| Mercoledì 12 Ottobre 2005 - 146 | Gianni Viola |

di Gianni Viola

L’impero del male...
Il 17 marzo 1983 sull’International Herald Tribune compariva la dichiarazione di Ronald Reagan, secondo cui “L’Unione Sovietica è la concentrazione del male nel mondo contemporaneo”.
Un quarto di secolo dopo, il 25 aprile 2005, il Presidente della Repubblica Federale Russa, Vladimir Putin, si è espresso nei seguenti termini: “Il crollo dell’URSS è stata la più grave catastrofe del XX secolo, un vero dramma per il popolo russo”.
Ad onor del vero bisogna ricordare che anche all’epoca in cui quei fatti accaddero, ci fu chi comprese in tempo, ma forse non seppe agire o, molto più semplicemente, non ebbe ascolto presso le autorità sovietiche, che imbarcavano acqua circondandosi di collaboratori inetti. Fra i pochi che giunsero a capire, va certamente ricordato il professor Vladimir Alekseievic Kuroiedov, a suo tempo direttore del giornale “Sovetskaja Rossia”, dal 1960 direttore del “Consiglio per gli affari della Chiesa ortodossa russa” presso il Consiglio dei Ministri dell’Urss e dal 1966 dirigente del “Consiglio per gli affari delle religioni” presso il Consiglio dei Ministri dell’Urss. Kuroiedov scriveva già nel maggio del 1980, dunque due anni dopo l’elezione di Papa Wojtyla, in maniera profetica: “Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una crescita dell’estremismo religioso da parte della Chiesa cattolica, che sempre più spesso si lascia andare ad aperte dichiarazioni ostili alla legislazione sovietica sul culto. E questo è dovuto, in grande misura, all’avvento alla testa del Vaticano, dell’arcivescovo polacco Wojtyla, che non nutre certo simpatie per il sistema socialista “.
Nel panorama dei paesi dell’Europa dell’Est, la Polonia, unico paese socialista a maggioranza cattolica (a parte l’Ungheria, dove l’influenza della Chiesa cattolica è sempre stata inferiore), era anche l’ “anello debole” attraverso cui il capitalismo internazionale progettò di penetrare in Unione Sovietica.
Il giornalista Carl Bernstein afferma che il Vaticano contribuì ai finanziamenti “attingendo a fondi segreti” e che vescovi e preti cattolici, definiti “una sorta di 007 di Dio” dallo scrittore Ennio Caretto, parteciparono alla resistenza contro il comunismo, preludio dello sgretolamento dell’Urss. Zbig Brzezinski (nato in Polonia) e all’epoca della dichiarazione (1992), segretario di Stato degli Usa, conferma da parte sua che “è di pubblico dominio che la Casa Bianca finanziò subito Solidarnosc”.

…E L’IMPERO DEL BENE!
La tesi di Carl Bernstein è che Giovanni Paolo II e la Cia agirono per distruggere il blocco sovietico. Il Papa era per gli Usa “un alleato cruciale” e “visite regolari” furono compiute in Vaticano dal direttore della Cia, William Casey, cattolico. Sarebbe stato inoltre intenso lo scambio delle informazioni raccolte dalle due parti tramite i rispettivi canali.
Mentre la Chiesa si serviva di numerosi centri di studi religiosi, dislocati in Italia e all’estero, gli Stati Uniti, tramite la Cia, utilizzavano, oltre agli organi clandestini precipuamente atti allo scopo di spionaggio e provocazione nei confronti dell’Urss e dei suoi alleati, soprattutto delle organizzazioni anticomuniste “radiofoniche” come la Voice of America, la British Broadcasting Corporation (Bbc), la Deutsche Welle e la Deuttschlandfunk, la Radio Free Europa e Radio Liberty, che comprendeva anche una Radio Free Afghanistan. Parlavano di libertà agli afghani già liberi dal medioevo islamico, ma rei di avere ricevuto l’aiuto sovietico, mentre oggi, grazie all’occupazione yankee, seguita al potere talebano, sono ripiombati nel medioevo islamico, ma sono considerati liberi, sol perché asserviti agli USA!
Scriveva correttamente in quei giorni la pubblicistica sovietica: “L’anticomunismo nella sua forma estrema che rasenta l’oscurantismo medioevale è divenuto l’ideologia dominante della parte più reazionaria dei circoli governativi USA e di altre potenze imperialistiche”.
Rispondendo ad una domanda sui sovietici postagli durante la prima conferenza stampa (1981), Reagan disse: “La sola morale che riconoscono è ciò che favorisce la loro causa – cioè si arrogano il diritto di commettere ogni crimine, di mentire e di imbrogliare”.
Da parte sua Papa Wojtyla, dopo l’incontro con Reagan (nel 1982) affermò: “In questo particolare momento della storia del mondo, gli Stati Uniti sono chiamati, anzitutto, a compiere la loro missione al servizio della pace mondiale. La condizione stessa del mondo odierno richiede una visione lungimirante che possa favorire le necessarie condizioni di giustizia e libertà, di verità e amore che costituiscono il fondamento per una pace duratura”.
Nella realtà dunque esisteva una perfetta assonanza fra i due personaggi e “fino alla guerra del Golfo del 1991 – dopo la caduta del comunismo nell’Europa orientale e centrale – il papa e la sua Chiesa non si opposero mai pubblicamente ad una sola importante iniziativa politica americana”.
Se prendiamo in considerazione quella che all’epoca era considerata ed era in realtà la più importante vicenda riguardante il controllo degli armamenti, ovvero l’installazione da parte della NATO di una nuova generazione di missili Cruise in Europa occidentale – il papa, con il suo silenzio, parve appoggiare la politica americana. Nonostante la pubblica opposizione dei vescovi americani, assunse questo atteggiamento dopo le lunghissime spiegazioni di Walters e Casey e gli appelli del presidente all’arcivescovo Laghi, al cardinale Krol e allo stesso pontefice”.

POPULISMO E IPOCRISIA
Per gli allocchi e gli stupidi, il papa, di tanto in tanto, tentava di assumere il ruolo di difensore dei poveri, utilizzando affermazioni dal carattere vagamente populista.
Così ad esempio, come scrive Bernstein “Quando il papa si recò nei paesi liberi del Baltico nell’autunno del 1993, suscitò stupore a Riga affermando: “Lo sfruttamento prodotto dal capitalismo inumano era un male autentico e in questo consiste il grano di verità del marxismo”. In una successiva intervista con Jas Gawronski, il papa si spinse oltre affermando, “Quei semi di verità (nel marxismo) non dovrebbero essere distrutti, non dovrebbero essere portati via dal vento… I sostenitori del capitalismo nelle sue forme estreme tendono a lasciarsi sfuggire quanto di buono ha ottenuto il comunismo: il suo tentativo di sconfiggere la disoccupazione, il suo interesse per i poveri”.
Secondo quanto riferito da Bernstein, a tali parole, la reazione di Gorbacev si espresse in tal senso: “Molto interessante, pare che il papa stia cominciando a capire che ci sono valori positivi nel socialismo e che rimarranno positivi anche in futuro”.
Non si sa a questo punto se bisogna giudicare Gorbacev sprovveduto o semplicemente ingenuo, poiché nella realtà risulta che “fra il 1981 e il principio del 1982, il presidente Reagan e Giovanni Paolo II si scambiarono in segreto varie lettere non solo sulla Polonia, ma anche sulle prospettive di un accordo generale Usa e Urss sul controllo degli armamenti. Durante la sua presidenza pochi eventi influenzarono Reagan quanto la legge marziale in Polonia. Ritenendo i sovietici direttamente responsabili, Reagan adottò immediatamente durissime sanzioni economiche, culturali, diplomatiche e tecnologiche contro l’Urss e la Polonia”.
Nel gennaio 1982 (dunque 2 settimane dopo l’entrata in vigore della legge marziale in Polonia) Reagan, per porre fine alle lotte interne di potere, nominò William Clark suo consigliere per la sicurezza nazionale. Clark, come c’informa il suo biografo Edmund Morris, era la coscienza cattolica dell’amministrazione e il suo compito era quello di impegnare i sovietici con molta più aggressività di quanto aveva fatto Haig, specialmente in Polonia. In ogni caso gli si chiedeva di “lasciare che Reagan fosse Reagan”, per usare le parole degli ammiratori più ideologizzati del presidente.
Inutile aggiungere che lasciare che Reagan fosse Reagan altro non voleva dire che fare in modo che Reagan potesse in qualsiasi modo sfogare e svolgere tutta l’imbecillità yankee di cui si faceva portavoce ed era effettivamente espressione. Fa orrore pensare che il più idiota (insieme ai Bush) fra i presidenti statunitensi sia stato quello che abbia avuto più credito e più udienza in Vaticano. Questo dovrebbe far intendere e sentire anche gli scemi e i sordi!
Il 23 maggio 1982, per risposta all’azione del governo Jaruzelvskij in Polonia (la proclamazione della legge marziale), il presidente Reagan emette un decreto detto Nsdd 32 (National security directive n. 32), il quale autorizza una serie di operazioni clandestine “per neutralizzare gli sforzi dell’Urss di mantenere il dominio sull’Est europeo”, in pratica una sfacciata volontà di ingerenza statunitense negli affari interni di un paese peraltro facente parte di una sfera politica differente.
Contemporaneamente, e per espressa volontà di Reagan (in tal senso stimolato dal Vaticano), “William Casey e Vernon Walter rivelarono al Vaticano un intero mondo di informazioni segrete, fornendo al papa dati riguardanti non solo la Polonia, ma anche le regioni orientali dove il papa voleva perseguire la sua missione evangelica con particolare attenzione”.

1982: VERTICE IN VATICANO
Quindici giorni dopo, il 7 giugno 1982, Reagan incontra il Papa, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. I due più potenti leader del mondo, noti per il loro feroce anticomunismo, si incontrano per stabilire un “accordo” in funzione antisovietica. “Reagan arrivò in Vaticano per un vertice che avrebbe dovuto rendere più personale l’alleanza segreta fra queste due superpotenze così diverse (e così uguali!- nd.c.)”.
La cronaca ci riferisce che “i due rimasero soli e senza interpreti nello studio papale per cinquanta minuti. Lì discussero in termini pratici e filosofici un’ipotesi talmente radicale che nessun altro leader occidentale aveva mai considerato seriamente: che il crollo dell’impero sovietico fosse inevitabile (per motivi spirituali più che strategici) e che il mondo costruito a Yalta non solo non dovesse durare, ma non fosse nemmeno in grado di farlo”.
“Nei primi minuti del loro incontro, essi convennero che erano stati salvati da Dio per giocare un ruolo particolare nel destino dell’Europa orientale. “Basta guardare quali forze del male si sono frapposte al nostro cammino e come è intervenuta la Provvidenza”, disse Reagan, e il papa era d’accordo”.
Il Pontefice polacco e il presidente nordamericano concordarono di intensificare gli aiuti a Solidarnosc: non solo nuovi, massicci finanziamenti, ma anche materiale (ricetrasmittenti, macchine tipografiche, fotocopiatrici, fax, videocamere, computer, ecc.) e informazioni di intelligence. La base di coordinamento del piano fu stabilita a Bruxelles, dove periodicamente si sarebbero incontrati sacerdoti polacchi di Solidarnosc, emissari vaticani e agenti della Cia. Monsignor Marcinkus si occupò di convogliare al sindacato clandestino anche i finanziamenti Usa, che si appaiavano ai fondi Ior-Ambrosiano. Dell’accordo Wojtyla-Reagan furono tenuti all’oscuro sia la Segreteria di Stato vaticana, sia il Dipartimento di Stato americano. L’indomani in alcuni dicasteri curiali, c’era chi ne era perfettamente al corrente.
Nei colloqui con il Papa, il presidente Reagan precisa che “l’impero del male può e deve incominciare a crollare in Polonia”. In silenzio il Papa polacco annuisce col capo.
Appare dunque che il Papa e Reagan strinsero segretamente una “Santa Alleanza” per rovesciare i sistemi socialisti dell’Est europeo e mettere economicamente a terra il Cremlino.
In pratica, pianificarono la miseria, la disperazione e lo svilimento morale e materiale di interi popoli, colpevoli di trovarsi al di fuori del gioco e giogo capitalista. Tutto ciò in nome di una “ideologia” quale quella del neo-liberismo, che considera la merce come il tutto “filosofico”, considera l’individuo “il niente” ovvero solo in relazione a ciò che lo stesso riesca a produrre in termini di profitti padronali. E per consegnare la Russia e i paesi satelliti al Grande Capitale, non avendo il coraggio (cioè l’onestà) di proporre sé stessi in veste di vampiri (quali essi sono in realtà), gli “occidentali” cercarono, com’è loro abitudine, di farsi passare (ma solo nei confronti degli allocchi e degli imbecilli) per combattenti in difesa dei diritti civili. Motivo per il quale sia gli Usa, sia il Vaticano (di concerto con tutti gli altri centri religiosi e politici, nati autonomamente o da essi creati), trasformavano tutti gli “utili idioti” in “dissidenti martiri”, creando intorno ad essi un’aureola di santità che già allora, ed oggi più che allora, provoca il vomito e lo sconcerto in chi si accinge ad esaminare con obiettività le loro innumerevoli abominevoli malefatte.
Nella mezz’ora successiva, Reagan spiegò al Papa il suo piano per destabilizzare il governo polacco di Jaruzelvskij e strappare i primi paesi satelliti all’Urss.
In particolare fu approntato un piano generale che prevedeva azioni che coinvolgevano l’Unione Sovietica in primo luogo e subito dopo tutti i Paesi dell’Europa Orientale.
Una delle frasi più sconcertanti, contenuta nell’inchiesta di Bernstein ci rivela che “Il segreto più importante nella fase finale della guerra fredda, fu forse che - nel periodo compreso fra la visita del presidente Reagan al papa nel 1982 e l’abbattimento del Muro di Berlino nel 1989 - il governo degli Stati Uniti spese più di 50 milioni di dollari per tener in piedi il movimento di Solidarnosc” e, come precisa il giornalista statunitense, “Giovanni Paolo II, naturalmente, era informato degli obiettivi di questa operazione ambiziosa condotta dalla Cia”.
Solidarnosc, nata dal fango del capitalismo più puzzolente, ha preteso negli anni d’essere espressione di un’indipendenza che non ha mai avuto. Se essere servi degli USA vuol dire essere liberi, di certo Solidarnosc è stata sempre molto libera!

L’UOMO CHIAVE: IL CARDINALE PIO LAGHI
Negli USA il nunzio apostolico Pio Laghi agiva di concerto con William Clark (consigliere del presidente Reagan per la sicurezza nazionale), nonché con William Casey e Vernon Walter e Allen, tutti alti membri della Cia.
I temi che assorbivano buona parte del tempo e dell’attenzione di Clark e Casey (e delle loro discussioni con il presidente) – la Polonia e la crociata anticomunista nell’America centrale – s’intrecciavano sempre più ai rapporti con il papa. Già nella primavera del 1981, Casey e Clark si facevano frequentemente accompagnate alla residenza del nunzio apostolico del papa a Washington, per colazioni, caffè e consultazioni; Laghi entrava nella Casa Bianca dalla “porta sul retro” all’ingresso sudoccidentale, per incontri segreti con Clark, Casey e, più tardi, con il presidente.

“A loro piaceva il cappuccino” dice Laghi di Casey e Clark. “A volte potevamo parlare dell’America centrale o della posizione della Chiesa sul controllo delle nascite. Ma di solito l’argomento era la Polonia. Essendo in così stretti rapporti, ci capivamo bene”.
“Reagan voleva speciali resoconti sulle notizie raccolte dai servizi di informazione circa la Polonia e la sua sensazione era che questa fosse una prima crepa nella cortina di ferro – una sollevazione popolare”, ha raccontato Clark. “Casey lo capì. E così io chiesi al dipartimento di stato, al Consiglio per la sicurezza nazionale e alla Cia un’attenzione speciale nei rapporti giornalieri, non solo su ciò che stava accadendo a Danzica ma in tutta la Polonia e l’Europa orientale. Specialmente in relazione a Solidarnosc e alle reazioni (nel blocco comunista)”.
Allen, Casey e il presidente cominciarono a incontrare regolarmente l’esponente della gerarchia cattolica americana più vicino a Giovanni Paolo II, il cardinale Krol di Filadelfia. Più di ogni altro ecclesiastico, fu Krol a tenere informata la Casa Bianca sulla situazione generale di Solidarnosc, le sue necessità e i suoi rapporti con l’episcopato polacco. Fungeva da intermediario fra la Casa Bianca, la Polonia e il Vaticano; e, cosa più importante, lui e il presidente svilupparono un forte rapporto personale.
In merito a tutta la questione dell’accordo segreto fra il Papa e Reagan, il cardinale ed ex nunzio apostolico negli Usa, Pio Laghi (2) smentisce categoricamente ogni circostanza: “Macché accordo segreto. Sono stato dal 15 gennaio 1981 al 15 maggio 1990, nunzio negli Stati Uniti e ho solo rappresentato il Santo Padre presso i vescovi americani, compiendo sempre il mio dovere alla luce del sole. Non ho niente da commentare su queste presunte rivelazioni. E’ il Time che deve dare spiegazioni”. Il “Time” aveva semplicemente riportato le parole che lui stesso aveva pronunciato durante un’intervista concessa al giornalista Carl Bernstein. In seguito, ripensandoci, Avrebbe voluto rimangiarsi tutto!
Dieci anni dopo (1992), quando per la prima volta si parlò dell’esistenza di una santa alleanza tra gli Stati Uniti e il Vaticano, Gorbacev avrebbe scritto: “Si può dire che tutto ciò che è avvenuto negli ultimi anni nell’Europa orientale sarebbe stato impossibile senza l’impulso del papa e senza il ruolo eccezionale, anche politico, da lui svolto sulla scena mondiale”.

LA TESTIMONIANZA DI HEBES DE BONAFINI
Ma chi è monsignor Pio Laghi? Pochi giorni dopo l’incontro del Papa con Reagan, quel 7 di giugno del 1982, Giovanni Paolo II si recò in Argentina per incontrare i generali macellai Jorge Videla e Leopoldo Galtieri che, nel giro di pochi anni, avevano fatto scomparire oltre 30 mila persone accusate di appartenere alla “sinistra militante”. Nel numero degli scomparsi sono da annovevare anche cinquecento “cittadini” italiani colà presenti per varie circostanze. Secondo quanto affermato dal generale Videla “Un terrorista non è solo una persona con un fucile o una bomba, ma anche chi diffonde idee contrarie alla civiltà occidentale e cristiana”.
In un documento di protesta la “Commissione di ripudio al Papa” (Crap) dell’Argentina scriveva nel 1987 - dunque in occasione di una successiva venuta a Buenos Aires (e proveniente dal vicino Cile!) - : “Si tratta dello stesso Papa che impartì la benedizione alla dittatura genocida, lo stesso che era al corrente di quello che avveniva nei campi di concentramento e che fingeva stupore e rammarico quando veniva a sapere la verità”.
L’unica ragione del “silenzio” (e si fosse trattato solo di silenzio!) del Papa è che il governo dell’Argentina era “anticomunista” e tanto gli bastava, il resto non contava nulla, non era degno di alcuna attenzione, come non lo sono oggi, degni di attenzione, i massacri dell’assalto al Parlamento russo del 1993 o i bambini randagi della Russia “liberata dal comunismo”!
Prima di diventare nunzio apostolico negli Usa, monsignor Pio Laghi lo era stato proprio in Argentina e si era trovato ad operare a Buenos Aires durante tutto il periodo della dittatura militare. Ricorda sarcasticamente lo scrittore Mario Patuzzo: “il cardinale Pio Laghi, ora dedito all’atletica, è lo stesso che in Argentina si occupava benevolmente dei desaparecidos scaricati dagli aerei in mare, perché oppositori al regime, per come lui stesso dichiarava, ‘perché era necessario separare il grano dall’oglio’. E’ passato dall’interesse dello sport dell’aria a quello di terra, ma è sempre lui”.
Ecco l’agghiacciante testimonianza della signora Bonafini, di origine italiana, leader delle mamme di “Plaza de Mayo”, (le mamme degli oltre 30 mila desaparecidos argentini), intervistata nel marzo 1997 da Gianni Minà nell’ambito della serie di trasmissioni tv “Storie” per Raidue.

Domanda di Gianni Minà: “Durante quel periodo di forte repressione - lei ha dichiarato: “Avevamo deciso di incontrarci in chiesa, noi pregavamo ma loro ci spegnevano le luci e ci cacciavano. Alcuni preti non ci volevano”. Avevano paura ad appoggiarvi?”.

Risponde la signora Bonafini: “ Parla della cattedrale? No, non era paura, era complicità, complicità della Chiesa. Quando la polizia ci correva dietro, siccome la cattedrale è di fronte alla piazza, ci infilavamo nella cattedrale, e il vescovo, l’arcivescovo faceva chiamare la polizia perché ci cacciasse via. In quel periodo l’arcivescovo, non mi ricordo chi era... Pio Laghi, sì, era il nunzio apostolico, il delegato del Papa, insomma”.

D.:”Pio Laghi come si comportò in quei momenti?”
R.: “Terribilmente. Si comportò in modo vergognoso. Era un complice anche lui” .
DGianni Minà, sovrapponendosi quasi alla voce della donna: “Signora, lei si prende la responsabilità di quello che dice...”)
R:“So che qualcuno dice che l’arcivescovo ha fatto quello che doveva fare, ma per me Pio Laghi non è innocente, lui ha partecipato. Non è che non sapessero cosa succedeva, avevano delle liste degli scomparsi, sapevano benissimo quello che accadeva, sapevano tutto. E permettevano che tutto avesse luogo e allora c’erano preti che si vestivano da poliziotti con tanto di divisa e stivali , ecc.,e la maggior parte dei preti partecipava direttamente a molte delle decisioni e ne abbiamo testimonianze. La vita era dura in quel periodo. Dalla cattedrale ci hanno portato via e arrestate molte volte. Le chiese, queste che spegnevano le luci, non lo facevano per paura, c’era un ordine ben preciso: se chiedevamo una messa per i morti, allora non rifiutavano, ma per i desaparecidos avrebbe significato riconoscere tutto ciò che si era negato fino ad allora, e cioè che i nostri figli non era fuggiti con qualche donna. Questa sorta di spiegazione la davano, ovviamente, i militari. Per i desaparecidos non hanno voluto mai accettare di farci una messa. Sarebbe stato terribile, la scomparsa delle persone è orrenda e se una chiesa faceva una messa per i desaparecidos, allora avrebbe riconosciuto quello che negava, che diceva ‘i nostri figli sono andati a spasso, con le donne. Facevano lo stesso che i militari “.

La stessa signora Buonafini ha visto scomparire nel “nulla” i suoi due figli. Un “nulla” di torture, di umiliazioni, di violenze inaudite. Alla domanda di Minà sull’uccisione dei figli la Buonafini risponde: “I miei figli non sono morti, i miei figli vivono in altri che lottano... Sono tutti miei figli. Non importano i loro nomi, tutti lottavano per la stessa cosa e volevano la stessa cosa”. D.: “Dopo vent’anni come li ricorda?” R.: “Li ricordo sempre allegri, ho la loro fotografia a casa e ricordo sempre la loro allegria, i canti, i sogni, le loro speranze, quelle risate... (...)”.

Dall’accordo fra il Papa Wojtyla e il Presidente Reagan, nacque lo sfacelo dell’Europa Orientale, dell’Unione Sovietica, degli altri paesi dell’orbita socialista fino alla tragedia dello squartamento della Jugoslavia. Che tutto questo possa in qualche modo farsi rientrare in un disegno vaticano di difesa dei “diritti umani” o che esso possa aver rappresentato un trionfo per la giustizia e per la libertà, lo lasciamo dire ai maggiordomi e ai chierici dei padroni nordamericani e ai loro lacché. Noi, con costoro non abbiamo nulla a che spartire.