WASHINGTON - La prima Torah è stata posta all'interno del Pentagono con un'apposita cerimonia rabbinica.
Sholom Lipska, un rabbino lubavitcher della Florida, ha pomposamente consegnato i rotoli manoscritti, chiusi dentro una cassa fabbricata in Israele, in ferro e chiusa con un lucchetto, nella cappella pluri-confessionale interna al ministero della Difesa.
«La Torah è per noi una fonte di forza e di potere», ha detto il rabbino; «portiamo la Torah in questa cappella, un luogo santo nel Pentagono. È un centro di potere.Non c'è modo migliore per noi ebrei di dimostrare la nostra gratitudine all'America che porre una Torah nel Pentagono, che ha preservato la nostra libertà»: così ha detto Hank Sopher, un ricco magnate dell'edilizia a New York.
Era presente anche Dov Zakheim, ex sottosegretario alla Difesa e personaggio-chiave dell'11 settembre.
Rabbino lui stesso con doppia cittadinanza israelo-americana, Zakheim è il direttore della System Planning Corporation, una ditta di avionica che produce mirabolanti sistemi radar-informatici.
Uno di questi, il Command Transmitter System (CTS) serve a «teleguidare in volo fino ad otto velivoli contemporanamente da parte di un solo operatore al suolo»; un altro, il Flight Termination System (FTS), consente «all'operatore al suolo di prendere il controllo di un apparecchio in volo e di terminarlo», facendolo atterrare o precipitare.
Nel 2000, con altri ebrei neocon del Pnac (Project for a New American Century, un think tank ebraico) Zakheim scrisse una lettera aperta al presidente USA sostenendo che occorreva «un evento traumatico, una nuova Pearl Harbour», per costringere l'America ad una nuova fase di espansione militare.


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