Il 22 ottobre 1867 il partito d¹azione garibaldino, finanziato dal governo
piemontese, nella speranza di favorire un¹insurrezione del popolo romano
contro il Papa Re Pio IX, organizzò un attentato terroristico contro una
caserma di soldati papalini. La deflagrazione uccise 25 giovani zuavi della
banda musicale e due passanti. Il popolo romano rimase estraneo a ogni
tentativo di sedizione contro il governo pontificio e manifestò profonda
indignazione contro l¹atto terroristico.
I due terroristi che commisero materialmente l¹attentato, Giuseppe Monti e
Gaetano Tognetti, furono catturati, processati e condannati a morte. Durante
la prigionia si pentirono sinceramente e, con l¹aiuto della Fede e dei
Sacramenti, affrontarono l¹esecuzione con rassegnazione cristiana. Pio IX
voleva concedere loro la grazia, ma le famiglie dei caduti e la popolazione
romana si opposero.
Purtroppo ancora oggi questo atto di terrorismo viene esaltato dalle vestali
del risorgimento massonico e, invece di condannare la vigliaccheria dei
mandanti e l¹atto criminale degli esecutori, si infama la memoria di Pio IX
e del governo papalino. Quindi i terroristi (e i mandanti) sono dipinti come
degli eroi della patria, mentre le vittime innocenti sono presentate come
degli esecrabili individui. Sepolcri risorgimentali imbiancati.
Rendiamo dunque omaggio alla memoria dei caduti papalini con alcuni passi
del libro di Fulvio Izzo, L¹attentato del fermano Giuseppe Monti alla
Caserma Serristori nella insurrezione romana del 1867 (Maroni Editore,
Ripatransone (AP), 1994). I nomi degli Zuavi che non appartenevano agli
Stati preunitari sono stati italianizzati nei documenti del tempo.
³Š Uno dei punti cardine di tutta l¹insurrezione si fondava sulla
distruzione della caserma degli zuavi nel quartiere Serristori a poca
distanza dal Vaticano. Lo scopo fondamentale, ovviamente, era quello di
colpire e fiaccare fisicamente e psicologicamente il corpo degli zuavi (Š).
Facendo saltare in aria il loro quartier generale e con esso la maggior
parte degli zuavi, si sarebbe inflitto un durissimo colpo alla forza
fondamentale a cui si affidava l¹estrema difesa della città (Š). Una grande
parte del fabbricato crollò. Ma per fortuna la maggior parte dei militari,
per ragioni di servizio, era partita poco prima alla volta di Porta s.
Paolo; rimasero sotto le macerie vari zuavi che facevano parte della banda
musicale. Le vittime furono:
Carmine Carletti di Olevano
Luigi Carrey di Arbois
Giuseppe Cesaroni di Roma
Fortunato Chiusaroli di Roma
Emilio Claude di Nancy
Federico Cornet di Namur
Alessio Desbordes d¹Ilê de Oléron
Cesare Desideri di Roma
Federico De Dietfutr di Colmar
Giovanni Devorscek di Bologna
Luigi Flamini di Roma
Giovanni Lanni di Roma
Eduardo Larroque di Cahors
Michelangelo Mancini di Roma
Pietro Mancini di Roma
Stefano Melin di Moulins
Francesco Mirando di Portici
Antoni Partel di Vigo, Tirolo
Giacomo Poggi di Genova
Andrea Portauovo di Napoli
Edmondo Robinet di Saint-Pol-de-Leon
Nicola Silvestrelli di Roma
Oreste Soldati di Palestrina
Domenico Tartavini di Roma
Vittore Vichot di Parigi
un passante, Ferri Francesco e la figlia di sei anni, Rosa; dei feriti, tra
i quali vi era la moglie di Ferri, alcuni morirono in seguito.²
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