Da Noreporter.org
Parodiando lo spirito di Olimpia il governo propone una tregua mondiale per Torino 2006. Ma, invece di imitare John Lennon e Yoko Ono, non facevano prima a non portarci in Iraq?
![]()
ROMA - L'idea è quella di fermare tutti i conflitti che sconvolgono il mondo. Far cessare le armi, almeno per i sedici giorni dei Giochi Invernali di Torino 2006. Così come accadeva nella Grecia del IX secolo a.C., quando, per permettere lo svolgimento dei Giochi, veniva garantita l'inviolabilità di Olimpia e l'incolumità di coloro che vi si recavano per assistere o partecipare alle gare.
L'idea, che nel 1992 permise agli atleti di una Jugoslavia prossima alla dissoluzione di partecipare ai Giochi di Barcellona, sarà riproposta da Gianfranco Fini all'assemblea Onu. Un geso che avrebbe un alto valore simbolico e per questo il vicepremier ha chiesto che a votarla siano tutti e 191 gli Stati membri, uno in più rispetto a quella per Atene 2004. "Serve un sostegno unanime dell'intera comunità internazionale - dice Fini - un appoggio che deve arrivare anche da parte di quei paesi che sono meno interessati all'edizione invernale dei Giochi".
Una tregua che all'insegna dello sport, che, spesso, contribuisce ad ottenere risultati che per il mondo della politica "possono apparire utopistici". E che a volte sono anticipatori di novità positive: come nel caso delle due Coree che sfilarono insieme alla inaugurazione delle Olimpiadi di Sidney del 2000.
A margine della presentazione alla Farnesina, Fini è poi intervenuto sulla questione dei controlli doping: le dichiarazioni del sottosegretario con delega allo Sport, Mario Pescante (che aveva chiesto di non applicare sanzioni penali a chi si dopa), non lo convincono. A maggior ragione dopo l'approvazione della legge italiana che prevede sanzioni penali per chi fa uso di sostanze dopanti. "Gli atleti che fanno uso di sostanze dopanti violano uno dei principi fondanti dello sport, la lealtà, per questo sono contrario a qualsiasi moratoria della legge italiana antidoping in Italia" dice il vicepremier.
Secca la replica di Pescante, che si fa portavoce delle preoccupazioni del Cio: "Le norme del Cio non prevedono sanzioni penali, e comunque io non credo che la sanzione penale costituisca un deterrente per chi si dopa. Finisce che io passo per uno della lobby dei dopati, ma il Cio chiede soltanto il rispetto delle regole".
Il caso è stato già denunciato da Repubblica la settimana scorsa.


Rispondi Citando
