Merkel guiderà il governo di Grosse Koalition, ma cede otto ministeri tosti e un po’ di strategia all’Spd
Berlino. E’ Angela Merkel il nuovo cancelliere della Germania, con già due primati: è la prima donna ed è la più giovane ad aver conquistato il Kanzleramt. La comunicazione ufficiale è avvenuta ieri a mezzogiorno, anche se la decisione era già stata presa domenica in tarda serata e circolava già da alcuni giorni, da quando cioè l’ormai ex cancelliere, Gerhard Schröder, ha cominciato a dire di essere pronto a farsi da parte e di accettare la volontà del suo partito. Anche il volto della leader della Cdu è stato piuttosto eloquente negli ultimi giorni: man mano che si allontanavano il 18 settembre e quel bruciante 35,2 per cento uscito dalle urne, anche i tratti di Angela Merkel s’ammorbidivano.
Ieri la Süddeutsche Zeitung ha paragonato la sua vittoria alla discesa verso terra degli albatros.
A vederli planare si ha sempre l’impressione che siano troppo goffi per conquistare sani e salvi la terra ferma, e invece poi lo fanno sempre.
Lo stesso vale per Merkel. Non arriva mai con facilità alla meta. Ma ci arriva.
E così Schröder ieri le ha dovuto cedere, volente o nolente, il passo, finendo anche lui, come prima Lothar de Maizière, Wolfgang Schäuble e Helmut Kohl, nella galleria delle vittime eccellenti di questa “ragazza” (come amava chiamarla il suo mentore Kohl) venuta dall’est.
Ora resta da vedere quanto sia costata a Merkel la vittoria: i colloqui lunghi un mese sono testimonianza di negoziati molto accesi. Un paio di risposte ci sono già.
Riconoscendo all’Unione il diritto di designare il capo del governo e il presidente del Bundestag, l’Spd ha rivendicato a sé un maggior numero di ministeri e la “prima scelta” di quali vuole.
Otto andranno ai socialdemocratici e sei all’Unione.
Non otto qualsiasi, ovviamente, ma Esteri, Finanza, Lavoro, Sviluppo, Giustizia, Salute, Ambiente e Infrastrutture.
All’Unione spettano invece Economia e Tecnologie, Difesa, Interno, Tutela dei consumatori e Agricoltura, Istruzione e Ricerca, Famiglia.
A colpo d’occhio la partita sembra chiusa. Ma così non è. Sulla squadra di ministri che metterà in campo l’Unione ci sono pochi dubbi (la Csu candida Edmund Stoiber per Economia e Tecnologie avanzate e Horst Seehofer per la Difesa dei consumatori e Agricoltura; la Cdu Wolfgang Schäuble per l’Interno, Ursula von der Leyen per la Famiglia, Annette Schavan all’Istruzione, Nobert Röttgen all’ufficio della cancelleria, Norbert Lammert alla presidenza del Bundestag), massimo riserbo si registra invece da parte dell’Spd e anche il capo del partito, Franz Müntefering, ieri in conferenza stampa non ha fatto nomi. L’unica certezza (seppur non ancora ufficiale) dovrebbe essere l’uscita di scena del ministro dell’Economia Wolfgang Clement.
Le voci sul governatore del Brandeburgo
Poi c’è tutta la girandola di nomi su chi sarà vicecancelliere, chi ministro degli Esteri e chi si occuperà delle Finanze, per citare solo i dicasteri più importanti, una girandola destinata a durare ancora per quasi un mese. Sui primi due posti si sono fatte numerose congetture. Dalla più improbabile, e cioè che fosse Schröder stesso a rivestire queste cariche (anche se sempre Müntefering ieri ha ribadito che non c’è alcuna preclusione all’ipotesi che il cancelliere uscente possa ricoprire un ruolo nel prossimo governo), a quella di conferirle all’attuale governatore del Brandeburgo. Ma il cinquantatreenne Matthias Platzeck ha già detto di voler rimanere a Potsdam. Su di lui, così si dice, avevano puntato Schröder e Müntefering, anche in previsione delle politiche del 2009, come candidato di spicco.
L’Spd comunque sembra non aver fretta. Lunedì prossimo inizieranno i colloqui tra Unione e socialdemocratici (ai quali prenderà parte anche Schröder) per definire il programma di coalizione, una maratona che, stando a indiscrezioni, durerà, fino al 12 novembre. Subito dopo, il 14, ci sarà il congresso straordinario della Cdu a Berlino e dal 14 al 17 novembre si terrà quello dell’Spd a Karlsruhe. C’è dunque ancora tempo per trattare, per far scendere in campo a tempo debito gli uomini di punta dell’Spd.
Tra questi Peer Steinbrück, ex governatore del Nordrhein-Westfalen, con esperienza anche nei dicasteri di Economia e Finanza, dato prima delle elezioni come possibile vicecancelliere.
E ancora il cinquantaseinne Kurt Beck, governatore dal 1994 del Rheinland Pfalz, ora in predicato per succedere a Müntefering, il quale – lui sì – potrebbe accettare il ruolo di vicecancelliere (l’attuale ministro della Difesa, Peter Struck, potrebbe allora andare agli Esteri).
Questa composizione correggerebbe il corso neoliberista della Merkel e, con qualche ritocco, porterebbe avanti l’Agenda schröderiana: è uno scenario gradito al futuro ministro dell’Economia, Stoiber, che ha peraltro già sperimentato una buona collaborazione con Müntefering in sede di commissione sul federalismo.
Ma, ammonisce la Sdz, nessuno creda che nel governo guidato da Merkel la ragazza dell’est si accontenterà di fare la moderatrice tra l’ex governatore della Baviera e il capo dei socialdemocratici.
Da il Foglio
saluti




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