A proposito di Turchia ::
Mandato da anonimo Lunedì, 27 dicembre 2004, 21:24.
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Introduzione di LH ==*V*==©
Ricordate che avevo scritto un post nel quale non sapevo bene dove "sbilanciarmi" sulla faccenda dell'entrata della Turchia in Europa?
Il mio tentennamento derivava più che altro dal fatto che il "laicismo" politico esploso in Europa, quasi come una reazione al risveglio spirituale di una buona parte del popolo europeo (che ultimamente non riflette minimamente gli ideali dei politici "laicisti"), mi aveva deluso non poco, non tanto per la mancanza di fiducia in ciò che è la Legge Morale che ognuno di noi porta in corpo anche se ottenebrata da tante altre forze più o meno occulte, quanto dal fatto che gli interessi politici, economici e di organizzazioni più o meno potente (in gran parte lobby di potere ideologicamente eretiche), hanno impedito un corretto e sereno ragionamento di ciò che è corretto per tutta l'umanità, cioè la ricerca della Verità e del Bene Comune (che non significa il "bene" della maggioranza).
Bene .. l'articolo che seguirà mi ha tolto tutti i dubbi in fatto dell'entrata della Turchia in Europa. Sinceramente questa entrata non farebbe che peggiorare la situazione ... O forse la "migliorerebbe" per effetto di una "reazione difensiva" azionata dagli "anticorpi europei" che l'umanità ha in sè propro come intrinseco al Progetto Naturale.
Leggete e sappiatemi dire qualcosa in merito ...
ATATURK E IL MITO DELLA TURCHIA "LAICA"
Nel corso della storia, l'Impero Ottomano ha praticato continuamente una politica aggressiva e di conquista nei confronti dell'Europa. Per secoli, la parola "turco" ha suscitato apprensione e finanche terrore ed è stata sinonimo di musulmano.
Le riforme operate da Mustafa Kemal, detto Ataturk (Padre dei Turchi), a partire dal 1923, data della proclamazione della Repubblica, tese a "laicizzare" il Paese musulmano, non pare abbiano lasciato una traccia profonda nel tessuto sociale turco.
Per dare un'idea della profonda influenza dell'islamismo sulla società turca attuale basti pensare al recente episodio, accaduto in una città della Turchia appena qualche mese fa, che ha visto cinque giovani studentesse lasciate affogare miseramente perché i loro insegnanti, per motivi religiosi, non hanno permesso agli uomini presenti di salvarle.
A proposito della "laicizzazione" kemalista non va dimenticato che sotto il regime di Ataturk è stato portato a compimento il genocidio dei cristiani armeni, iniziato nel 1915 dai "Giovani Turchi", movimento nazionalista di cui faceva parte lo stesso Mustafa Kemal, e centinaia di migliaia di cristiani di etnia greca sono stati espulsi dalla Turchia.
Comunque sia, dopo la morte di Ataturk, avvenuta nel 1938, e il breve interregno del suo delfino Ismet Inonu, già nel 1950 Adnan Menderes, vincitore, con il Partito democratico, delle elezioni legislative di quell'anno, iniziò una politica di netta reislamizzazione, che mise in causa il kemalismo.
I vari colpi di stato che si sono succeduti in Turchia per restaurare la politica kemalista (negli anni 1960, 1971 e 1980), non sono riusciti ad impedire la reislamizzazione della società turca portata avanti, dopo Menderes, dai governi di, Suleyman Demirel (1965-1971), Erbakan (19951997) e Recep Tayyp Erdogan (2002).
II VERO VOLTO DEL PREMIER ERDOGAN
Erdogan, ora si proclama "conservatore democratico musulmano", moderato, pro-occidentale e difensore della Nato. Ma lo stesso, pochi anni fa, nel dicembre 1997, fu condannato in base all'articolo 312 del codice penale turco per "incitamento all'odio religioso" per aver pubblicamente declamato i versi del poeta Ziya Gõkalp, uno dei padri del nazionalismo islamico turco, che recitano: "I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti i nostri soldati".
Il 28 e 29 maggio 1996, quando era sindaco di Instanbul, Erdogan organizzò una grande riunione islamica nell'ex-capitale bizantina sul tema della necessità, per i musulmani, di creare un "mercato comune islamico" e una "ONU islamica" non assoggettati agli occidentali.
Nel 1994 Erdogan dichiarava: "La democrazia è un mezzo, non un fine" ("Revue des Deux Mondes", aprile 2003, p. 129) e nel 1995, appena divenuto sindaco di Instanbul, paragonava la sua vittoria alla presa di Costantinopoli dal sultano Maometto Il nel 1453 e proponeva di gemellare Istanbul alla Mecca e di finanziare i viaggi municipali alla Mecca e a Medina per "riconciliare il paese di Ataturk con l'Islam".
I1 10 luglio 2003, appena l'anno scorso, il giornale turco "Star" ha pubblicato una foto, scattata in un quartiere di Istanbul, che mostra Erdogan inginocchiato davanti a Gubuldin Hekmatiar, uno dei capi terroristi afghani più ricercati.
A quale Erdogan credere? A quello che si proclama a parole democratico, moderato o pro-occidentale, oppure a quello che delineano i fatti concreti sopra citati? Non dimentichiamo che l'Islam ammette la pratica della takiyya, che consiste nel celare le vere intenzioni per raggiungere uno scopo.
LA TURCHIA E LA "ZONA DELLE TEMPESTE"
Non vanno sottovalutati, poi, i conflitti che oppongono la Turchia alle nazioni vicine. La Georgia, dove la Turchia sostiene il separatismo azero, la Siria e l'Iraq, con le quali mantiene un contenzioso territoriale e un contenzioso sulla divisione delle acque del Tigri e dell'Eufrate.
Con l'integrazione della Turchia, l'Unione Europea si accollerebbe gli spinosi problemi geopolitici del paese asiatico. "Tutti i pericoli del nuovo disordine mondiale sono là, attorno ad un solo paese, la Turchia (...) La sicurezza di questo paese è un incubo a 360°", notava sul l"`International Herald Tribune" del 18 maggio 1985 Thomas Friedman.
Per questa sua caratteristica, la sfera di influenza geopolitica della Turchia, che va dalla Bosnia alla Cina, inglobando i Balcani, il Caucaso, il Kurdistan, l'Afghanistan, il Tagikistan e il Turkestan cinese, viene definita dai politologi "zona delle tempeste" 1.
DUECENTO MILIONI DI TURCHI IN EUROPA
Oggi, la Turchia ha 71 milioni di abitanti, il 99% dei quali di religione musulmana. Una popolazione formata in gran parte da diseredati, con un coefficiente di accrescimento demografico galoppante. Il 30% dei turchi ha meno di 15 anni. Il tasso di fecondità delle donne turche è di 2,8 bambini contro una media di 1,7 nell'Europa occidentale.
All'est della Turchia il tasso si innalza a 4,6 bambini per donna. Secondo le proiezioni dell'Istituto nazionale di statistica, pubblicate nel settembre del 2003 dal "Turkish Daily News", nel 2020 la Turchia conterà 100 milioni di abitanti. Nel 1927 ne contava 14 milioni, 35 milioni nel 1970, 71 milioni attualmente, con un raddoppio ogni 35 anni. Se ai 100 milioni di abitanti previsti nel 2020 si aggiungeranno i milioni di abitanti turcofoni dell'Iran e dell'Asia centrale, che avranno la doppia nazionalità, si giunge ad una cifra che va dai 150 ai 200 milioni di persone, che arriveranno in Europa attraverso la Turchia e vi circoleranno liberamente.
Su una popolazione di 470 milioni di europei non turchi, nel 2024 l'Europa dei 27, compresi i nuovi 10 paesi appena entrati e la Bulgaria e la Romania, comprenderà dai 150 ai 200 milioni di turcofoni; vale a dire un europeo su quattro sarà turco e musulmano.
Sarebbe esagerato ipotizzare che tra qualche anno il Parlamento europeo potrebbe essere a maggioranza islamica?
IL "PESO" ECONOMICO DELLA TURCHIA
Riuscirà l'Europa a sostenere l'innesto, nel suo sistema economico avanzato, dell'economia turca, ancora molto arretrata?
La lezione della Germania, che non ha ancora smaltito, dopo quasi quindici anni, gli effetti negativi sull'economia della riunificazione con l'Est, dovrebbe far riflettere.
II sistema economico turco ha tutte le caratteristiche di un'economia sottosviluppata: PIL per abitante basso (2.180 euro per abitante nel 2002, contro una media europea di 27.000 euro); forte indebitamento estero (da trent'anni la Turchia figura tra i quattro paesi più indebitati del mondo, con un debito estero che rappresenta il 90% del suo PIL); superfiscalizzazione in relazione alle sue capacità economiche reali (il governo preleva più del 27% del suo PIL attraverso le imposte dirette; se si aggiunge il 15% di deficit pubblico si arriva ad una spesa pubblica, dedicata soprattutto al finanziamento dell'esercito e del debito pubblico, pari al 42% del PIL e ciò pur in assenza di un reale sistema di previdenza sociale); crisi economica permanente (da trent'anni il tasso medio di inflazione della Turchia è del 65%; dal 2001 essa ha subito una diminuzione del PIL del 7,5%; il debito pubblico globale è arrivato a 145 miliardi di euro, pari al 92% del PIL, una percentuale sopportabile da paesi sviluppati ma non da paesi emergenti).
Con l'integrazione della Turchia il PIL per abitante dell'Europa rischia di scendere dai 27.000 euro del 2002 a 15.000 euro. Si consideri che il PIL medio degli Stati Uniti è di 34.000 euro e quello della Svizzera di 57.000 euro.
L'inserimento di un'economia dagli standard arcaici come quella turca nel seno delle sofisticate economie occidentali causerà un aumento dell'emigrazione verso gli Stati europei più ricchi, il che provocherà la lievitazione della spesa sociale e della disoccupazione e la diminuzione della produttività e della qualità della mano d'opera.
"Sapendo che i salari e i vantaggi sociali offerti dagli altri paesi dell'Unione Europea costituirebbero un formidabile richiamo, è facile prevedere che milioni di lavoratori turchi cercheranno rapidamente di stabilirsi all'Ovest, sfruttando il principio della libera circolazione in seno all'Unione e della soppressione delle frontiere all'interno dello spazio di Schengen"2.
UNO STATO TOTALITARIO
La Turchia attuale è uno Stato totalitario. La Costituzione del 1982, attualmente in vigore è una delle più restrittive in termini di libertà pubbliche.
Nelle carceri turche vi sono 12.000 prigioneri politici. La tortura e le esecuzioni sommarie sono praticate regolarmente. Nei soli primi mesi del 2002 erano state torturate 381 persone e 2.260 sono state processate per reati di opinione. La pena di morte, ufficialmente abolita, è stata praticamente reintrodotta con un emendamento costituzionale e può ora essere comminata in "caso di guerra, in caso di pericolo imminente di guerra e per gli atti di terrorismo", il che lascia un margine notevole di discrezionalità ai giudici.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato Ankara 170 volte per violazione dei diritti umani. Il 25 giugno 2003, il Comitato antitortura del Consiglio di Europa in un rapporto denunciava la persistenza della tortura in Turchia e parlava di "colpi, schiacciamento di testicoli, getto di acqua gelata sui prigionieri che sono poi mantenuti nudi al freddo, privazione del sonno, choc elettrici".
Il vero potere in Turchia è detenuto dal Consiglio Nazionale di Sicurezza (MGK), una sorta di governo ombra composto da militari e civili. In base all'art. 118 della Costituzione, il governo è tenuto a seguire i suoi avvisi alla lettera.
Nel corso di un viaggio in Europa, l'ex segretario dell'MGK, generale Tuncer Cilinç, durante un pranzo in suo onore offerto dall'ambasciata turca a Bruxelles, dichiarava: "lo sono per l'adesione all'UE, ma senza illusioni. (...) L'UE non è stata mai vicina alla Turchia, sia per ragioni culturali che religiose. (...) L'UE è terrorizzata all'idea che la Turchia si fortifichi come ai tempi degli Ottomani".
L'esercito turco controlla le Università attraverso il Consiglio dell'insegnamento superiore (YOK), e i mass-media tramite l'Alto consiglio della radio e della televisione (RTUK). Esso è presente in quasi tutti i settori della vita economica; gestisce un enorme complesso militare-industriale attraverso due istituzioni: l'OYAK (Fondi di pensioni delle forze armate) e il TSKGV (Fondazione per il rafforzamento delle forze armate). UOYAK, fondata nel 1961, è una holding che comprende ventisei imprese con 30.000 addetti e fa parte dei cinque primi gruppi industriali e finanziari del paese mentre il TSKGV si dedica all'industria bellica e impiega 20.000 persone.
L'esercito turco è quindi un vero Stato nello Stato. Forte di oltre 800.000 uomini, esso, seconda forza armata della NATO, diverrebbe il primo esercito "europeo" nel caso dell'entrata della Turchia nella UE.
SETTECENTO ANNI CONTRO L'EUROPA
Dal suo apparire sulla scena, nell'XI secolo, fino ai giorni più recenti, la politica turca è stata continuamente diretta contro l'Europa.
Nel corso dei secoli essi conquistarono i Balcani, Costantinopoli nel 1453 e già nel 1480 le truppe di Maometto II sbarcarono ad Otranto traendo schiavi donne e fanciulli e trucidando selvaggiamente tutti gli uomini che si erano rifugiati nella cattedrale.
Negli anni successivi i sultani ottomani si spinsero in avanti nella penisola balcanica fino a conquistare Belgrado (1521) e l'Ungheria (1526), raggiungendo le mura di Vienna, una prima volta nel 1529 e una seconda volta nel 1683.
UN CORPO ESTRANEO ALL'EUROPA
La Turchia attuale è in bilico tra la realtà di uno Stato totalitario ed antidemocratico e le tentazioni del rinascente islamismo. Si tratta, in entrambi i casi, di corpi estranei alla nostra cultura, che sarebbero difficilmente assimilati da essa.
Vale la pena di correre questi rischi? È assolutamente necessario far partecipare la Turchia all'Unione Europea quando i vantaggi che se ne vogliono ritratte potrebbero essere raggiunti, senza rischi, con altri strumenti, quali intese e trattati bilaterali di carattere sia politico che economico e militare




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