Cofferati fa caricare gli studenti. A Bologna tensione alle stelle
Oggi è la giornata nazionale di lotta degli studenti. Contro la riforma Moratti, contro un'idea di scuola, piuttosto incivile, che riduce la formazione e l'istruzione a pura anticamera del lavoro e dell'impresa. E che introduce nuove barriere, nuove divisioni, nuove selezioni. Un corteo nazionale partirà, a Roma, da piazza della Repubblica, e cercherà di arrivare in Parlamento.
In tutta Italia sono centinaia le facoltà occupate. Tra le città al centro della mobilitazione, spicca la città di Bologna, dove i giovani lottano contro la Moratti, ma lottano anche contro il loro sindaco, Sergio Cofferati, che era arrivato in città due anni fa come leader di sinistra, e invece sta conducendo una politica di destra: divieti, riduzione delle libertà per i giovani, caccia ai lavavetri e ai migranti clandestini, demolizione delle baraccopoli con donne e bambini gettati in mezzo alla strada. Ieri una manifestazione di alcune centinaia di studenti è arrivata sotto il Palazzo del Comune e ha chiesto di entrare. Cofferati ha detto di no. Ha chiamato la polizia e i carabinieri in tenuta antisommossa. Alcuni dirigenti di Rifondazione Comunista e dei ds, tra i quali il segretario del Prc di Bologna Tiziano Loreti, hanno cercato di mediare, mettendosi tra studenti e polizia. Ma la polizia aveva avuto ordini intransigenti e invece di discutere ha caricato. Sono state ferite alcune studentesse ed è stato colpito violentemente alla testa il nostro Loreti. E' svenuto, lo hanno accompagnato di corsa all'ospedale. Ora sta meglio. Il sindaco a quel punto ha rilasciato una breve dichiarazione. Non di dispiacere per il ferimento delle ragazze e di Loreti (che è il capo di uno dei partiti della maggioranza) ma di condanna degli studenti. Ha detto: «Sebbene mi abbiano dato del fascista, lo avrei ascoltati. Evidentemente non volevano parlare con me». Si riferisce al fatto che agli studenti a un certo punto era stato proposto di formare una piccola delegazione che salisse dal Sindaco. Succedeva così anche nel '68, quando i rettori reazionari negavano il diritto di assemblea, proponevano piccole delegazioni e poi chiamavano la polizia.
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