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Discussione: L'amico Gheddafi.

  1. #1
    Ex ore tuo te judico
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    Talking L'amico Gheddafi.

    Uno degli "amici" del nostro premier mostra tutta la sua "amicizia" per gli italiani...

    Gheddafi ripristina la «giornata della vendetta»

    Tornano le celebrazioni anti-italiane. Fini: «Inaccettabile». Sullo sfondo richieste economiche


    ROMA —Se la vendetta è un piatto che si serve freddo, ancora più effetto può fare quando la tavola, in teoria, dovrebbe essere stata sparecchiata. Malgrado un anno fa la Libia avesse annunciato di apprestarsi a istituire un «giorno dell'amicizia», venerdì scorso, 7 ottobre, la Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista ha celebrato ancora una volta la «giornata della vendetta» contro l'Italia.

    Si tratta dell'anniversario della espulsione in massa decretata da Muhammar el Gheddafi, nel 1970, per 20 mila italiani, in parte arrivati nel suo Paese ai tempi del colonialismo, in parte nati lì a guerra mondiale finita. In occasione della visita di Silvio Berlusconi a Mellitah, nel 2004, il Colonnello aveva detto che avrebbe rinunciato a far festeggiare questa ricorrenza. Invece alla Casa della cultura di Tripoli, venerdì, si sono riuniti membri dei Comitati popolari. Discorsi dei dirigenti, poi l'invio di un telegramma di congratulazioni al «leader della Rivoluzione».

    «Un comportamento inaccettabile da un punto di vista morale prima ancora che politico», ha commentato Gianfranco Fini, ministro degli Esteri e presidente di An, partito che per ragioni storiche risulta più restio di altri ad ammorbidimenti verso la Jamahiria.

    Allo stesso tempo, Fini ha espresso un giudizio articolato: quanto avvenuto «conferma che il rapporto con Gheddafi rimane complesso perché accanto a una politica positiva di cooperazione con l'Italia sul controllo delle coste, e la lotta all'immigrazione clandestina, ci sono comportamenti inaccettabili». Conclusione: «Credo che questa doppia politica del Colonnello possa essere capita, ma ovviamente non giustificata, più con una chiave di lettura interna che nel rapporto con l'Italia». Come a dire: Gheddafi sbaglia, ma lo fa per non scontentare il suo uditorio.

    Al di là delle reazioni ufficiali, c'è dell'altro dietro questo nuovo attrito italo-libico portato alla luce a Roma ieri da Giovanna Ortu, la presidente dell'Associazione italiani rimpatriati dalla Libia. La prima cosa che Tripoli vuole, in realtà, è la costruzione a spese dell'Italia di una strada costiera dalla Tunisia all'Egitto, indicata come una forma di risarcimento per le sofferenze dovute al colonialismo. Oppure, di una linea ferroviaria da Misurata a Sebah. Nel primo caso, il costo non sarebbe inferiore a tre miliardi di euro. Troppo, secondo Palazzo Chigi. «Vogliamo essere vostri partner, ma la Libia è un Paese sovrano. Avevamo chiesto un grande gesto di grande valore, la strada o la ferrovia. E non c'è stato», risponde una fonte diplomatica libica quando gli si domanda perché la giornata della vendetta è rimasta. Dopo che Gheddafi ha concordato con Usa e Gran Bretagna lo smantellamento dei suoi programmi per le armi di sterminio, gli affari in Libia non vanno bene per l'Italia. Il 2 ottobre l'Eni ha conquistato quattro concessioni per prospezioni e sfruttamento di pozzi di petrolio, aMurzuq e aKufra, però in precedenza i vantaggi principali sono andati ad americani e concorrenti stranieri. Le nostre esportazioni hanno subito un calo. Tripoli manda segnali di raffreddamento. Da oltre un anno non rimpiazza l'ambasciatore a Roma. Il senatore Sandro Battisti, Margherita, domanda a Fini, in un'interrogazione, quali misure adotterà sul giorno della vendetta.

    Giovanna Ortu avanza un'ipotesi: «La difficoltà dell'esecutivo a dialogare con i libici va messa in relazione all'attenzione da essi riservata ai possibili vincitori della nuova tornata elettorale, primo fra tutti Romano Prodi. Per intervistarlo è arrivato in Italia il capo del Dipartimento informazione della Jamahiria». In estate, è vero, il candidato dell'Unione per Palazzo Chigi ha dato una lunga intervista alla tv libica. Lo stesso Prodi, nel 2004, andò in vacanza in Libia. Gheddafi, grato per l'invito a Bruxelles del 2004, lo invitò a parlare al congresso dei Comitati popolari. E il caso, in questi casi, conta poco.
    Maurizio Caprara
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../caprara.shtml

  2. #2
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    D'Alema tende la mano, Gheddafi la ritira



    ROMA - Ormai si trattano da vecchi amici. Riferiscono le agenzie che Muhammar Gheddafi e Massimo D'Alema si sono salutati con un caloroso abbraccio, rivedendosi nella notte al Cairo.
    Era il secondo incontro, dopo quello, definito da entrambi «storico», avvenuto a Tripoli il 2 dicembre scorso. Quattro mesi fa il presidente del consiglio andò in Libia con il preciso scopo di essere il primo capo di governo occidentale che rompeva il ghiaccio con il Colonnello dopo l'embargo del '92. E questi lo gratificò restituendogli due bambine italiane sequestrate dal padre libanese.

    L'OFFERTA DI D'ALEMA
    Oggi D'Alema si propone come nume tutelare del riavvicinamento di Gheddafi all' Occidente, e al Cairo, che riunisce in un vertice quasi un centinaio di capi di Stato e di governo, ha con lui un incontro a tu per tu che dura un'ora e mezza. Tutto bene, sembra. Invece, quando meno se l'aspetta, ecco la «scottatura». «Sono deluso - ha detto il presidente del Consiglio dopo l'intervento del leader libico Il tono predicatorio e la grande enfasi sono inadatti ad un consesso di questo tipo. Peccato».
    Peccato non tanto per il monologo propagandistico di Gheddafi durato 45 minuti invece dei concordati 10, ma per i toni antioccidentali di cui il colonnello non ha esitato a fare ampio uso gelando le speranze di un riavvicinamento all'Ue.

    UN NO ALL'OCCIDENTE
    «In nome del processo euromediterraneo non si può unire l'Europa al Nordafrica», strepita Gheddafi. Certo, le premesse lasciavano intendere ben altro atteggiamento. Una per tutte, le dichiarazioni entusiaste del leader libico e l'invito pressante di D'Alema a «superare completamente l'embargo nei confronti della Libia e a consentire a Tripoli di rientrare sulla scena internazionale da protagonista».
    E questo non è l'unico appoggio ottenuto da Gheddafi. Anche Romano Prodi, in veste ufficiale di presidente Ue, finalmente lo ha ricevuto, dopo che più volte, in questi mesi, sono stati annunciati e smentiti incontri tra i due. Se per D'Alema è stato più semplice, per Prodi avvicinare il leader libico era più delicato, dovendo risponderne anche a partner come la Gran Bretagna che non hanno ancora deciso di riaprire le relazioni con la Libia, dopo la strage di Lockerbie. Gheddafi ha del resto già avuto vari contatti con rappresentanti della Ue e l'incontro del Cairo sta a dimostrare «che c'è un processo in corso, condiviso, nell'armonia più totale, tra la Commissione e gli Stati membri», spiega il portavoce.
    Un successo per il leader libico che fa sapere in un comunicato di aver avuto da Prodi il riconoscimento del ruolo «importante» giocato dalla Libia nella «realizzazione dell'unità e dello sviluppo del continente africano». Il vertice, che vede riuniti insieme capi di governo e di Stato dell'Unione europea e dell'Africa, dovrebbe avere una scadenza triennale. Lo scopo è di far fare un salto di qualità, come dice Prodi, ai rapporti tra i due continenti. C'è un'Africa sofferente e un' Europa che deve assumersi le sue responsabilità», constata Prodi. Mentre Massimo D'Alema sollecita a fare di più sull'annullamento del debito dei paesi africani aggiungendo che la cancellazione del debito - fortemente chiesta dall'Africa anche in questo vertice - dev'essere collegata alla tutela dei diritti umani e alla composizione dei conflitti.
    Nella foto: Gheddafi

    di Itti Drioli

  3. #3
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  4. #4
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    In Origine Postato da Malik
    D'Alema tende la mano, Gheddafi la ritira...
    Qui si parla di Fini e Berlusconi (il grande amico dei comunisti)... Con D'Alema abbiamo già dato...


 

 

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