da www.fiammaroma.org
NON SOLO CHIACCHERE
NONSOLOCHIACCHIERE è il giornale dei detenuti di Rebibbia, un progetto editoriale che da anni cerca di suggerire e proporre fatti concreti affinché la vita che i detenuti sono costretti a vivere in carcere, non resti esclusivamente un passivo per loro stessi e per la società.
Cerca di operare critiche costruttive, suggerendo anche soluzioni ai numerosi problemi della giustizia e, soprattutto, dell’esecuzione della pena.
Il progetto dell’Associazione è molto ambizioso: punta a far conoscere quella realtà che è il mondo dei detenuti di cui mai si parla, quasi come se si volesse far finta che la parte della società che vive all’interno delle carceri non esista, come se si volesse marchiare a vita chi, per vari motivi, ha commesso un errore.
Il carcere, a quanto dice la nostra Costituzione, dovrebbe essere il luogo di riabilitazione di colui che ha commesso un reato, il luogo all’interno del quale chi si è macchiato di un qualsiasi reato dovrebbe essere rieducato per un nuovo reinserimento all’interno della società cosiddetta civile.
Molti non sanno che il carcere tutto è tranne che luogo di rieducazione grazie alle carenze strutturali, di personale spesso poco qualificato, ma soprattutto è il luogo in cui vengono palesemente violati i diritti umani.
Ci scandalizziamo nel vedere in televisione le immagini delle condizioni di vita dei giovani delle favelas brasiliane, oppure dei quartieri degradati delle grandi metropoli, ma si ridiventa subito indifferenti quando ci vengono proposte le immagini delle carceri italiane in cui la dignità umana viene calpestata quotidianamente.
Qualche tempo fa il parlamento Europeo ha approvato una legge in cui si dettavano le dimensioni delle gabbie per le galline che devono essere almeno di 3 mq ognuna, ma nessuno ha tenuto presente che un detenuto di Rebibbia è costretto a vivere per 21 ore al giorno in uno spazio di 8 mq: a voi la valutazione sulle proporzioni.
NONSOLOCHIACCHIERE si è sempre fatto carico di esporre queste problematiche, anche con conseguenze personali per chi scriveva, a chi non conosce questa realtà ma ha una coscienza civica e civile e vuole veramente ridare dignità e diritti a chi, pur avendo sbagliato, vuole pagare per i propri errori ma vuole anche che sia rispettata la propria persona.
Per questi motivi ci rivolgiamo a tutti, sapendo che il nostro appello non sarà lasciato cadere nel vuoto e vi chiediamo di contribuire alla sopravvivenza del nostro giornale sottoscrivendo un abbonamento. Pochi euro non cambiano la vostra vita ma contribuiranno a far sopravvivere la voce di, chiuso dentro una cella, non ha voce!
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