I nostri martiri dimenticati
di Maurizio Blondet
C'era quasi sfuggito che il 5 novembre scorso cadeva il quarto centenario (5
novembre 1605) della «congiura delle polveri», presunto complotto cattolico
per uccidere re Giacomo e instaurare un regno di nuovo cattolico.
Ma lo hanno ricordato gli inglesi, con le consuete feste. I giornali ne sono
pieni.
INGHILTERRA - Edmund Campion, gesuita e missionario clandestino nella sua
Inghilterra, fu suppliziato aLondra il primo dicembre 1581, nel modo
consueto: appeso, gli furono tagliati i genitali, il ventre aperto onde ne
uscissero le budella; infine decapitato e il suo corpo squartato.
Tra la folla plaudente era un giovane di nome Henry Walpole.
Uno schizzo del sangue di Campion gli macchiò il candido colletto
pieghettato: all'istante, il giovane decise di farsi prete e cercare anche
lui il martirio.
Walpole raggiungerà il suo fine quattordici anni più tardi.
Non da solo.
Centinaia di inglesi lo seguiranno sul patibolo, a compimento della missione
che s'erano scelti.
La stessa di Edmund Campion: brillante studente di Oxford, già famoso in
Inghilterra, fuggì a Roma per entrare nella Compagnia di Gesù.
Fu preparato, da commando della fede, a tornare, clandestino oltre le linee,
per celebrare la Messa e dare l'Eucarestia alle famiglie «ricusanti» che si
celavano alla persecuzione.
Lui ed altri giovani preti, pallidi e febbrili, vivevano in qualche nobile
casa cripto-cattolica, nascosti in preghiera nei sotterranei durante il
giorno per non essere visti dalla servitù, zelante a denunciare «papisti».
Ne uscivano di notte per celebrare davanti a piccole folle di fedeli
tremanti chiuse in una stanza.
Non rivedevano la luce se non il giorno della loro cattura, che spesso era
il loro ultimo.
Furono tanti.
Difficile sapere oggi i loro nomi.
Forse imbarazzano persino la memoria della Chiesa, nel cui nome morirono.
Ma l'Inghilterra non dimentica.
C'era quasi sfuggito che il 5 novembre scorso cadeva il quarto centenario (5
novembre 1605) della «congiura delle polveri», presunto complotto cattolico
per uccidere re Giacomo e instaurare un regno di nuovo cattolico.
Ma lo hanno ricordato gli inglesi, con le consuete feste. I giornali ne sono
pieni.
Una foto del Financial Times ritrae la tradizionale parata della «bonfire
night», la notte dei fuochi, che ha avuto luogo a Lewes, quest'anno con più
solennità: un corteo di plebei in calzoni bianchi e maglia a grosse righe (l'abito
delle ciurme britanniche, delinquenziali) eleva croci infuocate come quelle
del Ku Klux Klan, e teschi di cartone sotto cui campeggia la scritta «no
popery», no al papismo.
Ancor oggi s'è alzato il grido anglicano: «remember remember/the fifth of
november»: ricorda il cinque novembre, il massacro del cattolici.
E il giornale della finanza britannica non manca di sottolineare la
somiglianza di quegli antichi martiri cattolici con i fanatici islamici da
cui si sente minacciata oggi.
Anche oggi giovani inglesi, brillanti e ben inseriti, vanno in scuole
coraniche del Pakistan e dell'Arabia per completare la loro educazione
religiosa, come Edmund Campion andò a formarsi nella madrassa del Vaticano.
Come loro, tornano - dice il Financial Times - «con un'idea fissa,
ideologicamente determinati, incuranti della vita propria e altrui», nonché
«credenti per le ragioni sbagliate che un singolo atto di violenza possa
cambiare il corso della storia».
L'allusione è all'odierno «terrorismo islamico», come all'antica «congiura
delle polveri».
Ma l'analogia va più nel profondo di quanto il potere britannico e
finanziario voglia ammettere.
La fallita congiura fu forse una provocazione del regime elisabettiano:
troppi uomini del governo ne erano al corrente, o fingevano di farne parte,
al solo scopo di «smascherarla» in tempo, sì da avere il pretesto per
scatenare una repressione che prese forma di sterminio.
Così l'11 settembre è stato un atto del potere e il pretesto per una guerra
infinita, e così paiono essere tanti attentati di dubbia origine,
invariabilmente attribuiti a «kamikaze musulmani».
La forza di quei cattolici, ci viene ricordato, era la loro disposizione a
morire: come oggi, «nessun'arma dello Stato poteva fermare uomini che
cercavano la propria morte».




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