Il Cavaliere: li spazzeremo via come birilli
L'ipotesi: Politiche il 14 maggio.
Fini si riavvicina al presidente della Camera: non è un trasformista
ROMA — Fino al voto conclusivo il premier vivrà la battaglia parlamentare diviso tra l'ebbrezza per il modo in cui la maggioranza sta superando la prova dei voti a scrutinio segreto sulla riforma elettorale, e il terrore che da un momento all'altro possa crollare tutto. E infatti ieri nell'aula di Montecitorio c'erano due Berlusconi: quello che preconizzava come «con la riforma li spazziamo via», portando a paragone una «palla da bowling che fa strike su un castello di birilli»; e quello che precettava tutti i ministri, «perché nemmeno un voto deve mancare». Martino, per esempio, ha dovuto disdire l'appuntamento con l'ambasciatore americano, e forse non parteciperà a un vertice europeo tra colleghi della Difesa. «Anch'io ho cancellato i miei viaggi», gli ha spiegato il Cavaliere: «Dobbiamo stare tutti qui a votare». Persino a Storace è stata ordinata la presenza, «ed è stato inutile — sorrideva il titolare della Salute — ripetergli che non sono deputato».
Il fatto è che Berlusconi appare ossessionato dal rischio di un agguato parlamentare, l'hanno informato dei trucchi già usati in questa legislatura contro il suo governo, con i deputati dell'Unione nascosti nei corridoi dietro l'Aula che più volte hanno colto di sorpresa la maggioranza. «Sappiamo che ci riproveranno su alcuni emendamenti», ha ammesso Fini: «Ma siccome abbiamo dato prova di compattezza, basterà esser lucidi e presenti in Aula». Nella Cdl sono consapevoli che se la riforma elettorale venisse approvata, sarebbe più agevole il finale di legislatura. E sebbene siano ancora numerose le incognite, il Cavaliere ha già studiato la road map in vista delle urne. Compresa la data.
«Berlusconi mi ha confermato che per le Politiche si voterà a maggio», afferma il ministro di An Matteoli. Nei colloqui riservati di governo si parla della seconda domenica del mese, che coinciderebbe proprio con la fine del settennato di Ciampi. «E Ciampi — sussurra un autorevole esponente dell'esecutivo — si prepara per l'ottava volta alla parata militare per la festa della Repubblica, il 2 giugno». Il Cavaliere continuerà a tenere in questi giorni le dita incrociate, «perché non possiamo dar nulla per scontato», eppure nella Cdl si respira un clima di unità che non s'era mai visto nel corso della legislatura. Bastava sentire ieri come Casini si è rivolto in Aula a Berlusconi, per invitarlo a cessare la polemica con il diellino Franceschini: «Silvio...».
«E' cambiato tutto» secondo Fini, che durante una pausa dei lavori è tornato con la memoria ai giorni roventi di agosto: «Questa estate non riuscivo a capire dove Casini volesse andare a parare. Ci siamo parlati più volte, più volte ho parlato anche con Follini, facendo la spola tra loro e Berlusconi. E quando siamo riusciti a ritrovare l'intesa, anche certe voci si sono zittite». Secondo Franceschini l'intesa ruota attorno a un accordo «che in caso di vittoria della Cdl prevede Berlusconi al Quirinale, Casini a palazzo Chigi e Fini alla guida del partito unico di centro-destra». Se siano solo teorie di un'opposizione che vive una fase di forte disorientamento, o che sia veramente questo il piano, il capo di An non lo rivela. Ma dalle sue parole si intuisce il disegno nel Polo. «Non ci sono manovre centriste, Casini ha tolto la sponda a Rutelli». Perciò la riforma elettorale non la vive come una minaccia, «d'altronde — commenta Fini —, dopo dieci anni di sistema ibrido, il pendolo si è spostato di nuovo sul proporzionale. Avevamo provato a passare al maggioritario, ma dov'erano Prodi e D'Alema quando ci fu il referendum per l'abolizione della quota proporzionale? E comunque, ora la prospettiva nel Polo è il partito unico: se vincessimo, va da sé lo costruiremmo sulle ali della vittoria, in caso di sconfitta daremmo vita a una forza del 30%». In caso di sconfitta Fini dice di non temere operazioni trasformistiche al centro: «Non ce ne saranno, ne sono certo. Casini è uomo di parola, e io mi fido di Pier Ferdinando».
Francesco Verderami




Rispondi Citando
