Cari camerati,
invio,nella totalità, la trilogia di Alberto b. Mariantoni comprendente:
Lo sdegno della Storia
Le lise pietre di Roma sono lì di vedetta,
son là, sugli spalti, ad indicarci la vetta,
sono qui a ricordarci il glorioso passato
di un popolo ardito, diventato abbrutito.
Oh! popolo immemore di tanta grandezza
che hai mutato la cultura in dotta grettezza,
inquinato la stirpe con bastarda ibridazione
e l’identità, con fumosa e sconcia confusione.
Oh! popolo indegno di qualunque primato
che hai barattato l’onore col mero mercato,
il coraggio e l’audacia con il solo egoismo
e gli esaltanti ideali, col funesto egotismo.
Le vestigia dell’Urbe si stagliano al sole,
smembrate e possenti nella lor fiera mole,
additano ai branchi di questo svilito presente,
la stoffa e il mordente di una razza imperante.
Oh! figli degeneri di quel vasto splendore
che avete sguazzato nel peggior disonore,
che avete affidato l’antica terra dei Padri,
ad un’oscena e corrotta masnada di ladri.
Oh! figli snaturati del primo Campidoglio
che avete vomitato perfino sull’orgoglio,
che avete ceduto la vostra indipendenza,
per farne una stia di costante sudditanza.
Le tombe degli Avi sussultan nel legno,
sono livide e torve pel grande disdegno,
sono gravide e colme d’infinito disprezzo,
per un popolo avvezzo al più facile prezzo.
Un popolo ignavo che ha tradito sé stesso,
scimmiottando il nemico, pure nell’amplesso,
che ha girato le spalle alla vita ed alla Storia,
per dare incentivo alla pancia ed alla boria.
Un popolo abietto che ha disertato il destino,
che ha venduto la Patria per qualche quattrino,
che ha obliato la brama di qualunque avvenire,
per tornare, asservito, al servaggio e al servire.
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Roma e Cartagine
Quando sfoglio incuriosito le pagine della Storia,
altro non trovo, come modelli e schemi societari,
che due caratteristici modi di governar gli Stati:
quello che preferisce l’uomo, al centro della vita,
e quello che vi ama o vuole, la cosa o la pecunia.
Inutile evidenziare i costumi di quella dicotomia.
I “colori” o i simboli, certo, son sempre differenti,
ma gli alterni profili, in sostanza, restano costanti:
da un lato, chi eleva, fiero, le sue braccia al cielo;
dall’altro, chi della sua animalità fa il proprio zelo.
Da quando l’umana specie s’organizzò su Terra,
i due modelli non hanno mai cessato di scontrarsi;
tanto meno, cercato o trovato il modo di accordarsi.
Al contrario, continuan tuttora la reciproca tenzone,
come se l’umano stesse alla sua prima apparizione.
Superfluo, dunque, doverlo far rimarcare ancora!
Il duello tra Roma e Cartagine non si è mai risolto:
né prima, né durante, né dopo quel preciso evento.
Anzi, lo precede e lo sorpassa in qualunque tempo,
come il giorno fronteggia la notte, e la luce, il buio.
Oggi, come ieri, si ripete incessante la stessa trama:
quando è l’uomo che emerge al centro della società,
son le arti, la virtù e gli imperi che segnano la Civiltà;
se, al contrario, è il mercante o il danaro a dominare,
ciascuno ha un prezzo ed ogni schiavitù è sull’altare.
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Ai vecchi Camerati
Fieri eredi di un sogno proibito,
paladini di un credo osteggiato,
il compendio del vostro passato
è l’emblema di chi mai si piegò.
Siete pochi, isolati e avviliti,
siete odiati, malvisti, avversati,
siete il solo baluardo d’Europa,
la sua Storia e la sua Identità.
Militanti di un’idea di battaglia,
che castiga la sferza e la briglia,
che frantuma catene e sopruso
del nemico che la Patria occupò.
Siete soli, ignorati o negletti,
dei giganti attorniati da ometti,
siete brace che brucia nel petto,
l’amor patrio che nessuno domò.
Vessilliferi di un grande ideale,
che pretende giustizia sociale,
che esige libertà e indipendenza,
con schietta e pura sovranità.
Pur essendo sfiniti e attempati,
siete rocce di granito immortali,
siete l’ultima luce che brilla
nel turpe buio di questa società.
Portavoce del nostro avvenire,
che schiudete la vita all’estate,
che ci date speranza e coraggio,
nel conflitto che mai s’arrestò.
Siete l’unico occhio che veglia,
la parola che annunzia la desta,
il volere che accende la miccia,
la scintilla di chi insorgerà.
Combattenti di mille battaglie,
avamposti del mondo a venire,
presto o tardi sarete alla meta,
tardi o presto… vittoria sarà.
a.b.m.




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