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  1. #1
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    Cool Oh! Ma non lo aveva già detto...

    Oibò, ma qualcosa di simile non l'aveva già detta Evola e, di rimando, il buon Bruno Thuring in "Einstein e il Talmud"... E chissà quanti altri che non ricordo o non conosco?

    Einstein, un genio plagiario?
    Einstein è stato il più grande plagiario del XX secolo? Nel centenario della teoria della relatività, lo sostiene sulla rivista australiana Nexus Richard Moody jr. «Albert Einstein - afferma - scrisse il suo trattato sulla "relatività speciale" nel 1905 senza riportare i testi di riferimento, ma la conversione della materia in energia e dell'energia in materia era già nota a Newton, che nel 1704 scrisse che 'corpi ordinari e luce sono reciprocamente convertibili", mentre l'equazione stessa può essere attribuita a Preston (1875) e a Poincaré (1900). Tuttavia la comunità dei fisici ha taciuto su questa vera e propria frode scientifica, fino a falsare, ad opera precipua di Eddington, i dati dell'eclisse solare del 1919 in modo da corroborare la teoria di Einstein sulla relatività».
    Come si spiega tale complice silenzio degli scienziati che non potevano non conoscere i precedenti della scoperta di Einstein? «La reputazione di Einstein - risponde Moody - è il prodotto della comunità dei fisici e dei media. Ciascuno di questi gruppi trae enormi vantaggi elevando Einstein allo status di icona, i fisici ricevendo miliardi di sovvenzioni, i media piazzandolo in copertina come "l'uomo del secolo" per milioni di copie. Lo scandalo scoppierà quando il Saggio sull'elettrodínamíca dei corpi in movimento di Einstein sarà considerato per quello che è. Un plagio».
    Laura Bergagna
    La Stampa 30/10/2005

  2. #2
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    Predefinito Re: Oh! Ma non lo aveva già detto...

    Testo originale scritto da Yggdrasill
    Oibò, ma qualcosa di simile non l'aveva già detta Evola e, di rimando, il buon Bruno Thuring in "Einstein e il Talmud"... E chissà quanti altri che non ricordo o non conosco?

    Einstein, un genio plagiario?
    Einstein è stato il più grande plagiario del XX secolo? Nel centenario della teoria della relatività, lo sostiene sulla rivista australiana Nexus Richard Moody jr. «Albert Einstein - afferma - scrisse il suo trattato sulla "relatività speciale" nel 1905 senza riportare i testi di riferimento, ma la conversione della materia in energia e dell'energia in materia era già nota a Newton, che nel 1704 scrisse che 'corpi ordinari e luce sono reciprocamente convertibili", mentre l'equazione stessa può essere attribuita a Preston (1875) e a Poincaré (1900). Tuttavia la comunità dei fisici ha taciuto su questa vera e propria frode scientifica, fino a falsare, ad opera precipua di Eddington, i dati dell'eclisse solare del 1919 in modo da corroborare la teoria di Einstein sulla relatività».
    Come si spiega tale complice silenzio degli scienziati che non potevano non conoscere i precedenti della scoperta di Einstein? «La reputazione di Einstein - risponde Moody - è il prodotto della comunità dei fisici e dei media. Ciascuno di questi gruppi trae enormi vantaggi elevando Einstein allo status di icona, i fisici ricevendo miliardi di sovvenzioni, i media piazzandolo in copertina come "l'uomo del secolo" per milioni di copie. Lo scandalo scoppierà quando il Saggio sull'elettrodínamíca dei corpi in movimento di Einstein sarà considerato per quello che è. Un plagio».
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    Einstein forse riscosse tutto quel successo perchè era ebreo e fuggiva dalla germaiza nazionalsocialista. Per motivi politici insomma.
    Per esempio le equazioni della relatività generale furono scoperte per la prima volta da Hillbert, 10 giorni prima di Einstein.
    Ma vengono attribuite ad Einstein.
    E non si parla manco di equazioni di Einstein-Hillbert come avviene spesso in casi di risultati a cui sono pervenuti indipendentemente diversi studiosi.

  3. #3
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    Predefinito Uhmmmmmmm...non ci siamo capiti...

    Ora sono di corsa, ma stasera cercherò di pubblicare almeno un estratto dal seguente libro, la cui lettura mi sembra imprescindibile per chi è sensibile a certe tematiche.



    Da molto tempo il nome di Einstein e il vocabolo 'relatività sono divenuti, per il grande numero, sinonimi della quintessenza geniale e 'sublime’ dei valori scientifici. La verità è invece che la figura e l'opera di Einstein costituiscono una delle maggiori mistificazioni di tutti i tempi. Attivista politico più che scienziato. Einstcin fu issato ad altezze inusitate mediante l'argano della propaganda, e ivi mantenuto per ragioni che di 'scientifico' non hanno assolutamente niente. II Hintergrund storico e psico-genetico di questa mistificazione è descritto in modo preciso dal Thuring. II lato tecnico dell'argomento viene affrontato dal Traduttore nella nota introduttiva, in cui si spiega come la relatività sia un''invenzione’ parassitaria - in quanto falsamente dichiarata poggiante su risultati sperimentali
    e perciò inutile.

  4. #4
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    Predefinito

    Dalla nota introduttiva al testo:

    "Finché impiega i propri sensi sani, l'uomo è lo strumento più preciso che esiste. L'errore principale della fisica moderna è di attribuire maggiore importanza ai risultati dati da apparecchi artificiali che agli effetti della percezione sensoriale umana' .[W.Goethe, Maximen und Reflexionen, af.367]

    Ernst Júnger, nel suo Der Arbeiter: Gestalt und Herrschaft (1935) affermò che: "[...] uno strano fenomeno dei nostri giorni [è] l'invenzione del genio artificiale che, sostenuto dai mezzi della pubblicità, ha il compito di svolgere la parte avuta in altri tempi dalle grandi personalità". È probabile che Einstein sia stato la più spiccata pseudo-grande personalità in questo senso jungeriano; e di tali pseudo-grandi personalità rimane il prototipo perfetto, in ogni dettaglio.
    Il saggio del Thuring, che il lettore si accinge ad affrontare, espone in modo insuperato tutto il retroscena storico e, ancora di più, psicologico del "tentativo di scardinare la fisica". La carriera di Einstein viene qui esposta in dettaglio fino al 1933: e il lettore attento non mancherà di accorgersi che di "scientifico" essa ebbe poco (o magari niente). Una volta elevato sul piedistallo della gloria con l'argano della pubblicità, egli si fece strumento efficientissimo di coloro che, dotati di ingenti mezzi, tale pubblicità manovrarono: la sua opera da allora fu esclusivamente politica.
    Fin dall'inizio egli fu vicino a organizzazioni di estrema sinistra, e sionista ardente dal 1914. Ciò è documentato dal Thuring quale però non accenna al fatto che nel 1923 Einstein fu dei membri fondatori della Società degli amici della Russia bolscevica e che nel 1927 fu presidente onorario della Lega contro l'imperialismo. Egli non cambiò dopo aver abbandonato nel 1933 la Germania per sbarcare (era d'obbligo) negli Stati Uniti. Da pacifista che era, divenne un militarista ugualmente zelante. Forse l'unico epiteto rispondente a verità che gli sia stato dato è quello di "padre della bomba atomica": in senso non tecnico o scientifico ma militare, essendo stato Einstein uno degli animatori principali del "progetto Manhattan" per lo sviluppo di quell'ordigno che avrebbe dovuto essere utilizzato non solo contro il Giappone ma anche contro l'Europa se l'occasione si fosse presentata. Dopo il 1945 egli ridivenne pacifista e fu alla testa d'una "crociata" per la creazione di un governo mondiale guidato dagli Stati Uniti, l'Inghilterra e l'Unione Sovietica. Frutto delle sue ultime attività fu la stesura del manifesto Russell-Einstein, la cosiddetta "bibbia della società Pugwash". Questa società di "scienziati per la pace" fu lanciata nel 1954 da certi Rabinowicz e Rotblat con l'appoggio del miliardario (premio Lenin) Cynus Eaton: essa esiste ancora ed è una delle tante associazion larvatamente danno `buoni consigli' ai governi3.
    +++
    Per quel che riguarda la relatività presa come argome sé, il Thuring si limita di massima a riportare quelle "traduzioni di midrasim" che in modo più chiaro mettono in rilievo il lato assurdo di questa teoria. In questa nota tenteremo di dare (evi tando ogni astrusità tecnica di tipo matematico) una critica diretta della suddetta teoria, indipendentemente dal suo Hintergrund psicologico.
    Prima di incominciare, vale la pena di fare due puntualizzazioni. In primo luogo, bisogna chiarire con precisione che la relatività einsteiniana non c'entra con quel fenomeno conosciuto da sempre che è la relatività classica o cinematica. Quest'ultima esprime il semplice fatto che il movimento di un determinato oggetto varia a seconda delle coordinate di riferimento dell'osservatore (caso classico: due carri che corrono su binari paralleli con uguale velocità rispetto al suolo. Per un osservatore che sia assiso su uno dei due carri e che non badi alle variazioni del paesaggio, il secondo carro potrà sembrare fermo). In secondo luogo, bisogna affermare che, a volere essere rigorosi, non si dovrebbe mai parlare di fisica relativistica ma di fisica delle alte velocità (o delle alte energie): si chiarirà questo punto nell'esposizione che segue.
    +++
    Nel 1881 Michelson portò a termine per la prima volta l'esperimento, già progettato da Helmholtz, che aveva per scopo la misurazione, mediante tecniche interferometriche, della velocità della Terra rispetto all' `etere', quel fantomatico mezzo portante delle oscillazioni luminose, trasparente e imponderabile ma dotato di una rigidità superiore a quella dell'acciaio. Essendo l'etere immaginato come in qualche modo solidale con il newtoniano spazio assoluto, è chiaro quale fondamentale importanza dovesse avere questo esperimento, ripetuto poi diverse volte con apparecchiature sempre più sofisticate` e con risultati invariabilmente negativi.

    Questo risultato fallimentare (cioè: l'apparente immobilità della Terra nello spazio5) fu messo in termini matematici da Hendrik Lorentz, che venne allora a proporre quella che anche adesso è detta la contrazione di Lorentz: la quale è una formula matematica di ciò che ha da essere visto come un nudo empirico. Secondo questa formulazione matematica, quando un oggetto si muove rispetto a un dato osservatore, questi percepisce l'oggetto stesso accorciato rispetto a quella che sarebt sua lunghezza a riposo (con riferimento all'osservatore), secondo un determinato fattore che è tanto più importante quanto più alta sia la velocità dell'oggetto. Questo effetto, o le sue conseguenze, non divengono osservabili se non a velocità altissime: dunque, fisica delle alte velocità. Da notarsi che la formulazione di Lorentz non è l'unica immaginabile per descrivere i risultati dell'esperimento di Helmholtz (o di Michelson)6, ma è adeguata all'uopo e forse la più conveniente.
    +++
    Quella della relatività, dovuta a Albert Einstein, è invece la teoria che pretende fare derivare la contrazione di Lorentz da alcune premesse - o principi - di tipo più `fondamentale': si sarebbe quasi tentati di qualificarle di carattere pseudo-metafisico. Si tratta dei due “principi della relatività" che qui sotto saranno brevemente descritti e commentati.
    Il primo è il principio della relatività tout-court, che afferma che non esiste nessun sistema di riferimento privilegiato rispetto al quale si possano descrivere in modo assoluto i movimenti.
    Questo principio demolisce il concetto stesso di spazio kantiano e newtoniano per sostituirlo con un coacervo di disincarnati formalismi algebrici. In forma equivalente, questo principio viene espresso così: le leggi della fisica devono avere la stessa forma matematica quando siano riferite a uno qualunque degli infiniti sistemi di riferimento immaginabili in movimento relativo. Finché ci si limita alla considerazione di sistemi in movimento relativo uniforme (sistemi inerziali), si parla della relatività speciale; quando invece si permette che i sistemi possano essere in movimento relativo accelerato, si parla di relatività generale. (La teoria della relatività generale è un'altra impalcatura matematica per la cui costruzione si ricorre anche alle geometrie non-euclidee.) Nelle seguenti osservazioni ci si limiterà alla disamina della relatività speciale. Sia qui solo osservato che se Einstein avesse voluto andare fino in fondo nella sua opera di demolizione di ogni riferimento spaziale, tangibile o concettuale, al quale ci si possa appoggiare, egli avrebbe dovuto oltrepassare ampiamente gli àmbiti della relatività speciale e di quella generale. In fondo, la velocità non è se non la prima derivata della posizione rispetto al tempo, mentre l'accelerazione è la seconda derivata. Perciò non si vede perché ci si debba fermare lì: esistono movimenti in cui le derivate superiori della posizione rispetto al tempo non sono zero fino a qualsivoglia ordine di differenziazione (il più semplice essendo il movimento oscillatorio armonico). Tutte queste derivate di ordine superiore sono misurabili e per ognuna di esse occorrerebbe (a volere portare fino in fondo l'ottica einsteiniana) un appropriato principio di relatività 'più che generale', con correlative impalcature matematiche.
    Il secondo principio è quello della costanza della velocità della luce nel vuoto. Descritto molto chiaramente dal Thuring, questo principio, a ben vedere le cose, è la contraddizione del primo. Avendo abolito ogni certezza quanto ai riferimenti geometrici, Einstein raddrizza le cose ponendo al posto dello spazio assoluto una velocità assoluta, del tutto speciale e privileg che non obbedisce alle stesse leggi che sono valide per la composizione di qualsivoglia altre velocità e che inoltre è (gratuitamente) proclamata `la velocità massima possibile nella natura’.
    Dovrebbe essere chiaro che il primo principio della relatività ha natura tanto inafferrabile che è del tutto impossibile dargli una dimostrazione; sia logica sia, tanto meno, sperimentale. Quanto al secondo (che forse potrà essere dimostrato vero o falso attraverso accuratissime tecniche sperimentali), si è visto come in fondo esso non faccia che sostituire di soppiatto il riferimento assoluto che il primo nega.
    Su questi bei fondamenti (direbbe il manzoniano Don Ferrante), Einstein procede per mezzo di un macchinoso apparato algebrico fino a 'dedurre' la contrazione di Lorentz. Questo apparato algebrico, per quanto poco convincente, è riportato acriticamente in quasi tutti i manuali e libri di testo di fisica moderna.
    +++
    Tutta la fisica delle alte velocità è riconducibile in modo esclusivo e diretto alla contrazione di Lorentz, senza bisogno d’alcun riferimento alla teoria della relatività7. Non a caso tutta la struttura matematica della teoria eínsteiniana della relatività speciale era stata sviluppata dal Lorentz: Einstein la prese tale e quale, proclamando poi di averle dato "il suo vero significato”. E ogni qual volta si sostenga che un'altra prova sperimentale è stata aggiunta a favore della teoria della relatività (nel campo della fisica delle particelle, della fisica nucleare, dell'astrofisica ecc., ecc.) si sta falsando la verità: tutte queste prove sono a favore della contrazione di Lorentz, ma sulla teoria della relatività nulla hanno da affermare.
    Fra le molteplici conseguenze della contrazione di Lorentz saranno qui trattate brevemente due, che risultano di particolare interesse: la dilatazione del tempo e l'equivalenza massa-energia.
    La dilatazione del tempo. Siano dati due osservatori A e B: se B si allontana da A con grande velocità, sembrerà a A che l'orologio di B rimanga sempre più indietro rispetto al suo (il tempo misurato dall'orologio di A si `dilata' rispetto a quello misurato dall'orologio di B). Questa è una conseguenza algebrica della contrazione di Lorentz; essa dipende solo dal fatto che, per necessità di cose, qualsiasi misura del tempo si deve ridurre alla lettura della posizione di un qualche indicatore nello spazio (lancette dell'orologio, ecc.); e si sa che le misure geometriche di oggetti in movimento sono soggette alla contrazione di Lorentz. Passare da questo ad affermare, come fece Einstein ed è riportato dal Thuring (paradosso dei gemelli), che A sta invecchiando precocemente rispetto a B, è per lo meno azzardato per non dire grottesca. Coloro (numerosi ieri e oggi) che proclamarono e proclamano che la relatività ha finalmente reso possibile il viaggio nel tempo, dimostrano per lo meno di non sapere di che cosa stiano parlando. Senza dilungarsi di più su questo argomento, si tenga presente che esiste in ogni essere vivente un tempo intrinseco (biologico o fisiologico) che regola i processi di invecchiamento8 siffatto tempo ben difficilmente si può immaginare come regolato dall'ora segnata da un orologio esterno all'organismo stesso: per esempio, un orologio da polso.
    L'equivalenza massa-energia. Si tratta di un'argomentazione che incomincia con il constatare che sotto condizioni di alta velocità (cioè quando sia applicabile la contrazione di Lorentz) la massa di un corpo diviene una funzione della sua velocità rispetto all'osservatore. Anche in questo caso si tratta di una conseguenza algebrica del fatto che, se si vuole che la legge della conservazione della quantità di movimento resti valida, non si può non fare anche della massa una funzione della velocità. La forma matematica della dipendenza massa-velocità è tale che alla legge della conservazione della massa se ne sostituisce un'altra, quella della conservazione della massa + energia di un determinato corpo o sistema. L’energia qui in questione è però l'energia cinetica oppure una delle forme di energia potenziale (tipo quella di deformazione elastica). Dalla contrazione di Lorentz non si può dedurre che un corpo abbia anche una "energia a riposo". Che un corpo abbia una "energia a riposo" è certamente suggerito dall'algebra lorentziana, della quale l'esistenza di questa energia diviene una estensione del tutto naturale e ragionevole: ma, a rigor di logica, l'equivalenza massa-energia n riposo rimane, dal punto di vista esclusivo della contrazione di Lorentz, un postulato addizionale, dovuto non a Einstein (come viene fatto credere al gran pubblico) ma a Poincaré (nel 1900). (La giustezza di questo "postulato addizionale" fu poi dimostrata dalla pratica nel più spaventoso dei modi: infatti esso sta alla base della realizzazione dell'ordi`rno termonucleare.) Un dettaglio poco conosciuto in relazione a questo argomento è che già nel 1890 uno studioso praticamente dimenticato, l'austriaco Hasenbhrl, aveva non ipotizzato ma dimostrato una relazione inversa ma equivalente (e matematicamente identica) energia-massa, senza fare appello alla contrazione di Lorentz (e tanto meno a una qualsiasi `relatività')y. Non è da escludersi che tutta la fisica delle alte velocità sia, per analogia prima e per calcolo matematico all'inverso dopo, deducibile dal risultato di Hasenbhrl. Ma questa è una ricerca teorica alla quale non si dedicano le istituzioni "serie".
    +++
    Le considerazioni sopra accennate dovrebbero convincere il lettore della totale inutilità della teoria della relatività - e nelle scienze tutto ciò che è inutile è anche dannoso. Può sorgere, in modo affatto naturale, la domanda se questa teoria parassitaria non possa essere dimostrata falsa e quindi venire "archiviata". La risposta è negativa se la dimostrazione si volesse fare in modo diretto, per la semplice ragione che quei due famosi postulati sono talmente eterei e inafferrabili da rendere praticamente impossibile qualsiasi affermazione sul loro conto (e qui vale osservare che, nelle scienze, qualcosa sul conto di cui non si pub affermare niente non ha alcun valore). In compenso, però, una dimostrazione può forse essere raggiunta per reductio ad absurdum, ragionando nei termini seguenti:
    La contrazione di Lorentz, vista come fatto empirico, ha un campo di applicabilitài molto specifico e perfettamente delimitato, fuori del quale non è più valida: questo campo è la misurazione, per mezzo di segnali elettroma`anetici, di parametri geometrici e cinematica di corpi materiali in movimento relativo. La teoria della relatività invece ha pretese universalistiche, per cui la stessa contrazione di Lorentz, vista adesso non come fatto empirico ma come conseguenza dei due suddetti principi, dovrebbe acquistare applicabilità anche in campi al di fuori di quello specifico in cui essa fu scoperta. Ora è un fatto che, quando si operi il tentativo di applicare la contrazione di Lorentz a quei campi che empiricamente non le competono (in modo particolare la statica, ma pure la termodinamica), ne dovrebbero risultare certi improbabili e fantasmatici effetti che, manco a dirlo, non sono mai stati osservati10. Tanto per fare un esempio: si consideri una bilancia in equilibrio rispetto a un osservatore a riposo. Quando l'osservatore dovesse incominciare a muoversi rispetto alla bilancia, egli dovrebbe osservare che i suoi bracci incominciano a ruotare attorno al fulcro.
    Ne segue che la relatività (non la contrazione di Lorentz) sia pure per reductio ad absurdum, può essere anche 'sperimentalmente’ dimostrata falsa.
    Il Thuring, negli anni Trenta, auspicava che i tempi nei quali I'einsteinismo venisse messo definitivamente da parte fossero vicini. Invece, come conseguenza di circostanze storiche particolarmente sinistre. esso continua a fare il buono e il cattivo tempo nelle cattedre ufficiali di fisica - per `ragioni' che non posseggono alcuna valenza scientifica.
    +++
    Si vuole concludere questa introduzione considerando brevemente anche la casistica menzionata dal Thuring in riferimento alla meccanica ondulatoria e quantistica ecc., che egli, con sua analisi psicologica dei midrasim, tenderebbe a mettere stesso sacco con la relatività. Nell'opinione di chi scrive queste note, l'Autore esagera su questo punto, pur non mancando una intuizione fondamentalmente giusta. Si cercherà di chiarire queste affermazioni.
    L'investigazione scientifica, già dalla fine del Settecento aveva messo i ricercatori davanti a vari fenomeni per descrivere i quali occorsero algoritmi matematici sempre più complessi e sempre meno corrispondenti a una qualsiasi realtà intuitiva. Fra questi si può menzionare la stessa contrazione di Lorentz o l'idea quantistica di Planck, secondo la quale a livello microscopico l'energia non può avere se non valori discontinui. La meccanica ondulatoria (o quantistica) permette di dedurre questa discontinuità energetica (sotto determinate circostanze) con l’associare alle particelle materiali un' `onda' che, a sua volta è la soluzione di una particolare equazione differenziale (equa di Schrodinger). A questa `onda' si può applicare la no teoria delle vibrazioni; e ne risulta che anche la materia, fattispecie di particelle submicroscopiche, può dare origine, come la luce, a fenomeni di interferenza. A un'analisi superficiale potrebbe sembrare che esista qui una analogia con il caso trattato dal Thiirin T, dove la contrazione di Lorentz è la Thora - qui l'interferenza di particelle materiali -, mentre gli halachot sono, nel caso relativistico, i due postulati della relatività e qui l'immagine quantistica dell'energia. Nel nostro caso il midras potrebbe essere I'”onda materiale".
    La differenza fra il caso quantistico e quello relativistico è che nel secondo gli halachot(i due famosi "principi della relatività") sono del tutto arbitrari, mentre nel primo tanto il punto di partenza quanto quello d'arrivo sono fatti sperimentalmente accertabili. Si verrebbe però a cadere in una casistica completamente analoga a quella che il Thuring chiama `traduzione di midrasim" in linguaggio corrente, quando si volesse pretendere che le `onde materiali' fossero alcunché di reale - nel senso della normale capacità di comprendere umana - e non un semplice artificio di calcolo: allora sì ne risulterebbero effetti improbabili e grotteschi: sfruttati fra l'altro anche dalla fantascienza. Un altro esempio è quello di certe condizioni di disequilibrio termodinamico per descrivere le quali si fa appello a temperature assolute negative: queste funzionano egregiamente quali artifizi di calcolo, ma non certo se prese alla lettera. Una temperatura inferiore allo zero assoluto è una palese assurdità.
    Eppure, sia a livello accademico che nella letteratura di divulgazione scientifica, c'è una tendenza a presentare questi artifizi matematici non solo come qualcosa di reale, ma addirittura come la realtà per eccellenza. In altre parole, secondo questa presentazione, la realtà 'reale' non sarebbe più quel che si vede, si palpa, si ode - che così verrebbe a essere alcunché di illusorio -, ma invece sarebbero le impalcature algebriche che al sensibile fanno da 'supporto'.
    Questa è una casistica da altri definita come il Sosein di secondo grado, con riferimento alla visione kantiana secondo la quale ciò che si percepisce nella comune esperienza sensoriale di veglia è una specie di facciata (fenomeno, Sosein} soggetta a spazio, tempo, causalità; mentre l'essere delle cose in sé (noumeno, Dasein) è normalmente irraggiungibile. Una volta díchíarato che quello che fino a ieri era il reale è invece qualcosa di fantasmatico, lo si sostituisce con un altro Sosein, fatto di disincarnale congerie di simbologie matematiche, che a buon diritto pub essere qualificato come Sosein di secondo grado. Questo modo di presentare le cose è uscito anche dall’àmbito delle scienze cosiddette esatte per traboccare nella sociologia, nell'antropologia, nell'economia. nella psicologia. Qui il Sosein di secondo grado sono gli astronomici ammassi di dati statistici accumulati nelle memorie dei calcolatori elettronici, che gli addetti ai lavori possono impastare come vogliono.
    Una volta convinta la gente che il vero Sosein non è quello di primo grado ma quello di secondo grado, la si può anche facilmente convincere ad adottare le opinioni e i comportamenti più strani (e magari aberranti): basta affermare che così è perché così è stato dimostrato, magari usando un calcolatore (cioè imbeccandola con "traduzioni di midrasim", per usare la terminologia del Thiiring}. Le cosiddette dimostrazioni, che spessissimo obbediscono a motivazioni di tipo politico, sono in maggioranza fraudolente; ma il clima culturale imperante rende la massa permeabile a qualunque cosa le si racconti, purché spacciata per `scientifica'.
    Questa tecnica del raggiro riesce tanto più efficace in un'epoca come questa, in cui - a differenza dell'Antichità e del Medioevo - pochissimi pensano con la propria testa mentre i più vivono in un irreale mondo-Ersatz, creato e sostenuto dai mezzi di comunicazione di massa.
    Silvio Waldner






    NOTE
    1 Tr. it.: L'operaio. Dominio e forma, a cura di Q. Principe, Longanesi, Milano 1984.
    2 Non fu certo l'unico: Charles Darwin e Arnold Toynbee hanno da essere visti come gli "Eínstein" della biologia e della storia. rispettivamente
    3 Per quel che riguarda la carriera extrascientifica di Einstein (che comprenc tutta la sua attività), soprattutto dopo il 1933, si consulti: Yann Moncomble, La tale et le.r secreLs clu monclinli.rnte. Faits et Documenta, Paria, 1980
    4 Oggi questo esperimento è generalmente conosciuto come I'esperimento Michelson-Morley.
    5 Uno studioso francese ha comunque avanzato l'ipotesi che il vero sigr dell'esperimento Michclson-Morley sia la fattuale immobilità della Terra, con guente ritorno al punto di vista pre-copernicano. Si veda: Maurice Ollivier, Pi moderne et rPnfité, Éditions du Cèdre, Paris, 1962.
    6 Vedasi, per es.: Herbert Dingle, The special theory of of relativity, Methuen, London, 1961
    7 Cfr, Hcrbcrt Dilingle, op. cìl
    8 Di questo tempo biologico parlo già Alexis Carrel nel suo L’homme cet inconnu, Paris, 1935. Da allora importanti ricerche sono state fatte in argomento.
    9 11 ragionamento di Hasenohrl è riprodotto in appendice alla Modera physics di Max Born (Blackie, London, 1962).
    10 Si consulti, per es., l'ottimo articolo di George Burniston-Brown, "What is wrong with relativity?", in IPPS Bul(etin (London). 18 (1967).
    11 Cfr. Silvano Lorenzoni, Chronos (in corso di stampo per i tipi di Ar).

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    Qui invece sento di dover dire che hai colto pienamente nel segno.

    Il potere massmediatico degli Alieni è riuscito a far stimare il meschino Einstejn come il più notevole fisico del secolo scorso, se non della Storia. Per chi appena approfondisce, la palma non può non esser attribuita a Planck ; poi - direi - Bose Heisenberg e Bohr.

    Eddington è stato forse più un matematico che non un fisico (anche se oramai la teoria delle corde sta cancellando la differnza ) .

    Per quanto concerne l'Alieno con i baffi, ha legato il proprio nome - alll'età di trent'anni - alla relatività ristretta , plagiandola forse al francese Poincarè, più probabilmente alla propria stessa moglie Mileva (con cui poi si comportò in maniera ignobile). Quanto alla storiella dell'Emmeccidue fu intuita fa Newton (che scrisse che luce e materia erano reciprocamente convertibili), e quantificata da Tolver Preston nel 1875, quattr'anni prima della nascita di Einstejn .

    Comunque, la relatività ristretta è una bella costruzione intellettuale, ma spiega l'universo fisico quanto la meccanica newtoniana - cioè, in un caso limite ; se il cosmo fosse diverso da come è, in particolare se 1/c = 0. Anche la fisica Newtoniana sarebbe infallibile, se G fosse eguale ad h.

    Peccato però che l'Universo (perlomeno quello a tre dimensioni e mezza in cui stiamo scrivendoci) sia una funzione dei tempi e delle lunghezze di Planck, per cui H =/ 0, ed il resto è fuffa.

    Il grande fisico ha trascorso il restante mezzo secolo della propria esistenza collezionando figure di merda con Bohr ed altri, cercando di dimostrare la relatività generale, nonostante fosse già empiricamente dimostrato (dal 1991 se non erro, in occasione di un'eclisse) come la gravità potesse deviare la luce.

    Adesso sono una ventina d'anni che Joao Maguejo ed altri han dimostrato la variabilità della velocità della luce , ma non si può darne notizia sulla grande stampa, perchè le balle Einstejniane sono come le oloballe : tabù, bisogna crederci anche contro l'evidenza, se no si finisce nell'inferno dei ... negazionisti.

    Per carità, questo potere di orientare la creddulità dei fessi con i media ce l'hanno, e amen. C''è però una cosa che non capisco. I Visitors esaltano il mezzo ciarlatano di cui abbiamo scritto, e quello integrale chiamato Oppenheimerd ; ed ignorano completamente Bohr che - pure - oltre ad essere stato uno scienziato incomparabilmente superiore ad E. , anche nei confronti diretti, era pure un rappresentante del popolaccio elettaccio .

    Perchè a lui lo snobbano ? Forse perchè era solo un
    mezzosangue ?

    Se è così, sono un po' razzisti, accipicchia. Meriterebbero di essere denunziati per la Mancino ....

  6. #6
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    Testo originale scritto da Decima Regio
    Adesso sono una ventina d'anni che Joao Maguejo ed altri han dimostrato la variabilità della velocità della luce , ma non si può darne notizia sulla grande stampa, perchè le balle Einstejniane sono come le oloballe : tabù, bisogna crederci anche contro l'evidenza, se no si finisce nell'inferno dei ... negazionisti.



    Infatti proprio in virtù di questo, e molto altro, sarà per lo meno divertente lo stare a vedere quali risultati darà la "scoperta" cui si faceva cenno nell'articolo iniziale. Temo che tutto verrà messo a tacere. Però non si sa mai...Chissà che non ci si faccia due risate (amare).
    Certo è che ormai Einstein è divenuto un'icona popolare mediante la quale, tra l'altro, i visitors propinano subdolamente la fola di una loro presunta superiorità intellettuale. E di questo temo sarà ben difficile sbarazzarsi.



    Per carità, questo potere di orientare la creddulità dei fessi con i media ce l'hanno, e amen. C''è però una cosa che non capisco. I Visitors esaltano il mezzo ciarlatano di cui abbiamo scritto, e quello integrale chiamato Oppenheimerd ; ed ignorano completamente Bohr che - pure - oltre ad essere stato uno scienziato incomparabilmente superiore ad E. , anche nei confronti diretti, era pure un rappresentante del popolaccio elettaccio .

    Perchè a lui lo snobbano ? Forse perchè era solo un
    mezzosangue ?

    Se è così, sono un po' razzisti, accipiocchia. Meriterebbero di essere denunziati per la Mancino ....


    Evidentemente l'adesione entusiasta di Einstein al sionismo è stata ben ripagata.

  7. #7
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    capitolo V

    Einstein era ebreo non soltanto in senso biologico, ma anche nel profondo della sua anima. Egli si riconosceva orgogliosamente non solo nella religione mosaica ma anche nella nazione ebraica. In concomitanza con la fama, cresceva anche la sua figura di esponente di spicco dell'ebraismo mondiale e del sionismo. Nel suo lungo articolo sul "Berliner Tageblatt" in occasione del cinquantesimo compleanno dell'Einstein (1929), l'ebreo Emil Ludwig racconta come questi, annoiato da lunghissime discussioni con Walter Rathenau a proposito di "Intesa" e di problemi connessi col trattato di pace, a quest'ultimo, che gli domandava che cosa veramente lo interessasse nel mondo esterno, rispondesse: "Gli Ebrei!". E il Ludwi- non manca di indicare l'adesione di Einstein al pacifismo, adesione in stretta e necessaria relazione con la sua identità ebraica. Gli innumerevoli articoli dedicatigli per l'occasione misero in evidenza questa presa di posizione pacifista come uno dei tratti fondamentali del suo carattere. Einstein difatti non mancò di approfittare di tutte le opportunità che gli si offrivano per propagandare anche la conseguenza logica del suo atteggiamento: l'obiezione al servizio militare.
    Per fare un esempio, già il 26 ottobre 1921 si poteva leggere sul "Neuen Wiener Journal" la Conversazione di un Francese con Eiflsmin, nella quale ii Francese - era il redattore del Figaro - domandava a Einstein perché egli da giovane avesse scelto come luogo dei suoi studi la Svizzera piuttosto che la Germania. Einstein rispondeva: "La Germania di allora, caporalesca fino all'eccesso e militaristica, non mi piaceva. Era un ambiente in cui non mi sentivo a mio agio. Tutti i miei professori nel Ginnasio tedesco erano semplici sottufficiali. Nei primi mesi del 1914, poco prima dello scoppio della guerra, quando l'Accademia berlinese delle scienze mi offrì un posto di insegnante di fisica e la direzione del Kaiser-Wilhelm-lnstitut, misi come con dizione che avrei conservata intatta la mia libertà di opinione e che sarei rimasto cittadino svizzero".
    Al massimo della fama, in occasione del suo viaggio internazionale negli Stati Uniti (1931), ebbe a dire durante un discorso: "Sono convinto che nei tempi presenti l'unica via giusta sia il rifiuto del servizio militare. Questa mia proposta è contro la legge, ma quando i governi richiedono crimini dai cittadini, questi ultimi hanno il diritto di opporvisi; e noi dobbiamo appoggiarli"'-.
    Ma anche il pacifismo che egli predicava in continuazione non era se non un modo di sostenere gli obiettivi del nazionalismo sionista ebraico. Lo si può dedurre, per esempio, da un articolo apparso sulla "Jiidischen Presse" del 29 marzo 1929, nel quale è scritto letteralmente: "Gli si domanda come mai lui, propugnatore di tutti gli interessi internazionalistici e nemico di qualsiasi tendenza nazionalistica, abbia fatto propria la causa nazionale ebraica. Egli chiarisce il suo punto di vista con una similitudine: `chi ha un braccio destro, e non fa che parlare del suo braccio destro, è uno stupido. Ma chi manca del braccio destro, deve fare tutto il possibile per sostituire il membro mancante'. Perciò, in un mondo nel quale ogni popolo fosse nelle condizioni di svolgere una vita nazionale propria, egli sarebbe nemico del nazionalismo. Ma in quanto Ebreo è seguace del nazionalismo ebraico, perché gli Ebrei mancano dei presupposti naturali e necessari per sviluppare una propria vita nazionale".
    La piena consapevolezza del suo ruolo di missionario dell'ebraismo risulta dal discorso di benvenuto pronunciato dal sionista David Yellin a Gerusalemme, a nome della città, in occasione del grandioso ricevimento dato a Einstein:
    "Meriti il nome di Gaon - che il popolo ebraico dà ai suoi duci spirituali -, ma non soltanto per le tue realizzazioni geniali
    nel campo della scienza, che sappiamo del resto apprezzare nettamente: per noi tu sei molto di più di un Gaon, perché impugni la bandiera della rinascita ebraica e per tutto ciò che hai fatto a favore dell'università di Gerusalemme".
    Einstein rispose:
    "Oggi è il giorno più grande della mia vita. Quello di oggi è l'evento più importante della mia biografia. Nel corso della mia vita ho imparato a riconoscere gli sbandamenti dell'anima ebraica, ho conosciuto il peccato dell'autodenigrazi one dell'ebreo in quanto popolo. Perciò mi rallegra che Israele incominci a riscoprire la sua importanza nel mondo. Questo fatto, la liberazione dell'anima ebraica, è stato compiuto dal movimento sionista".
    La coscienza di razza era in lui così acuta che Einstein sorrideva dei suoi connazionali ebrei - dei suoi "consanguinei" - i quali cercavano di nascondersi dietro alla loro confessione religiosa. Così egli scrisse sulla `Jiidischen Presse-Zentrale" di Zurigo (n. 111 del 21 settembre 1920):
    "Quando mi capita di leggere che qualcuno è `un cittadino tedesco di religione ebraica' non posso trattenere un doloroso sorriso [...] Forse che, cambiando religione, un Ebreo smette di essere tale? No! ... Io non sono cittadino tedesco, io sono Ebreo [...]"

  8. #8
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    Testo originale scritto da Yggdrasill



    Evidentemente l'adesione entusiasta di Einstein al sionismo è stata ben ripagata.
    Infatti il prinicpale tema di scontro tra Einstejn ed i quantisti era quasi filosofico e religioso (rimasta celebre la frase per cui "Dio non gioca ai dadi).

    Nella cosmologia di Einstejn, l'Universo è stato creato esattamente come deve essere : nel momento dell'apparizione della luce, e conseguentemente dello spaziotempo, viene creato anche il futuro, che poi sedmplicemente si manifesta.

    Tutto molto biblico, naturalmente.

    Invece sembra proprio che le condizioni necessarie per la creazione dell'Universo siano decisamente diverse - anzi, direi proprio incompartibili - con quelle necessarie per la sua persistenza ad un elevato grado di complessità.
    Non potendo prescindere ne' dalla creazione (che è una necessità logica) , ne' dalla persistenza (che è un dato empirico) , ne' dalla complessità (che è un buon vecchio cogito ergo sum) se ne evince che le condizioni cambiano, che non esistono costanti , e che l'Universo nasce non da un Ente, bensì dalla tensione degli opposti .

    Le conseguenze filosofiche e religiose di tali constatazioni sono abbastanza naturali.

    A ciò si aggiunga che la varianza delle (in)costanti avviene per un meccanismo di riequilibrio (che non può essere perfetto, perchè esiste la costante di Planck, ma che tende tanto più alla perfezione quanto più le grandezze, spaziali energetiche e temporali, di Planck sono minuscole rispetto al tutto) ; ne consegue che la fine dell'Universo tende ad asssomigliare al suo principio, per cui l'Universo sarebbe rimbalzante tra la reductio ad unum e la massima complessità : di rimbalzo in rimbalzo l'equilibrio si perfeziona (così come un poliedro regolare, pur senza attingere mai alla perfezione del cerchio, vi assomiglia sempre più con l'aumentare del numero dei lati ed il rimpiccilire delle loro dimensioni). La mia impressione è che di rimbalzo in rimbalzo, di ciclo in ciclo, il pacchetto discreto (per l'effetto elidente della tensione degli estremi) è minore e, conseguentemente, la complessità possibile e maggiore. Ogni ciclo è più complesso (completo) del precedente, per cui tutto ciò che è stato torna necessariamente ad essere ancora, più qualcosa.

    Anche di questa idea che tutto ritorna , le conseguenze religiose e filosofiche sono chiare - e naturalmente non compartibili con il creazionismo biblico.

    Infine, gli studiosi delle corde stanno faticosamente pervenendo alla conclusione che l'Universo a tre dimensioni e mezzo può essere contemporaneamente ciclico (sulla mezza) ed infinito (sulle tre) , perchè è la semplice proiezione tetradimensionale di una realtà decadimensionale.

    Sulle relazioni sviluppabili tra (multi)verso decadimensionale che si proietta sull'Universo percepibile, ed il mito platoniano della caverna, meglio soprassedere. Anche perchè, se delle dieci dimensioni ben tre sono temporali, allora noi conteniamo (siamo ) non solo tutti i nostri progenitori, ma anche tutti i nostri discendenti. E la realtà fisica è un'espressione in una ondulazione di possibilità , così come l'elettrone non è materia, ma una nebuolsa di possibilità di imbattersi in un'elettrone.

    I pratica, la fisica relativistica è intrinsecamente - ed anche allegoricamente - biblica. La fisica quantistica (e la risultante Teoria del Tutto, quando e se si arriverà alla unificazione dei tre campi) è intrinsecamente ciclica, multipolare, ariana.

    Chiaro quindi che Einstejn debba avere ragione, anche contro ogni marchiana evidenza ; e che a noi convenga andare a dormire, non solo per la tarda ora ma soprattutto per non incorrere in qualche ... psicoreato di libero pensiero.

  9. #9
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    Testo originale scritto da Decima Regio
    Il grande fisico ha trascorso il restante mezzo secolo della propria esistenza collezionando figure di merda con Bohr ed altri, cercando di dimostrare la relatività generale, nonostante fosse già empiricamente dimostrato (dal 1991 se non erro, in occasione di un'eclisse) come la gravità potesse deviare la luce.
    Ma questo è anche il principio alla base dei buchi neri. Corpi celesti dalla massa talmente grande e concentrata da avere una forza di gravità tale da trattenere anche la propria stessa luce. Del resto la luce è costituita da particelle chiamate fotoni, perchè queste dovrebbero essere, contrariamente a tutti il resto, immuni alla gravità?
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  10. #10
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    Testo originale scritto da Decima Regio
    Infatti il prinicpale tema di scontro tra Einstejn ed i quantisti era quasi filosofico e religioso (rimasta celebre la frase per cui "Dio non gioca ai dadi).

    Nella cosmologia di Einstejn, l'Universo è stato creato esattamente come deve essere : nel momento dell'apparizione della luce, e conseguentemente dello spaziotempo, viene creato anche il futuro, che poi sedmplicemente si manifesta.

    Tutto molto biblico, naturalmente.

    Invece sembra proprio che le condizioni necessarie per la creazione dell'Universo siano decisamente diverse - anzi, direi proprio incompartibili - con quelle necessarie per la sua persistenza ad un elevato grado di complessità.
    Non potendo prescindere ne' dalla creazione (che è una necessità logica) , ne' dalla persistenza (che è un dato empirico) , ne' dalla complessità (che è un buon vecchio cogito ergo sum) se ne evince che le condizioni cambiano, che non esistono costanti , e che l'Universo nasce non da un Ente, bensì dalla tensione degli opposti .

    Le conseguenze filosofiche e religiose di tali constatazioni sono abbastanza naturali.

    A ciò si aggiunga che la varianza delle (in)costanti avviene per un meccanismo di riequilibrio (che non può essere perfetto, perchè esiste la costante di Planck, ma che tende tanto più alla perfezione quanto più le grandezze, spaziali energetiche e temporali, di Planck sono minuscole rispetto al tutto) ; ne consegue che la fine dell'Universo tende ad asssomigliare al suo principio, per cui l'Universo sarebbe rimbalzante tra la reductio ad unum e la massima complessità : di rimbalzo in rimbalzo l'equilibrio si perfeziona (così come un poliedro regolare, pur senza attingere mai alla perfezione del cerchio, vi assomiglia sempre più con l'aumentare del numero dei lati ed il rimpiccilire delle loro dimensioni). La mia impressione è che di rimbalzo in rimbalzo, di ciclo in ciclo, il pacchetto discreto (per l'effetto elidente della tensione degli estremi) è minore e, conseguentemente, la complessità possibile e maggiore. Ogni ciclo è più complesso (completo) del precedente, per cui tutto ciò che è stato torna necessariamente ad essere ancora, più qualcosa.

    Anche di questa idea che tutto ritorna , le conseguenze religiose e filosofiche sono chiare - e naturalmente non compartibili con il creazionismo biblico.

    Infine, gli studiosi delle corde stanno faticosamente pervenendo alla conclusione che l'Universo a tre dimensioni e mezzo può essere contemporaneamente ciclico (sulla mezza) ed infinito (sulle tre) , perchè è la semplice proiezione tetradimensionale di una realtà decadimensionale.

    Sulle relazioni sviluppabili tra (multi)verso decadimensionale che si proietta sull'Universo percepibile, ed il mito platoniano della caverna, meglio soprassedere. Anche perchè, se delle dieci dimensioni ben tre sono temporali, allora noi conteniamo (siamo ) non solo tutti i nostri progenitori, ma anche tutti i nostri discendenti. E la realtà fisica è un'espressione in una ondulazione di possibilità , così come l'elettrone non è materia, ma una nebuolsa di possibilità di imbattersi in un'elettrone.

    I pratica, la fisica relativistica è intrinsecamente - ed anche allegoricamente - biblica. La fisica quantistica (e la risultante Teoria del Tutto, quando e se si arriverà alla unificazione dei tre campi) è intrinsecamente ciclica, multipolare, ariana.

    Chiaro quindi che Einstejn debba avere ragione, anche contro ogni marchiana evidenza ; e che a noi convenga andare a dormire, non solo per la tarda ora ma soprattutto per non incorrere in qualche ... psicoreato di libero pensiero.
    Eccezionale, Decima. Voglio segnalarti questo interessante articolo. Qualcosa si sta muovendo nel verso giusto, a quanto pare.

    -------------------------

    L?Universo è un?illusione?
    Nuove ricerche. Gli scienziati alle prese con il ?paradigma olografico?.

    Stupefacenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere completamente le nostre convinzioni sulla natura dell?universo e della vita stessa, aprendo un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d?ora.
    Nel 1982 un?équipe di ricerca dell?Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del 20° secolo. Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l?altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse ?non-localmente?. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l?ipotesi più accreditata è che l?esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo ?non-locale?.
    David Bohm, noto fisico dell?Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l?universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine
    Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l?aiuto di un laser: per creare un ologramma l?oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l?unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l?ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l?intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall?ologramma integro.
    Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.
    Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti.
    Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da questo tipo di approccio.
    Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un?illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.
    Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l?acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l?altra lateralmente rispetto all?acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l?altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l?altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all?oscuro dello scopo reale dell?esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.
    Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un?unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l?universo stesso è una proiezione, un ologramma. Il magazzino cosmico di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato
    Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo.
    Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell?universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.
    Poiché concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.
    Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos?altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta.
    In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste.
    Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un?infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l?universo col termine "olomovimento".
    Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l?informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l?universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch?esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l?immagine intera.
    Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un?unica fonte di causalità che include ogni atomo dell?universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto". Il cervello è un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni?
    Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell?Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà.
    Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ?20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell?olografia. Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l?area del frammento di pellicola che contiene l?immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato.
    È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l?equivalente di cinque edizioni dell?Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l?angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.... ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo.
    Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall?enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un?altra particolarità tipica degli ologrammi.
    Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Un?altra caratteristica del cervello spiegabile in base all?ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto delle nostre percezioni.
    Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per così dire, da strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente, così il cervello usa i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.
    Vi è una impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un orecchio. È risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di quanto supposto.
    Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell?olfatto percepisce anche le cosiddette "frequenze osmiche" e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze.
    Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise. La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico.
    Ma l?aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm. Perché se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? Per dirla in parole povere: non esiste.
    Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una sorta di "ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.
    Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato "paradigma olografico" e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti "stati alterati di coscienza" potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.
    Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani.
    Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l?illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".

    Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l?apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.
    Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell?ologramma corporeo.
    Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la "visualizzazione" risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la "realtà". Il mondo concreto è una tela bianca che attende di essere dipinta.
    Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l?ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro "Gifts of Unknown Things", il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi.
    Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte.
    Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. Forse siamo tutti d?accordo su cosa esista o non esista semplicemente perché ciò che consideriamo "realtà consensuale" è stato formulato e ratificato ad un livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente collegate tra loro. Se ciò risultasse vero, sarebbe la più profonda ed importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico, implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali. In un universo olografico non vi sono limiti all?entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

 

 
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