Ho trovato da poco un vecchio quadernetto di fine anni 80 denominato “note sulle origini e le età del mondo” redatto dal circolo di cultura politica “idee in movimento”. Anche se alcuni argomenti possono essere noti ai molti, ho deciso di riproporre al forum il quadernetto come materiale oramai penso introvabile.
Scusate x le immagini ma sono mie fotografie e riproduzioni personali con paint.
COPERTINA
NOTE SULLE ORIGINI E LE ETA’ DEL MONDO“Noi sacrifichiamo a Mitra, che primo degli Dei celesti passa al di sopra del monte Hara, dinnanzi al sole immortale dai rapidi cavalli; che per primo, tutto ornato d’oro, raggiunge le belle cime e di là beneficentissimo gitta lo sguardo sulle dimore degli Arii.
Là dove capi valorosi schierano numerose truppe, là dove le alte montagne ricche di pascoli, ricche di acque e prosperose, moltiplicano il bestiame, là dove riposano laghi profondi dalle acque salate, la dove i larghi fiumi precipitano la loro corrente. Noi sacrifichiamo a Mitra, signore dei vasti pascoli…”
Avesta.
In copertina: stele incisa detta del “capo tribù”.
Monte Bego – Valle Delle Meraviglie
L’importanza di riflettere e per quanto possibile fissare chiaramente se non il nocciolo almeno i contorni della questione relativa alle origini della nostra, ci sembra fin troppo importante per essere ancora sottolineata. Queste brevi, modeste note cronologiche e dottrinarie, unitamente alla bibliografia consigliata vorrebbero compendiare l’opera di ricerca individuale, da auspicarsi ben più articolata ed altrimenti proficua alla comune crescita di stirpe.
PREMESSA
IL KALPA
Il Kalpa rappresenta lo sviluppo totale di un mondo, ossia di uno stato o grado, fra gli infiniti, dell’Esistenza Universale; il Kalpa riferito al nostro mondo si suddivide in 14 Manvantara (ere dei successivi Manu, intendendosi con tale termine il Legislatore Universale e Primordiale, principio d’Armonia e riflesso in ogni era dell’ Uno sovratemporale) costituenti due serie settenarie; il Manvantara presente è il settimo della serie; esso a sua volta si divide in quattro sottocicli o Yuga, di durata involutivamente decrescente e proporzionale secondo la formula 4+3+2+1 = 10, numero rappresentante (fra vari altri significati) la Unità nella Manifestazione, analogamente la legge di Manu in un mondo. Come si sa, i sottocicli, volendo riferirci alla quadripartizione esiodea, si denominano:
Età dell’oro – per gli Indù, Satya-Yuga
Età dell’argento – per gli Indù, Treta-Yuga
Età del bronzo – per gli Indù, Dwapara-Yuga
Età del Ferro – per gli Indù, Kalì-Yuga
Le nostre considerazioni non possono tenere in gran conto le datazioni relative all’ere geologiche date dalla scienza, avendo gli scienziati moderni una concezione “rettilinea” del tempo di contro a quella “ciclica” dei Tradizionalisti; ciò implica notevoli differenze negli intervalli di tempo intercorrenti tra un ‘era e l’altra, soprattutto rivolgendosi ai tempi più remoti; essendo nostra intenzione esclusivamente quella di dedicare qualche riflessione alle età del presente Manvantara, situeremo l’origine di quest’ultimo, con sufficiente verosimiglianza, alla fine dell’poca, comunemente nota come Quaternaria, quindi circa nel 70000 A.C , rilevando che, per quel che riguarda periodi relativamente recenti, le sopra citate differenze temporali inerenti ad antitetici punti di vista, risultano non eccessivamente divergenti.
Facciamo, quale premessa e vicende storicamente più definibili, alcune brevi considerazioni di carattere prevalentemente mitologico e simbolico in relazione al significato ultimo delle Origini. Attendendosi ad un punto di vista rigorosamente tradizionale, ogni fisima evoluzionistica o “storicistica” riguardante il passato sfuma tranquillamente nell’insignificante; da tutte le tradizioni sono infatti posti in evidenza, chiari riferimenti a una primordiale parentela fra Dei ed uomini, ad uno stato premevo di immortalità: è l’Età dell’Oro, o della luce eterna e per riferirci ad un simbolo a noi più vicini, l’età dell’Apollo dorico, Puro e Radiante; età degli androginici (anche di Adamas, L’Uomo Unico) prima della caduta. Il ritmo ciclico del tempo è successivo risultando appunto segnato da un decadimenti, presentato sotto svariate ed oscure forme simboliche: ad esempio nel mito dei “figli del cielo” che si mescolano accoppiandovisi con le “figlie degli uomini” , od agli Atlantici della narrazione platonica, che se pure di discendenza divina, a causa delle ripetute commistioni con gli uomini (da intendersi in senso stretto, come ceppi umani inferiori a quelli dei primordi) perdono le caratteristiche divini e soggiaciono d’allora alla condizionatezza della natura meramente umana; dall’Unità si passa così alla Dualità Uomo Donna, ad una fase successiva di spiritualità, come meglio accenneremo in seguito; più oltre ancora, l’epoca dei Titani, chiarificata nel suo significato profondo dal mito di Prometeo, che rapito il fuoco celeste per donarlo a stirpi non più semidivine, viene punito con il tormento di una sete eterna; tuttavia vi è parallelamente da sottolineare la vicenda di Eracle che riesce laddove il primo era “caduto”, a significare un’altra possibilità adombrata dal mito: quella eroica, anche se in prossimità di tempi oscuri, onde Rinascere da uomo, ad uomo Primordiale. Non vi è posto in tutto ciò come si vede bene, per concezioni “progressiste”, lumeggianti improbabili evoluzioni da un oscuro primitivo passato a temi recenti di superiore civiltà; si evidenza bensì un orientamento esattamente opposto, quello cioè di un sempre più deciso ed accelerato imbarbarimento, rappresentato dalle titaniche lotte che razze direttamente discendenti dalle origini dovettero sostenere in ogni epoca contro elementi degenerescenti semi-animali, parossisticamente scatenatesi nei periodi terminali di ogni ciclo di civiltà; è anche possibile, volendo andare ancora più innanzi, evidenziare in tali eventi un ulteriore profondo significato ossia una lotta incessante contro l’animalità potenzialmente presente negli uomini-dei degli inizi, vinta e lasciata indietro; si intuisce da ciò la teoria dell’antropogenesi esoterica che considera le razze animali quali tronchi laterali, aborti di un impulso primordiale avente negli esseri delle origini la più adeguata e compiuta manifestazione; qui tuttavia le cose assumono un diverso rilievo, e dobbiamo arrestarci pur risaltando anche a tale riguardo la fondamentale importanza dell’attenzione rivolta agli albori dell’umanità ben al di là dei consueti, semplicistici rilievi esclusivamente biologici-ideologici.
Cercheremo ora, per quanto possibile, di situare organicamente e temporalmente, riassumendole le vicende relative alle origini artiche e alle successive migrazioni della razza Aria, in ciò seguendo prevalente le considerazioni di Evola ed alcuni dei numerosi dati e spunti illustrati dal Tilak nella notevole opera “La dimora artica nei Veda”.
Secondo il Tilak la definitiva migrazione della razza Aria si può situare alla fine dell’Era Paleolitica, circa 8000 – 10000 A.C. quindi in fase, per usare la terminologia preferita dall’autore, post-glaciale; confortato dalle teorie scientifiche del suo tempo, il Tilak considerò come causa determinante l’esodo dalla dimora polare, una serie successiva di glaciazioni avvenute in era Quaternaria; egli ritenne di riassumerle in due momenti principali intervallati da un periodo interglaciale, durante il quale verosimilmente si sarebbe sviluppata la massima potenza della razza primordiale (Età dell’Oro).
Impossibile datare più precisamente le fasi decisive di tali sconvolgimenti di terre e di ghiacci, così come unificare le vedute degli studiosi relativamente alle cause ed ai periodi di glaciazione; l’analisi del Tilak, al di là delle aride controversie sui dati numerici, dimostrerà in base ad una comparazione effettuata avendo di mira prevalente in senso “interno” dei testi vedici e avestici, unitamente a probanti considerazioni di carattere astronomico, come oltre alla vetustità dei Veda, evidenziata in particolare modo nella sua prima opera “Orione, ricerche sull’antichità dei Veda”, sia trasparente la derivazione degli stessi testi vedici(ed avestici) da ancora più vetuste tradizioni e civiltà; tutte rifacentesi, nel loro simbolismo(sia astronomico che spirituale) ad una unica razza e tradizione, quella appunto Iperborea o primordiale.
Ritornando alle migrazioni di cui sopra, esse si possono distinguere in due fasi principali: la prima si concretizzò in direzione Nord-Sud, raggiungendo le regioni del Nord America e quelle settentrionali della Eurasia; l’altra successiva di migliaia di anni, in flussi che avrebbero raggiunto il continente atlantideo, ove si sarebbero costituito un centro spirituale specularmene analogo a quello polare; da tale sede, successivamente, iniziarono nove migrazioni, definibili ora come nordico-atlantiche, dirette verso l’Africha, l’Europa (vi corrisponderebbe l’uomo di Cro-Magnon), ed ancora più tardi unitamente a nuclei rimasti fino all’ultimo nelle sedi artiche, verso l’Egitto, le coste del Mediterraneo e le estreme regioni asiatiche. Le considerazioni del Tilak riguardo le migrazioni ariane post-glaciali sembrerebbero riferirsi alla fase nord-atlantica di direzione Occidente-Oriente.
Considerando più partitamene i due centri spirituali sopraccitati, si può ipotizzare che, sul finire del periodo interglaciale, all’incidere dei ghiacci e con il progressivo aumentare dei flussi migratori, si dovesse sempre più affievolire il contatto col polo originario di irradiamento spirituale; il centro Nord-atlantico diventava ora il riferimento principale e di conseguenza si affermavano diversi simbolismi astronomico-religiosi; assumeva maggiore rilevanza di contro al simbolo solare di luminosità immutabile(Kronos; Apollo,Urano…) quello parzialmente divergente del Dio-anno che muta: è il tema solstiziale drammatizzato nella solarità che declina e per un momento scompare nelle tenebre; e ancora il prevalere della figura della Grande Madre(la Terra, le Acque, la Serpe…) quale inesauribile fonte germinativa di ogni forma, sulla figura del Padre-Cielo, il principio maschile che dalle stesse Acque ora trae la vita(il sole che risorge dalla terra ove si era sprofondato); in tutto ciò si verificherà un inevitabile cambiamento intensivo di chiarità, della solarità ferma delle origini alla lunarità dei mutamenti, e questo in misura sempre più rilevamente all’incedere verso Sud-Est delle correnti migratorie e dalle relazioni e promiscuità con le razze aborigene meridionali.
In ultimo, è rilevante, quale reminescenza del contatto con la sede primordiale, intesa come dispensatrice di sapienza salvifica e divinizzante, il tema del Diluvio (o dei diluvi) con i quali anche l’Atlantide (la Thule o Tulla, Avallon,Terra Rossa…)
In un immane cataclisma definitivamente si inabisserà chiudendo la seconda Età. L’avvenimento di rilevanza cosmica affiora nelle saghe nei miti delle più diverse civiltà, da quelle precolombiane a quelle nord europee; da quelle caldaico egizie a quelle paleomediterranee.
Al periodo “argenteo” atlantideo, seguirà l’Età del Bronzo o dei Titani, preludio ad ulteriori differenziazioni ed a cadute verso forme di autorità vieppiù desacralizzate e terrene, spesso in rivolta (è il caso tipico dei Titani) contro chi malgrado tutto, ancora conserva, per trasmissione diretta, legittimamente il potere. Agli indizi dell’Età del Ferro, oramai in epoca quasi “storica”, circa 4500 A.C , soglio agli Eroi, secondo la leggenda esiodea, venne concesso di riconnettersi al centro primordiale tramite un’azione assoluta di restaurazione guerriera nell’unità dei trinci regale e sacerdotale. Per quel che ci riguarda più direttamente in quanto occidentali, Roma, fu l’ultima incarnazione di tale spirito, in piena Età del Ferro, le figure di Giano bifronte (Signore degli inizi), di Saturno (Re dell’età aurea), di Marte Gradivo, ci sembrano al riguardo assai significative.
ps: se vi interessa ho altri libri di questo circolo, se volete ve li posso proporre!
ps2: chiedo venia per eventuali errori e dimenticanze![]()








Rispondi Citando
, ma per primo propongo Julius Evola e l'esperienza del gruppo di Ur.

