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Discussione: Digitale Terrestre

  1. #1
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    Predefinito Digitale Terrestre

    Ricordatevi che il 31 Dicembre 2006 si dovra' abbandonare l'analogico, cosi' come previsto dalla legge gasparri. E' per questo motivo che sono stati stanziati tanti bei soldini pubblici per far comperare alla gente il ddt, altrimenti non poteva piu' vedere la televisione. DDT distribuito da una societa' del signor Paolo Berlusconi, ma non per questo noi dobbiamo pensare male...
    DDT che ha permesso a mediaset di vendere le sue belle carte prepagate per guardare le partite di calcio. Ma non per questo dobbiamo pensare male.
    In fin dei conti l'obiettivo era condivisibile. Se il 31 dicembre 2006 le trasmissioni in analogico saranno sospese come faremo?

    Ma allora, cazzo e' sta roba?

    ROMA. «Mi sembra chiaro che il passaggio al digitale nel 2006 non si potrà fare. Del resto, in Europa è previsto per il 2010. Non possiamo certo privare grandi fasce della popolazione della televisione normale. Non è mica come per il colore, che quando subentrò la gente poteva comunque continuare a vedere i programmi in bianco e nero, col digitale o vedi o non vedi più niente». Il direttore generale della Rai Alfredo Meocci lo dice senza fronzoli davanti alla commissione di Vigilanza e lo ripete ai cronisti. Parlandone come di una cosa scontata. Come se non fosse la prima volta che il massimo dirigente del servizio pubblico ammette che la data del fatidico «switch off», in cui le trasmissioni analogiche verranno spente per far posto al nuovo sistema digitale terrestre (Dtt), non sarà rispettata. Neppure in Sardegna e Val d’Aosta, le due regioni che, quando già a tutti gli osservatori era evidente che il piano di transizione al nuovo sistema avrebbe dovuto essere rivisto perché inattuabile, erano state presentate come i territori pilota della trasformazione, la prima frontiera della «nuova era». Invece anche qui si sono accumulati ritardi infiniti e problemi, investimenti mancati, decoder in vendita già obsoleti. Tanto che qualche giorno fa era stato lo stesso presidente Renato Soru a mettere le mani avanti, annunciando che la Regione sarda avrebbe chiesto che nell’isola la tv analogica non venisse spenta il 1° febbraio. Una data che avrebbe addirittura dovuto anticipare quella del 31 dicembre 2006, relativa all’intera Italia.
    http://www.lastampa.it/redazione/default.asp#

    Ci avran mica preso per il culo eh?

    Cristiano

  2. #2
    destracristiana
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    E' una normativa europea.

  3. #3
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    Ma quale 2010... Il Digitale Terrestre era una tecnologia già morta nel 2004, figuriamoci nel 2010. Secondo il mio modesto parere andrà a finire in caciara con il termine che viene spostato di volta in volta e con il passaggio effettivo che non avverrà mai.
    D'altra parte i soldi che si sono guadagnati e che si continueranno a guadagnare da questa schifezza sono già sufficienti, e per buona parte statali.

  4. #4
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    In Origine Postato da destracristiana
    E' una normativa europea.
    Ne sei sicuro?

    Leggi quest'articolo di Altroconsumo.it

    Digitale terrestre: la commissione europea deve intervenire
    07-09-2005


    Digitale terrestre: la commissione europea deve intervenire

    La legge Gasparri (n. 112 del 3 maggio 2004), che disciplina il sistema radiotelevisivo e in particolare il passaggio dalla tv analogica a quella digitale in Italia, è in contrasto con la normativa europea che tutela la concorrenza.

    Per questo, abbiamo richiesto alla Commissione europea di avviare una procedura di infrazione contro l'Italia, perché possano essere avviate concrete azioni a difesa degli utenti, delle aziende e dei cittadini italiani ed europei.

    L'adozione della tecnologia digitale dovrebbe garantire un maggior pluralismo informativo nel settore televisivo, facilitare l'accesso di nuovi operatori e aziende del settore, ampliare l'offerta per gli utenti, superando il problema della penuria delle frequenze.

    La Legge Gasparri, al contrario, crea distorsioni nel mercato impedendo di fatto l'ingresso a nuovi operatori.

    La mancata attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze - che avrebbe dovuto essere pronto dal 25 luglio 2005 - e l'abolizione del numero massimo di licenze acquistabili da ogni singolo operatore, non hanno altro effetto che quello di ricreare il duopolio televisivo Rai-Mediaset anche nel digitale.

    Questa legge vìola i principi di trasparenza, obiettività e non discriminazione nell'assegnazione delle licenze ed è in contrasto con le norme sulla concorrenza.

    La nostra azione nel settore tv non si ferma qui. Abbiamo presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Garante nelle comunicazioni sulla pubblicità televisiva che ha stabilito, tra l'altro, che gli spot nelle partite di calcio possono essere inseriti "nelle pause naturali del gioco", in contrasto con le direttive comunitarie.

  5. #5
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    La grande Truffa del Digitale

    Vittorio Emiliani
    12 Novembre 2005

    Ricordate la imminente privatizzazione della Rai di cui il ministro Gasparri parlava un giorno sì e l'altro pure? Sparita all'orizzonte. Ricordate il folgorante ”miracolo” del digitale terrestre per il quale il ministro Gasparri ha spinto, come un forsennato, la Rai ad investire milioni e milioni di euro? Sparito all'orizzonte, rinviato a chissà quando. Ricordate quando dicevamo queste cose dipingendo il sullodato Gasparri come un mandriano di ”bufale” televisive a vantaggio esclusivo di Mediaset? Lui non è sparito per niente, è lì in tutta la sua corposa presenza a confermare il grande inganno politico di cui è stata vittima la Rai, con la connivenza dei suoi vertici di allora.
    Di privatizzazione - operazione certamente complessa - non si parla più. Fra l'altro, avendo scelto la Rai la strada della Tv commerciale, sarebbero dolori per Berlusconi se essa venisse addirittura gestita da privati. Figuriamoci se si muove paglia in direzione del mercato. I grandi successi degli ultimi mesi sono i ”pacchi” di Pupo e i ”reality” coi relativi cascami pomeridiani e notturni, cioè prodotti non di servizio pubblico. I programmi validi rimontano (Celentano, Montalbano, Medico in famiglia, Maresciallo Rocca, ecc.) alla esecrata Rai dell'Ulivo.
    Per il digitale terrestre abbiamo tante volte scritto, all'epoca, che l'Europa, la quale aveva già preso qualche scivolone e registrato più di un fallimento, si dava come ragionevole traguardo il 2010 e che non c'era nessuna fretta oggettiva per anticipare da noi l'operazione al 2006 (data scritta nel marmo di una legge…). Per predisporre allo scopo uno stock adeguato di risorse finanziarie senza doverne sottrarre alla gestione ordinaria, la tanto detestata Rai di Zaccaria varò la fruttuosa cessione del 49 per cento di Rai Way, società delle ”torri”, agli americani di Crown Castle (già detentori del 100 per cento delle ”torri” Bbc), ricavandone 724 miliardi di lire al netto delle tasse. Cessione che il solito Gasparri, sostenendo che avrebbe trovato lui compratori migliori (altra ”balla” planetaria), si rifiutò, sprezzante, di ratificare.
    Non solo: egli fece di più, cioè negò alla emittente pubblica anche un solo euro di aumento del canone lasciandolo inchiodato a 99,70 euro, il livello più basso d'Europa (ci supera pure la Slovenia, largamente). E il collega di partito, Mario Landolfi da Mondragone (forse perché dalle sue parti il canone lo paga, quando va bene, un utente su due) ha dichiarato di volerlo seguire nel blocco. Un misero euro all'anno, moltiplicato per i 16 milioni di utenti-paganti, fa già una trentina di milioni in un biennio. Con due all'anno, siamo alla sessantina. Butta via.
    Adesso il direttore generale Alfredo Meocci - dopo aver scoperto che i trionfali bilanci del suo predecessore Flavio Cattaneo erano essenzialmente frutto di aggiustamenti finanziari - mette a nudo la sgradevole verità: la Rai è ”in rosso” di circa 80 milioni e, grazie alla bocciatura suicida della cessione del 49 per cento a Crown Castle (un affarone, in realtà) e al mancato adeguamento del canone al costo della vita, non ha le risorse per dar corso rapidamente al digitale terrestre. In cui ha investito, ai tempi del duo Gasparri-Cattaneo, cifre di tutto rispetto con l'unico risultato (ma pure questo lo si era denunciato) di favorire Mediaset buttatasi sui diritti calcistici pay in digitale. L'inghippo è disvelato. Salvo essere costato una barca di milioni di euro alla Rai, sborsati a tempi serrati, quando si poteva andare verso la digitalizzazione secondo i giusti ritmi europei e magari pensare ad adeguare prioritariamente altre tecnologie (quelle della Radio, invece abbandonata a se stessa) e ad investire in qualità, in programmi di pubblico servizio. Quindi, per ora, niente digitale, dal 1° febbraio, nelle regioni-pilota Sardegna e Val d'Aosta e quindi, niente spegnimento dell'analogico in tutta Italia entro il 2006. È passata, condotta dal prode Gasparri, una vera e propria mandria di ”bufale”. A caro prezzo per i contribuenti.
    Oltre tutto, Viale Mazzini deve (finalmente) separare i programmi commerciali pagati dalla pubblicità da quelli di servizio finanziati dal canone. Ma quest'ultimo è inchiodato e la pubblicità, in ripresa sul piano generale dei media, non premia la Rai che rimarrebbe al di sotto dei livelli previsti per il 2005 di una ventina di milioni. Claudio Petruccioli, sempre in Vigilanza, ha calcolato in 300 milioni i maggiori costi sopportati dalla Rai per i programmi di servizio. Guardando a quel che passa sul video, non si direbbe proprio. Ma è il contratto di servizio a largheggiare non poco nell'attribuzione di una simile etichetta. Meocci, dal canto suo, ha chiesto di elevare i ”tetti” pubblicitari della Rai. Il che, però, vorrebbe dire ”commercializzare” ancor più il prodotto. Un vero rebus.
    Dalla Rai si vuole di tutto e di più (qualità, servizio pubblico, capacità di competere sul mercato, aggiornamento tecnologico, profitti), con un canone irrisorio rispetto ai 180-190 euro delle Tv pubbliche di Paesi omologhi quali Gran Bretagna e Germania. Per non parlare di tanti altri partners europei tutti oltre i 200 e passa euro l'anno di canone. In realtà, come ascolti e come conti, la Rai sta un bel po’ peggio di quattro-cinque anni fa, essendosi palesemente commercializzata oltre che asservita alla maggioranza di governo. Al punto che il programma di Adriano Celentano diventa, checché ne dicano Vespa Bruno e i suoi condomini più fedeli, un'isola di libertà e di pluralismo. O una finestra, via.
    Alla Rai serve un nuovo progetto, industriale ed editoriale, dopo un quadriennio di confusa, cieca navigazione a vista. Un progetto che parta dagli istituti in grado di garantire, anzitutto, pluralismo politico-culturale e autonomia, aziendale e imprenditoriale.

  6. #6
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    L'importante era non oscurare rete quattro, non mandarla sul satellite, missione compiuta

  7. #7
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    In Origine Postato da Samuel
    L'importante era non oscurare rete quattro, non mandarla sul satellite, missione compiuta
    Quindi, tutto regolare; come al solito.
    E via!
    Tutti di corsa a "bersi" le nuove "linee guida" del programma di governo bananas per la prossima legislatura.
    Tutti compatti e "coesi".

  8. #8
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    In Origine Postato da destracristiana
    E' una normativa europea.
    Ma allora Ga$parri e' un coglione? Non c'era la normativa europea quando han fatto la gasparri?
    Probabilmente e' un coglione conclamato.
    Oppure il coglione sei tu, e loro sono furbi. Pensaci mi raccomando

    Cristiano

  9. #9
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Quindi, tutto regolare; come al solito.
    E via!
    Tutti di corsa a "bersi" le nuove "linee guida" del programma di governo bananas per la prossima legislatura.
    Tutti compatti e "coesi".
    L'obbiettivo vero di Gasparri era quello che ho citato, poi per non farsi prendere per i fondelli a tempo debito e a lavoro compiuto ha mollato il ministero

  10. #10
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    In Origine Postato da Samuel
    L'importante era non oscurare rete quattro, non mandarla sul satellite, missione compiuta

    C'e' sempre tempo per irmediare. Non sono mica leggi costituzionali, buffoni. E spero che se vince la coalizioni di csx cominci il gioco duro, forse avro' il piacere di vvedere sparire il nano, o al limite i suoi figli. La vendetta si gusta meglio fredda, e il Paese e' stufo.

    Cristiano

 

 
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