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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Bambini indifesi nell'Isola dei famosi

    L'uso dei figli nella diatriba Al Bano-Lecciso

    Bambini indifesi nell'Isola dei famosi


    Mirella Poggialini www.avvenire.it

    Per favore, i bambini no!

    Nella sgradevole e spesso volgare diatriba fra Al Bano e Loredana Lecciso, di cui l'«Isola dei famosi» di Raidue si è fatta interprete, ottenendo furbescamente risultati di ascolto eccezionali (11.400.000 spettatori, con un picco di share del 65%), quello che più urta e sconcerta, in tanta pretestuosa melassa inquinata da veleni, è l'uso dei bambini.

    La aspirante diva che contende i figli al padre, in un contesto da soap opera che sarebbe banale se non fosse volgare, ha commosso ingenui e anime gentili, ha colpito per la sua cinica determinazione, ha fornito soprattutto materiale da spettacolo - e che spettacolo - per far battere cuori disarmati di spettatori che hanno seguito palpitanti la dolorosa situazione non tanto dei due, che hanno fatto discutibili scelte e ne pagano il conto, quanto dei due bambini contesi, apparsi come ombre tristi in una storia che invece tendeva alla spettacolarizzazione rutilante e gridata.

    Al di là di ogni sospetto di calcolo e di sceneggiatura mirata, che pur resta in molti, meno commossi e più scettici, è comunque negativo che siano i piccoli ignari i veri protagonisti della rissa mediatica, usata abilmente per fare ascolti. E se, dal punto di vista dell'analisi del prodotto, cioè la trasmissione, si può soltanto considerare l'indubbia capacità di creare attesa e tensione, da parte degli autori e della conduttrice, non si può evitare di sentire fortemente l'imbarazzo e il disagio di fronte a scene che si impongono per la loro realtà (o, almeno, realismo). E che perciò coinvolgono e commuovono, entrano nelle case e suscitano emozioni, sconcertano e agitano.

    Quanti, fra gli spettatori, avranno affrontato, e non per scena, i medesimi problemi di infinita amarezza? Quanti giovanissimi hanno patito la pena di separazioni ferocemente aggressive? Fare di questo ricatto un gioco è perfidia sottile, considerato che la televisione entra direttamente nelle case e nei sentimenti, senza il filtro razionale che perfino il cinema, oltre alla letteratura, riesce a imporre. E già ieri le varie reti hanno proposto più volte la scena dell'annuncio ad Albano nello scenario suggestivo dell'isola, hanno riassunto le fasi della triste situazione di non-amore approntata in un ambito improprio e per sua natura irriguardoso e spesso azzardato, quello della tv di evasione.

    Non ci compete un giudizio, ci resta comunque il malessere per una regola disattesa, quella che impone il rispetto per i bambini in un contesto di pubblicizzazione e di spettacolo. Bambini già feriti, già divisi negli affetti, bambini ora indifesi: se non li proteggono i genitori, che almeno le regole servano a difenderli.

    *********************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    editoriale www.avvenire.it
    Chi ha ucciso il sentimento del pudore?


    Maurizio Cecchetti

    Non viviamo più nella società dell'immagine. Siamo un gradino oltre. La nostra società è quella del «tutto in mostra e anche di più».

    Il modello evocato, quando si parla dell'ostentazione esasperante con cui ci vengono sbattuti in faccia i fatti privatissimi (e sempre banalissimi) di alcune persone che si vogliono "comuni", è il reality show. Ma non è questo il prototipo dell'ideologia del "mostrare tutto", il reality è piuttosto la caricatura della «trasparenza», della sincerità.

    Il modello cui bisogna rifarsi è molto meno ludico, e anzi si pone come vera utopia politica: la trasparenza è un mito che tende a dissolvere i confini fra il privato e il pubblico, fra il cittadino e le ingerenze del potere. La trasparenza è l'arnese che scardina la libertà dell'individuo nella società del liberalismo sbandierato ai quattro venti. La società del "mostrare tutto" presuppone che a qualcuno spetti di vedere tutto.

    È la controfigura nell'onniveggenza divina. Ed è un mito violento che ha partorito il Panopticon di Bentham (attuato nelle carceri e negli ospedali dal tardo Settecento) e il Grande Fratello di Orwell. Questo stato delle cose, "messo a nudo" dagli studi innovatori di Foucault, è ora analizzato e criticato dalla psicoanalista Monique Selz in un saggio lucido e pertinente che s'intitola appunto «Pudore. Un luogo di libertà» (Einaudi, pagine 140, euro 7).

    È tipico delle società dove la democrazia si sposa con l'ipocrisia perbenista assimilare il pudore alla pruderie. Invece il pudore segna il confine oltre il quale l'altro ha diritto a nascondere una parte di sé, una parte che soltanto lui può decidere di mettere in comune, ed è a partire da questa decisione che il legame sociale diventa forte e duraturo. Il pudore, si potrebbe dire, è il sentimento che fonda il giusto rapporto di cittadinanza. E qui cominciano i dolori: tutto, attorno, spinge in direzione contraria, tutto ci porta a essere perennemente osservati, esposti alle provocazioni del sistema della comunicazione, inibiti oppure pervertiti dalle profferte di un mondo nel quale l'economico ha la prima e ultima parola su ogni diritto individuale, sulla nostra disponibilità o meno a essere sottoposti al martellante invito a conoscere, consumare, commerciare.

    E se questo si allarga dalle merci al corpo, dalle idee ai sentimenti, allora la categoria del pudore, che per il filosofo Max Scheler era un "ritorno su sé stessi" (l'esperienza più intima della propria essenza), diventa il correlativo perennemente violato di una messa a nudo del singolo rispetto all'invadenza del potere. Scheler la chiamò «de-animazione» dell'individuo.

    La trasparenza è invasiva: alla tivù non si deve e non si può sfuggire, ma ancor più del reality show ciò a cui non è lecito sottrarsi è il dovere di essere informati. Salvo il fatto, per dirla col filosofo Zizek, che l'informazione corrisponde spesso alla «versione» stabilità a monte da qualcuno a cui abbiamo delegato in bianco il potere di dire ciò che è vero e giusto. Corrisponde dunque alla versione che dovevamo e volevamo sentire. E stato così per l'11 settembre, per la guerra in Iraq, e continuerà a esserlo ogni volta che la sicurezza avrà la precedenza sulla libertà. Lo scrisse Aldous Huxley più di mezzo secolo fa. A conclusione la Selz nota che questa perdita del sentimento del pudore ha portato a un «regresso nella spiritualità». È la piaga dell'Occidente, difficile darle torto.

    ******************

    .....e la Chiesa viene ancora accusata di....Tabù...sig...sig!!!!!
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    .

  4. #4
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    Evitiamo di insultare, grazie.

  5. #5
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    Affari loro, nei quali nè io, nè altri possono entrare, nei quali nè io, nè altri è bene che giudichino.

  6. #6
    Arjuna
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    viva la radio abbasso la tv

  7. #7
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    e noi cosa siamo?

    Avanti a discutere....

 

 

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