Facendo le debite differenze culturali mi chiedevo se i due personaggi non fossero in fondo parimenti anacronistici nel seguire un modello sociale che non può più esistere.
Pasolini diceva che non era contro il progresso ma contro lo sviluppo ed esortava a spegnere tutte le televisioni (chissà poi le "brave" famiglie di sottoproletari urbani che tanto amava cosa avrebbero fatto senza avere manco la valvola di sfogo televisiva). Così come Celentano guarda ad una civiltà contadina del tutto avulsa dalla realtà. Però tra i due sembra più attuale il messaggio di Celentano di quello di Pasolini! Perché un conto è "tornare alla terra" ed altro è mantenere un sorta di "verginità" nelle metropoli del sottoproletariato urbano. Ed era verissimo quanto sosteneva Pasolini della massificazione, del non poter più riconoscere nel mondo moderno le diverse classi sociali di provenienza neanche più dal modo di vestirsi definendo il tutto omologazione culturale, ma è sicuro che questo sia "male"? E, ripeto, perché ad un poeta deve essere consentito di essere sensibile ai piaceri della carne ed a quelli del denaro (fatti i soldi anche Pasolini s'era ben guardato dal rimanere nelle periferie che tanto l'avevano formato culturalmente. L'Eur era preferibile, in uno dei quartieri più esclusivi) ed ad un sottoproletario urbano non per il rischio inammissibile di "snaturarsi"?
Mi rimase molto impresso con quale indifferenza Moravia raccontava come, quando gli capitava di viaggiare insieme a Pasolini, vedeva come stazionavano, fuori dalla camera d'albergo i "ragazzi" che lui si comprava di volta in volta. Certo la morale ha ragioni che ad un poeta è consentito infrangere eppura la questione morale ed etica di come sia possibile (ed il discorso vale anche per l'uomo nei riguardi delle prostitute) che un 'essere umano "compri" il corpo di un'altro essere umano si pone "a prescindere" dalle ragioni che anche un poeta o un artista può darsi per giustificarlo, ed anzi, nei riguardi di un poeta che "sa" assumono una valenza ed una responsabilità ancor più grandi.
Ed ancora una volta mi chiedo perché se è anacronistica (e lo è) la pretesa di Celentano di ritornare ad un mondo contadino che non c'è più, quella di Pasolini di bloccare lo sviluppo possa ricevere un unanime riconoscimento ed essere additrittura gratificata come prevegenza.
Così come a Celentano consiglierei di vedere un bellissimo film "Scene di caccia in bassa Baviera" dove il mondo contadino rivelava, nei confronti dei "diversi" una ferocia ed una aggressività assolutamente poco edificante.
Forse, direbbe il pragmatico Piero Angela, bisognerebbe anche chiedere se la gente massificata vive meglio o peggio di quarant'anni fa e campa di più.
Il che non è particolare sempre irrilevante. Neanche quando è un poeta a pretendere che lo sia.


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