Ecco due delle 50 ragioni per l'indipendenza della Padania:
12 - Per riportare colore e allegria nei nostri paesi
Uno dei più beceri luoghi comuni del razzismo italiano consiste nel descrivere la Padania come una terra triste, uggiosa, nebbiosa e fredda, abitata da gente ingrigita, mutrignosa, chiusa e triste. Per contro, ci sarebbe un Meridione allegro, solare, aperto, pieno di gioia e canzoni. Si tratta di una colossale falsità che confonde l'allegria con la rumorosità e si dimentica della profonda truculenza di certi atteggiamenti, della continua presenza della sofferenza e della morte in una cultura meridionale piena di tragedie, sangue, prefiche, occhiaie, costumi neri, funerali e cantilene lamentose. E' una cultura cupa e piena di sensi di colpa che deriva dai loro antenati Greci e Fenici, dall'influenza musulmana e da una lettura molto mediterranea e mediorientale del Cattolicesimo. Il nostro patrimonio genetico è ancora colino dì caratteri celti e veneti, di popoli che avevano colmato la loro vita di colori, di fantasia, di canti polifonici, di ganasseria spavalda, di grandi bevute, di una visione serena e "normale" della morte e di una notevole allegria di fondo. La chiassosità di quegli antenati è stata mitigata dal carattere chiuso e silenzioso di Liguri e Garalditani e da un modo più europeo di intendere i rapporti sociali nel quale le esplosioni di allegria devono essere incanalate in una ritualità comunitaria e non devono mai ledere i diritti altrui. L'attuale e solo apparente mestizia dei popoli padani deriva dalla loro condizione di assoggettamento culturale, economico e politico e somiglia molto alla tristezza che popoli vivacissimi, come quello Ungherese, mostravano sotto il giogo comunista. Con la ritrovata libertà, questa terra tornerà a essere il paese dei gioiosi convivi, dei cori e delle bande, del carnevale e delle altre feste più antiche, il paese dei bardi, dei menestrelli e dei mille colori nel quale torneranno a convivere serietà e allegria.
19 - Per mettere fine a ogni forma di razzismo contro i Padani
Oggi i popoli padano-alpini sono l'oggetto di continui attacchi e discriminazioni di stampo razzista. Questo avviene sotto forma di calunnie sistematiche che tendono a mostrare i popoli meridionali come intelligenti e colti e quelli padani come un'accozzaglia di ignoranti e sottosviluppati buoni solo a lavorare e a pagare le tasse. Il Sud, si dice, è un paese dalla civiltà millenaria e dalla profonda cultura, mentre la Padania è una plaga poco più che barbara, appena rischiarata dal faro della civiltà mediterranea. Sui giornali e nelle televisioni, frotte di presentatori grassocci, di giornalisti saputa e di filosofi arroganti non perdono occasione per insultare i popoli padani e per esaltare l'intelligenza e la furbizia mediterranea. Questo atteggiamento razzista ha un suo corollario pratico nei risultati dei concorsi pubblici e nell'assegnazione di posti di lavoro e di privilegio: i laureati nelle università meridionali hanno inevitabilmente voti più alti, nei ministeri, nei posti di comando, nelle redazioni dei giornali e dei telegiornali vengono spediti quasi solo meridionali più furbi (e raccomandati) dei Padani. Lo stesso vale anche per tutti i posti che non richiedono necessariamente particolari doti intellettuali o speciale erudizione: ma anche lì, fra carabinieri, postini e tranvieri, continuano a prevalere membri della razza ritenuta superiore. Solo l'indipendenza della Padania può porre fine a questa situazione discriminatoria: utilizzeremo al meglio innanzi tutto la nostra gente e le graduatorie dei concorsi saranno finalmente compilate sulla base di meriti effettivi e non in funzione del luogo di nascita o dell'etnia di appartenenza.
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