La destrutturazione del sistema dei ceti, su cui si era modellata per più di un millennio la società europea, l'affermazione del principio della cittadinanza universale, legata alla crescente industrializzazione e quindi la nascita dei nuovi modelli di rapporti sociali figli del sistema di produzione a base capitalista, sono all'origine della società di massa.
Ogni nuovo sistema sociale conduce ad un nuovo ordine di legittimazione politica. Decaduto o comunque avviato alla decadenza il precedente ordine, il nuovo principio di legittimazione fu sostenuto dall'idea liberale che aveva piantato radici nel XVII secolo in Inghilterra grazie all'opera di John Locke e alle conseguenze politico-giuridiche della Glorious Revolution.
Nello stesso periodo in cui il principio di legittimazione liberale da Albione si irradiava nel continente, un'altra, importantissima weltanshauung direttamente figlia degli effetti della società di massa, vedeva la luce, il socialismo. Non è possibile dilungarsi sulle differenze sostanziali tra il liberalismo e il socialismo, in una sintesi estrema possiamo dire che dove il primo vede il monos, il secondo vede la societas.
L'importanza del socialismo ai fini dell'argomento che stiamo trattando è nel fatto che da esso si evolveranno le due nuove visioni del mondo che contesero al liberalismo il predominio dell'ordine di legittimazione sulla società di massa:
il comunismo e il nazionalsocialismo.
Il primo è una radicalizzazione dei principi socialisti, in quanto la base progressista e il rigetto della società tradizionale (pre-società di massa) che il socialismo condivide con il liberalismo è condotta fino alla più marcata estremizzazione. Figlio diretto dell'opera di Karl Marx, fu reso prassi storica a seguito della Rivoluzione Russa.
Il secondo invece è figlio dell'incontro, germogliato in Italia, ma affermatosi pienamente in un paese come la Germania dove il liberalismo non aveva avuto libero sfogo, delle idee socialiste con gli elementi tradizionalisti e nazionalisti (ricordiamo che la nazione come noi oggi la intediamo è un prodotto della società di massa, fu un concetto all'inizio interno del mondo liberale ma fu riutilizzato a fine XIX secolo da stati che conservavano ancora un impianto tradizionale, di cui l'esempio più nitido è ancora una volta la Germania) anzi è l'espressione di questi ultimi all'interno delle dinamiche della società di massa.
Era ovvio che tali visioni del mondo non sarebbero potute convivere a lungo.
La Seconda Guerra Mondiale si presenta quindi, nel palcoscenico della Storia come il conflitto bellico per eccellenza, il cui fine ultimo è mettere fine al caos creatosi con la disintegrazione dell'ordine tradizionale, in un periodo storico in cui l'uomo, a seguito del fatidico rinnovamento che l'origine della scienza moderna ha apportato alle sue possibilità di conoscenza e innovazione, è in possesso di mezzi tecnici di un livello tale che nessun periodo storico posteriore può essere preso a paragone per tale espressione di potenza e dominio sulla natura.
La conclusione del conflitto bellico ha visto la caduta nel nazionalsocialismo, sconfitto dalle altre due, abbiamo visto come quest'ultima visione del mondo sia stata bandita, brutalizzata, demonizzata come mai è accaduto nella storia, questo perchè l'ordine di legittimazione dominante non può accettare la benchè minima opposizione o meglio, la possibilità di pensare orwellianamente ad una opposizione.
Se il conflitto bellico vero e proprio è finito nel 1945, la sfida tra le due visioni del mondo rimaste: liberalismo e comunismo, continua senza sosta, patrocinata dalle due potenze di riferimento: Stati Uniti d'America e Unione Sovietica e si concluderà solo quando quest'ultima imploderà e consegnerà, a partire dall'inizio degli anni '90, il predominio del mondo alla potenza tallassocratica grazie alla quale il liberalismo è, da quel momento libero di affermarsi come unico ordine legittimante.




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