi dentro con sincerità anche solo per un istante. E sanno farsi «rivoluzionari» quando in quell'istante scorgono la loro cometa, capendo per cosa vale la pena giocarsi la vita. Meglio i Magi, allora, che hanno saputo schiodarsi dal loro trono quando hanno riconosciuto quella stessa luce. La «rivoluzione di Dio», per dirla con il Papa, la fa chi la luce s'impegna a seguirla, e non la copre mai per evitare di vederla. Di questa pasta sono fatti solo i santi. Rivoluzionari, come no. Non risulta che Erode abbia cambiato il mondo.

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    ANTICIPAZIONE
    Esce oggi in libreria «La rivoluzione di Dio» di Benedetto XVI La prefazione del cardinal Ruini

    Il catechismo di Colonia

    «Il recupero della piena e visibile unità dei cristiani costituisce una priorità del pontificato Dialogo indispensabile, ma senza ecumenismo di ritorno che richieda
    agli altri di rinnegare la propria storia di fede»Agli ebrei: serve più rispetto, specie dove il credo diverge, e poi volgiamo il nostro sguardo in avanti

    Di Massimo Giuliani

    Esce oggi nelle librerie il nuovo libro di Benedetto XVI «La rivoluzione di Dio», raccolta dei discorsi pronunciati dal Papa durante il suo viaggio in Germania nell'agosto scorso. Il volume è una coedizione tra San Paolo e Libreria Editrice Vaticana (pp. 130, euro 9,50); pubblichiamo qui stralci dell'introduzione del cardinale vicario di Roma.

    Chi ha vissuto la XX Giornata mondiale della Gioventù può testimoniare che essa, come quelle che l'hanno preceduta, è stata una grande esperienza di fede e di cristianesimo vissuto, grande dunque non solo per il numero e l'entusiasmo dei partecipanti, ma più profondamente per l'autenticità della preghiera, il senso della comune appartenenza a Cristo e alla Chiesa, la generosità dell'impegno anche nel sopportare le immancabili fatiche e disagi: alla fine per la gioia e la maturità cristiana di tanti giovani.

    Questa Giornata ha avuto un nuovo punto di riferimento: Benedetto XVI. Egli ha raccolto «con trepidazione ma anche con gioia» questa grande eredità lasciatagli dal suo predecessore, a lui si è continuamente richiamato, suscitando l'entusiasmo dei giovani, e ha sottolineato la fecondità della «intuizione», anzi della «ispirazione», con cui Giovanni Paolo II ha saputo capire i giovani, ha avuto fiducia in loro e li ha incitati ad essere «coraggiosi annunciatori del Vangelo e intrepidi costruttori della civiltà della verità, dell'amore e della pace». (...)
    Già nel discorso ai giovani dal battello sul Reno Benedetto XVI aveva indicato lo scopo essenziale di questa Giornata della Gioventù: giungere a contemplare, in modo personale e insieme comunitario, il volto di Dio svelato nel bambino del presepio. Fare quindi l'esperienza della preghiera come dialogo con Dio, da cui ci sentiamo amati e che vogliamo amare a nostra volta. Perciò il Papa rivolge a tutti i giovani venuti alla Giornata mondiale, anche ai non battezzati e non credenti, l'invito «insistente»: «Spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprende re da Cristo! Consentitegli il "diritto di parlarvi" durante questi giorni! Aprite le porte della vostra libertà al suo amore misericordioso!... Fate l'esperienza liberatrice della Chiesa come luogo della misericordia e della tenerezza di Dio verso gli uomini». (...)

    Certo, si può criticare molto la Chiesa e il Signore stesso ci ha detto che essa è una rete di pesci buoni e cattivi, un campo con il grano e la zizzania. Perciò Giovanni Paolo II da una parte ci ha mostrato il vero volto della Chiesa nei tanti santi e beati che ha proclamato, dall'altra ha chiesto perdono per il male avvenuto nel corso della storia per le parole e le opere di uomini di Chiesa. Ma proprio questo è consolante per noi: così infatti, nonostante tutti i nostri difetti e debolezze, possiamo sperare di trovarci nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori. (...)
    Già nel saluto iniziale all'aeroporto di Colonia-Bonn Papa Benedetto aveva messo in evidenza come nella Giornata Mondiale della Gioventù scompaiano i confini fra continenti, culture, razze e nazioni e come veniamo richiamati a uno spirito e a un atteggiamento di sincera e universale accoglienza, di dialogo e collaborazione fra diversi, alla «virtù quasi scomparsa dell'ospitalità, che appartiene alle virtù originarie dell'uomo».

    Poi, nella visita alla Sinagoga, aveva insistito sulla dignità trascendente comune ad ogni persona umana, creata a immagine di Dio, e sulla conseguente esclusione di qualsiasi discriminazione tra gli uomini: non per caso, dunque, il tentativo sistematico di sterminare l'ebraismo, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, fu opera di «una folle ideologia razzista, di matrice neopagana», che non riconosceva più la santità di Dio, e per questo calpestava anche la sacralità della vita umana.
    Riguardo ai rapporti tra la Chiesa cattolica e gli ebrei Benedetto XVI prosegue con decisione sulla strada tracciata dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate - sulla quale Giovanni Pao lo II «ha fatto passi decisivi» - sottolineando che «dobbiamo rispettarci e amarci a vicenda», anche e specialmente dove le nostre convinzioni di fede divergono, e volgere il nostro sguardo «in avanti», verso i compiti di oggi e di domani, progredendo nella valutazione teologica del rapporto tra ebraismo e cristianesimo e collaborando sul piano pratico per i diritti dell'uomo e la sacralità della vita umana, i valori della famiglia, la giustizia sociale e la pace nel mondo. Il Decalogo, nostro patrimonio e impegno comune, è per tutti noi, e in particolare per i giovani, «non... un peso, ma l'indicazione del cammino verso una vita riuscita».

    Anche nell'incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane Benedetto XVI si è richiamato a Giovanni Paolo II e alla dichiarazione Nostra aetate, le cui affermazioni «rimangono per noi la "Magna Charta" del dialogo con voi, cari amici musulmani». In questo incontro il Papa ha affrontato con grande forza e chiarezza la questione del terrorismo, «scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza», e ha ringraziato i rappresentanti musulmani per aver respinto, anche pubblicamente, qualsiasi collegamento tra la loro fede e il terrorismo. È infatti dovere di coloro che hanno responsabilità di guida e di insegnamento, specialmente nei confronti delle nuove generazioni, condannare chiaramente il terrorismo, estinguere dai cuori il sentimento di rancore, contrastare ogni forma di intolleranza e opporsi a ogni manifestazione di violenza. In realtà cristiani e musulmani sono chiamati ad ascoltare insieme il messaggio, scandito «dalla voce sommessa ma chiara della coscienza», sulla dignità della persona e sulla difesa dei diritti che da essa scaturiscono, scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo per attuarlo.

    Solo nel riconoscimento della centralità della persona «si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapp osizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie». Il ricordo delle guerre affrontate invocando, da una parte e dall'altra, il nome di Dio e delle atrocità perpetrate nel nome delle religioni dovrebbe riempirci di vergogna e ci spinge a cercare vie di riconciliazione e a rispettare ciascuno l'identità dell'altro: perciò la difesa della libertà religiosa e il rispetto delle minoranze sono un imperativo costante e un segno di vera civiltà. (...)

    L'incontro ecumenico ha offerto al Papa anzitutto l'opportunità di ribadire, sulla linea del Concilio, di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, che il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani costituisce una priorità del suo pontificato. È indispensabile pertanto il dialogo ecumenico: esso assume particolare importanza in Germania, Paese d'origine della Riforma ma anche uno dei Paesi da cui è partito il movimento ecumenico del XX secolo. (...) A proposito della domanda di fondo sul fine dell'ecumenismo, «che cosa significa ristabilire l'unità di tutti i cristiani?», il Papa ribadisce chiaramente che, secondo i cattolici, la piena unità visibile dei discepoli di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica senza possibilità di essere perduta: questa unità però non significa un «ecumenismo di ritorno», non chiede cioè agli altri di rinnegare la propria storia di fede, non implica uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. (...)

    Con Benedetto XVI si avvia dunque a continuare quella felice disposizione della Provvidenza, già resasi particolarmente manifesta in Giovanni Paolo II e negli altri Papi degli ultimi secoli, per la quale nel vertice istituzionale della Chiesa diventa in qualche modo tangibile l'apertura al mistero di Dio. È meno difficile, così, far comprendere che la dimensione umana e terrena della Chiesa non è separata da quella teologale e soprannaturale: in ultima analisi, che la salvezza non è lontana da noi.

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    Fraternamente Caterina
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