Il cardinale incontra a Milano i malati. «La musica di Mozart può fornire l’abbrivio per camminare. L’obiettivo è fare 5 mila passi al giorno»
Martini e il Parkinson: ogni mezz’ora devo riposarmi
MILANO - «Come fa, cardinal Martini, quando i piedi restano incollati al pavimento?Io, per prendere l’abbrivio, ascolto la marcia di Radetzky. E lei?». «Anch’io mi aiuto con la musica. Ma Mozart, secondo me, è il migliore: unisce ritmo e melodia. Mi serve molto sia per camminare, sia per muovermi in casa, ad esempio, per mettere in ordine la camera». Carlo Maria Martini, ieri mattina, si è confrontato a lungo con i malati del centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano. L’occasione era fornita da un incontro organizzato nell’aula magna del Cto-Icp in occasione del quindicesimo compleanno dell’Associazione italiana parkinsoniani. Sua Eminenza per un paio d’ore ha parlato da malato tra i malati. «Mi capita spesso di curare personaggi noti - racconta Gianni Pezzoli, direttore del centro Parkinson di Milano, un punto di riferimento in Europa per chi fa i conti con questa malattia -. Tutti mi chiedono il massimo riserbo. Unica eccezione: Martini. Che fin dall’inizio non ha voluto nascondere nulla».
«Quand’è che si è accorto che qualcosa non andava?» ha chiesto uno dei 150 malati in platea (le persone accalcate all’esterno erano almeno altrettante). «Non io, ma gli altri se ne sono accorti 10-12 anni fa, quando mi hanno fatto notare che, nel parlare in pubblico, c’erano movimenti del braccio che non riuscivo a dominare».
All’ultimo Conclave il Parkinson avrebbe determinato l’esclusione di Martini dai papabili. Egli stesso ha spiegato ieri che non potrebbe più guidare una diocesi grande e importante come quella di Milano. Con semplicità il cardinale ha anche raccontato la sua convivenza con i disagi della malattia. I farmaci ogni tre ore, la dieta priva di proteine, soprattutto nella prima metà della giornata, il sonno dalle 21.30-22 alle 4.30 del mattino, spezzato da frequenti risvegli.
Da qualche tempo Martini alterna un mese in Italia e due a Gerusalemme, dove si è trasferito dopo aver lasciato Milano. La sua giornata è dedicata allo studio dell’ebraico moderno e a lavori di filologia e di critica testuale su testi greci antici. Settantanove anni il 15 febbraio prossimo, l’arcivescovo emerito riesce «ancora abbastanza a lavorare» anche se si stanca e nei momenti più intensi, ogni mezz’ora, deve riposarsi.
Il cardinale si cimenta ogni settimana con la fisioterapia e ogni giorno con lunghe passeggiate. Per questo ha comprato un contapassi: l’obiettivo è farne almeno 5.000 al giorno. Il giovedì va al mare, sul Mediterraneo o sul Mar Morto. «Spesso cominciare a muovermi è faticoso - ammette - poi, quando prendo il ritmo, le cose vanno meglio. Ma non riesco a prevedere le situazioni di blocco».
Naturalmente per il paziente-modello Martini fondamentale è la preghiera. Non per chiedere la guarigione. «Ma una preghiera di intercessione che va a finire nel grande fiume della preghiera di intercessione della Chiesa».
Rita Querzé
fonte: Corriere della Sera, 13 novembre 2005


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