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Discussione: Donne

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    Predefinito Donne

    Merkel guiderà il governo di Grosse Koalition, ma cede otto ministeri tosti e un po’ di strategia all’Spd

    Berlino. E’ Angela Merkel il nuovo cancelliere della Germania, con già due primati: è la prima donna ed è la più giovane ad aver conquistato il Kanzleramt. La comunicazione ufficiale è avvenuta ieri a mezzogiorno, anche se la decisione era già stata presa domenica in tarda serata e circolava già da alcuni giorni, da quando cioè l’ormai ex cancelliere, Gerhard Schröder, ha cominciato a dire di essere pronto a farsi da parte e di accettare la volontà del suo partito. Anche il volto della leader della Cdu è stato piuttosto eloquente negli ultimi giorni: man mano che si allontanavano il 18 settembre e quel bruciante 35,2 per cento uscito dalle urne, anche i tratti di Angela Merkel s’ammorbidivano.
    Ieri la Süddeutsche Zeitung ha paragonato la sua vittoria alla discesa verso terra degli albatros.
    A vederli planare si ha sempre l’impressione che siano troppo goffi per conquistare sani e salvi la terra ferma, e invece poi lo fanno sempre.
    Lo stesso vale per Merkel. Non arriva mai con facilità alla meta. Ma ci arriva.
    E così Schröder ieri le ha dovuto cedere, volente o nolente, il passo, finendo anche lui, come prima Lothar de Maizière, Wolfgang Schäuble e Helmut Kohl, nella galleria delle vittime eccellenti di questa “ragazza” (come amava chiamarla il suo mentore Kohl) venuta dall’est.
    Ora resta da vedere quanto sia costata a Merkel la vittoria: i colloqui lunghi un mese sono testimonianza di negoziati molto accesi. Un paio di risposte ci sono già.
    Riconoscendo all’Unione il diritto di designare il capo del governo e il presidente del Bundestag, l’Spd ha rivendicato a sé un maggior numero di ministeri e la “prima scelta” di quali vuole.
    Otto andranno ai socialdemocratici e sei all’Unione.
    Non otto qualsiasi, ovviamente, ma Esteri, Finanza, Lavoro, Sviluppo, Giustizia, Salute, Ambiente e Infrastrutture.
    All’Unione spettano invece Economia e Tecnologie, Difesa, Interno, Tutela dei consumatori e Agricoltura, Istruzione e Ricerca, Famiglia.
    A colpo d’occhio la partita sembra chiusa. Ma così non è. Sulla squadra di ministri che metterà in campo l’Unione ci sono pochi dubbi (la Csu candida Edmund Stoiber per Economia e Tecnologie avanzate e Horst Seehofer per la Difesa dei consumatori e Agricoltura; la Cdu Wolfgang Schäuble per l’Interno, Ursula von der Leyen per la Famiglia, Annette Schavan all’Istruzione, Nobert Röttgen all’ufficio della cancelleria, Norbert Lammert alla presidenza del Bundestag), massimo riserbo si registra invece da parte dell’Spd e anche il capo del partito, Franz Müntefering, ieri in conferenza stampa non ha fatto nomi. L’unica certezza (seppur non ancora ufficiale) dovrebbe essere l’uscita di scena del ministro dell’Economia Wolfgang Clement.

    Le voci sul governatore del Brandeburgo
    Poi c’è tutta la girandola di nomi su chi sarà vicecancelliere, chi ministro degli Esteri e chi si occuperà delle Finanze, per citare solo i dicasteri più importanti, una girandola destinata a durare ancora per quasi un mese. Sui primi due posti si sono fatte numerose congetture. Dalla più improbabile, e cioè che fosse Schröder stesso a rivestire queste cariche (anche se sempre Müntefering ieri ha ribadito che non c’è alcuna preclusione all’ipotesi che il cancelliere uscente possa ricoprire un ruolo nel prossimo governo), a quella di conferirle all’attuale governatore del Brandeburgo. Ma il cinquantatreenne Matthias Platzeck ha già detto di voler rimanere a Potsdam. Su di lui, così si dice, avevano puntato Schröder e Müntefering, anche in previsione delle politiche del 2009, come candidato di spicco.
    L’Spd comunque sembra non aver fretta. Lunedì prossimo inizieranno i colloqui tra Unione e socialdemocratici (ai quali prenderà parte anche Schröder) per definire il programma di coalizione, una maratona che, stando a indiscrezioni, durerà, fino al 12 novembre. Subito dopo, il 14, ci sarà il congresso straordinario della Cdu a Berlino e dal 14 al 17 novembre si terrà quello dell’Spd a Karlsruhe. C’è dunque ancora tempo per trattare, per far scendere in campo a tempo debito gli uomini di punta dell’Spd.
    Tra questi Peer Steinbrück, ex governatore del Nordrhein-Westfalen, con esperienza anche nei dicasteri di Economia e Finanza, dato prima delle elezioni come possibile vicecancelliere.
    E ancora il cinquantaseinne Kurt Beck, governatore dal 1994 del Rheinland Pfalz, ora in predicato per succedere a Müntefering, il quale – lui sì – potrebbe accettare il ruolo di vicecancelliere (l’attuale ministro della Difesa, Peter Struck, potrebbe allora andare agli Esteri).
    Questa composizione correggerebbe il corso neoliberista della Merkel e, con qualche ritocco, porterebbe avanti l’Agenda schröderiana: è uno scenario gradito al futuro ministro dell’Economia, Stoiber, che ha peraltro già sperimentato una buona collaborazione con Müntefering in sede di commissione sul federalismo.
    Ma, ammonisce la Sdz, nessuno creda che nel governo guidato da Merkel la ragazza dell’est si accontenterà di fare la moderatrice tra l’ex governatore della Baviera e il capo dei socialdemocratici.

    Da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Angela, Golda, Margaret, Madeleine....

    ...Condi e le altre

    In politica il carattere è donna

    Roma. Sarà che ci vuole parecchia energia, per mandare in frantumi il famoso “soffitto di cristallo” che, nel lessico femminista, indica la barriera invisibile che nelle organizzazioni maschili impedisce l’accesso delle donne al potere vero. Così, quando accade (soprattutto quando accade nel mondo maschile per eccellenza, quello della politica), capita che le donne che ci riescono appaiano sempre lontanissime dallo stereotipo femminil- buonista dominante (per non parlare di quello pacifista, assolutamente negletto e irrintracciabile).
    Si dirà che le donne che arrivano alle vette del potere (stiamo parlando dei primi ministri, dei capi di Stato, dei segretari di Stato americani, dei segretari di partito), per raggiungere quel risultato si saranno sicuramente conformate ai modi e agli stili maschili della politica.
    Donne-uomini, quindi. Ma è una lettura semplicistica, che rivela poca fantasia e una prospettiva monocorde di interpretazione della realtà. Interpretazione che si è lungamente e sarcasticamente esercitata su personaggi come Golda Meir e Margaret Thatcher, ieri, o come Condoleezza Rice e Angela Merkel, primo cancelliere tedesco donna, oggi.
    Di destra, a volte, ma non solo. Perché, arrivate in cima alla scala, le donne spesso fanno cose che gli uomini non hanno il coraggio di fare. Non mediano come da loro ci si aspetterebbe, ma vanno dritte allo scopo. Senza differenza tra gli schieramenti.
    Non era una donna di destra, per esempio, la laburista e fervente nazionalista Golda Meir.
    Dal 1969 al 1974 primo ministro israeliano, fu lei ad avviare con decisione e rapidità il programma atomico del suo paese, e a dar prova di spirito da condottiera.
    Non è di destra nemmeno Madeleine Albright, la prima donna a essere stata nominata segretario di Stato americano, dopo che per quattro anni aveva rappresentato gli Stati Uniti all’Onu.
    Colonna dello staff di Bill Clinton, fu proprio lei, la democratica Albright, a dare la spallata decisiva al partito “vietnamita”, e cioè alla corrente di pensiero che considerava impossibile un nuovo impegno bellico americano dopo la sconfitta subita nel sud-est asiatico.
    Più memore di Monaco che di Saigon, Madeleine Albright è stata, secondo il Time, la “forza morale” che ha spinto la Nato ad entrare in azione nel Kosovo. Convinse Clinton a dare il via ai bombardamenti della Nato, nonostante i rapporti dell’intelligence e del Pentagono che davano quella strategia come rischiosa e perdente. Ebbe ragione lei. Non solo. A lei si deve l’indicazione di un nuovo ruolo mondiale dell’alleanza militare atlantica nel terzo millennio.
    Democratica sì, donna pure, ma “falco” in piena regola, quindi.

    Decisioni politicamente scorrette
    “Falco” in gonnella è considerata, ovviamente, anche colei che ricopre oggi, nell’amministrazione Bush, il ruolo che fu della Albright, e cioè Condoleezza Rice. Con meno patemi, da parte di chi si attarda negli stereotipi, perché la Rice è dichiaratamente di destra.
    Così come di destra è la tedesca Angela Merkel, nuovo volto vincente (un po’ a fatica, ma oggi il cancelliere è lei) della politica femminile. E’ facile prevedere che non potrà (e forse non vuole) essere una nuova Thatcher, visto che dovrà fare i conti con i condomini socialdemocratici della Grande coalizione che governerà la Germania. Ma anche lei non rinuncia a premere il tasto dell’orgoglio nazionale, mentre promette di rafforzare l’amicizia con gli Stati Uniti.
    Dice Adriano Sofri che “quando ci si felicita con una donna, se ne loda la virilità, come con la signora Thatcher”, che divenne capo del partito conservatore inglese nel 1975 e fu artefice di una vittoria elettorale promettendo per il paese “sangue, sudore e lacrime” di churchilliana memoria, stavolta in nome dell’arresto del declino economico.
    Mantenne le promesse. La lady di ferro, come stucchevolmente è stata soprannominata, ha privatizzato industrie pubbliche, riformato il welfare, chiuso miniere, tagliato le tasse, ridimensionato i sindacati.
    Affrontò e risolse, nel 1982, la crisi con l’Argentina nelle isole Falkland, spedendo la Marina. Anche la norvegese Gro Harlem Brundtland, fiore all’occhiello delle “democrazie rosa” scandinave, che nella classifica stilata dal Financial Times nel 2004 compare al quarto posto tra gli europei più influenti dell’ultimo quarto di secolo, dopo aver teorizzato lo sviluppo sostenibile nel rapporto sull’ambiente che porta il suo nome, da primo ministro ha prontamente riaperto la caccia alle balene: quanto di più inviso agli ambientalisti di tutto il mondo.
    Un discorso a parte meritano le donne leader dei paesi terzi.
    A eccezione della turca Tansu Çiller, diventata primo ministro attraverso una carriera classica (e famosa per il suo pugno di ferro contro i curdi), tutte le altre, da Indira Gandhi in India a Benazir Bhutto in Pakistan, dalle signore Bandaranaike, madre e figlia, nello Sri Lanka a Hasina Wajed in Bangladesh, hanno avuto accesso al comando per motivi familiar-feudali: figlie, mogli, vedove in clan potenti, non hanno esitato a usare i mezzi più duri e illiberali per conquistare e tenersi il potere.

    Da il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Ci voleva Valentina Vezzali per....

    ..scoprire che la maternità non è un handicap ma un fatto normale

    Roma. Adesso si può. Adesso che Valentina Vezzali ha vinto i mondiali di scherma con un colpo laterale, trentun’anni e un bambino di quattro mesi, adesso che ha spiegato a tutti: “I figli aiutano a realizzare i sogni”, adesso tutti ammettono: è vero, si può, evviva.
    Una scoperta: fare un bambino, farlo non tardi, continuare a vivere, continuare a vincere, anzi vincere di più.
    Fare un bambino e ricominciare ad allenarsi.
    Fare un bambino e ritornare in fretta a pesare cinquantatré chili.
    Fare un bambino e inginocchiarsi a terra con le braccia al cielo dopo quel formidabile minuto supplementare.
    Secondo Erica Jong è una gigantesca bugia, perché un bambino da ragazze è una follia: “Odiavo e compativo quella compagna di scuola che aveva ceduto alla debolezza femminile e tubava e vezzeggiava e faceva smorfiette a quello sgorbietto nella carrozzella. Non combinerà mai nulla in vita sua, costei, dissi tra me e me”.
    Secondo Valentina Vezzali, che ha vinto tutto il vincibile, lo sgorbietto è stato invece una spinta in più, “una qualità misteriosa e spaventosa”.
    Lei è stata fortunata. Determinata. Precisissima. Ha vinto le Olimpiadi un anno fa ad Atene, il 18 agosto. Nemmeno un mese dopo è rimasta incinta, si è fermata, ha partorito, ha ricominciato, ha gareggiato e ha vinto. Una bomba a orologeria.
    Non va quasi mai così, in effetti. Di solito i meravigliosi piani d’attacco non funzionano, lo dicono tutte ed è vero, i bambini arrivano quando vogliono loro, e qualcuna ci ha anche scritto sopra libri di successo, come “Baby à porter”, di Sinead Moriarty:
    “All’inizio, sembrava una cosa liscia come l’olio. Avevo pianificato tutto: smettere la pillola in dicembre, fare molto sesso, rimanere incinta a gennaio, partorire a settembre, cercare un personal trainer a novembre, entro Natale tornare in perfetta forma e imparare a gestire il pupo, e poi a Capodanno sfarfalleggiare da una festa all’altra come Liz Hurley dopo la gravidanza”.
    Un sacco di Valentine Vezzali mancate, un sacco di problemi e ostacoli e ricerche nervose del momento eccellente, quando un bambino arriva a coronare il compimento di un percorso perfetto. Ma adesso, con la medaglia d’oro che si può toccare, indiscutibile prova di potenza femminile, tutti scrivono estasiati e stupefatti: la maternità non è una fucilata e non è un impedimento (“Lasciare il figlio a casa, portarlo dentro al cuore, e non avere paura dell’ultima stoccata. Si può” ha scritto Emanuela Audisio sulla Repubblica di ieri), fare figli è bello e porta fortuna.
    Come qui si dice da un anno, come Lidia Ravera ha scritto a fine agosto sull’Unità: “Care ragazze e donne, diamoci da fare… non si tratta di essere ‘career oriented’, si tratta di non essere più disposte a languire nel retrobottega delle professioni, in attesa che il mondo del lavoro si faccia carico della continuazione della specie”.
    La Ravera scriveva: ragazze, siate forti, siate più forti, fate bambini, fate carriera, fatelo nei tempi della natura, non rinunciate a nulla, andiamo tutte alla carica, ma “con prole”.
    Obiezione perenne: mannò come si fa, il welfare, l’asilo, il bilocale, la carriera stroncata, le giuste ambizioni deluse, bisogna aspettare aspettare aspettare.
    Simone de Beauvoir ed Emily Dickinson rinunciarono ad avere figli.
    Sylvia Plath li fece ma poi si suicidò.
    Virginia Woolf non li fece e si suicidò lo stesso.
    Madeleine Albright ne fece tre, li crebbe da sola e divenne il primo Segretario di Stato americano femmina.

    Una società in guerra contro le madri
    La sociologa Marina Piazza ha scritto un libro sulla maternità, “Le trentenni” (Mondadori), in cui spiega e analizza la paura del “tuffo in piscina”, cioè la paura di buttarsi e fare un figlio: “Sai quello che c’è sopra, ma non sai quello che c’è sotto: devi tapparti il naso, chiudere gli occhi e saltare, perché è un’incognita”.
    Adesso è arrivata Valentina Vezzali, ha saltato, si è tappata il naso, ha chiuso gli occhi, e un anno fa, a chi le diceva ma non puoi fermarti, a ottobre ci sono i mondiali, rispondeva: “Vedremo, non importa”.
    “Adesso è arrivata Valentina Vezzali – dice Marina Piazza al Foglio – e visto che ha vinto scoprono tutti che la maternità in fondo non è un handicap. Finalmente, ma noi lo diciamo da sempre”.
    Lei aveva scritto una cosa semplice semplice, osservando la “cultura della scelta”, il figlio progettato al millesimo, l’attesa dell’attimo irripetibile: aveva scritto che trent’anni fa non era (ancora) così, che fare un figlio giovani e lavorare, partorire ed essere precarie, era in fondo normale.
    “Forse c’era anche scarsa consapevolezza di quello cui si andava incontro, persino a volte incoscienza, ma avere i figli era considerato un fatto naturale della vita, almeno nella sua immaginazione”.
    Un fatto naturale, non un impedimento alla vita.
    “Valentina Vezzali l’ha detto – spiega Barbara Palombelli al Foglio – il suo bambino l’ha aiutata a vincere: ma non è un fatto sconvolgente, perché non c’è niente di più naturale che fare figli, e ricevere dalla loro esistenza aiuto nella vita creativa”. Anche se non è così semplice, anche se “la nostra società è in guerra contro le madri”.
    “Quello che conta non è tanto il tempo che si dedica a un bambino ma come lo si dedica. Si possono fare entrambe le cose: realizzarsi e stare con i propri figli”, ha detto candida la campionessa del mondo di scherma. E ha dedicato il suo premio a tutte le mamme e donne del mondo, quelle che ci stanno pensando e quelle che non hanno il coraggio, quelle che il coraggio l’hanno avuto e adesso, spesso, vorrebbero tanto che l’ascensore di casa si bloccasse per un guasto mentre salgono con la spesa “per poter schiacciare almeno un pisolino” (ha detto una mamma di vent’anni che ha subito ricominciato a lavorare). Perché avere tutto si può, ma costa fatica.
    “Un’inchiesta della Camera di Commercio in 1513 aziende italiane ha rilevato – racconta Marina Piazza – che il 76 per cento dei dirigenti dice che certo, le donne sono meravigliose, bravissime, e meritano posti di responsabilità, poi il 77 per cento spiega che la maternità sul lavoro è un handicap”.
    Cioè: come sono brave le donne, come sarebbe bello se fossero uomini.
    “E Valentina Vezzali non è dovuta tornare in azienda, dove di certo non l’avrebbero promossa perché aveva partorito, ma le avrebbero fatto rifare il giro dell’oca”.
    No, la Vezzali correva da sola, e ha vinto senza dover combattere contro la sua più grande rivale, Giovanna Trillini, di quattro anni più grande, ferma per maternità.
    “Quella di Valentina è stata una dimostrazione di potenza – dice la Piazza – la prova che con un figlio non va in acqua né il cervello né la volontà, né si ferma la vita: la maternità non spossessa di niente, invece aggiunge qualche cosa”.
    Aggiunge e spinge allo sforzo, spesso costringe perché non c’è alternativa.
    “Qui non si accoglie la maternità, se possibile la si ostacola: si accolla tutto l’aiuto a nonne baby sitter amiche generose, non c’è il senso sociale della preziosità dei figli, e le ragazze in genere hanno più paura”, dice Barbara Palombelli, quattro figli. Hanno paura anche di dover rinunciare a troppe cose. “E’ vero, forse noi ci accontentavamo, avevamo una disposizione diversa verso il futuro, adesso anche lo schermo al plasma sembra imprescindibile, ma la società è ancora meno accogliente di trent’anni fa verso i figli”.
    Lidia Ravera ha parlato dei “quattro stracci e un po’ di latte” di cui ha bisogno un bambino, Marina Terragni, editorialista di Iodonna, ha spiegato “l’istinto beduino che non si può imbrigliare a lungo”, e che fa far figli comunque, come fosse un fatto naturale.
    E adesso che c’è una mamma con una medaglia in mano, qualcuno penserà persino che sia vero.

    Annalena Benini su il Foglio

    saluti

  4. #4
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    Predefinito

    Non so quale sia la competenza di chi scrive perchè ho fretta e non ho letto oltre la decima riga del primo articolo, ma già lì ho trovato un grosso errore.

    Si indica in Kohl una "vittima" (?) della Merkel, che lui avrebbe definito "ragazza".

    Sbagliato. La merkel era chiamata "la ragazza" (dell'Est) in senso dispregiativo dai suoi colleghi-nemici della CDU.

    Kohl, che per lei ha sempre avuto simpatia, la chiamava, molto più teneramente "pulcino". Ed era famosissimo perchè era anche l'unico a farlo.

    Giusto per la precisione.

    Buona serata a tutti!

  5. #5
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    Predefinito grazie per la precisazione

    In origine postato da Aeroplanino
    Non so quale sia la competenza di chi scrive perchè ho fretta e non ho letto oltre la decima riga del primo articolo, ma già lì ho trovato un grosso errore.

    Si indica in Kohl una "vittima" (?) della Merkel, che lui avrebbe definito "ragazza".

    Sbagliato. La merkel era chiamata "la ragazza" (dell'Est) in senso dispregiativo dai suoi colleghi-nemici della CDU.

    Kohl, che per lei ha sempre avuto simpatia, la chiamava, molto più teneramente "pulcino". Ed era famosissimo perchè era anche l'unico a farlo.

    Giusto per la precisione.

    Buona serata a tutti!
    io purtroppo non sono arrivata neppure a leggere la riga n° 1: mi sono spaventata prima

  6. #6
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    Predefinito Re: grazie per la precisazione

    In origine postato da Penelope
    io purtroppo non sono arrivata neppure a leggere la riga n° 1: mi sono spaventata prima
    -------------------------------------
    Ora sono io a non capire, dopo aver letto una tua risposta sul 3D
    dedicato a una "lettera per Fini".
    Quante "Penelopi" ci sono?
    -----
    E se Aeroplanino mi ha abituato alle sue "innocque balle" dovrebbe comunque tentare di raccontarle meglio.
    Mi riferisco alla Merkel e i suoi rapporti con Kohl.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: grazie per la precisazione

    In origine postato da mustang

    E se Aeroplanino mi ha abituato alle sue "innocque balle" dovrebbe comunque tentare di raccontarle meglio.
    Mi riferisco alla Merkel e i suoi rapporti con Kohl.
    Was?

    I rapporti della Merkel con Kohl sono stati molto molto buoni fino alle ultime elezioni quando Kohl non avrebbe voluto Stoiber candidato (e col senno di poi aveva ragione) ma la merkel dopo averlo appoggiato, lo scaricò per un "presunto" posto sul carro del (mancato vincitore).

    Kohl non chiamò mai la Merkel "la ragazza" e te lo posso assicurare, questa è una bella cazzata, sarebbe come scrivere che Bondi chiama Berlusconi "il nano".

    Ciao va...

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: grazie per la precisazione

    In origine postato da Aeroplanino
    Was?

    I rapporti della Merkel con Kohl sono stati molto molto buoni fino alle ultime elezioni quando Kohl non avrebbe voluto Stoiber candidato (e col senno di poi aveva ragione) ma la merkel dopo averlo appoggiato, lo scaricò per un "presunto" posto sul carro del (mancato vincitore).

    Kohl non chiamò mai la Merkel "la ragazza" e te lo posso assicurare, questa è una bella cazzata, sarebbe come scrivere che Bondi chiama Berlusconi "il nano".

    Ciao va...
    ------------------------------
    E seguiti a comportarti da bamboccetto.
    Carissimo: io ti contesto il tuo arrogante, tipico del bamboccetto presuntuosetto, modo di criticare ciò che ho postato sul 3d; tu dichiari di aver letto solo poche righe e poi ti butti a criticare al buio?
    Come fa un "ricercatore" a giudicare e valutare cose che non conosce?
    Nota bene: nessuno ti chiede di leggere cose che non ti interessano o che giudichi dalle prime righe "cavolate", e nessuno ti chiede poi pareri.
    Una cosettina, però, voglio aggiungere.
    Da "ricercatore" credo conoscerai Veronesi, ex ministro della Sanità per l'Ulivo, centrosinistra.
    E presumo tu abbia letto degli apprezzamenti da lui espressi sulla prossima Finanziaria e sul ministro Storace.
    Tu, che hai piagnucolato per anni miseria e ingiuriato il governo che lasciava la ricerca "abbandonata e derelitta", non hai avuto la sensibilità morale (o si tratta forse di "palle") di esprimerti sul problema.
    Se Veronesi si fosse comportato come tu e molti tuoi "simili" sicuramente non sarebbe diventato "Veronesi".
    Infatti, ora che ha sentito di che pasta siete fatti, voi bamboccetti di sinistra, vi ha mollato.

  9. #9
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    Vabbè... andiamo con ordine:

    io ho detto che ho letto 10 righe semplicemente perchè non avevo tempo di leggere di più, per altri impegni, e l'ho scritto.
    Altre volte, quando ad esempio posti Feltri o compari a tradimento (indicandolo solo a fondo articolo) mi capita davvero di non riuscire ad andare dopo poche righe, ed anche allora lo esprimo.

    In questo caso prima di andarmene ho fatto notare che l'articolista ha scritto una grossa imprecisione, ma così grossa da dimostrare di conoscere molto poco la realtà politica tedesca.

    Però ci ha scritto un articolo... vabbè...

    Tu, sarà l'età, hai, come ti capita spesso, frainteso un mio tono che non era mica arrogante... facciamo una cosa, se voglio scrivere in modo arrogante, quando ti rispondo uso il carattere rosso ok? o prefereisci altri modi?

    Venendo a Storace (e quindi a Veronesi): ha fatto una cosa normale ma che in Italia è rarissima, è stato modesto. Ha chiesto, ammettendo di non capirci nulla, ai migliori oncologi italiani, come volevano organizzare la ricerca in quel campo... ed ha cercato di accontentarli.

    Purtroppo in finanziaria (malgrado Storace ci abbia provato), i fondi per la ricerca sono ad oggi miserrimi e alquanto fumosi.
    Inoltre l'oncologia in Italia è forse l'unico ramo della scienza di base in cui si fanno investimenti seri ed i risultati ci sono e sono eccellenti.
    Forse se Storace avesse avuto la sensibilità di avere un atteggiamento di tale attenzione anche verso il restante 99% della ricerca, che è molto (ma molto) più povera, che non ha i Telethon, che non sta in tv ogni giorno... e non parlo di me povero microbiologo, ma di chimici, fisici, geologi, biologi... beh... se lo avesse tenuto, allora ne avrei parlato volentieri.

    Tra l'altro vatti a rivedere il centinaio buono di post che io ed altri aeroplanini dedicammo a ringraziare l'on. Napoli (AN) che si dissociò da tutta la sua cattiva compagnia e nella scorsa legislatura votò (unico nel cdx) a favore della legge caccia-baroni, e gli altrettanti in attacco del PRC e dei margheritari che invece l'affossarono...

    Questo tanto per mettere in chiaro chi è fazioso e chi no.

    Adesso vado, posso?

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: grazie per la precisazione

    In origine postato da mustang
    -------------------------------------
    Ora sono io a non capire, dopo aver letto una tua risposta sul 3D
    dedicato a una "lettera per Fini".
    Quante "Penelopi" ci sono?
    -----
    E se Aeroplanino mi ha abituato alle sue "innocque balle" dovrebbe comunque tentare di raccontarle meglio.
    Mi riferisco alla Merkel e i suoi rapporti con Kohl.

    MI SAREBBE SOLO PIACIUTO UN TUO PIU' BREVE RIASSUNTO, SE LO FACESSI FORSE LEGGEREMMO TUTTO E TI POTREMMO RISPONDERE AD HOC!

 

 

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