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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow Quale compito dei cattolici in politica?

    Contro la secolarizzazione, per la verità: questo il compito del laico cattolico impegnato in politica

    Sostiene l’onorevole Rocco Buttiglione

    ROMA, venerdì, 11 novembre 2005 (ZENIT.org).- “Respingere l’ondata di secolarizzazione e impegnarsi per la verità”, questo il compito del laico cattolico impegnato in politica, ha detto l’onorevole Rocco Buttiglione, Ministro per i Beni Culturali, intervenendo a Roma giovedì 10 novembre.

    Nello svolgere la lezione inaugurale del Master in Bioetica (2005-2006) che si tiene presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, il Ministro ha spiegato che “con i referendum sull’aborto e sul divorzio è passata in Italia la prima ondata della secolarizzazione fondata da un ideologia che partiva dall’affermazione della liberazione sessuale”.

    “Era l’età della pillola, sembrava che concepire senza averlo voluto era una ingiustizia per cui anche l’aborto è stato considerato legittimo. L’attività sessuale è stata slegata dalla procreazione e affermata come un diritto che non implica una responsabilità morale”, ha continuato.

    “In questa visione ci si è dimenticati che dall’attività sessuale nascono i bambini, che impongono una responsabilità alle loro madri ed ai loro padri – ha sottolineato –. Il fatto che ci sia questa responsabilità fa del sesso non un semplice gioco ma introduce alla maternità ed alla paternità, introduce il rapporto tra persone in una sfera di elevata responsabilità”.

    “Nonostante le tante critiche il Pontefice Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae vitae, la quale sosteneva che non si può separare la sessualità dalla procreazione, quando questo avviene la sessualità non è più un atto impegnativo che coinvolge tutta la persona, diventa banale, e non riesce più a legare le persone”.

    Mentre, ha quindi affermato Rocco Buttiglione “l’esperienza della sessualità legata all’innamoramento e all’amore è l’esperienza fondamentale attraverso la quale scopriamo che possiamo portare nel cuore un'altra persona per generarla nella vita eterna”.

    “Quando il sesso è diventato banale è difficile far scoccare questa scintilla, e allora i giovani vengono provati di un esperienza umanamente fondamentale quella di potersi innamorare, la banalizzazione del sesso rende più difficile l’innamoramento”, ha sostenuto.

    Riflettendo sulla situazione attuale, Buttiglione ha poi constatato che “siamo nella situazione in cui la società italiana è orientata a rinunciare a quella ondata della prima secolarizzazione. E’ ancora una ideologia molto forte, ma nel caso dei referendum sulla fecondazione assistita la popolazione ha respinto la seconda ondata di secolarizzazione”.

    “Con il referendum si voleva abolire la capacità di procreare, e passare alla fabbricazione dei bambini e questo ha urtato il senso comune”, ha affermato.

    A questo punto il Ministro ha affrontato quello che ha chiamato il primo problema di biopolitica e cioè “la laicità della politica”.

    Buttiglione si è quindi interrogato sulla liceità dell’intervento del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Camillo Ruini, all’interno del dibattito sul referendum parzialmente abrogativo della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, e se la Chiesa debba tacere anche quando si mette in dubbio il diritto alla vita.

    Successivamente, il Ministro ha risposto che “Il Cardinale Camillo Ruini è riuscito a fare un capolavoro, un miracolo. E’ riuscito a tenere insieme tutti i cattolici con un enorme e paziente lavoro di dialogo. E’ riuscito a creare l’unità dei cattolici”, e a raggiungere “una vittoria straordinaria e per molti versi impensata che sarebbe stata impossibile senza questo faticoso e difficile lavoro”.

    L’altro elemento che ha favorito la vittoria, ha precisato il Ministro, è che il fronte laico si è spaccato: “Di fronte ai laici nichilisti, quelli che non credono in nessun valore, quelli che affermano che non esiste nessuna verità, anzi l’unica verità che esiste è che non c’è nessuna verità […] un gruppo di laici guidati dal filosofo e Presidente del Senato Marcello Pera ha sostenuto di sentirsi più vicino alla Chiesa cattolica che difende la vita che non ai nichilisti che dicono che va bene manipolare i bambini”.

    Alla domanda di un professore presente in aula su quale deve essere il contributo specifico e originale di un laico cattolico in politica, Buttiglione ha risposto: “Il primo contributo è quello di dire la verità”, ed ha portato come esempio la vicenda di San Tommaso Moro.

    “Era un grande politico, uno che ne sapeva una più del diavolo, però una volta la storia lo ha messo con le spalle al muro fra il dire la verità o il perdere la testa. Lui ha deciso di dire la verità perdendo la testa. Ed è stata una grande testimonianza, un fallimento politico ma una grande testimonianza. Ha influito nel cuore del popolo inglese molto più di qualsiasi politico di successo”, ha raccontato.

    “In politica – ha concluso Buttiglione – abbiamo bisogno di questa capacità di rendere testimonianza alla verità, non in un modo provocatorio, però avendo l’onesta di non tradire. Questo crea un legame con il popolo che si sente rappresentato da qualcuno che condivide identità e valori”.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    spirito libero
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    Credo che l'On. Buttiglione sia uno dei peggiori politici che abbiano mai afflitto la Repubblica Italiana. Per nostra fortuna non è riuscito a imbrogliare i commissari europei ed è stato sonoramente bocciato. Il ruolo dei cattolici in politica è quello di tutti gli altri cittadini: presentare le propire idee, stabilire un dialogo con gli altri soggetti politici e produrre delle leggi che servano al bene comune del paese e non agli interessi privati di uno o più soggetti.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE


    NOTA DOTTRINALE
    circa alcune questioni riguardanti
    l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica


    La Congregazione per la Dottrina della Fede, sentito anche il parere del Pontificio Consiglio per i Laici, ha ritenuto opportuno pubblicare la presente “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”. La Nota è indirizzata ai Vescovi della Chiesa Cattolica e, in special modo, ai politici cattolici e a tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle società democratiche.



    I. Un insegnamento costante

    1. L’impegno del cristiano nel mondo in duemila anni di storia si è espresso seguendo percorsi diversi. Uno è stato attuato nella partecipazione all’azione politica: i cristiani, affermava uno scrittore ecclesiastico dei primi secoli, «partecipano alla vita pubblica come cittadini».[1] La Chiesa venera tra i suoi Santi numerosi uomini e donne che hanno servito Dio mediante il loro generoso impegno nelle attività politiche e di governo. Tra di essi, S. Tommaso Moro, proclamato Patrono dei Governanti e dei Politici, seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile della coscienza».[2] Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare «la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime» che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale».[3]

    Le attuali società democratiche, nelle quali lodevolmente tutti sono resi partecipi della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà,[4] richiedono nuove e più ampie forme di partecipazione alla vita pubblica da parte dei cittadini, cristiani e non cristiani. In effetti, tutti possono contribuire attraverso il voto all’elezione dei legislatori e dei governanti e, anche in altri modi, alla formazione degli orientamenti politici e delle scelte legislative che a loro avviso giovano maggiormente al bene comune.[5] La vita in un sistema politico democratico non potrebbe svolgersi proficuamente senza l’attivo, responsabile e generoso coinvolgimento da parte di tutti, «sia pure con diversità e complementarità di forme, livelli, compiti e responsabilità».[6]

    Mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, «guidati dalla coscienza cristiana»,[7] in conformità ai valori che con essa sono congruenti, i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia,[8] e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità.[9] Conseguenza di questo fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II è che «i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune»,[10] che comprende la promozione e la difesa di beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.

    La presente Nota non ha la pretesa di riproporre l’intero insegnamento della Chiesa in materia, riassunto peraltro nelle sue linee essenziali nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ma intende soltanto richiamare alcuni principi propri della coscienza cristiana che ispirano l’impegno sociale e politico dei cattolici nelle società democratiche.[11] E ciò perché in questi ultimi tempi, spesso per l’incalzare degli eventi, sono emersi orientamenti ambigui e posizioni discutibili, che rendono opportuna la chiarificazione di aspetti e dimensioni importanti della tematica in questione.

    I(....)
    La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell’uomo, del bene comune e dello Stato.

    3. Questa concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune. La libertà politica non è né può essere fondata sull’idea relativista che tutte le concezioni sul bene dell’uomo hanno la stessa verità e lo stesso valore, ma sul fatto che le attività politiche mirano volta per volta alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato. Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di soluzioni che debbono però essere moralmente accettabili. Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete — e meno ancora soluzioni uniche — per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla legge morale.[14] Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali»,[15] egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”.

    (...)
    6. Il richiamo che spesso viene fatto in riferimento alla “laicità” che dovrebbe guidare l’impegno dei cattolici, richiede una chiarificazione non solo terminologica. La promozione secondo coscienza del bene comune della società politica nulla ha a che vedere con il “confessionalismo” o l’intolleranza religiosa. Per la dottrina morale cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica - ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto.[23] Giovanni Paolo II ha più volte messo in guardia contro i pericoli derivanti da qualsiasi confusione tra la sfera religiosa e la sfera politica. «Assai delicate sono le situazioni in cui una norma specificamente religiosa diventa, o tende a diventare, legge dello Stato, senza che si tenga in debito conto la distinzione tra le competenze della religione e quelle della società politica. Identificare la legge religiosa con quella civile può effettivamente soffocare la libertà religiosa e, persino, limitare o negare altri inalienabili diritti umani».[24] Tutti i fedeli sono ben consapevoli che gli atti specificamente religiosi (professione della fede, adempimento degli atti di culto e dei Sacramenti, dottrine teologiche, comunicazioni reciproche tra le autorità religiose e i fedeli, ecc.) restano fuori dalle competenze dello Stato, il quale né deve intromettersi né può in modo alcuno esigerli o impedirli, salve esigenze fondate di ordine pubblico. Il riconoscimento dei diritti civili e politici e l’erogazione dei pubblici servizi non possono restare condizionati a convinzioni o prestazioni di natura religiosa da parte dei cittadini.

    Questione completamente diversa è il diritto-dovere dei cittadini cattolici, come di tutti gli altri cittadini, di cercare sinceramente la verità e di promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali riguardanti la vita sociale, la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri diritti della persona. Il fatto che alcune di queste verità siano anche insegnate dalla Chiesa non diminuisce la legittimità civile e la “laicità” dell’impegno di coloro che in esse si riconoscono, indipendentemente dal ruolo che la ricerca razionale e la conferma procedente dalla fede abbiano svolto nel loro riconoscimento da parte di ogni singolo cittadino. La “laicità”, infatti, indica in primo luogo l’atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull’uomo che vive in società, anche se tali verità siano nello stesso tempo insegnate da una religione specifica, poiché la verità è una. Sarebbe un errore confondere la giusta autonomia che i cattolici in politica debbono assumere con la rivendicazione di un principio che prescinde dall’insegnamento morale e sociale della Chiesa.

    Con il suo intervento in questo ambito, il Magistero della Chiesa non vuole esercitare un potere politico né eliminare la libertà d’opinione dei cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece — come è suo proprio compito — istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di quanti si dedicano all’impegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune. L’insegnamento sociale della Chiesa non è un’intromissione nel governo dei singoli Paesi. Pone certamente un dovere morale di coerenza per i fedeli laici, interiore alla loro coscienza, che è unica e unitaria. «Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore dell’attività e dell’esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come “luogo storico” del rivelarsi e del realizzarsi dell’amore di Gesù Cristo a gloria del Padre e a servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto — come, ad esempio, la competenza e la solidarietà nel lavoro, l’amore e la dedizione nella famiglia e nell’educazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta della verità nell’ambito della cultura — sono occasioni provvidenziali per un “continuo esercizio della fede, della speranza e della carità”».[25] Vivere ed agire politicamente in conformità alla propria coscienza non è un succube adagiarsi su posizioni estranee all’impegno politico o su una forma di confessionalismo, ma l’espressione con cui i cristiani offrono il loro coerente apporto perché attraverso la politica si instauri un ordinamento sociale più giusto e coerente con la dignità della persona umana.

    (...)
    IV. Considerazioni su aspetti particolari

    7. È avvenuto in recenti circostanze che anche all’interno di alcune associazioni o organizzazioni di ispirazione cattolica, siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l’appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche. Analogamente, è da rilevare che alcune Riviste e Periodici cattolici in certi Paesi hanno orientato i lettori in occasione di scelte politiche in maniera ambigua e incoerente, equivocando sul senso dell’autonomia dei cattolici in politica e senza tenere in considerazione i principi a cui si è fatto riferimento.


    La fede in Gesù Cristo che ha definito se stesso «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) chiede ai cristiani lo sforzo per inoltrarsi con maggior impegno nella costruzione di una cultura che, ispirata al Vangelo, riproponga il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica. (...)

    Nello stesso tempo, la Chiesa insegna che non esiste autentica libertà senza la verità. «Verità e libertà o si coniugano insieme o insieme miseramente periscono», ha scritto Giovanni Paolo II.[27] In una società dove la verità non viene prospettata e non si cerca di raggiungerla, viene debilitata anche ogni forma di esercizio autentico di libertà, aprendo la via ad un libertinismo e individualismo, dannosi alla tutela del bene della persona e della società intera.

    (....)
    9. Gli orientamenti contenuti nella presenta Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio Vaticano II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi i fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio ».[31]

    Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nell’Udienza del 21 novembre 2002 ha approvato la presente Nota, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.



    Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 24 novembre 2002, Solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo.



    X JOSEPH CARD. RATZINGER
    Prefetto



    X TARCISIO BERTONE, S.D.B.
    Arcivescovo emerito di Vercelli
    Segretario

    Per le note e il testo integrale, CLICCATE QUI

    http://www.vatican.va/roman_curia/co...it.html#_ftn31
    Fraternamente Caterina
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  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by simplicio
    Credo che l'On. Buttiglione sia uno dei peggiori politici che abbiano mai afflitto la Repubblica Italiana. Per nostra fortuna non è riuscito a imbrogliare i commissari europei ed è stato sonoramente bocciato. Il ruolo dei cattolici in politica è quello di tutti gli altri cittadini: presentare le propire idee, stabilire un dialogo con gli altri soggetti politici e produrre delle leggi che servano al bene comune del paese e non agli interessi privati di uno o più soggetti.
    il ruolo dei cattolici non è dentro una idea nè ideologia.....MA COMPITO DEI CATTOLICI E' PRESENTARE CRISTO, LA PERSONA
    il cattolico ha un compito più arduo di fronte ad altri ruoli....perchè non presenta sè stesso, ne una idea.....ma presenta un progetto DIVINO
    i diritti sono i medesimi a tutti gli altri cittadini.......qui si discute sul compito di chi si dice cattolico e agisce poi da agnostico
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    spirito libero
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    Scusami, Caterina, ma ogni tanto, solo ogni tanto invece che postare editti, catechismi o documenti vari, esprimere la tua opinione? Ne avrai una tu, mi piacerebbe conoscerla, e non dirmi che è coincidente con quella della Chiesa.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  6. #6
    spirito libero
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    per carita', buttiglione e' un campione di immoralita' della politica, un qualcosa di relamente ributtante.

    Quoto in pieno, il disprezzo che provo per l'on Buttiglione ( esclusivamente dal punto di vista politico) è quasi eguale a quello che provo per il Presidente del Consiglio in carica ( spero ancora per poco)
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by simplicio
    Scusami, Caterina, ma ogni tanto, solo ogni tanto invece che postare editti, catechismi o documenti vari, esprimere la tua opinione? Ne avrai una tu, mi piacerebbe conoscerla, e non dirmi che è coincidente con quella della Chiesa.
    bè....da qualche messaggio confidenziale in pvt dovresti aver capito come la penso?

    posso farti un esempio.....
    se devo imparare a cucinare un piatto, prima devo imparare a memoria gli ingredienti...poi, dopo aver imparato, potrò metterci di mio senza annullare gli ingredienti di pase che non mi darebbero QUEL PIATTO, ma ne creerebbero un altro......
    ergo.......secondo me.....è importante imparare che esistono delle basi alle quali come cristiana io NON posso rinunciare se non rischiando di escludere Gesù dalla mia vita......

    L'errore che facciamo tante volte è quello di credere che la fede deve starsene chiusa in camera quando vado a votare o a fare un comizio o a ballare.......ed uscire fuori solo quando vado in chiesa o quando ne ho bisogno e così diventa con la politica.....
    Se escludo Cristo dalla mia vita sociale, non sono più cristiana.....e se escludo la Chiesa dalla mia vita sociale ho escluso la SPOSA DI CRISTO..ergo non sono più cattolica......

    Come risolverla?
    Io personalmente frugo verso il male minore anche se, attenzione......la base cristiana evita il concetto di male minore proprio per non rischiare di confondere gli incerti che si cullerebbero in questa scelta, magari scegliendo alla fine il peggio.....

    Come voto? in passato non ho avuto moltissime difficoltà.....alla fine ho cercato sempre la scelta più coerente possibile.......quest'anno credo che avrò moltissime difficoltà
    Fraternamente Caterina
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  8. #8
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    Io consiglio di non parlare di persone, ma di commentare i testi. Anche perchè se ci si fa prendere troppo dalla smania aggettivatrice può essere poco simpatico: questo forum è molto letto, quindi qualche interesato potrebbe rivolgersi alle autorità competenti, e ci andrebbe di mezzo l'amministrazione, che naturalmente non ha colpa. Visto che è già successo, vi chiedo, se proprio dovete parlare delle persone, di moderare i toni.

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Io consiglio di non parlare di persone, ma di commentare i testi. Anche perchè se ci si fa prendere troppo dalla smania aggettivatrice può essere poco simpatico: questo forum è molto letto, quindi qualche interesato potrebbe rivolgersi alle autorità competenti, e ci andrebbe di mezzo l'amministrazione, che naturalmente non ha colpa. Visto che è già successo, vi chiedo, se proprio dovete parlare delle persone, di moderare i toni.
    concordo infatti sai cosa stavo pensando? di iniziare a mettere i testi SENZA NOMI così voglio vedere poi se l'amico antonio e semplicio scattano sull'attenti....e senza vedere il nome a chi attribuirebbero il testo?

    mesà che lo farò, inviandoti in pvt il testo e la fonte.......

    sempre così..si finisce per discutere sulle persone, svicolando come il cartone animato, dal cuore dei testi
    Fraternamente Caterina
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  10. #10
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    Originally posted by antonio
    se si vuole avere l'esempio di un cristiano retto, politicamente impegnato a favore della collettivita' quello e' de gasperi.
    politico cristiano, umile, dignitoso, che si scontro' con chi da oltretevere ebbe la pretesa di mettere becco nella conduzione delle vicende politiche italiane, usando della sua autorita' spirituale per condurre i giochini delle alleanze in uno stato estero.
    Per politico in senso stretto, più che De Gasperi, farei l'esempio di La Pira...

    Se invece allarghiamo il concetto di "politica" non solo alle aule parlamentari direi che pure Don Milani o Don Mazzolari avrebbero qualcosa da insegnare...

 

 
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