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Discussione: Il vincente

  1. #11
    liber
    Ospite

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    In Origine Postato da Lollo87Lp
    Chi, quello che è stato sconfitto alle comunali di Roma?
    Quello cacciato da coordinatore di Forza Italia?

    O l’economista che ha insegnato a Harvard, è stato presidente dell’IRI risanando l’IRI, poi presidente del Consiglio e infine cinque anni e mezzo presidente della Commissione europea?
    E che era presidente di Nomisma, la cui sede moscovita non si è mai chiarito che tipi di affari conducesse con i sovietici...

  2. #12
    liber
    Ospite

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    In Origine Postato da liber
    E che era presidente di Nomisma, la cui sede moscovita non si è mai chiarito che tipi di affari conducesse con i sovietici...
    Quella ‘linea rossa' tra Prodi e Mosca

    BOLOGNA — Una ‘linea rossa' Bologna-Mosca? Suggestivo, visti i tempi, ma vero. Le suggestioni, però, si fermano qui, alla scoperta di quel canale preferenziale elevato a nobiltà di ‘must' in tonnellate di film sulla Guerra fredda e, più comunemente, del genere spy-story. L'aspetto curioso, ma prendiamolo per carità solo come tale, è casomai un altro: dieci anni fa dal cuore di Bologna si parlava con Mosca, semplicemente alzando la cornetta, non dalla sede del Pci, ma da quella di Nomisma, il centro di ricerche economiche di cui Romano Prodi presiedeva il comitato scientifico. Non è un mistero, anzi, è tutto alla luce del sole. Maggio 1989: l'attuale presidente della Commissione europea, all'epoca numero uno dell'Iri con Enrico Micheli non ancora direttore generale, ma alto dirigente, costituisce, in accordo con l'istituto moscovita di economia Plekhanov, la Mirbis, società mista italo-sovietica che opera sul fronte della formazione e della consulenza, migliorando in questo modo, da una parte l'aspetto didattico e dall'altro la possibilità di creare joint-venture per lo sviluppo di un Paese che guardava ad Occidente sospinto dal vento fresco della Perestrojka. Tanti cavalcarono la stessa onda: un progetto molto simile venne stipulato tra la Bocconi e l'Università di San Pietroburgo, anzi, quello fu anche il primo accordo in tutta l'Unione Sovietica tra due istituti accademici. Ci fu pure un tentativo animato dalla Lega delle Coop, che nel dicembre 1989 diede vita a Sinerghia, altra società a capitale misto in cui figurava l'Edilter, la cooperativa edile bolognese, in seguito finita in liquidazione. Ma anche questa avventura finì presto. Guardando alla contrastata storia sovietica che stava uscendo da settant'anni di gestione pianificata, la fine degli anni Ottanta ha rappresentato una stagione dalle aperture molto più significative di quelle che poi si sono rivelate le reali prospettive. In questo clima e in un panorama che vedeva quotidianamente moltiplicarsi gli accordi commerciali con il mondo occidentale, va inquadrata la vita, tutto sommato breve, dell'esperienza Mirbis. A distanza di due lustri la società esiste ancora — anche se da almeno un biennio non si hanno notizie concrete sulla sua attività — ma dopo innumerevoli passaggi di mano del pacchetto azionario, è ora quasi esclusivamente locale e la partecipazione di Nomisma è veramente irrilevante, così come sono di fatto svanite quelle intuizioni che il 15 maggio 1989 tennero a battesimo il primo corso di formazione destinato a una ventita di alti dirigenti di imprese sovietiche. Mirbis (che è l'acronimo di Moscow International Business School), nel cui capitale Nomisma partecipava al 45 per cento contando però su una rappresentanza paritetica in consiglio d'amministrazione, aveva la sede a Mosca e quella dei corsi a Bologna, in strada Maggiore. Quattro le aree di studio (organizzazione economica comparata, economia industriale, diritto comparato e internazionale, strategie politiche industriali) sulla base di un disegno innovativo, che ha fatto del centro emiliano un riferimento importante per la Russia di Gorbaciov. E il particolare della linea telefonica preferenziale è solo un dettaglio che conferma quanto fosse concreta, per entrambi i partner, l'intenzione di sviluppare le linee di un progetto per l'epoca davvero all'avanguardia. Un piano articolato, seguito con estremo interesse dal Cremlino che il 25 gennaio '90, per un'occasione che altrimenti sarebbe sfuggita all'attenzione della diplomazia, inviò a Bologna la delegazione più importante e rappresentativa tra quelle inviate in Occidente dall'avvento della Glasnost e dal viaggio di Gorbaciov del dicembre '89. Per l'inaugurazione delle due sale convegni di Nomisma Incontri, insieme col vice sindaco di Mosca Evgen Bistrov, docenti universitari, economisti e dirigenti, sbarcò all'aeroporto Marconi, dopo un volo Mosca-Monaco, anche Valentin Pavlov, nemico giurato della Perestrojka, all'epoca ministro delle Finanze e poi primo ministro dal gennaio '91 fino all'agosto dello stesso anno, quando venne arrestato e rinchiuso nel carcere della Matrosskaja Tishinà, perché ritenuto tra gli otto responsabili del fallito colpo di stato contro Gorbaciov. Tra gli aspetti singolari del viaggio, ma soprattutto delle contraddizioni del personaggio Pavlov, c'è la pervicacia con cui l'ex capo del governo caduto in disgrazia aveva sempre osteggiato il cambiamento, arrivando a denunciare un vero e proprio tentativo di golpe economico quando accusò gli imprenditori occidentali di voler portare l'economia sovietica alla rovina. Per sottolineare il concetto un mese prima dell'arresto si oppose all'iniziativa di Gorbaciov volta a ottenere aiuti dai paesi dell'allora G7. Con questo biglietto da visita, allora, che venne a fare Pavlov a Bologna, accompagnato fra l'altro anche Vladimir Sherbakov, ministro del Lavoro e poi vice premier? Nella foto: Romano Prodi

    di Lorenzo Sani

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.....2:/1999/10/11

  3. #13
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    In Origine Postato da Malik
    "Certo per risanare l'Iri si sono divute fare scelte dolorose , sono entrato nell'Azienda che contava 540.00 dipendenti sono uscito che ne aveva 410.00 "


    [...]

    Dove sarebbero le mie fandonie?
    Appunto. Quello che ha salvato 410.000 POSTI DI LAVORO. E di quelli buoni.
    Fatti non pugnette, malik

  4. #14
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    In Origine Postato da liber
    Quella ‘linea rossa' tra Prodi e Mosca

    BOLOGNA — Una ‘linea rossa' Bologna-Mosca? Suggestivo, visti i tempi, ma vero. Le suggestioni, però, si fermano qui, alla scoperta di quel canale preferenziale elevato a nobiltà di ‘must' in tonnellate di film sulla Guerra fredda e, più comunemente, del genere spy-story. L'aspetto curioso, ma prendiamolo per carità solo come tale, è casomai un altro: dieci anni fa dal cuore di Bologna si parlava con Mosca, semplicemente alzando la cornetta, non dalla sede del Pci, ma da quella di Nomisma, il centro di ricerche economiche di cui Romano Prodi presiedeva il comitato scientifico. Non è un mistero, anzi, è tutto alla luce del sole. Maggio 1989: l'attuale presidente della Commissione europea, all'epoca numero uno dell'Iri con Enrico Micheli non ancora direttore generale, ma alto dirigente, costituisce, in accordo con l'istituto moscovita di economia Plekhanov, la Mirbis, società mista italo-sovietica che opera sul fronte della formazione e della consulenza, migliorando in questo modo, da una parte l'aspetto didattico e dall'altro la possibilità di creare joint-venture per lo sviluppo di un Paese che guardava ad Occidente sospinto dal vento fresco della Perestrojka. Tanti cavalcarono la stessa onda: un progetto molto simile venne stipulato tra la Bocconi e l'Università di San Pietroburgo, anzi, quello fu anche il primo accordo in tutta l'Unione Sovietica tra due istituti accademici. Ci fu pure un tentativo animato dalla Lega delle Coop, che nel dicembre 1989 diede vita a Sinerghia, altra società a capitale misto in cui figurava l'Edilter, la cooperativa edile bolognese, in seguito finita in liquidazione. Ma anche questa avventura finì presto. Guardando alla contrastata storia sovietica che stava uscendo da settant'anni di gestione pianificata, la fine degli anni Ottanta ha rappresentato una stagione dalle aperture molto più significative di quelle che poi si sono rivelate le reali prospettive. In questo clima e in un panorama che vedeva quotidianamente moltiplicarsi gli accordi commerciali con il mondo occidentale, va inquadrata la vita, tutto sommato breve, dell'esperienza Mirbis. A distanza di due lustri la società esiste ancora — anche se da almeno un biennio non si hanno notizie concrete sulla sua attività — ma dopo innumerevoli passaggi di mano del pacchetto azionario, è ora quasi esclusivamente locale e la partecipazione di Nomisma è veramente irrilevante, così come sono di fatto svanite quelle intuizioni che il 15 maggio 1989 tennero a battesimo il primo corso di formazione destinato a una ventita di alti dirigenti di imprese sovietiche. Mirbis (che è l'acronimo di Moscow International Business School), nel cui capitale Nomisma partecipava al 45 per cento contando però su una rappresentanza paritetica in consiglio d'amministrazione, aveva la sede a Mosca e quella dei corsi a Bologna, in strada Maggiore. Quattro le aree di studio (organizzazione economica comparata, economia industriale, diritto comparato e internazionale, strategie politiche industriali) sulla base di un disegno innovativo, che ha fatto del centro emiliano un riferimento importante per la Russia di Gorbaciov. E il particolare della linea telefonica preferenziale è solo un dettaglio che conferma quanto fosse concreta, per entrambi i partner, l'intenzione di sviluppare le linee di un progetto per l'epoca davvero all'avanguardia. Un piano articolato, seguito con estremo interesse dal Cremlino che il 25 gennaio '90, per un'occasione che altrimenti sarebbe sfuggita all'attenzione della diplomazia, inviò a Bologna la delegazione più importante e rappresentativa tra quelle inviate in Occidente dall'avvento della Glasnost e dal viaggio di Gorbaciov del dicembre '89. Per l'inaugurazione delle due sale convegni di Nomisma Incontri, insieme col vice sindaco di Mosca Evgen Bistrov, docenti universitari, economisti e dirigenti, sbarcò all'aeroporto Marconi, dopo un volo Mosca-Monaco, anche Valentin Pavlov, nemico giurato della Perestrojka, all'epoca ministro delle Finanze e poi primo ministro dal gennaio '91 fino all'agosto dello stesso anno, quando venne arrestato e rinchiuso nel carcere della Matrosskaja Tishinà, perché ritenuto tra gli otto responsabili del fallito colpo di stato contro Gorbaciov. Tra gli aspetti singolari del viaggio, ma soprattutto delle contraddizioni del personaggio Pavlov, c'è la pervicacia con cui l'ex capo del governo caduto in disgrazia aveva sempre osteggiato il cambiamento, arrivando a denunciare un vero e proprio tentativo di golpe economico quando accusò gli imprenditori occidentali di voler portare l'economia sovietica alla rovina. Per sottolineare il concetto un mese prima dell'arresto si oppose all'iniziativa di Gorbaciov volta a ottenere aiuti dai paesi dell'allora G7. Con questo biglietto da visita, allora, che venne a fare Pavlov a Bologna, accompagnato fra l'altro anche Vladimir Sherbakov, ministro del Lavoro e poi vice premier? Nella foto: Romano Prodi

    di Lorenzo Sani

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.....2:/1999/10/11
    Mi hai incuriosita sulla Nomisma caposaldo KOMUNISTA A MOSKA.
    E cosa dice IN CONCRETO Lorenzo Sani, a parte il titolo e un po' di chiacchiere? Roba da matti.

 

 
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