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  1. #1
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    Predefinito Parigi:la nuova rivolta dei Ciompi

    Più che di moti studenteschi del sessantotto, la violenza dei ragazzi di banlieue mi fa pensare alla rivolta dei Ciompi che vide opporsi nella Firenze del trecento i lavoratori tessili alla borghesia cittadina». Sulle rivolte in Francia interviene così lo storico Jacques Le Goff che, in un'intervista a «La Repubblica», afferma: «Mi vengono in mente anche le sommosse dei chartists, durante i primi movimenti operai nell'Inghilterra appena industrializzata». Per Le Goff «è una situazione latente, che cova sotto le ceneri da diversi anni. Perchè è esplosa proprio ora? Per via delle drammatiche condizioni economiche, sociali e culturali in cui si trovano questi giovani che non sono minimamente integrati e che non hanno avvenire

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito

    L'intervista allo storico Le Goff. "L'odio è soprattutto rivolto
    contro la società e contro uno dei suoi simboli di successo"
    "La rivolta di una generazione
    che non ha più avvenire"
    "Le colpe del governo sono enormi"
    di PIETRO DEL RE


    Jacques Le Goff
    "Più che ai moti studenteschi del Sessantotto, la violenza dei ragazzi di banlieue mi fa pensare alla rivolta dei Ciompi che vide opporsi nella Firenze del Trecento i lavoratori tessili alla borghesia cittadina", dice Jacques Le Goff, grande medievalista, raffinato scrittore ed esperto conoscitore della storia d'Italia. "Mi vengono in mente anche le sommosse dei chartists, durante i primi movimenti operai nell'Inghilterra appena industrializzata". La conversazione di Le Goff spazia da jacqueries a sanguinosissime repressioni, da insurrezioni a teste mozzate. Poi però il celebre studioso comincia a sparare a zero sullo stato francese e sulle colpe del suo massimo rappresentante, il presidente Jacques Chirac, che definisce una "nullità politica". "Non è il governo di centrodestra che ha creato la situazione attuale, ma è lui che l'ha aggravata".

    Professor Le Goff, come si è giunti a questa crisi?
    "È una situazione latente, che cova sotto le ceneri da diversi anni. Perché è esplosa proprio adesso? Per via delle drammatiche condizioni economiche, sociali e culturali in cui si trovano questi giovani che non sono minimamente integrati e che non hanno avvenire".

    Ma che cosa ha scatenato il caos?
    "Vede, non è esatto sostenere che la polizia francese sia interamente razzista, però è innegabile che tra le sue forze ci sia un certo numero di uomini razzisti e violenti. Qualche giorno fa due giovani banlieusards sono morti durante gli scontri: ebbene, il ruolo della polizia in quell'incidente è rimasto oscuro. Poi ci sono state le dichiarazioni del ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, che ha trattato questi giovani di racaille (feccia, ndr). Quest'ultimo fatto ha modificato lo stato d'animo dei rivoltosi, i quali adesso si sentono abbandonati e insieme disprezzati".

    Quali soluzioni suggerisce per riportare la calma?
    "Bisognerebbe anzitutto trovare un lavoro ai disoccupati per integrarli in quella società che vorrebbero distruggere. Ma questo mi sembra un obbiettivo difficilmente raggiungibile perché le politiche sociali del governo francese sono disastrose".

    Crede che le scuse del ministro Sarkozy, richieste sia da parte dei rivoltosi sia dall'opposizione, servirebbero a placare gli animi?
    "Credo che i problemi di rispetto e di disprezzo siano fondamentali. Del resto, la ricerca del perdono è diventata una consuetudine politica. Va di moda. Giovanni Paolo II ha chiesto scusa agli ebrei per le persecuzioni subite durante l'inquisizione. Chirac, e questo è un punto sul quale si è comportato correttamente, ha chiesto scusa per gli eccessi della colonizzazione francese, soprattutto in Algeria. Molti europei esigono dai turchi che questi chiedano scusa per il genocidio degli armeni. Detto ciò, non credo che basterebbe un "mi dispiace" pronunciato da Sarkozy per risolvere la crisi".

    E allora come rispondere a tanta violenza?
    "L'ostilità dei giovani è rivolta anzitutto contro la polizia, poi contro il governo, infine contro l'insieme della società. È per questo che, sia pure in modo inconsapevole, scatenano il loro odio contro uno dei simboli del successo nella nostra società: l'automobile. L'atto simbolico della rivolta è incendiare le macchine".

    Quindi?
    "Le colpe prima del governo Raffarin e poi di quello Villepin sono enormi, poiché hanno fatto scomparire quelle strutture che servivano a smussare le tensioni. Mi riferisco, per esempio, alla polizia di quartiere che aveva anche il compito di discutere con i giovani. Oggi, nelle banlieues esiste soltanto una "polizia di repressione". Sono stati anche cancellati molti ruoli di mediazione. Penso a quegli operatori sociali incaricati di far regnare una certa pace sociale creando forme di dialogo tra le comunità".

    Sono "organizzati" questi giovani, come sostengono le autorità?
    "Non credo. Si tratta piuttosto di fenomeni di contagio, di imitazione, che fanno sì che le violenze si propaghino all'interno della regione parigina".

    Come andrà a finire?
    "Sono ottimista e ma anche pessimista: ottimista perché non credo che si arriverà a una violenza generalizzata; pessimista perché le cause profonde del disagio di questi giovani dureranno ancora a lungo, almeno fino al 2007, ovvero fino a quando al potere ci sarà Chirac. Fino a quella data, lo stato sarà incapace di trovare soluzioni adeguate".

    Da Rio a Nairobi e da Parigi a Roma? Crede che un giorno non troppo lontano si parlerà di mondializzazione della violenza nelle periferie?
    "Può darsi. Ma al momento quello che accade nelle favelas brasiliane è molto diverso da quanto accade nelle banlieues parigine. Ma non possiamo escludere che queste differenze vadano assottigliandosi".

    Non pensa che nell'era della televisione uno dei motivi che spingono alla devastazione e al saccheggio sia quello di apparire in video?
    "Sicuramente. Credo tuttavia che nelle periferie parigine la violenza non sia un fine ma un mezzo: è lo strumento di rivendicazione per portare i problemi di una generazione sulla pubblica piazza".


    (7 novembre 2005)

  4. #4
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    Predefinito

    Questa rivolta, tuttavia, non si puo' catalogare solo ed esclusivamente come rivolta sociale e di classe. Moltissimi dei rivoltosi di Parigi si danno un'identità religiosa (islamica) ed etnica (non-francese) e purtroppo si contrappongono al proletariato francese, tanto è vero che quasi sempre devastano quartieri socialmente proletari come i loro ma religiosamente ed etnicamente diversi. E la borghesia resta immune come al solito...
    <p><center>Europa Dei Popoli!
    http://www.slowplayers.org/SBSP/images/Animated_Scots_Flag.gif<p><center>

  5. #5
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    Predefinito

    La verità è che il sistema del melting-pot che dissolveva ogni identità all'interno della macchina economica capitalista è fallito, e la rivolta delle periferie ne è la prova. Il fanatismo islamico nasce anche dalla costante umiliazione dell'Islam come di tutte le religioni nella Francia laicista. E' ora necessario trovare un nuovo modello di integrazione che sappia garantire il diritto alla differenza e l'uguaglianza e la dignità per tutti.
    Libertà va cercando, ch' é si cara come sa chi per lei vita rifiuta.

  6. #6
    Il vero è un momento del falso
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    Predefinito

    In origine postato da Pisacane
    La verità è che il sistema del melting-pot che dissolveva ogni identità all'interno della macchina economica capitalista è fallito, e la rivolta delle periferie ne è la prova. Il fanatismo islamico nasce anche dalla costante umiliazione dell'Islam come di tutte le religioni nella Francia laicista. E' ora necessario trovare un nuovo modello di integrazione che sappia garantire il diritto alla differenza e l'uguaglianza e la dignità per tutti.
    Attenzione: qui il fanatismo islamico non c'entra un bel niente...anzi non mi sorprenderei se anche qualche moschea subisse danni.

  7. #7
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    Predefinito

    In origine postato da vlad84
    Attenzione: qui il fanatismo islamico non c'entra un bel niente...anzi non mi sorprenderei se anche qualche moschea subisse danni.
    Da quel che so esiste una componente sedicente islamica radicale e che comunque non ha nulla a che vedere con le autorità islamiche ufficiali che hanno invece condannato la violenza, che trova sfogo nel rap ed incita alla violenza. Ho anche letto di rivoltosi che gridavano "Allah Akbar" . Questi estremismi a mio parere nascono dal disagio e possono essere arrestati solo dal dialogo e dal rispetto, concedendo ad esempio ai francesi musulmani di praticare la loro religione senza restrizioni (vedi la legge sul velo)
    Libertà va cercando, ch' é si cara come sa chi per lei vita rifiuta.

  8. #8
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    Predefinito

    " La vecchia baldracca Europa, quella che ha puttaneggiato in tutti i bordelli, quella che ha incubato e partorito tutti i virus ideologici sovversivi degli ultimi duecento anni, ora giustamente PAGA . Non è rivolta sociale, credo, o almeno non solo quella. Giustamente, perchè conseguenzialmente, è il caos che prorompe ; trovo sia giusto perchè conseguenziale che questo avvenga nella città e nella nazione 'guida' di certe insensate politiche assimilazionistiche.

  9. #9
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    Predefinito

    Questa è una visione molto parziale e destroide di quello che accade a Parigi..la questione è piu' complessa delle solite interpretazioni della destra estrema...la questione è si legata al fattore identitario, ma anche alla lotta di classe di chi è senza futuro costretto in autentici ghetti metropolitani ed annichilito dalla societa' capitalistica che produce degrado morale ed alienazione.Se qua da noi ancora non è avvenuto è solo perche' i proletari italiani delle periferie sono per ora ancora attaccati al modello consumistico ed inondati dalla cocaina..ma quando si sveglieranno sono certo che vedremo altre parigi qui da noi ...è sara' una violenza cieca di chi è stato illuso di poter partecipare allo scintillante banchetto del capitale ma opoi si è trovato sbattuta la porta in faccia e questo si sa non piace a nessuno...

  10. #10
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    Dacia Valent sulle sommosse francesi
    Data: Lun, 7 Nov 2005 20:01:43





    [ Allonsanfàn| 07/11/2005 | 17:12 ]

    []
    Il sogno dell’europeo medio, quello bianco,
    borghese, cristiano, ingrassato da anni di buona
    tavola e cattive letture, è quello di avere un
    "immigrato non fastidioso", che – soprattutto -
    resti immigrato per sempre, sempre alieno, sempre
    straniero, in modo di poter sfruttare il suo
    lavoro - bassa manovalanza di solito - ed una
    volta finito di spremerlo, poterlo riporre in un
    armadio, e non pensarci fino al giorno dopo.

    Sfortunatamente per questi incubatoi di incubi,
    non è così che funziona. No, gli “immigrati” sono
    sempre di meno: le seconde, terze e quarte
    generazioni sono già qui, ed anche se si volesse
    continuare a fingere di non vederle, di non
    sentirle, non sono utensili da riporre, sono i nuovi europei.

    La situazione dei diritti civili è andata
    deteriorandosi sempre di più, sommandosi alla
    netta sensazione percepita dalle minoranze di
    costituire un problema sociale piuttosto che una
    risorsa: dagli incendi degli ostelli (51 morti di
    cui 29 bambini in pochi mesi), agli sgomberi e
    demolizioni dei poveri luoghi nei quali vivono,
    al diniego del “posto in graduatoria” per le case
    popolari, alle profanazioni delle Moschee, alla
    violazione delle loro abitazioni senza nessun
    genere di garanzia processuale, fino
    all’incertezza della propria presenza in Europa…

    In un’Europa, che chiede molto e da molto poco,
    la vita di tutte le minoranze, soprattutto quelle
    etniche, è sempre più precaria, mano a mano che
    passa il tempo: invece di migliorare peggiora,
    perché sulla nostra pelle, spesso letteralmente,
    si costruiscono alleanze elettorali e contratti con gli elettori.

    In un clima del genere è naturale che le nostre
    future generazioni si ritraggano in un angolo di
    mondo che rischia di implodere
    nell’autocommiserazione ed esplodere nell’odio.
    Davvero, per quanto tempo ancora si pensa che le
    persone siano disposte a sopportare? E quanto dovrebbero sopportare?

    []


    Il Quarto Stato - Pellizza da Volpeda

    Non si tratta solo degli incendi ma anche delle
    retate etniche e religiose che vengono compiute
    quotidianamente, delle irruzioni in piena notte
    nelle nostre case, della creazione dei campi di
    concentramento dove ci rinchiudete, degli aerei
    speciali nei quali saliamo, ammanettati gli uni
    agli altri come bestiame, nelle quote che
    pretendono di portare in Italia solo la
    manodopera necessaria per far funzionare le
    industrie o l’agricoltura, nei permessi di
    soggiorno che vengono rilasciati solo se siamo
    produttivi, nelle famiglie separate da una legge
    che non ci consente di vivere con i nostri figli,
    nelle difficoltà d’accesso al credito, negli
    ostacoli per lo svolgimento del culto, nella
    demonizzazione mediatica quotidiana. È vero,
    molte di queste cose non le vivo direttamente, ma
    le sento, potenti, laceranti, come chiunque sentirebbe l’ingiustizia.

    Il razzismo è costante e abituale. Ed è la spia
    di una guerra che si sta combattendo, non
    guerreggiata, semplicemente accennata, ma non per
    questo meno cruenta: le vittime che restano sul
    terreno sono di carne, sono di sangue, sono
    []
    di sogni, sono di desideri. Sulla ghiaia del
    viale dell’umiliazione i nostri corpi sono reali, non inventati.

    E questa guerra non ha fatto altro che mettere
    ancora di più sotto i riflettori lo scontro di
    civiltà tutto interno al cosiddetto primo mondo,
    le cui vittime impotenti, fino ad oggi, siamo
    noi: quando si parla di sviluppo sostenibile di
    solito ci si riferisce ai paesi emergenti.

    Ma siamo davvero sicuri che questo ritmo di
    sviluppo, che ha effetti opposti in Africa, Asia
    ed America Latina, possa davvero essere sostenuto
    dalle nostre società europee, o non è piuttosto
    vero che un simile gap nel godimento della
    società del benessere non sortirà altro effetto
    se non quello di attrarre sempre di più i dannati
    della terra? Quelli da escludere, da temere a da
    intimorire. Quelli ai quali addossare le colpe
    del cattivo governo, della gestione inetta della
    cosa pubblica, il perfetto capro espiatorio.

    Anche durante il fascismo il governo invocava
    questioni di sicurezza, o brandia la povertà e la
    disoccupazione additando gli ebrei, per
    perpetrare raid nelle sinagoghe e per deportarli
    e per ucciderli. Oggi succede con la comunità
    islamica, e per Dio, secondo voi, secondo tutti
    voi, abbiamo il tempo di aspettare che fra 50
    anni qualcuno ci chieda scusa per questi anni di
    terrore e di umiliazione, o possiamo
    risparmiarceli e vedere di chiuderla qui, senza
    che nessuno di noi, e di voi, ne abbia a soffrire?

    []
    E siamo tutti quanto stanchi di sentire la solita
    solfa da 20 anni a questa parte. Le cose stanno
    andando bene, le cose andranno meglio, le cose
    devono migliorare. Basta. Sono stanca di crederci ancora.

    E con me, lo sono anche le migliaia di giovani,
    non solo neri, non solo musulmani, che
    dall’inverno dei loro ghetti reclamano a gran
    voce la primavera dei diritti. Piacerebbe a molti
    che si trattasse di scontro religioso:
    scordatevelo. Una nuova classe ha preso coscienza
    di se, il primo passo per disperdersi, ma fino a
    quando dura, grazie a loro, grazie agli incendi
    delle Maserati e delle Peugeot, ai bambini
    arrestati ed ai poliziotti che si sentono sempre
    meno sicuri di fare la cosa giusta, stiamo
    assistendo alla prima primavera di questo millennio.

    I PIL di alcuni dei nostri paesi ci colloca tra i
    G8, ma forse questo PIL tiene in considerazione
    il degrado dei nostri quartieri, le nostre scuole
    sempre più vuote di personale q
    []
    ualificato e di studenti, le sirene delle
    ambulanze che raccolgono la carne morta sulle
    statali e le autostrade nel fine settimana? I
    viaggiatori del sesso infantile e le bambine che
    viaggiano per sesso? Considera le serrature delle
    nostre case e quelle delle prigioni che
    contengono i ladri che hanno tentato di forzarle?
    Riflette la smania di un governo di armare la
    mano dei nostri commercianti e imporre taglie per
    mettere il proletario contro l’altro proletario?
    Rispecchia i nostri figli che uccidono i loro
    genitori ed i genitori che uccidono i nostri
    figli, e il sottofondo di programmi televisivi
    che fanno della volgarità e della violenza i veicoli per il nostro shopping?

    Il fatto di essere parte dei G8 non importa
    nulla, se pensiamo al futuro dei nostri figli,
    alla qualità della loro educazione, alla qualità
    della loro infanzia ed alla sfida delle loro
    adolescenze. È impermeabile al bisogno di
    protezione delle nostre famiglie, alla sicurezza
    del lavoro ed a quella sul posto di lavoro, ed
    all’incolumità sulle nostre strade. Non include
    lo splendore delle nostre culture che si
    incontrano, invece di scontrarsi, o la solidità
    delle nostre convinzioni, l’intelligenza della
    nostra società o l’integrità dei nostri burocrati
    e politici. Non misura il valore, il criterio, la
    compassione o la dedizione alla nostra gente.

    Il nostro denaro, quello che ci fa essere parte
    del G8, misura tutto eccetto quello che rende la
    nostra vita degna di essere vissuta, ci dice
    tutto dell’Europa ma nulla dell’essere italiani.

    []
    Sono stanca, siamo stanchi, tutti quanti noi
    siamo stanchi. Ciascuna delle parole che tentiamo
    di ascoltare o di raccontare ci conduce sempre di
    più verso la stanchezza, verso il nostro sentirci
    soli, sempre più soli e sempre più spaventati.

    Ma il nuovo popolo europeo, gran brutta bestia il
    popolo, ha cominciato prima a sussurrare, poi a
    gridare ed adesso ad articolare politicamente –
    con violenza dirompente, ma pur sempre politica -
    il proprio no alla logica della guerra interna
    continua, usata come ottundente della
    consapevolzza di vivere in una società devota
    alla guerra contro un nemico che si è fato carne
    nella nostra carne. Non abbiamo intenzione di
    morire in silenzio, come piacerebbe a molti. No.

    Quello che sta succedendo in Francia, nel Regno
    Unito, negli USA, in Argentina, quello che
    succede in Belgio, Olanda, quello che succederà
    in Spagna ed in Italia, quello ceh succede in
    Iran e in Palestina, quello ceh succede in
    Zimbabwe ed in Brasile, costringerà gli oligarchi
    a prendere atto che le persone hanno diritti che
    – se negati per troppo tempo ed ingiustamente –
    non possono che essere strappati con la forza
    dalle mani e dalle tasche di coloro ce li hanno scippati.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane ci
    dicono chiaramente che ce ne n’est que le début.
    Malheureusement per qualcuno, ma per me, beh, per me il était grand temps.

    Dacia Valent

 

 
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