Cia gestisce prigioni segrete all'estero per terroristi
[02-11-2005 - 07:10]

WASHINGTON (Reuters) - La Cia custodisce e interroga prigionieri di al Qaeda in un edificio segreto nell'Europa orientale, nell'ambito di un sistema di prigioni sotto copertura istituito dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Lo scrive oggi il Washington Post.

Il complesso, che risale all'epoca sovietica, fa parte di una rete che comprende siti in otto diversi paesi, tra cui la Thailandia e l'Afghanistan, scrive il giornale, citando funzionari statunitensi e stranieri a conoscenza della vicenda.

Il giornale afferma che l'esistenza e la collocazione degli edifici è nota solo a pochissimi funzionari negli Usa e, di solito, soltanto al capo di Stato e a pochi importanti funzionari dell'intelligence di ogni paese ospitante.

La Cia non ha ammesso l'esistenza di una rete di prigioni segrete, scrive il Post. Un portavoce dell'agenzia per l'intelligence Usa non ha risposto per il momento alla richiesta di commentare la notizia.

Le prigioni vengono indicate come "siti neri" in documenti statunitensi coperti da segreto e di fatto non si sa nulla sull'identità dei detenuti, su come vengono interrogati o delle decisioni sul tempo di detenzione, scrive il giornale.

Circa una trentina di principali sospettati di terrorismo sono stati detenuti nei "black sites", mentre una settantina di altri prigionieri, considerati meno importanti, sono stati consegnati a servizi segreti stranieri secondo una procedura nota come "traduzione", scrive il quotidiano, citando fonti d'intelligence Usa e straniere.

I più importanti 30 prigionieri di al Qaeda sono isolati dal mondo esterno, non gli sono stati riconosciuti diritti legali e a nessuno, a parte la Cia, è consentito vederli o parlare con loro, hanno detto le fonti.

Il giornale, che cita numerosi attuali ed ex agenti dei servizi segreti e altri funzionari governativi Usa, dice che la Cia ha usato centri di detenzione all'estero perché negli Stati Uniti è illegale tenere i prigionieri in tali condizioni di isolamento.

Il Washington Post afferma di non aver pubblicato i nomi dei paesi dell'Est europeo coinvolti nel programma sotto copertura su richiesta di alti funzionari statunitensi. Secondo questi ultimi, fornire queste informazioni potrebbe danneggiare gli sforzi dell'antiterrorismo o trasformare i Paesi in bersagli per la rappresaglia, dice il giornale.

Il sistema di detenzione segreto era stato concepito dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001 contro New York e Washington, nell'ipotesi che un altro attentato fosse imminente, dice il Post.

Reuters
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