Manager, controllori e politici: tutti sul banco degli imputati
per una crisi che sembra irreversibile
Usa, i giganti dell'economia
affacciati sul baratro
Da Enron a Worldcom, senza fine la valanga degli scandali
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI
SAN FRANCISCO - Sulle Borse mondiali già precipitate sotto i livelli da panico dell'11 settembre, sta per piombare i più grande fallimento della storia: la bancarotta di WorldCom, il gigante delle telecom americane sotto inchiesta per aver fatto sparire dai suoi conti 3,8 miliardi di dollari di costi. E' l'ultimo (per ora) di una lunga serie di crack fraudolenti iniziata più di sei mesi fa. George Bush ieri ha lanciato un nuovo appello al Congresso perché approvi rapidamente le sanzioni più pesanti contro i manager colpevoli di falso in bilancio, e apra una "nuova stagione di integrità nel capitalismo americano". Ma l'ombra degli scandali si allunga sullo stesso presidente accusato di insider trading. Negli Usa il paragone ormai è con i crack del 1929. Come si è arrivati a una crisi così profonda? Quali sono le cause? Esistono ricette per arginarla?
Tutto cominciò nell'ottobre scorso con le rivelazioni sul colosso texano dell'energia Enron, colpevole di aver dissimulato 22 miliardi di dollari di debiti in una ragnatela di partecipazioni offshore, con la complicità della società di revisione Arthur Andersen. La Enron è andata in bancarotta a dicembre, la Andersen è stata condannata in tribunale e di fatto è fallita. Ma i dirigenti Enron hanno fatto in tempo a intascare ricche buonuscite e a vendere con profitto le loro azioni, mentre i dipendenti hanno perso il posto e il fondo pensione.
Questa intollerabile disparità getta un discredito senza precedenti sul top management delle imprese.
Dal caso Enron la magistratura, la stampa, l'organo di vigilanza sulla Borsa (Sec) hanno moltiplicato a tappeto le indagini. Da lì è nata una valanga inarrestabile di scandali. A febbraio il conglomerato Tyco ha ammesso di aver occultato nei bilanci 8 miliardi di dollari di spese per l'acquisizione di 600 società. A marzo il gruppo di cable-tv Adelphia ha confessato di aver "prestato" 2,3 miliardi di dollari al suo principale azionista. La Xerox è stata condannata a giugno per aver gonfiato i suoi profitti nei bilanci dal 1997 al 2001. Inchieste sono in corso sui gruppi telefonici Global Crossing e Qwest, sui colossi farmaceutici Johnson & Johnson, Merck, Bristol Myers Squibb. Centinaia di aziende - compresi grandi nomi come Ibm e General Electric - devono "ripulire" i bilanci.
L'ondata del sospetto dilaga in Europa, decapita i vertici del gruppo francese Vivendi e della Deutsche Telekom. Nessuno è al riparo. Come si è arrivati qui? L'elenco dei colpevoli è lungo. Gli amministratori delegati sono diventati una casta onnipotente negli anni 90, quando sembravano capaci di aumentare all'infinito il valore delle azioni: il sistema delle stock options ha dato origine ad abusi e arricchimenti ingiustificabili. I consigli di amministrazione, collusi con il management, non hanno esercitato controlli. Né hanno fatto meglio i grandi investitori istituzionali come i fondi pensione. Le società di revisione, attratte da lucrose consulenze, anziché verificare i conti hanno insegnato a manipolarli. Le banche e gli analisti, in conflitto d'interessi, hanno ingannato il mercato pur di collocare i titoli delle aziende loro clienti. Le autorità di Borsa sono state compiacenti e inefficienti. I politici hanno varato regole permissive perché le grandi lobby avevano i mezzi per persuaderli.
E' un quadro drammatico che il presidente della Fed Alan Greenspan chiama "contagiosa infezione di avidità". Ora il sistema corre ai ripari. Il Congresso Usa ha in cantiere molte riforme: nuove pene sul falso in bilancio, controlli sui revisori dei conti, responsabilità dei chief executive. Altre contromisure vengono prese dalle stesse aziende. Ma questa gara a recuperare credibilità nel breve contribuisce a deprimere la Borsa: con i bilanci "veri" le aziende appaiono meno redditizie di quel che si credeva. Inoltre i falsi in bilancio non spiegano tutto, hanno accelerato una crisi che era già iniziata (il primo crollo del Nasdaq è del marzo 2000). Ci sono dietro problemi strutturali gravi come l'eccesso di investimenti nelle telecomunicazioni, i cui debiti minacciano il sistema bancario mondiale. E' al collasso un modello nato negli anni 80: il gigantismo delle maxiacquisizioni finanziate con i debiti ha prodotto pachidermi malati come Aol Time Warner. Quando si innesca una crisi sistemica di queste dimensioni la fuga dalla Borsa può durare molti anni e distruggere una ricchezza immensa. Per recuperare le perdite del 1929 ci vollero 25 anni e una guerra mondiale.
(21 luglio 2002)




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