La zanonontinua a difendere di fatto un lavoro quadriennale che oltre ad impedire la chiusura della fabbrica ha dimostrato al mondo intero che si può resistere all’invasività del capitale anche quando esso decreta la parola fine. Basta lavoro aveva sancito il capitale in argentina, occupiamo la fabbrica e mandiamola avanti con il nostro sapere ed il nostro sudore hanno risposto concretamente gli operai.
Biografia di una fabbrica occupata
Se la regola principale della globalizzazione neoliberista è la massimizzazione dei profitti il suo scopo ultimo è quello di controllare la totalità della vita sociale. E’ per questo che oggi si assiste ad una crescente perdita di controllo e di possibilità di intervento da parte della collettività, stritolata dallo strapotere dei consigli di amministrazione multinazionali che di fatto stabiliscono le regole di un mercato che esse stesse hanno eletto a giudice unico delle sorti dell’umanità. Sono proprio le regole imposte dal potere transnazionale ed in particolare dal FMI che hanno portato un Paese florido e ricco di risorse come l’Argentina sull’orlo (e anche un po’ più in la) del collasso spalancando le porte ad una crisi sociale, politica ed economica di dimensioni inimmaginabili. Una crisi che ha fatto bussare alla porte di milioni di famiglie il fantasma della fame, che ha fatto crollare tutte di un colpo le false promesse di progresso, benessere e giustizia sociale con cui sono soliti riempirsi la bocca i padroni del mondo. Il liberismo spinto ci dicevano e ci dicono lor signori è il mezzo ineludibile per stare meglio, il liberismo spinto rispondono all’unisono gli argentini (e non solo) porta fame, ingiustizia e disperazione. Ed è proprio la disperazione unità ad una grande solidarietà conflittuale che ha spinto milioni di argentini ad occupare le loro “aziende”, che ha spinto milioni di lavoratori a considerare loro il posto di lavoro dopo che i padroni in fuga avevano fatto richiesta di fallimento decretando la fine delle speranze e con essa la chiusura. Tra questi lavoratori anche quelli oggi qui presenti, gli operai della Zanon, divenuti noti a livello globale per il film THE TAKE che si trovano ad essere l’unica fabbrica occupata di fatto, l’unica che non si è arresa alle nuove regole che vorrebbero i vecchi padroni, l’unica che rinunciando al riconoscimento governativo continua a difendere di fatto un lavoro quadriennale che oltre ad impedire la chiusura della fabbrica ha dimostrato al mondo intero che si può resistere all’invasività del capitale anche quando esso decreta la parola fine. Basta lavoro aveva sancito il capitale in argentina, occupiamo la fabbrica e mandiamola avanti con il nostro sapere ed il nostro sudore hanno risposto concretamente gli operai. Ma di questo ci parleranno loro in seguito, a noi non rimane che lanciare una provocazione: se si fossero aiutati maggiormente, forse gli operai della Bosco potevano chiamarsi ancora operai e non cassaintegrati o disoccupati. Detto questo concludiamo questo intervento dicendo perché siamo noi arcipelago di associazioni sociali e di organizzazioni di base ad aver organizzato questo dibattito e perché questo dibattito lo si è voluto proprio a Terni.
1) Perché noi
Perché noi come loro abbiamo imparato a nostre spese che alla omicida legalità neoliberista va contrapposta una sostanzialità, fosse anche illegalitaria, che opponga il reddito e il lavoro alla precarizzazione dell'esistenza, l'ambiente e la salute alla devastazione della natura, la dignità umana all'ingerenza del potere. Perché noi come loro sappiamo che se la forza del capitale globalizzato sta tutta nella sua capacità di controllo sociale il nostro potere sta tutto nella capacità di sottrarre le nostre vite a questo controllo, sta tutto nella capacità di auto/organizzazione e di resistenza. Perché in sintesi noi come loro lottiamo per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza globali da contrapporre ai doveri economici neoliberisti, perché noi come loro opponiamo il desiderio di vita dell’umanità all’indifferenza cinica che trasuda morte e produce devastazione dei padroni del mondo.
2) Perché a Terni.
Perché Terni è città operaia da sempre, perché Terni è la città di Luigi Trastulli, perché Terni sta attraversando una crisi da ristrutturazione industriale senza precedenti, perché Terni ha portato in piazza trentamila persone a difesa di quella che più che una fabbrica è un simbolo cittadino e lo ha fatto per senso di appartenenza (ternana e operaia) costringendo un sindacato in letargo da 10 anni ad una lotta radicale a cui non era più abituato, perché se ufficialmente non lo dice nessuno pur sapendolo tutti la fabbrica ha il destino segnato, è solo questione di tempo, perché Terni ha bisogno di credere in se stessa e nella sua capacità di stare nel mondo globalizzato. Ma forse l’unico perché sta nel desiderio di tutti noi di amplificare un’esperienza di lotta che lontana dall’essere modello di esportazione planetario è molto più concretamente la prova provata che un altro mondo è possibile.
Comitato territoriale in appoggio agli operai della Zanon Occupata




ontinua a difendere di fatto un lavoro quadriennale che oltre ad impedire la chiusura della fabbrica ha dimostrato al mondo intero che si può resistere all’invasività del capitale anche quando esso decreta la parola fine. Basta lavoro aveva sancito il capitale in argentina, occupiamo la fabbrica e mandiamola avanti con il nostro sapere ed il nostro sudore hanno risposto concretamente gli operai.
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