Come Prodi affossa il nucleare insieme all’economia italiana
di Giorgio Prinzi
Romano Prodi è fuori dall’Europa? No, è completamente fuori dal mondo, almeno per quanto riguarda le soluzioni che propone, fortemente condizionate dai cosiddetti ambientalisti, in tema di energia. Cominciamo da quanto ha dichiarato nel “Porta a Porta” di lunedì, dove ha più volte affermato, peraltro in assenza di interlocutori in grado di controbbattere (non per preparazione, ma nel caso specifico per padronanza della lingua), che la questione nucleare non può venire riaperta sino a quando non verrà un chiaro segnale sulla sicurezza.
Un prezzo che il “Prodi Scanio” paga al consenso dei talebani dell’energia, la cui dissacrazione sarebbe dirompente in chiave elettorale per la condivisione delle loro tesi luddiste ed antindustriali da parte di tutta la sinistra “neocom” (neocomunista), a cominciare da Pierluigi Bersani, responsabile dei Ds in materia oltre che “inventore a tutto gas” (“Nucleare: una fuga a tutto gas”, fu il titolo con cui L’opinione delle Libertà diede la notizia) dello smantellamento accelerato (prima del necessario e non rispettando le scadenze internazionali) di Caorso e Trino Vercellese per il quale sono stati stanziati settemila miliardi (insufficienti) delle vecchie lire, quando il loro riavvio, a vandalizzazione che fortunatamente non ha superato il punto di non ritorno, costerebbe 350 miliardi delle vecchie lire; potrebbe essere portato a termine in 15-20 mesi, consentendo la produzione di 6-7 miliardi di chilowattora all’anno al costo unitario di un centesimo di euro, laddove costa più di dieci volte produrlo con idrocarburi, al cui altare ed alla cui costosissima combustione in centrale si è offerta sono state offerte come vittime simboliche gli ultimi simboli del nucleare in Italia, Caorso e Trino Vercellese.
Un’avversione al nucleare che Bersani ribadisce con forza in una dichiarazione riportata da “Help consumatori” del 18 ottobre 2005 e di cui “Prodi Scanio” non potrà non tenere conto alla stregua dei “niet” della talebania luddista ed antindustriale, per non parlare della teppaglia violenta che suole proclama pacifista al lancio di molotov in azioni di guerriglia urbana. Sia “Prodinotti” che “Prodi Scanio” ignorano (peggio se fingessero di ignorare) che Chernobyl era un pericolosissimo reattore di progenie militare, noto come tale in letteratura, il cui ramo occidentale, che era servito per la realizzazione della bomba al plutonio ed alla realizzazione di un primo arsenale su tale tecnologia, era stato smantellato, proprio per la sua intrinseca pericolosità, già negli anni Cinquanta.
Trapiantato nell’allora Unione Sovietica, alla quale Julius ed Ethel Rosemberg, giustiziati per spionaggio il 19 giugno 1953, avevano passato i segreti, venne perfezionato e realizzato in serie evoluta per produrre il plutonio con specifiche militari necessarie alla confezione ed al mantenimento dell’arsenale nucleare sovietico. Quel tipo di pericolosissimo reattore militare era peraltro privo di una struttura di contenimento, che avrebbe comunque evitato la contaminazione dell’ambiente esterno in caso di massimo incidente ipotizzabile. Il contenimento plurimo e stratificato è invece una delle misure adottate per la sicurezza estrema dei reattori civili occidentali, compresi quelli di Caorso e di Trino Vercellese che i vandali del nucleare vogliono radere al suolo.
Queste informazioni vengono da anni diffuse da L’opinione delle Libertà che, tra l’altro, da tempo enfatizza i dati di perdita di competitività della nostra economia che, avendo rinunziato al nucleare, paga il chilowattora, almeno nelle fasce più significative, ad un prezzo, che con gli attuali costi degli idrocarburi, è almeno doppio (le cifre ufficiali non sono pronte negli aggiornamenti) della media europea. Romano Prodi si è accorto di questi dati, ma a Porta a Porta ne ha attribuito la responsabilità della perdita di competitività alla maggioranza di Governo, senza fare cenno al fattore discriminante e determinante che è l’elevato costo dell’energia per produrre in modo competitivo. Ed ancora, come dicevamo in apertura di articolo, Prodi, Prodinotti e Prodi Scanio non solo sono fuori dall’Europa, ma lo sono dal mondo.
Sponsorizzato dall’Ambasciata di Francia in Vietnam si è svolto in quel Paese, giorno 18 e 19 ottobre 2005, un convegno per la promozione nell’area del reattore Epr (Reattore europeo pressurizzato), dal cui sviluppo l’Italia si è ritirata (anche questo L’opinione delle Libertà ha all’epoca stigmatizzato) anche se ora, grazie all’attuale maggioranza di Centrodestra, tenta di rientrarvi in quanto questa filiera è stata ordinata persino dalla ecologissima Finlandia, che ha deciso, dopo profonda valutazione, di realizzare la sua quinta centrale elettronucleare utilizzando questo nuovo tipo di reattore. Riapre al nucleare il Canada, come ha annunziato il ministro dell’Energia Donna Cansfield, ha stanziato i fondi per la modernizzazione nel sito nucleare di Kincardine nel nord dell’Ontario e dell’ampliamento di esso con la costruzione di nuove unità.
Anche il ministro nigeriano per le Risorse petrolifere Amina Lawan Ali ha annunziato l’impegno del Governo federale a fare acquisire alla Nigeria la tecnologia energetica nucleare. Dal quotidiano “Le Matin” apprendiamo che anche il Marocco, come l’Algeria di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa, ha intenzione di intraprendere la via dell’elettrogenerazione da fonte nucleare. Pensiamo davvero di potere competere sul campo internazionale innovando con “quella cosa”, come ha proposto Romano Prodi con una dichiarazione diffusa da un lancio Ansa del 5 ottobre 2005 delle ore 15,11 nella quale propone di utilizzare le biomasse (acque di fogna da deiezioni o da materie organiche prodotte allo scopo)? Torneremo in maniera specifica sull’argomento perché con queste soluzioni si finisce solo con il guazzarci in quella cosa nella quale, grazie soprattutto alla demagogica uscita dal nucleare, ci siamo già fino al collo.
La Casa delle Libertà si svegli e distrugga il mostro “Prodi - Prodinotti - Prodi Scanio” prima che completi, con una affermazione elettorale, l’opera distruttiva della nostra economia cominciata con la “sciagurata decisione” (la definizione di “sciagurata” è del Presidente Silvio Berlusconi) di mettere il nucleare in pattumiera presa e ribadita da una ventina d’anni a questa parte in Italia.




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