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Partecipanti
24. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Si decisamente,con colpi di stato islamici,azioni sovversive sioniste,conversioni induiste o cinesi

    9 37.50%
  • Si in parte ma un'istituzione monarchica o repubblicana è difficile che potrà cadere

    1 4.17%
  • No non scherziamo

    9 37.50%
  • Altro

    5 20.83%
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Risultati da 1 a 10 di 74
  1. #1
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    Predefinito SNGD - Patto di stabilità: ha ragione Prodi o Berlusconi?

    Nell'ottobre 2002 grande scalpore avevano suscitato le dichiarazioni del Professor Prodi, che aveva definito "stupido" il patto di stabilità, suscitando le solite levate di scudi degli antiprodiani in servizio permanente effettivo, che avevano fatto a gara per distorcere il significato delle sue affermazioni.

    Rileggiamo le esatte parole del Presidente e quelle del cavaliere, confrontiamole fra di loro e vediamo di stabilire una volta per tutte chi è la banderuola.

    Ah, per agevolarvi il compito vi dico che La Malfa è d'accordo col Professore e non col cavaliere, solo che non osa dirlo da che parte sta.
    ---------------------------------------------------------------------
    Per altri sondaggi visita......:
    http://www.politicaonline.net/forum/...highlight=SNDG
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    I sondaggi on-line del nostro Forum Repubblicano non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti i forumisti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere agli amici di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.
    I sondaggi sono elencati in ordine di tempo ... i piu' recenti sono in basso.

  2. #2
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    Predefinito Tratto da IL TEMPO 1 dicembre 2003

    «È stata cambiata la natura del Patto di stabilità» La Malfa denuncia il rischio dell’euro. Spence: non si possono ignorare le restrizioni

    Il commissario europeo agli Affari monetari, Solbes: dopo l’Ecofin il sistema non è più credibile
    «È STATA cambiata la natura del patto, si è passati da un patto basato su regole chiare e precise a uno che dipende da una decisione politica caso per caso, vale a dire molto meno prevedibile, con tutti i rischi che ciò comporta. E questo non riguarda solo la prevedibilità ma, soprattutto, il trattamento uguale per tutti». A dichiararlo è il commissario europeo agli Affari monetari, Pedro Solbes, secondo cui, comunque, nonostante la decisione dell'Ecofin di sospendere la procedura per deficit eccessivo nei confronti di Francia e Germania, «le precedenti raccomandazioni restano in vigore». Secondo Solbes, dunque, per Parigi e Berlino «sussiste l'obbligo giuridico di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2004». Anche se, aggiunge, «ciò non ha assolutamente senso dal punto di vista economico. E questo comporta molti problemi. Dovremo analizzare i programmi di stabilità di tutti i Paesi. Ma sulla base di quale dottrina? Quella legalmente accettata dai Paesi membri o quando deciso politicamente da alcuni di loro?».
    Anche il premio Nobel per l'economia 2001, Michael Spence, giudica la decisione dell'Ecofin di sospendere le procedure su Francia e Germania per la violazione delle regole sul deficit: «Generalmente non sono a favore di rigide restrizioni sui budget e sul deficit in quanto possono minare il processo di crescita di un Paese - dichiara -. Tuttavia, dal momento che queste esistono, non è probabilmente una buona idea ignorarle in modo selettivo. E questo per due ragioni: la prima è che le aziende e i mercati non sanno mai quando saranno ignorate, e ciò crea grande incertezza. La seconda è che, se le restrizioni vengono applicate selettivamente, allora c'è la possibilità di ingiustizia tra i vari Paesi».
    Contro la cancellazione delle sanzioni Ecofin per Francia e Germania forti critiche sono state mosse dal segretario nazionale dell'Udeur, Clemente Mastella. «Quando ci sono le regole vanno rispettate» dice il parlamentare, per il quale «le regole comunitarie non possono avere il broncio dei Paesi eventualmente destinatari di provvedimenti o sanzioni». Per il presidente della commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, «il Trattato di Maastricht ha creato un regime di asimmetrie» perché «i governi hanno la responsabilità politica di fronte agli elettori ma, allo stesso tempo, sono, del tutto o in parte, sguarniti di strumenti di politica economica: evidente che una crisi ci sarebbe stata». Per Jean-Paul Fitoussi, presidente dell'Osservatorio francese di congiuntura economica (Ofce), il Patto di stabilità «è più vivo che mai, lo sanno bene, anzi, lo sentono molto i francesi e i tedeschi. La gestione dei loro bilanci attualmente è più rigorosa e dà uno straordinario alibi ai governi per condurre delle politiche liberali o restrittive».

  3. #3
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    Predefinito Re: Tratto da IL TEMPO 1 dicembre 2003

    Originally posted by nuvolarossa Giorgio La Malfa, «il Trattato di Maastricht ha creato un regime di asimmetrie» perché «i governi hanno la responsabilità politica di fronte agli elettori ma, allo stesso tempo, sono, del tutto o in parte, sguarniti di strumenti di politica economica: evidente che una crisi ci sarebbe stata».[/u] [/B]
    Il pensiero di La Malfa (figlio, non padre) è chiarissimo: dice che per vincere le elezioni si fa questo ed altro. Quello che ha detto Berlusconi un anno fa non conta.

    Merntre guarda caso Solbes e il premio Nobel Michael Spence dicono quello che dice Prodi: se ci sono delle regole vanno rispettate, altrimenti ognuno poi fa quello che vuole ed addio Europa.

    O no?

  4. #4
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 29 novembre 2003

    Niente drammi in Europa

    di Tullio Toscano

    La vita dell’Ue è stata caratterizzata sin dal suo esordio da dissidi, contrasti e incomprensioni frequenti. Basti qui ricordare gli scontri in materia di politica agricola, che rischiarono di porre fine all’integrazione europea in conseguenza della pretesa della Francia di ottenere il finanziamento dei suoi più importanti prodotti agricoli (come cereali e latte) a carico del bilancio comune. Ma allora non si visse alcun dramma, perché la stampa europea si occupava solo marginalmente di queste vicende, che erano pressoché sconosciute al grande pubblico.

    Nelle anticamere dei consigli di Bruxelles e Lussemburgo, si aggiravano rari inviati dei maggiori quotidiani europei, incaricati di raccogliere i “comunicati finali” da trasmettere prontamente alle redazioni delle diverse capitali. Oggi viviamo l’esperienza opposta. L’Ue è al centro dell’attenzione internazionale e le sue vicende vengono ben volentieri drammatizzate da commentatori superficiali che interpretano i frequenti contrasti, come indizi di crisi gravi o di disfacimento del sistema. Ma non è così. Sottoscrivere un trattato, non significa essere sempre in grado di rispettarlo ed escludere “a priori” situazioni di difficoltà che ne impediscano l’osservanza.

    L’Ue ha sfornato sinora decine di migliaia di direttive, decisioni e regolamenti non tutti puntualmente applicati, come dimostrano i frequenti ricorsi della Commissione alla Corte di Giustizia per ottenerne il rispetto da parte di questo o quel paese membro. Malgrado ciò la Comunità continua a restare in piedi e ad allargarsi a vista d’occhio. Ora, la mancata applicazione di Francia e Germania del “Patto di Stabilità”, su cui la stampa ha fatto un gran chiasso, è un episodio di ordinaria amministrazione e non deve essere drammatizzato in alcun modo.

    Più che muovere censure e andare alla ricerca di responsabili e capri espiatori, si dovrebbe piuttosto riflettere sull’opportunità di tenere in piedi regole tanto rigide, in un mercato non ancora compiuto, qual è l’Ue, esposta alle pressioni (positive o negative) dell’economia mondiale, che ne condizionano la crescita. Ne deriva che ogni paese membro deve fare i conti con difficoltà non sempre prevedibili, che vanno fronteggiate con misure appropriate, anche a costo di allontanarsi da regole concepite a suo tempo in via astratta. Mentre la ripresa in America marcia al tasso dell’8,5%, l’Europa segna il passo.

    Poiché non esiste ancora una politica economica e finanziaria comune, non v’è dubbio che la responsabilità delle iniziative resti tutta nelle mani dei governi, che devono adoperarsi per sostenere lo sviluppo e dare slancio all’occupazione. Non esistono alternative. Gli allarmisti, comunque, si tranquillizzino. L’Europa non è prossima al tramonto, solo perché Germania e Francia hanno superato il fatidico 3% del rapporto deficit/Pil stabilito a tavolino nel 1997. Essa ne uscirà anzi più matura e responsabile e più preparata ad affrontare i ben più seri contrasti che ci saranno quando nell’Ue saranno entrati anche i paesi dell’Est che, grazie a cinquant’anni di comunismo, sono afflitti da gravi problemi di arretratezza.

    E’ sciocco infine parlare di “egoismi nazionali” e di “sperpero di anni di sacrifici” come ha fatto la sinistra, che non ha resistito alla tentazione di attribuirne la colpa al nostro governo che, a mezzo del ministro Tremonti, ha fatto opera di mediazione in seno all’Ecofin.

    Tullio Toscano

  5. #5
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    Predefinito Re: tratto da L'OPINIONE 29 novembre 2003

    Originally posted by nuvolarossa
    Niente drammi in Europa

    E’ sciocco infine parlare di “egoismi nazionali” e di “sperpero di anni di sacrifici” come ha fatto la sinistra, che non ha resistito alla tentazione di attribuirne la colpa al nostro governo che, a mezzo del ministro Tremonti, ha fatto opera di mediazione in seno all’Ecofin.

    Tullio Toscano
    Ma da dove salta fuori questo qua? Cosa c'entra la sinistra? E' Monti che ha parlato di queste cose.

    Tutti i pollisti che corrono dietro all'astrusa idea che se non si rispettano le regole comuni non succede niente.

    E invece finisce l'Europa.

    Ma loro già si leccano i baffi pensando ai buchi che potranno fare senza che nessuno possa dire nè a nè ba.

  6. #6
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    Predefinito

    Mentre il nostro pollista di prima si affannava a dirci "tranquilli, non è successo niente", vediamoci insieme l'inrtervista completa del Sole 24 Ore di ieri a Prodi e La Malfa (figlio, non padre), che sembrano molto più catastrofisti.

    La differenza è che La Malfa vorrebbe subito un governo federale europeo (è un vecchio trucchetto di chi non vuol far niente dire di volere tutto e subito), mentre Prodi dice che bisogna fare un passo alla volta, ora tocca alla Costituzione, e che il principio passato in base al quale le regole sono carta igienica è un gran bel passo indietro, ma enorme proprio.

    Senza Europa è la nostra fine, non potremo noi staterelli da 50 milioni di abitanti competere con Cina e India.


    INTERVISTA Giorgio La Malfa:
    le incoerenze del trattatto di Maastrciht sono venute a galla
    Ora rischia molto anche l'euro»


    ROMA ∎ Una crisi del Patto di stabilità dettata dalle «asimmetrie» di Maastricht. Una futura crisi che «investirà l'euro» mentre i lavori della Convenzione «non hanno prodotto quasi nulla». In questo contesto, nella sinistra italiana, «fatte alcune eccezioni», c'è una totale confusione. «Nelle dichiarazioni di Fassino, Visco e Rutelli, c'è una mancanza totale di buon senso. Non so proprio come vogliano impostare
    le loro posizioni al di là della giaculatoria. Pensano che il Patto nella sua immutabilità possa giovare all'Europa?», si chiede Giorgio La Malfa (Pri), presidente della commissione Finanze della Camera.
    Partiamo dall'inizio, la rottura del Patto...
    Il Trattato di Maastricht ha creato un regime di asimmetrie: un livello sovranazionale per la moneta e il tasso di cambio: uno nazionale per le politiche di bilancio, ma sotto il controllo e la sorveglianza degli organismi europei; infine, uno puramente nazionale per le politiche dell'occupazione. Dunque, i Governi hanno la responsabilità politica di fronte agli elettori ma, allo stesso tempo, sono - del tutto o in parte - sguarniti di strumenti di politica economica: evidente che una crisi ci sarebbe stata.
    Il ciclo economico ha solo alzato il velo?
    In un momento di congiuntura negativa, i Governi si sono trovati di fronte a una missione impossibile: come stimolare l'economia mentre i vincoli europei obbligano ad andare in direzione opposta. Così la tensione si è scaricata sul Patto. Ogni tentativo di suggerire alla Commissione - come abbiamo fatto - di consentire ai Paesi margini per rendere compatibili esigenze di sviluppo con quelle di stabilità, è caduto nel vuoto. La proposta di togliere le spese per investimenti dal calcolo dei parametri non ha trovato ascolto mentre quella di tenere conto dell'andamento del ciclo, ha avuto solo parziali e tardive risposte.
    C'è stata invece la difesa cieca dell'esistente e la Commissione ha retto fino a quando non sono entrati in gioco gli interessi dei Paesi più grandi, di Francia e Giermania. Se la Commissione fosse stata guidata in maniera intelligente e adeguata, si sarebbe presa l'iniziativa di modificare un Patto che lo stesso Prodi aveva definito stupido. Si dovevano allentare i vincoli o fare un passo completo.
    Cioè?
    Portare anche le politiche fiscali al livello delle politiche monetarie. Affidare, cioè, a organi europei la responsabilità della politica monetaria e fiscale. Scegliere di fare il passo completo: l'Europa è una, il mercato lavoro è uno, il sistema fiscale è uno.
    Quali saranno le conseguenze sulla Convenzione?
    Non credo ci saranno effetti negativi. Nel senso che la Convenzione ha prodotto un risultato molto modesto. E, anche nella peggiore delle ipotesi - cioè che il lavoro venga annullato a causa della rottura politica -, si lascerebbero esattamente le condizioni istituzionali dell'Europa come sono oggi. Politicamente sarebbe una sconfitta ma dal punto di vista istituzionale si è prodotto pochissimo.
    Insomma, una impasse istituzionale ed economica...
    E ora bisognerebbe intervenire sulle regole della politica monetaria perché la prossima crisi verrà da lì. L'euro è il futuro candidato. Dalle asimmetrie si esce sempre, ma non è detto che se ne esca approdando a un livello virtuoso. Se ne può uscire anche entrando tutti in crisi.
    Dunque la prossima bufera sarà sull'euro?
    Le decisioni di Bruxelles di qualche giorno fa aumentano ulteriormente l'asinnnetria del sistema: la politica monetaria resta a livello federale, le politiche di bilancio sono state rinazionalizzate. Da un lato, aumenta la solitudine della Bce e dall'altro, prima o poi, qualcuno si chiederà: a chi conviene? Perché si possono creare condizioni economiche diverse tra Paesi che comportano l'esigenza di avere politiche monetarie diverse: espansive per alcuni, restrittive per altri. E questo contrasto non può essere risolto dicendo che c'è un margine nelle politiche di bilancio, perché queste non sempre costituiscono lo strumento migliore da usare per l'economia. Il punto è che la politica monetaria unica presuppone un'omogeneità economica in tutta l'area. Oppure, che vi sia un meccanismo decisionale democratico che faccia prevalere la maggioranza. Ma perché questo accada deve esserci l'unione politica, cioè un governo federale. E purtroppo quello che era un obiettivo già difficile, oggi appare ancora più lontano.
    LINA PALMERINI


    Prodi: l'Europa deve
    progredire o scomparirà

    «Senza una Costituzione forte saremo cancellati dalle carte geografiche»

    NEW DELHI L'odore dell'India, quello classico, indistinguibile, è scomparso almeno nei grandi alberghi di New Delhi. Lo dice quasi con una punta di amarezza il, presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, che con l'India ha un rapporto solido e lontano, che risale a venti anni fa, quando era presidente dell'Iri la prima volta. Eppure rimane ogni volta stupito, Prodi, dei passi da gigante che sta compiendo questo subcontinente che sfida le nuove tecnologie ma è tanto dipendente dagli eventi naturali che un monsone favorevole significa quasi un punto in più di Prodotto interno lordo.
    Ma oggi l'India è, per Prodi, una grande lente di ingrandimento per vedere meglio quello che sta avvenendo nel mondo. Così, davanti al «fantastico sviluppo» dell'economia indiana che viaggia su tassi di crescita del 7%, le divisioni dentro l'Europa alla vigilia di appuntamenti decisivi per il suo futuro, appaiono un'inutile battaglia di retroguardia. La storia dell'ultimo Ecofin e l'incerta sorte del nuovo Trattato costituzionale nonostante gli sforzi realizzati dai ministri degli Esteri a Napoli rischiano di «cancellare l'Ue dalla carta geografica del mondo».
    Il rischio è che la deriva intergovernativa faccia ripiombare l'Europa iell'800. L'allarme-lo aveva lanciato venerdì il commissario Mario Monti e ieri da New Delhi Prodi rincara la dose. «Certo, la paura esiste - dice - soprattutto ora che si sta decidendo la costruzione europea bisogna avere chiara l'idea dell'Europa che vogliamo scstenere e noi vogliamo un'Europa che possa dire una parola nel mondo». Ma se continuano le divisioni e le tensioni «non resistiamo». «Noi - spiega il presidente dell'Esecutivo comunitario - dobbiamo dare una risposta costituzionale riguardo alla domanda di Europa che viene da Paesi come Cina e India». E invece, aggiunge
    Prodi, quello che è avvenuto all'ultimo Ecofin «è preoccupante e va nella direzione opposta perché passa il principio che le regole comuni possono anche non essere rispettate». Perché se a un'Europa che si sta avviando a diventare un colosso da 450 milioni di persone, non diamo delle regole per cui possa agire e decidere allora facciamo davvero dei passi indietro. «Ecco - insiste Prodi - questa è la mia vera paura».
    Ed è per questo che Prodi si augura che il processo costituzionale possa fare significativi progressi entro la fine della presidenza italiana e «ci porti a fare un salto in avanti». Altrimenti «l'Europa verrà cancellata dalla carta geografica del mondo. Gli altri si muovono e i progressi che si vedono anche qui in India sono impressionanti». Non dobbiamo credere, avverte Prodi, «di avere dalla provvidenza il mandato di governare il mondo o essere leader della scienza e della tecnologia; se non ci mettiamo al passo con le esigenze della globalizzazione del mondo moderno, noi siamo finiti».
    Il mondo sta cambiando, la Cina ha un miliardo e quattrocento milioni di persone, l'India supera il miliardo. Non possiamo più permetterci di pensare «che tutto sia come nell'800». «Del resto che cosa può contare un singolo Paese - si domanda Prodi - fosse pure un Paese grande come la Germania? Vogliamo davvero pensare che, da sola, una realtà con 50 o 60 milioni di abitanti possa essere ascoltata?».
    Non tutti i segnali, però, sono negativi. L'euro, per esempio, ha contribuito a costruire un'identità europea. «Nel mondo - osserva Prodi - c'era un solo lasciapassare ed era il dollaro; tutti noi dovevamo girare con monete diverse se volevamo fare un viaggio complicato; oggi abbiamo una moneta che è accettata in tutto il mondo, diventa riserva nella Banca di Cina, è ancora un po' lenta in India ma si impone nel Mediterraneo, in Africa e va aumentando in America latina». Certo, il passaggio all'euro «ha creato problemi in alcuni Paesi ma ha dato a noi e ai nostri figli uno strumento non solo per sopravvivere ma per avere una voce nel futuro».
    GERARDO PELOSI

  7. #7
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    Predefinito tratto da LA STAMPA di Torino 27 novembre 2003

    Così difficoltà per la politica monetaria

    Ma quel patto è contraddittorio

    di Giorgio La Malfa

    E' stato il presidente della Commissione europea Romano Prodi a definire qualche tempo fa in una intervista al quotidiano francese Le Monde "stupido" il Patto di Stabilità. Una volta dato questo giudizio, avrebbe dovuto essere la Commissione, su iniziativa del suo Presidente, a proporre una riformulazione del Patto in modo da evitare di trovarsi a dover gestire con rigidità un meccanismo del quale risultava sempre più evidente una difficoltà di applicazione. La Commissione, invece, non ha saputo decidere tempestivamente se porsi alla testa di un processo di revisione inevitabile o presentarsi come il guardiano ed il baluardo dei testi scritti nei confronti dei Governi europei. Ha fatto la sua scelta; ha sperato fino all'ultimo che Francia e Germania non fossero in grado di raccogliere un numero di voti sufficiente per bloccare le proposte della Commissione. Ora non può certo recriminare sull'esito della impostazione da essa stessa scelta. Oltre tutto, come ha fatto osservare, con qualche ironia, il predecessore del Commissario Solbes, Thibault de Silguy e come ha giustamente ricordato il Ministro Tremonti, è lo stesso Trattato di Maastricht all'articolo 104C a stabilire che spetta alla Commissione fare una proposta di elevare una sanzione a carico di un paese per disavanzo eccessivo, ma è prerogativa del Consiglio Europeo decidere se tale proposta debba o meno essere accolta. L'Italia non avrebbe potuto assumere una posizione diversa da quella che ha assunto, non solo in quanto Presidente di turno del Consiglio Europeo, ma anche perché sarebbe stato sommamente ridicolo (oltre che controproducente) per un Paese che ha avuto e tuttora ha dei conti in disordine, ergersi a giudice e censore di Paesi che nel complesso hanno un record in materia di bilancio migliore del nostro. Aggiungo, con buona pace dell'on. Visco, che appare una posizione non meditata quella di esponenti di partiti di sinistra che chiedano l'applicazione di regole il cui fondamento è in una ortodossia fiscale (e monetaria) che non può appartenere a queste forze. Ho scritto molte volte che vi è una profonda contraddizione nel disegno dell'Unione Monetaria Europea, poiché essa trasferisce la responsabilità delle decisioni e della conduzione della politica monetaria a un organo sovranazionale, annulla la possibilità di gestione del rapporto di cambio fra l'Europa e il resto del mondo, attribuisce alla Commissione Europea un compito di controllo delle politiche di bilancio che restano però di competenza dei governi nazionali ma lascia a questi ultimi la completa responsabilità di rispondere ai loro elettori per ciò che riguarda il livello dell'attività produttiva e dell'occupazione. Si tratta di una impostazione contraddittoria e alla lunga insostenibile, come è evidente a chiunque ragioni seriamente di questi problemi e sarebbe stato indispensabile affrontare per tempo questi problemi che alla lunga mineranno la stabilità dell'euro in quanto tale. Da una situazione così asimmetrica si può uscire solo in due modi: o elevando a livello europeo le responsabilità complessive della politica economica e facendo carico alle istituzioni europee anche dei problemi che oggi restano affidati alle autorità nazionale, private però dei loro poteri essenziali, oppure "rinazionalizzando" progressivamente tutti gli strumenti della politica economica. A me è sempre sembrato che questa riflessione dovesse precedere l'avvio dell'euro o comunque essere avviata non appena, nel 1999, venne avviata la fase finale dell'Unione Monetaria. Così non è stato. Con le decisioni di ieri, è stata imboccata la seconda strada - quella della rinazionalizzazione delle politiche di bilancio. Questo vuol dire che alla lunga entrerà in difficoltà il meccanismo stesso della politica monetaria. Ho proposto più volte di affrontare questo problema. Lo si potrebbe fare ampliando la responsabilità della Banca Centrale Europea, includendo fra i suoi compiti e le sue responsabilità anche l'andamento generale delle economie europee e non solo l'andamento dei prezzi. Questa del resto è l'impostazione che gli Stati Uniti hanno adottato con lo Humphrey-Hawkins Act che affida alla Riserva federale sia il compito della lotta all'inflazione che quello di assicurare un'adeguata crescita dell'economia americana. Non volersi occupare seriamente di questo problema significa che, se non domani, entro qualche tempo anche questo problema verrà alla luce, con conseguenze ancora più serie di quelle che lasciano le decisioni di ieri dell'Ecofin.

    Giorgio La Malfa

    Presidente del P.R.I.

  8. #8
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    Predefinito Re: tratto da LA STAMPA di Torino 27 novembre 2003

    Originally posted by nuvolarossa
    Così difficoltà per la politica monetaria

    Ma quel patto è contraddittorio

    di Giorgio La Malfa

    E' stato il presidente della Commissione europea Romano Prodi a definire qualche tempo fa in una intervista al quotidiano francese Le Monde "stupido" il Patto di Stabilità. Una volta dato questo giudizio, avrebbe dovuto essere la Commissione, su iniziativa del suo Presidente, a proporre una riformulazione del Patto in modo da evitare di trovarsi a dover gestire con rigidità un meccanismo del quale risultava sempre più evidente una difficoltà di applicazione.
    Giorgio La Malfa

    Presidente del P.R.I.
    E' stato il Presidente del Consiglio Italiano ad opporsi a che il Patto "stupido" venisse modificato.

    Non so se La Malfa (padre) sarebbe stato capace di simili arrampicate sullo specchio.

    A La Malfa (stavolta parlo del figlio) pare che importi solo attaccare Prodi, com'è sta storia?




  9. #9
    Garibaldi
    Ospite

    Predefinito

    Aridangaaa !!!!
    rombagadangaaa ??!!?!?!?
    ariota !?!?!?
    rombagoyota ?!?!?

  10. #10
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    Originally posted by Garibaldi
    Aridangaaa !!!!
    rombagadangaaa ??!!?!?!?
    ariota !?!?!?
    rombagoyota ?!?!?
    Sei sempre stato così oppure hai subito di recente uno chock?

 

 
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