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Discussione: Insorti

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    Predefinito Insorti

    Dacia Valent sulle sommosse francesi
    Data: Lun, 7 Nov 2005 20:01:43





    [ Allonsanfàn| 07/11/2005 | 17:12 ]

    []
    Il sogno dell’europeo medio, quello bianco,
    borghese, cristiano, ingrassato da anni di buona
    tavola e cattive letture, è quello di avere un
    "immigrato non fastidioso", che – soprattutto -
    resti immigrato per sempre, sempre alieno, sempre
    straniero, in modo di poter sfruttare il suo
    lavoro - bassa manovalanza di solito - ed una
    volta finito di spremerlo, poterlo riporre in un
    armadio, e non pensarci fino al giorno dopo.

    Sfortunatamente per questi incubatoi di incubi,
    non è così che funziona. No, gli “immigrati” sono
    sempre di meno: le seconde, terze e quarte
    generazioni sono già qui, ed anche se si volesse
    continuare a fingere di non vederle, di non
    sentirle, non sono utensili da riporre, sono i nuovi europei.

    La situazione dei diritti civili è andata
    deteriorandosi sempre di più, sommandosi alla
    netta sensazione percepita dalle minoranze di
    costituire un problema sociale piuttosto che una
    risorsa: dagli incendi degli ostelli (51 morti di
    cui 29 bambini in pochi mesi), agli sgomberi e
    demolizioni dei poveri luoghi nei quali vivono,
    al diniego del “posto in graduatoria” per le case
    popolari, alle profanazioni delle Moschee, alla
    violazione delle loro abitazioni senza nessun
    genere di garanzia processuale, fino
    all’incertezza della propria presenza in Europa…

    In un’Europa, che chiede molto e da molto poco,
    la vita di tutte le minoranze, soprattutto quelle
    etniche, è sempre più precaria, mano a mano che
    passa il tempo: invece di migliorare peggiora,
    perché sulla nostra pelle, spesso letteralmente,
    si costruiscono alleanze elettorali e contratti con gli elettori.

    In un clima del genere è naturale che le nostre
    future generazioni si ritraggano in un angolo di
    mondo che rischia di implodere
    nell’autocommiserazione ed esplodere nell’odio.
    Davvero, per quanto tempo ancora si pensa che le
    persone siano disposte a sopportare? E quanto dovrebbero sopportare?

    []


    Il Quarto Stato - Pellizza da Volpeda

    Non si tratta solo degli incendi ma anche delle
    retate etniche e religiose che vengono compiute
    quotidianamente, delle irruzioni in piena notte
    nelle nostre case, della creazione dei campi di
    concentramento dove ci rinchiudete, degli aerei
    speciali nei quali saliamo, ammanettati gli uni
    agli altri come bestiame, nelle quote che
    pretendono di portare in Italia solo la
    manodopera necessaria per far funzionare le
    industrie o l’agricoltura, nei permessi di
    soggiorno che vengono rilasciati solo se siamo
    produttivi, nelle famiglie separate da una legge
    che non ci consente di vivere con i nostri figli,
    nelle difficoltà d’accesso al credito, negli
    ostacoli per lo svolgimento del culto, nella
    demonizzazione mediatica quotidiana. È vero,
    molte di queste cose non le vivo direttamente, ma
    le sento, potenti, laceranti, come chiunque sentirebbe l’ingiustizia.

    Il razzismo è costante e abituale. Ed è la spia
    di una guerra che si sta combattendo, non
    guerreggiata, semplicemente accennata, ma non per
    questo meno cruenta: le vittime che restano sul
    terreno sono di carne, sono di sangue, sono
    []
    di sogni, sono di desideri. Sulla ghiaia del
    viale dell’umiliazione i nostri corpi sono reali, non inventati.

    E questa guerra non ha fatto altro che mettere
    ancora di più sotto i riflettori lo scontro di
    civiltà tutto interno al cosiddetto primo mondo,
    le cui vittime impotenti, fino ad oggi, siamo
    noi: quando si parla di sviluppo sostenibile di
    solito ci si riferisce ai paesi emergenti.

    Ma siamo davvero sicuri che questo ritmo di
    sviluppo, che ha effetti opposti in Africa, Asia
    ed America Latina, possa davvero essere sostenuto
    dalle nostre società europee, o non è piuttosto
    vero che un simile gap nel godimento della
    società del benessere non sortirà altro effetto
    se non quello di attrarre sempre di più i dannati
    della terra? Quelli da escludere, da temere a da
    intimorire. Quelli ai quali addossare le colpe
    del cattivo governo, della gestione inetta della
    cosa pubblica, il perfetto capro espiatorio.

    Anche durante il fascismo il governo invocava
    questioni di sicurezza, o brandia la povertà e la
    disoccupazione additando gli ebrei, per
    perpetrare raid nelle sinagoghe e per deportarli
    e per ucciderli. Oggi succede con la comunità
    islamica, e per Dio, secondo voi, secondo tutti
    voi, abbiamo il tempo di aspettare che fra 50
    anni qualcuno ci chieda scusa per questi anni di
    terrore e di umiliazione, o possiamo
    risparmiarceli e vedere di chiuderla qui, senza
    che nessuno di noi, e di voi, ne abbia a soffrire?

    []
    E siamo tutti quanto stanchi di sentire la solita
    solfa da 20 anni a questa parte. Le cose stanno
    andando bene, le cose andranno meglio, le cose
    devono migliorare. Basta. Sono stanca di crederci ancora.

    E con me, lo sono anche le migliaia di giovani,
    non solo neri, non solo musulmani, che
    dall’inverno dei loro ghetti reclamano a gran
    voce la primavera dei diritti. Piacerebbe a molti
    che si trattasse di scontro religioso:
    scordatevelo. Una nuova classe ha preso coscienza
    di se, il primo passo per disperdersi, ma fino a
    quando dura, grazie a loro, grazie agli incendi
    delle Maserati e delle Peugeot, ai bambini
    arrestati ed ai poliziotti che si sentono sempre
    meno sicuri di fare la cosa giusta, stiamo
    assistendo alla prima primavera di questo millennio.

    I PIL di alcuni dei nostri paesi ci colloca tra i
    G8, ma forse questo PIL tiene in considerazione
    il degrado dei nostri quartieri, le nostre scuole
    sempre più vuote di personale q
    []
    ualificato e di studenti, le sirene delle
    ambulanze che raccolgono la carne morta sulle
    statali e le autostrade nel fine settimana? I
    viaggiatori del sesso infantile e le bambine che
    viaggiano per sesso? Considera le serrature delle
    nostre case e quelle delle prigioni che
    contengono i ladri che hanno tentato di forzarle?
    Riflette la smania di un governo di armare la
    mano dei nostri commercianti e imporre taglie per
    mettere il proletario contro l’altro proletario?
    Rispecchia i nostri figli che uccidono i loro
    genitori ed i genitori che uccidono i nostri
    figli, e il sottofondo di programmi televisivi
    che fanno della volgarità e della violenza i veicoli per il nostro shopping?

    Il fatto di essere parte dei G8 non importa
    nulla, se pensiamo al futuro dei nostri figli,
    alla qualità della loro educazione, alla qualità
    della loro infanzia ed alla sfida delle loro
    adolescenze. È impermeabile al bisogno di
    protezione delle nostre famiglie, alla sicurezza
    del lavoro ed a quella sul posto di lavoro, ed
    all’incolumità sulle nostre strade. Non include
    lo splendore delle nostre culture che si
    incontrano, invece di scontrarsi, o la solidità
    delle nostre convinzioni, l’intelligenza della
    nostra società o l’integrità dei nostri burocrati
    e politici. Non misura il valore, il criterio, la
    compassione o la dedizione alla nostra gente.

    Il nostro denaro, quello che ci fa essere parte
    del G8, misura tutto eccetto quello che rende la
    nostra vita degna di essere vissuta, ci dice
    tutto dell’Europa ma nulla dell’essere italiani.

    []
    Sono stanca, siamo stanchi, tutti quanti noi
    siamo stanchi. Ciascuna delle parole che tentiamo
    di ascoltare o di raccontare ci conduce sempre di
    più verso la stanchezza, verso il nostro sentirci
    soli, sempre più soli e sempre più spaventati.

    Ma il nuovo popolo europeo, gran brutta bestia il
    popolo, ha cominciato prima a sussurrare, poi a
    gridare ed adesso ad articolare politicamente –
    con violenza dirompente, ma pur sempre politica -
    il proprio no alla logica della guerra interna
    continua, usata come ottundente della
    consapevolzza di vivere in una società devota
    alla guerra contro un nemico che si è fato carne
    nella nostra carne. Non abbiamo intenzione di
    morire in silenzio, come piacerebbe a molti. No.

    Quello che sta succedendo in Francia, nel Regno
    Unito, negli USA, in Argentina, quello che
    succede in Belgio, Olanda, quello che succederà
    in Spagna ed in Italia, quello ceh succede in
    Iran e in Palestina, quello ceh succede in
    Zimbabwe ed in Brasile, costringerà gli oligarchi
    a prendere atto che le persone hanno diritti che
    – se negati per troppo tempo ed ingiustamente –
    non possono che essere strappati con la forza
    dalle mani e dalle tasche di coloro ce li hanno scippati.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane ci
    dicono chiaramente che ce ne n’est que le début.
    Malheureusement per qualcuno, ma per me, beh, per me il était grand temps.

    Dacia Valent

  2. #2
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    Predefinito Re: Insorti

    Testo originale scritto da pietro
    Dacia Valent sulle sommosse francesi
    Data: Lun, 7 Nov 2005 20:01:43





    [ Allonsanfàn| 07/11/2005 | 17:12 ]

    []
    Il sogno dell’europeo medio, quello bianco,
    borghese, cristiano, ingrassato da anni di buona
    tavola e cattive letture, è quello di avere un
    "immigrato non fastidioso", che – soprattutto -
    resti immigrato per sempre, sempre alieno, sempre
    straniero, in modo di poter sfruttare il suo
    lavoro - bassa manovalanza di solito - ed una
    volta finito di spremerlo, poterlo riporre in un
    armadio, e non pensarci fino al giorno dopo.

    Sfortunatamente per questi incubatoi di incubi,
    non è così che funziona. No, gli “immigrati” sono
    sempre di meno: le seconde, terze e quarte
    generazioni sono già qui, ed anche se si volesse
    continuare a fingere di non vederle, di non
    sentirle, non sono utensili da riporre, sono i nuovi europei.

    La situazione dei diritti civili è andata
    deteriorandosi sempre di più, sommandosi alla
    netta sensazione percepita dalle minoranze di
    costituire un problema sociale piuttosto che una
    risorsa: dagli incendi degli ostelli (51 morti di
    cui 29 bambini in pochi mesi), agli sgomberi e
    demolizioni dei poveri luoghi nei quali vivono,
    al diniego del “posto in graduatoria” per le case
    popolari, alle profanazioni delle Moschee, alla
    violazione delle loro abitazioni senza nessun
    genere di garanzia processuale, fino
    all’incertezza della propria presenza in Europa…

    In un’Europa, che chiede molto e da molto poco,
    la vita di tutte le minoranze, soprattutto quelle
    etniche, è sempre più precaria, mano a mano che
    passa il tempo: invece di migliorare peggiora,
    perché sulla nostra pelle, spesso letteralmente,
    si costruiscono alleanze elettorali e contratti con gli elettori.

    In un clima del genere è naturale che le nostre
    future generazioni si ritraggano in un angolo di
    mondo che rischia di implodere
    nell’autocommiserazione ed esplodere nell’odio.
    Davvero, per quanto tempo ancora si pensa che le
    persone siano disposte a sopportare? E quanto dovrebbero sopportare?

    []


    Il Quarto Stato - Pellizza da Volpeda

    Non si tratta solo degli incendi ma anche delle
    retate etniche e religiose che vengono compiute
    quotidianamente, delle irruzioni in piena notte
    nelle nostre case, della creazione dei campi di
    concentramento dove ci rinchiudete, degli aerei
    speciali nei quali saliamo, ammanettati gli uni
    agli altri come bestiame, nelle quote che
    pretendono di portare in Italia solo la
    manodopera necessaria per far funzionare le
    industrie o l’agricoltura, nei permessi di
    soggiorno che vengono rilasciati solo se siamo
    produttivi, nelle famiglie separate da una legge
    che non ci consente di vivere con i nostri figli,
    nelle difficoltà d’accesso al credito, negli
    ostacoli per lo svolgimento del culto, nella
    demonizzazione mediatica quotidiana. È vero,
    molte di queste cose non le vivo direttamente, ma
    le sento, potenti, laceranti, come chiunque sentirebbe l’ingiustizia.

    Il razzismo è costante e abituale. Ed è la spia
    di una guerra che si sta combattendo, non
    guerreggiata, semplicemente accennata, ma non per
    questo meno cruenta: le vittime che restano sul
    terreno sono di carne, sono di sangue, sono
    []
    di sogni, sono di desideri. Sulla ghiaia del
    viale dell’umiliazione i nostri corpi sono reali, non inventati.

    E questa guerra non ha fatto altro che mettere
    ancora di più sotto i riflettori lo scontro di
    civiltà tutto interno al cosiddetto primo mondo,
    le cui vittime impotenti, fino ad oggi, siamo
    noi: quando si parla di sviluppo sostenibile di
    solito ci si riferisce ai paesi emergenti.

    Ma siamo davvero sicuri che questo ritmo di
    sviluppo, che ha effetti opposti in Africa, Asia
    ed America Latina, possa davvero essere sostenuto
    dalle nostre società europee, o non è piuttosto
    vero che un simile gap nel godimento della
    società del benessere non sortirà altro effetto
    se non quello di attrarre sempre di più i dannati
    della terra? Quelli da escludere, da temere a da
    intimorire. Quelli ai quali addossare le colpe
    del cattivo governo, della gestione inetta della
    cosa pubblica, il perfetto capro espiatorio.

    Anche durante il fascismo il governo invocava
    questioni di sicurezza, o brandia la povertà e la
    disoccupazione additando gli ebrei, per
    perpetrare raid nelle sinagoghe e per deportarli
    e per ucciderli. Oggi succede con la comunità
    islamica, e per Dio, secondo voi, secondo tutti
    voi, abbiamo il tempo di aspettare che fra 50
    anni qualcuno ci chieda scusa per questi anni di
    terrore e di umiliazione, o possiamo
    risparmiarceli e vedere di chiuderla qui, senza
    che nessuno di noi, e di voi, ne abbia a soffrire?

    []
    E siamo tutti quanto stanchi di sentire la solita
    solfa da 20 anni a questa parte. Le cose stanno
    andando bene, le cose andranno meglio, le cose
    devono migliorare. Basta. Sono stanca di crederci ancora.

    E con me, lo sono anche le migliaia di giovani,
    non solo neri, non solo musulmani, che
    dall’inverno dei loro ghetti reclamano a gran
    voce la primavera dei diritti. Piacerebbe a molti
    che si trattasse di scontro religioso:
    scordatevelo. Una nuova classe ha preso coscienza
    di se, il primo passo per disperdersi, ma fino a
    quando dura, grazie a loro, grazie agli incendi
    delle Maserati e delle Peugeot, ai bambini
    arrestati ed ai poliziotti che si sentono sempre
    meno sicuri di fare la cosa giusta, stiamo
    assistendo alla prima primavera di questo millennio.

    I PIL di alcuni dei nostri paesi ci colloca tra i
    G8, ma forse questo PIL tiene in considerazione
    il degrado dei nostri quartieri, le nostre scuole
    sempre più vuote di personale q
    []
    ualificato e di studenti, le sirene delle
    ambulanze che raccolgono la carne morta sulle
    statali e le autostrade nel fine settimana? I
    viaggiatori del sesso infantile e le bambine che
    viaggiano per sesso? Considera le serrature delle
    nostre case e quelle delle prigioni che
    contengono i ladri che hanno tentato di forzarle?
    Riflette la smania di un governo di armare la
    mano dei nostri commercianti e imporre taglie per
    mettere il proletario contro l’altro proletario?
    Rispecchia i nostri figli che uccidono i loro
    genitori ed i genitori che uccidono i nostri
    figli, e il sottofondo di programmi televisivi
    che fanno della volgarità e della violenza i veicoli per il nostro shopping?

    Il fatto di essere parte dei G8 non importa
    nulla, se pensiamo al futuro dei nostri figli,
    alla qualità della loro educazione, alla qualità
    della loro infanzia ed alla sfida delle loro
    adolescenze. È impermeabile al bisogno di
    protezione delle nostre famiglie, alla sicurezza
    del lavoro ed a quella sul posto di lavoro, ed
    all’incolumità sulle nostre strade. Non include
    lo splendore delle nostre culture che si
    incontrano, invece di scontrarsi, o la solidità
    delle nostre convinzioni, l’intelligenza della
    nostra società o l’integrità dei nostri burocrati
    e politici. Non misura il valore, il criterio, la
    compassione o la dedizione alla nostra gente.

    Il nostro denaro, quello che ci fa essere parte
    del G8, misura tutto eccetto quello che rende la
    nostra vita degna di essere vissuta, ci dice
    tutto dell’Europa ma nulla dell’essere italiani.

    []
    Sono stanca, siamo stanchi, tutti quanti noi
    siamo stanchi. Ciascuna delle parole che tentiamo
    di ascoltare o di raccontare ci conduce sempre di
    più verso la stanchezza, verso il nostro sentirci
    soli, sempre più soli e sempre più spaventati.

    Ma il nuovo popolo europeo, gran brutta bestia il
    popolo, ha cominciato prima a sussurrare, poi a
    gridare ed adesso ad articolare politicamente –
    con violenza dirompente, ma pur sempre politica -
    il proprio no alla logica della guerra interna
    continua, usata come ottundente della
    consapevolzza di vivere in una società devota
    alla guerra contro un nemico che si è fato carne
    nella nostra carne. Non abbiamo intenzione di
    morire in silenzio, come piacerebbe a molti. No.

    Quello che sta succedendo in Francia, nel Regno
    Unito, negli USA, in Argentina, quello che
    succede in Belgio, Olanda, quello che succederà
    in Spagna ed in Italia, quello ceh succede in
    Iran e in Palestina, quello ceh succede in
    Zimbabwe ed in Brasile, costringerà gli oligarchi
    a prendere atto che le persone hanno diritti che
    – se negati per troppo tempo ed ingiustamente –
    non possono che essere strappati con la forza
    dalle mani e dalle tasche di coloro ce li hanno scippati.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane ci
    dicono chiaramente che ce ne n’est que le début.
    Malheureusement per qualcuno, ma per me, beh, per me il était grand temps.

    Dacia Valent
    Se non sbaglio Dacia Velent era, anzi probabilmente e' ancora una donna di colore, cittadina italiana, ex poliziotta, che poi si diede ala politica.
    O sbaglio?
    Wallace_60

  3. #3
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    E' lei ..ma un commento su cio' che dice in questo articolo che trovo molto interessante?

  4. #4
    costantino
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    io nn capisco una cosa...ma se nn ti trovi bene in un paese che senti straniero e in cui nn ti senti accettato, xchè nn te ne vai e torni al tuo paese di origine ?
    mica è obbligatorio vivere in europa...

  5. #5
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    io non ho capito di che parla

  6. #6
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    Secondo te? Dico ti sei guardato intorno nel mondo ? C'è chi cia' molto da mangiare e chi per niente...

    Testo originale scritto da costantino
    io nn capisco una cosa...ma se nn ti trovi bene in un paese che senti straniero e in cui nn ti senti accettato, xchè nn te ne vai e torni al tuo paese di origine ?
    mica è obbligatorio vivere in europa...

  7. #7
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    Predefinito

    Eppure mi sembra semplice e lineare.

    Testo originale scritto da Guido Keller
    io non ho capito di che parla

  8. #8
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    Predefinito Dacia Valent...conosciamola meglio

    Il razzismo all'incontrario
    20 gennaio 2004

    La moglie incinta dell'imam (espulso) di Carmagnola si rivolge all'ospedale per un'ecografia. Le rispondono che c'è la lista d'attesa, dovrà pazientare due settimane. Ma per ragioni sue, che forse hanno a che fare col ricorso del marito contro l'espulsione, lei pretende che l'esame avvenga entro tre giorni, nonostante non ci siano ragioni cliniche che giustifichino l'urgenza. All'improvviso un piccolo e comunissimo disagio diventa un'ingiustizia intollerabile. La signora chiama Dacia Valent di Rifondazione Comunista, che interpella i medici della struttura pubblica. Scatta la trappola retorica: vi comportereste nello stesso modo, se il bambino non fosse musulmano? Certo: musulmano, cattolico o buddista, la lista è d'attesa per tutti. Ma c'è un'altra lista, quella dei furbi e degli arroganti, a cui non è necessario iscriversi: basta essere un piantagrane o un raccomandato, meglio ancora un soggetto in cui convivano entrambe le caratteristiche. Per evitare scandali, l'ospedale decide di far passare la consorte dell'imam davanti a tutti.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Insorti

    Testo originale scritto da Wallace_60
    Se non sbaglio Dacia Velent era, anzi probabilmente e' ancora una donna di colore, cittadina italiana, ex poliziotta, che poi si diede ala politica.
    O sbaglio?
    La Valent una decina di anni addietro stava in Rifondazione Comunista e, mi sembra durante una puntata de L'istruttoria, si rivolse al segretario allora missino apostrofandolo "Signor Fini, proprio non riesco a chiamarla onorevole..." o qualcosa del genere...

    Poi, però, 'sto signor Fini non dovette dispiacerle troppo visto che se ne andò in... Alleanza Nazionale... salvo poi cambiare ancora bandiera (adesso mi sembra stia con Di Pietro, non sono informato circa eventuali tappe intermedie)...

    Ciò detto, e passo a rivolgermi anche al carissimo amico Pietro, in tutta sincerità non mi sembra poi interessantissimo questo articolo... Cerca, sì, di far risaltare la componente sociale degli odierni eventi di Parigi (che, indubbiamente, esiste e ha il suo rilievo ma secondo me va collocata in un quadro più complesso)... ma tende a ricondurre tutto a questo e con un bel po' di retorica aggiunta, anche deformando a tratti la realtà ("bruciano le Maserati"... Bah, non mi sembra proprio...). Insomma, il pezzo si lascia leggere però lo trovo parziale e non aggiunge molto a quel che già sapevo...

  10. #10
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    Predefinito

    Non personalizzare..a me la traiettoria della Valent non piace affattto..ma questo pezzo al di la' dell'enfasi rappresenta molto bene cio' che sta accadendo..a rega'...qui è lotta di classe ....la rivolta delle periferie dell'Impero contro il centro....

 

 
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