La nostra forza per ricostruire

• da Il Mattino del 20 ottobre 2005, pag. 1

di Gordon Brown e Hilary Benn

La lunga serie di disastri naturali di quest'anno, oltre ad aver profondamente coinvolto l'opinione pubblica, ha mostrato chiaramente che il mondo ha bisogno di una migliore gestione degli aiuti umanitari e di un più efficace coordinamento per la ricostruzione delle regioni colpite. Indubbiamente, l'efficienza delle organizzazioni umanitarie e dei governi nazionali è migliore rispetto al passato. Tuttavia le istituzioni internazionali devono migliorare dal punto di vista dell'organizzazione, della rapidità d'azione e del coordinamento. Da anni, il Fondo monetario internazionale fornisce un certo sostegno economico per affrontare i problemi finanziari che seguono inevitabilmente i disastri. Nonostante ciò, essendo l'aiuto limitato in dimensioni e portata, i fondi stanziati sono insufficienti anche quando le esigenze sarebbero ben maggiori.



La Banca mondiale fornisce una vasta gamma di servizi: per esempio, insieme alle banche di sviluppo regionale può ridistribuire i finanziamenti. Tuttavia, da sole, queste istituzioni dispongono di fondi insufficienti per far fronte ai disastri naturali. L'Onu possiede un Ufficio di coordinamento degli affari umanitari e un fondo di emergenza destinato alle situazioni di crisi. Il fondo, però, è di soli 50 milioni di dollari e può essere utilizzato unicamente per prestiti alle agenzie Onu che hanno già ottenuto una garanzia di pagamento da parte degli enti donatori. Quindi, il prestito ha il solo scopo di coprire l'intervallo tra l'inizio del progetto e l'effettiva disponibilità del denaro offerto. Questo però non è sufficiente. Un mondo che in un solo anno ha assistito a una serie di disastri che hanno devastato continenti e intere comunità necessita di una risposta internazionale più ambiziosa e coordinata. Noi crediamo che esista una soluzione più efficace. In primo luogo, i paesi colpiti dovrebbero avere la possibilità di ottenere un'assistenza immediata da parte del Fmi. Il denaro dovrebbe essere subito disponibile e facilmente accessibile. I potenziali beneficiari, inoltre, dovrebbero includere tutti i paesi poveri, non solo quelli che hanno subito disastri naturali, ma anche quelli colpiti dal rialzo dei prezzi petroliferi o dal repentino crollo del prezzo dei loro principali prodotti di esportazione. Gli enti donatori devono prestarsi a soddisfare completamente il bisogno di finanziamento di questi paesi. Francia e Gran Bretagna si sono impegnate a finanziare le prime fasi dell'intervento. Inoltre, i paesi produttori di petrolio dovrebbero a loro volta dare un contributo in seguito all'intervento del direttore generale del Fmi, Rodrigo Rato, che visiterà questa settimana gli Stati del Golfo.



Il nuovo programma dovrebbe essere definito in occasione della riunione del consiglio del Fmi prevista per il 31 ottobre. La Banca mondiale ha sempre giocato un ruolo di rilievo, in particolare nel finanziamento della ricostruzione sociale ed economica in seguito a catastrofi. In occasione dei nostri colloqui con il presidente della Banca mondiale, Paul Wolfowitz, è emersa la necessità di un programma che offra un'adeguata risposta alle situazioni di crisi. Ora, la Banca mondiale dovrebbe proporre un'intensificazione degli aiuti destinati ai paesi colpiti da sciagure, attraverso un finanziamento addizionale ai piani per la riduzione della povertà e per la preparazione alle emergenze. Per fare in modo che la ricostruzione funzioni, anche l'assistenza in situazioni critiche deve essere efficiente. L'Europa ritiene questo fatto di fondamentale importanza e per questo nel 2002 ha istituito il Fondo di solidarietà europeo. Perciò, è chiaro il bisogno di un nuovo fondo mondiale da cui i coordinatori umanitari possano immediatamente attingere in caso di crisi. La nostra priorità, dunque, deve essere quella di riformare il Fondo centrale di emergenza dell'Onu; non a caso l'Ufficio di coordinamento degli affari umanitari presenterà delle proposte dettagliate entro la fine del mese. Al momento, sei enti donatori hanno promesso circa 150 milioni di dollari (70 dei quali stanziati della Gran Bretagna), ma sarebbe auspicabile che questa cifra lievitasse. In occasione della riunione del 14 novembre l'Assemblea generale dovrebbe stanziare un fondo a cui si potrà ricorrere fin da subito, al massimo entro gennaio del prossimo anno. Ed esiste ancora un'altra vasta area per la cooperazione globale di cui non abbiamo tenuto conto. Milioni di persone non sono vaccinate contro le più banali malattie. Dobbiamo coinvolgere più paesi a contribuire al nuovo Fondo speciale per la vaccinazione (International Finance Facility for Immunization). Attraverso lo stanziamento di ulteriori 4 miliardi di dollari, il fondo sarà in grado di salvare 5 milioni di vite entro il 2015. Con il sostegno di altri paesi i benefici sarebbero ancora maggiori. Tra le rovine di un mondo devastato, abbiamo assistito a paesi da sempre contrapposti aiutarsi a vicenda, dall'Indonesia allo Sri Lanka al subcontinente indiano. Ora, mentre l'Fmi, la Banca mondiale, l'Unione europea e le Nazioni Unite cercano soluzioni sempre migliori, abbiamo un'unica possibilità per organizzarci e coordinarci meglio al momento di affrontare i disastri e la successiva ricostruzione. Un anno che è iniziato ricordandoci della straordinaria capacità della natura di distruggere potrebbe concludersi rivelando lo straordinario potere che ha l'umanità di risorgere dalle ceneri.