Parigi, la rabbia degli immigrati
2/11/2005
Parigi, barricate improvvisate e cassonetti in fiamme a Aulnay sous Bois
Scene di guerriglia urbana a nord e a est della capitale, provocate dalla morte di due minorenni inseguiti dalla polizia. Ora la calma sembra essere tornata. Ma Nicolas Sarkozy, il ministro degli Interni, si ritrova nel mirino: dei suoi stessi colleghi di governo
Lanci di pietre e gas lacrimogeni, auto o cassonetti in fiamme e cariche della polizia, barricate improvvisate e bombe accecanti. La guerriglia urbana parigina, partita dalla periferia settentrionale di Clichy-sous-Bois, ha sconvolto le ultime notti della capitale francese, fino a poche ore fa teatro di scontri e inseguimenti tra bande di giovani immigrati, molti sans papiers, e le forze dell'ordine.
A scatenare la rabbia dei maghrebini delle banlieu, organizzati per piccoli gruppi molto mobili, secondo lo schema dei black block genovesi, sono state le morti di due minorenni, rifugiatisi in una cabina elettrica durante un inseguimento.
L'elenco dei danneggiamenti è lungo: un camion e quattro veicoli della posta in fiamme a Sevran e a Tremblay-en-France, incendi a una cinquantina di autovetture un po' ovunque, una caserma dei pompieri a cui è stato appiccato il fuoco.
Ora la calma sembra essere tornata in gran parte delle zone dove è scoppiata la rivolta e benché la magistratura garantisca un'inchiesta rapida sulla morte dei due minorenni, si respira un clima di tensione e grande incertezza. Tanto che il ministro dell'Interno, Nicolas Sarkozy, è stato costretto ad aprire martedì sera al ministero «un tavolo negoziale», cui partecipano una trentina di funzionari e rappresentanti dei giovani manifestanti. La polizia ha fermato sei persone, tra cui due giovani che avevano dato fuoco ad alcuni veicoli e tre che trasportavano prodotti incendiari.
POLEMICHE POLITICHE
L'ondata di violenze e il modo con cui Sarkozy, che molti vogliono prossimo candidato gollista all'Eliseo, ha affrontato l'emergenza non ha mancato di suscitare polemiche nel centrodestra francese. Il primo ministro Dominique de Villepin, il suo principale rivale politico, ha incontrato le famiglie dei due giovani morti a Clichy e non ha difeso il suo collega di governo, al centro di una pressante campagna di stampa per aver usato la mano troppo dura coi manifestanti, contribuendo a far precipitare la situazione.
Il ministro delle Pari Opportunità Azouz Begag ha polemizzato apertamente con Sarkozy, rimproverandogli l'uso di termini come «immondizia» e «feccia» per parlare di alcuni giovani della periferia. Sarkozy, intervistato da Radio Europe, ha cercato di difendersi: «Non uso mai dei termini crudi, sono ben educato, e ancor meno delle parole violente. Chiamo mascalzone un mascalzone, assassino un assassino. Non capisco d'altronde cosa il termine 'feccia' possa avere di volgare o violento... Parlo con le parole che i francesi capiscono». Al di là delle ragioni contingenti che hanno provocato la rivolta, la rabbia nei sobborghi orientali e settentrionali di Parigi, dove molti abitanti sono di origine araba e africana, sembra provocata dalla frustrazione dei giovani, che non riescono a trovare lavoro e anche riconoscimenti da parte della società francese.
Un attacco a colpi di gas lacrimogeno contro una moschea ha ulteriormente infiammato la protesta.
con oggi son sei giorni che quella feccia fa casino




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