Classe operaia, addio!
Carlo Maiorana
Come metodo scientifico, d’analisi economica e sociale, il marxismo resta un ottimo strumento ma si è esaurito come ideologia rivoluzionaria. Questa sua “inattualità” è strettamente collegata alla “crisi d’identità” del soggetto politico-sociale-storico di riferimento: il proletariato!
Questo, pur continuando ad esistere come un insieme di classi sfruttate, disagiate e subalterne, si è socialmente e politicamente modificato ed alterato e non può più essere considerato “soggetto sociale” protagonista come veniva individuato in precedenza dall’ideologia marxista. Il proletariato ormai non “insegue” affatto una missione storica universale poiché ha perduto le sue caratteristiche rivoluzionarie.
Le cause di questo sono molte: prima fra tutte, l’estrema riduzione della classe operaia industriale (di fabbrica) causata dalla smantellamento di molte industrie e dalla robotizzazione ed automazione delle poche restanti (al nord), di contro, l’assenza di una classe operaia industriale vera e propria al sud.
Non essendo più determinante il ruolo della classe operaia, la quale rappresentava l’avanguardia all’interno del proletariato intero, quel poco rimasto a livello ideologico si è tramutato in una sinistra prima revisionista, poi anti-marxista ed ormai liberale e borghese. All’interno del proletariato è rimasto un vuoto ideologico provocato anche dallo “sprofondamento” in esso di altri ceti piccolo-borghesi impoveriti, regrediti ad una neo-condizione proletaria salariata e disagiata ma privi di una cultura ideologica di classe e marxista (lavoratori del pubblico impiego). Ancora più importante risulta essere il vuoto lasciato dalla semi-scomparsa degli operai industriali occupato da un proletariato terzializzato, il quale, in particolar modo al sud, proviene dal reclutamento di un sottoproletariato urbano di estrazione filo-criminale che, pur proletarizzandosi parzialmente, entrando nel mondo del lavoro salariato, non soltanto non ha assorbito una mentalità ed ideologia di classe (in quanto privo totalmente di una cultura e di una coscienza non solo politica e sindacale, ma di base) ma è tutt’ora ancorato ai propri retaggi criminali “d’estrazione mafiosa” inconciliabili con i criteri della lotta di classe per il Socialismo.
Questi saranno sempre pronti ad appoggiare scopi anche reazionari ed istituzioni borghesi pur di conservare i vantaggi dell’assistenzialismo parassitario e la sicurezza del soddisfacimento dei loro bisogni immediati (nonché del garantismo politico giudiziario di istituzioni e magistratura).
La lotta di classe non è scomparsa ma si è modificata da veicolo di trasformazione sociale, legato ad una classe sfruttata, la quale, attraverso uno sconvolgimento politico radicale (rivoluzione-presa del potere) avrebbe cambiato i rapporti di produzione, da capitalistici a collettivistici, distruggendo la proprietà privata e la condizione salariata da essa derivata a “lotta” per la sussistenza e difesa dei bisogni primari immediati.
Attualmente questo resta l’unico obbiettivo delle classi lavoratrici ormai calatisi nel loro ruolo subalterno nello stato borghese semi-denazionalizzato (piccola sovrastruttura del capitale mondiale).
La lotta di classe “motrice” della storia umana, originariamente rivoluzionaria e portatrice di un nuovo ordine sociale, è stata canonizzata come parte integrante del sistema e quindi incorporata, assorbita, ma contemporaneamente “spogliata”, da ogni finalità rivoluzionaria delle origini! Dimesso il suo ruolo storico rivoluzionario di classe, il marxismo o il suo residuo politico-culturale costituisce esclusivamente un punto di riferimento di quei pochi gruppuscoli superstiti, cioè di una sinistra M-L ormai defunta!
Queste micro-organizzazioni sparse per tutto il paese, non avendo più come riferimento il proletariato industriale, decimato da ristrutturazioni capitalistiche, non riescono a far penetrare il messaggio Comunista nel terziario proprio perché il Comunismo nasce come ideologia di liberazione nel proletariato industriale, il quale, esaminandone genesi e caratteristiche, lo predestinava come nuovo soggetto nella storia!
I vari strati che compongono il proletariato odierno hanno una visione strettamente “categoriale” e non di classe e spesso entra in funzione addirittura una forma di antagonismo interno fra i nuovi soggetti del mondo salariato. Quindi scarsissima unità sindacale e nessuna di “classe”. Impossibile, in tale contesto, creare i presupposti di comuni interessi materiali ed ideologici in previsione di una unità politica futura. Tutto questo ha decretato la fine delle organizzazioni che si richiamavano al Marxismo rivoluzionario. Questa sinistra di natura unicamente riformistico-borghese assume il volto di un’alleanza tra forze borghesi-massoniche (margherita), distruttori della scuola (berlinguer), ultra-opportunisti (rifcom) mascherati da neo-comunisti, i quali alternano a seconda delle circostanze il disprezzo per questa “unione” facendoci però affari elettorali sia nelle amministrative che nazionali. Infine, accodata, quasi emarginata, rimane una “estrema sinistra” sindacale che và da frange di rottura interne alla cgil (alt. Sin.) ai vari cobas, sin cobas, slai cobas, ecc..ecc…, la quale conduce una lotta di classe unicamente “rivendicativa” ed “economica”, che mai potrà scalfire il sistema (le grandi alleanze di classe di leniniana concezione sono da considerarsi un reperto archeleogico).
Al di là di tutto questo, il vuoto totale, un vuoto divenuto un rifugio per tanti, i quali hanno compreso la mancanza di spazio, in questa fase storica, per una vera lotta anticapitalista, auto-alienandosi dalla politica oppure ritirandosi per sempre in buon ordine…
"COMUNITARISMO" luglio 2005




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