Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito 70 mld i costi della devolution ...

    ... e chi paga?

    Comunque, tranquilli ... i costi previsti dall' ISAE saranno certamente sbagliati come dice Tremonti ... uno a cui i conti tornano sempre.

    DEVOLUTION/ TREMONTI: 70 MILIARDI DI COSTI? NON E' COSI''
    "Studio Isae risale a tanti anni fa"
    17-11-2005 119 -

    Roma, 17 nov. (Apcom) - "Non concordo con quello studio, con quella impostazione". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti boccia lo studio dell'Isae che ha valutato in circa 70 miliardi i costi della devolution. Uno studio che "risale a tanti anni fa, ai tempi del Titolo V", elaborato da un istituto che "non si può definire 'vicino al Tesoro'", come detto dai giornalisti di RepubblicaRadio che hanno intervistato il ministro.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
    Re del Fondoscala
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    Predefinito

    Dopo anni e anni di finti riformisti al Governo finalmente una vera riforma completa e ben articolata....


    ...non ho mai visto riforme gratuite oppure Prodi al Governo riusciva in questo? a parte che non ci riusciva perchè in 5 anni di Governo di riformisti non si è riformato un bel niente

  3. #3
    Re del Fondoscala
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    Predefinito

    In Origine Postato da O'Rei
    Dopo anni e anni di finti riformisti al Governo finalmente una vera riforma completa e ben articolata....


    ...non ho mai visto riforme gratuite oppure Prodi al Governo riusciva in questo? a parte che non ci riusciva perchè in 5 anni di Governo di riformisti non si è riformato un bel niente
    anzi ricordo vagamente una riforma che si chiamava Berlinguer che fu una cosa penosa criticata pure dai movimenti studenteschi di sinistra non ricordo periodi così lunghi di manifestazioni,occupazioni ecc ecc come quando governava la sinistra

  4. #4
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito

    In Origine Postato da O'Rei
    anzi ricordo vagamente una riforma che si chiamava Berlinguer che fu una cosa penosa criticata pure dai movimenti studenteschi di sinistra non ricordo periodi così lunghi di manifestazioni,occupazioni ecc ecc come quando governava la sinistra
    Mi sa che ti sei perso quelle contro la riforma Moratti ... le contestazioni a quella di Berlinguer erano state zucchero, al confronto.

    Se accendi la TV ora, ne vedi anche in diretta.


    ma, se dopo il referendum ( ammesso che passi) i soldi dove li prendono per attuarla? Ma, dimenticavo voi fate le controriforme e, per di più, non tenete neanche conto dei costi.

    La vs saggia amministrazione ha portato, dopo 10 anni ALLA RISALITA DEL DEBITO PUBBLICO ... anche questa notizia di oggi.

    Bye
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
    email non funzionante
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    Predefinito

    In Origine Postato da O'Rei
    Dopo anni e anni di finti riformisti al Governo finalmente una vera riforma completa e ben articolata....


    ...non ho mai visto riforme gratuite oppure Prodi al Governo riusciva in questo? a parte che non ci riusciva perchè in 5 anni di Governo di riformisti non si è riformato un bel niente
    tu non devi gurdare quello che hanno fatto gli altri per mettere il bastone fra le ruote a chi veniva dopo ma ciò che stanno facendo ora, una vera riforma quei soldi li faceva risparmiare non addebitare come ulteriori spese d'aumento della burocrazia, Ahhhhhooo ma cavolo credi che gli elettori hanno votato per AN FI CDU per veder aumentati i carozzoni politic-burocratici e la complicazione dei rapporti con le istituzioni????

  6. #6
    vae victis
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    Predefinito

    ....Troppo costosa la devolution e'da cestinare....ma purtroppo ce li siamo presi e ce li dobbiamo ciucciare.

  7. #7
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Non si possono determinare i costi della Devolution. Leggete!

    Il costo della devolution
    Massimo Bordignon

    Il tema dei "costi del federalismo" è stato il tormentone giornalistico dell’estate italiana e rischia di diventare anche quello
    dell’autunno, con la ripresa del dibattito sulla riforma costituzionale alla Camera e il contemporaneo varo della legge
    Finanziaria per il 2005, che si preannuncia tutt’altro che tenera con Regioni e altri enti locali. Un problema generalmente
    relegato all’attenzione di pochi specialisti ha così improvvisamente guadagnato le prime pagine dei maggiori quotidiani,
    generando una feroce polemica, alimentata a colpi di statistiche e citazioni di studiosi.

    I numeri del decentramento
    Di per sé, questo fatto è solo positivo. Era ora che il dibattito sul federalismo fiscale italiano uscisse dall’ambito puramente
    ideologico degli scontri tra partiti per scendere sul terreno concreto dei numeri. Solo che il dibattito si è concentrato su
    aspetti tutto sommato secondari del problema, tralasciando quelli veramente importanti. Inoltre, gli stessi numeri sono stati
    usati un po’ a vanvera nei giornali. Vediamo perché. Cominciamo dal secondo punto. Di stime sulle risorse da decentrare
    agli enti locali a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione prima, e della devolution bossiana poi, ne sono state
    fatte tante nella letteratura. Io stesso, assieme a Floriana Cerniglia, sono responsabile di alcune, oltre che di una
    metodologia di calcolo che ha riscosso qualche successo nella letteratura. Ma tre cose devono essere chiare rispetto a questi
    numeri. Primo, si tratta di stime di larga massima. In termini di attribuzione di risorse tra diversi livelli di governo,
    nessuno sa veramente cosa significa il fatto che una funzione è a legislazione concorrente tra Stato e Regioni, oppure che è
    una funzione esclusiva delle Regioni. Funzioni di monitoraggio e controllo rimarrebbero comunque in mano allo Stato
    centrale, a cui resta la responsabilità esclusiva della determinazione degli standard per i servizi essenziali e delle norme
    generali, e non è dunque a priori ovvio come un certo capitolo di spesa debba essere ripartito tra i due livelli di governo. Si
    può fare qualche ipotesi ragionevole, ma si tratta appunto di questo: ipotesi. Secondo, la nuova Costituzione è complicata e
    si presta a più interpretazioni, non solo per quello che riguarda l’attribuzione di funzioni, ma ancora di più per quello che
    riguarda i nuovi sistemi di finanziamento, previsti dall’articolo 119. Tener conto anche di questi aspetti produce numeri
    ovviamente diversi, e nel confrontarli è importante considerare le diverse ipotesi che stanno dietro di essi, una cautela che è
    spesso mancata nel dibattito. Terzo, affermare che la spesa da delegare alle Regioni a seguito del decentramento
    costituzionale è di X milioni di euro, non significa affatto dire che la spesa delle amministrazioni pubbliche complessive
    aumenterebbe di X milioni di euro a seguito del decentramento.

    I costi della transizione
    Questo è il punto che più è stato frainteso sui giornali, ed è quindi opportuno cercare di spiegarlo nel modo più chiaro
    possibile. In linea di principio, i costi del decentramento costituzionale sono sempre identici a zero. A fronte dei nuovi
    tributi o dei nuovi trasferimenti che lo Stato dovrebbe attribuire alle Regioni e alle altre autonomie per far fronte alle nuove
    funzioni devolute, scomparirebbero dal bilancio dello Stato spese per un ammontare esattamente uguale. Per esempio, se
    l’istruzione passa alle Regioni, gli stipendi dei professori vengono pagati dalle Regioni e non più dallo Stato; dunque,
    l’effetto contabile per il complesso delle amministrazioni pubbliche è zero. Nei fatti, le cose non sono così semplici.
    Delegare funzioni significa in pratica spostare personale e uffici dal centro alla periferia. Ma mentre un edificio può essere
    "devoluto" a piacimento, le persone non possono essere spostate contro la propria volontà. C’è dunque il rischio di una
    moltiplicazione della burocrazie: un ufficio si apre a livello regionale, ma il corrispondente ufficio statale non chiude,
    almeno non nell’immediato. Inoltre, il regime contrattuale dei dipendenti regionali è spesso più generoso di quello statale:
    spostare un funzionario dallo Stato alle Regioni può comportare un aggravio di costi per la finanza pubblica. Le esperienze
    di decentramento del passato suggeriscono che questi "costi della transizione" possono essere assai sostanziosi (vedi per
    esempio, il Rapporto Isae del 2004 sulle Leggi Bassanini). Ma assumere che tutta la spesa decentrata rappresenterebbe un
    aggravio di pari ammontare sulla finanza pubblica, come spesso si è sbrigativamente fatto sulla stampa, è una chiara
    assurdità. Sarebbe come dire che delegando l’istruzione alle Regioni gli stipendi dei professori verrebbero pagati due volte, una volta dallo Stato e un’altra volta dalle Regioni. Questo, chiaramente, non avverrebbe.

    I costi economici del decentramento
    Ma forse il problema più serio del dibattito estivo è che si è concentrato sul tema del costo immediato del trasferimento
    delle funzioni, che per quanto rilevante, è sostanzialmente marginale rispetto all’enormità del processo di decentramento in
    corso. I costi (come pure i benefici) derivanti dal decentramento costituzionale sono essenzialmente costi e benefici
    economici; i costi e i benefici derivanti dal fatto che decisioni una volta statali vengono ora prese a livello locale; il fatto
    che il dualismo economico del paese rende difficile costruire un sistema fiscale che consenta a tutti gli enti locali di
    sostenere la nuova spesa, ed è dunque necessario ipotizzare un sistema perequativo efficiente; i rischi, che in assenza di
    un quadro di responsabilità condivise tra centro e periferia, si possano generare fenomeni di irresponsabilità finanziaria.
    Converrà che su questi temi si concentri d’ora in avanti l’attenzione.

 

 

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