Il 21 ottobre del 1969 moriva a St. Petersburg in Florida Jean Louis Lebris de Kerouac meglio conosciuto come Jack Kerouac, il bardo perennemente 'sulla strada'.
Invito quanti conoscono l'opera di questo autore a ricordarlo.
Io gli dedico queste poesie:
GREYOUND STATION SAN FRANCISCO
Negri pieni di birra in sosta all'esterno da anni lì in attesa di un biglietto per il paradiso.
Occhi che scavano, interrogano e tornano alla rassegnazione, occhi come semafori, lampeggiano: giallo verde rosso, vuoto.
Impiegati di banche profumati, vestiti bene, parlano in un altro americano.
All'interno, decine di bus in mezzo alle stelle della notte del West, profumano di strade e praterie e stagioni,
ci giri in mezzo e cominci a vedere le ruote girare e ti raccontano villaggi, città, speranze, stagioni, tramonti dietro le spalle o di fronte.
Kerouac è qui con noi stasera, si sente, uomini a bordo, c'è poco tempo e la strada ci aspetta.
CALIFORNIA
E così la California si prepara per la notte, grande notte illuminata,
aria frizzante, musica ovunque, università, bar, ashram, hobo, villaggi, groceries, piedi gonfi, sorrisi, vitamine, colori, tutti i colori della vita ed echi degli arcipelaghi del Pacifico, Kaui, Maui, Kolokai, Waikiki, dove la bellezza è armonia in un tempo senza numeri ma solo soli, lune, tramonti, maree, aurore, essenze.
BERKELEY
Da Rockridge Bart Station, quando il sole va giù nell'estremo ovest, ognuno gode se stesso senza più i problemi della giornata e si vorrebbe avere tempo per dedicarsi a cose piacevoli e creative, ma... non c'è molto perchè è già sera, la violenza aumenta, il giorno pesa addosso e c'è domani con tutto il suo carico di lavoro, e l'America non si ferma, chi se la gode è in paradiso, chi piange, chi odia, chi sogna e invecchia.
Tanti fratelli che non ti rompono i coglioni con stupide ansie arrivistiche ma si rilassano ovunque con una birra fresca e sorridono al destino.
OGGI, COSI'...
E oggi, oggi, oggi, oggi, oggi, il mio tempo di oggi, i miei passi
circoscritti, le idee corte, le mani che si tendono nel vuoto
e la foschia ci avvolge, i colori sbiadiscono, il tempo è perduto,
New York è sempre là, strade di Harlem, luna magica, suono di
flauto, danzatrice di Dio, gambe larghe sesso bollente tramonto senza musica, voce roca bassa suadente, labbra sottili umide, pelle profumata occhi languidi, mente sicura mani inutili,
luglio che finisce, lingua contro lingua, prati verdi, corse, profumi, sessi nudi, cielo grigio, rumori di motori, passi corti,
denti, lunga attesa.
CIAO JACK
Ciao Jack delle nuvole,
sei entrato dentro la musica di Charlye Parker
e l'hai trascritta per noi.
Dov'è ora il suo sax?
Chi indossa la tua tuta da ferroviere nel sole del pomeriggio
della California?
Riflessi sulle rotaie, orizzonti sempre oltre, addio.
Com'era quando ti sentivi solo, chi cercavi sulla strada,
sui monti, sulle navi, in Bretagna, nelle povere sale da
biliardo dove i ragazzini senza nessuno sognavano alla presenza
dei grandi bardi della notte d'America.
A 47 anni non volevi morire e non volevi vivere e comunque
sei morto.
Chissà questo silenzio, a quale tipo di silenzio conduce?




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