La macchina industrial/militare americana che usa la guerra per scongiurare la bancarotta ne ha bisogno. Israele e Turchia lo scelgono. L'Onu si presta
"Prove convergenti" individuano responsabilita' dirette tanto in Siria quanto in Libano nell'assassinio dell'ex primo ministro libanese anti-siriano Rafik al-Hariri: lo si apprende dal rapporto sull'inchiesta svolta su incarico dell'ONU da una commissione capeggiata dal magistrato tedesco Detlev Mehlis. "Molti punti fondamentali additano direttamente le autorita' di polizia siriane, in quanto partecipi dell'assassinio", si legge nel documento. Il rapporto della commissione Mehlis e' stato consegnato al segretario generale dell'ONU, Kofi Annan. Immediata la replica di Damasco: il rapporto e' "pieno di pregiudizi politici" e falsita'. La Siria si difende dalle accuse della commissione indipendente incaricata di fare luce sulla morte dell'ex premier libanese e taccia di "aperta e nota ostilita'" i testimoni citati in quello che e' definito "una dichiarazione politica antisirana". Intervistato da al-Jazira, Mehdi Dakhlallah, ministro dell'informazione siriano, ha descritto la relazione Onu come "al cento per cento politicamente prevenuta" nei confronti di Damasco, accusata di essere coinvolta nella strage del 14 febbraio a Beirut e di aver cercato di ostacolare le indagini. "Il rapporto e' lontano mille miglia dalla verita'" ha aggiunto il ministro siriano, "non e' un lavoro professionale e avra' l'unico risultato di creare tensioni e fraintendimenti nella regione". Dakhlallah ha accusato gli autori del rapporto di essere giunti a conclusioni su basi politiche invece che investigative. "L'indagine non deve essere politica, ma professionale e fondata sulle prove, non sulle dicerie" ha detto, "il rapporto e le affermazioni che contiene sono pericolosi e avranno un pesante impatto politico".




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