MISTERI DELLA MUSICA: DA PITAGORA AI NOSTRI GIORNI
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
IL PRINCIPIO DIVINO ALLE ORIGINI DEL MONDO
Una buona parte dei filosofi greci - e in particolare i pitagorici - consideravano il cosmo, i numeri e la musica come parti integranti di uno stesso concetto. Affermavano che, in particolare, la musica fosse espressione del "Principio divino" dal quale si era originato il mondo.
Non fu un caso, quindi, che nel V secolo a.C., Pitagora elaborasse la dottrina dell'armonia delle sfere, nell'ambito della quale numeri e suoni concorrevano ad integrare le proporzioni divine.
Nell'ambito di questo tipo di ricerche Pitagora scoprì che, in una scala musicale, i suoni stanno tra loro in un preciso rapporto di tipo matematico. Queste teoria - che all'epoca in cui venne formulata dovette apparire rivoluzionaria - vale tuttora e può essere verificata in laboratorio con un monocordo.
Per i pitagorici l'esperienza della musica si integrava in quella del "numero" e conoscere la legge dei numeri equivaleva a vivere l'esperienza del Tutto.
L'UNIVERSO CHE CANTA
Questo ci aiuta a comprendere com'è che, per Pitagora, l'Universo "canta" e come sia possibile che l'uomo sia una nota nella sinfonia cosmica. Colui che pensa in musica, può accedere alle massime vette della conoscenza perché la melodia rappresenta la sostanza originale del Tutto.
Tutto questo ci fa ancora capire com'è che alla musica la filosofia - e la mitologia - greca possa attribuire proprietà magiche e terapeutiche. Era attraverso la musica, infatti, che Orfeo poteva domare le belve; che Anfione potesse muovere le pietre per costruire le mura di Tebe; che l'Oracolo di Delfi tranquillizzasse le donne invasate con il canto; che le sirene facessero perdere la rotta ai marinai; che Giosuè facesse crollare le mura di Gerico.
È forse meno noto che anche Platone fosse un musicofilo, di tipo selettivo. Egli raccomandava di prestare ascolto, ma solo alle melodie strutturate secondo le leggi dell'armonia delle sfere: qualsiasi altra musica, creata per diletto, poteva allietare gli ascoltatori, ma renderli schiavi.
LOGOS, CREAZIONE E MUSICA
Si pone a questo punto, il problema della natura del "Suono primordiale", vale a dire del suono con potere creativo (Logos), comune sia all'esoterismo pitagorico che a molte religioni rivelate.
Per l'uno e per le altre Dio si sarebbe servito dei suoni per la creazione dell'universo. Il "Vangelo secondo Giovanni" recita infatti: "Nel principio era il Logos e il Logos era presso Dio, e il Logos era (un) Dio. Egli era nel principio presso Dio". Aggiunge poi: "...tutto fu fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla fu fatto di quanto esiste...".
Il termine Logos viene tradotto, sulla scorta della tradizione illuministica, abitualmente con "verbo" o "parola". Nei secoli, prima del '700, si intendeva in genere come "suono".
Il testo di Giovanni, scritto originariamente in greco, usa una lingua che si presta a numerose letture (traduzioni) e questo concetto è ancor più valido se si pensa che le più attuali letture dei libri sacri tendono ad individuare nel testo greco un vero e proprio "metalinguaggio".
Questo già accadeva con l'egiziano che è stato per secoli visto come "alfabeto magico". Non si deve neppure dimenticare che il "suono" delle parole riveste nella Bibbia una particolare rilevanza al punto che una corretta pronuncia del nome di Dio, YHVH, letta con la corretta intonazione (altezza sonora), avrebbe per effetto di colui che la pronuncia correttamente, l'identificazione con la stessa divinità.
Del resto l'idea di suoni primordiali o suoi con capacità creativa è diffusa anche in altre tradizioni: Secondo Diodoro Siculo (90-20 a.C.) il dio egiziano Thoth sarebbe stato il primo ad osservare "l'ordinata sistemazione delle stelle e l'armonia dei suoni musicali".
Thoth su tale principio costruì una lira a tre corde assegnando ad ognuna di esse tre toni: con quello alto creò l'estate, con quello medio la primavera e con quello basso l'inverno.
Da parte sua Prajapati, dio vedico della creazione, era in sé un inno; il suo corpo era composto da tre suoni mistici da cui derivarono il cielo, la terra e il mare. Secondo la dottrina indù, il potere creativo del suono era tale che, agli inizi dei tempi, dei e demoni lottarono per impossessarsene.
Ancor oggi il suono-sillaba AUM-OM è considerato dal buddismo e dall'induismo un Bija-Mantra o "suono seminale" di particolare valenza sacra, in quanto, modulato dalla divinità, avrebbe dato origine al mondo ed alla vita.
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