
Originariamente Scritto da
Adriano Romualdi
Nell'ottobre 1971 il quotidiano Lotta Continua, legato alle posizioni dell'omonima formazione extraparlamentare di estrema sinistra, pubblica un'autodenuncia (sottoscritta da numerosi noti intellettuali) indirizzata al Procuratore della Repubblica di Torino che aveva inquisito alcuni suoi militanti ed ex-direttori per istigazione a delinquere. In un suo significativo passaggio il documento così recitava:
« ...Testimoniamo pertanto che, quando i cittadini da lei imputati affermano che in questa società "l'esercito è strumento del capitalismo, mezzo di repressione della lotta di classe", noi lo affermiamo con loro. Quando essi dicono "se è vero che i padroni sono dei ladri, è giusto andare a riprendere quello che hanno rubato", lo diciamo con loro. Quando essi gridano "lotta di classe, armiamo le masse", lo gridiamo con loro
. Quando essi si impegnano a "combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento", ci impegniamo con loro. »
Autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua - Wikipedia
L'appello venne firmato dalla crema :gluglu: dell'intellighentja italica, da Umberto Eco a Giulio Carlo Argan, da Tullio De Mauro a Giovanni Raboni, fino al giovane Paolo Mieli (sì, il moderato direttore del Corsera che non si perita di distribuire lezioncine a destra - quasi sempre - e a manca - quasi mai.)
Orbene, è del tutto evidente che nè Eco, nè Argan, nè De mauro, nè gli altri imbracciarono mai il fucile contro lo Stato. Se ne restarono comodi comodi al calduccio dietro le proprie cattedre universitarie, o nelle redazioni dei giornali, dove si autonominavano paladini della stampa democratica.
Sennonchè, solo un cieco non vedrebbe il legame strettissimo tra questa campagna di odio e di violenza promossa dal ceto intellettuale, e la successiva stagione di terrorismo brigatista.
La mano dei giovani brigatisti l'hanno armata questi rivoluzionari da salotto che , dietro agli appelli all'insurrezione proletaria, nascondevano la più accanita difesa dei propri privilegi borghesi.
Ebbene, chi ha armato la mano di Tartaglia?
Il quale sarà pure psicolabile, ma ha colpito Berlusconi per motivi esplicitamente politici ("rovina l'italia e non si fa processare") ed è seguace dichiarato di Di Pietro.
Chi ha sobillato i 50.000 mentecatti di facebook?
Io qualche analogia - mutatis mutandis - con le esperienze del passato ce la vedo: voi no?