No. E' giusto quindi non ha senso toglierlo.
E' permesse invece che possa essere omesso, ma non dai noi. Mi sembra che i cattolici orientali lo possano omettere, se non mi sbaglio.


No. E' giusto quindi non ha senso toglierlo.
E' permesse invece che possa essere omesso, ma non dai noi. Mi sembra che i cattolici orientali lo possano omettere, se non mi sbaglio.


Ringraziando TheDruid aggiungo:
http://www.maranatha.it/Ore/pas/pas7/letSABpage.htm
la Seconda Lettura dalla Liturgia delle Ore
Dai «Discorsi» di un autore africano del sec. VI
(Disc. 8, 1-3; PL 65, 743-744)
L'unità della Chiesa parla in tutte le lingue
Gli apostoli hanno parlato in tutte le lingue. Così certamente Dio volle allora manifestare la presenza dello Spirito Santo, in modo che colui che l'avesse ricevuto, potesse parlare in tutte le lingue. Bisogna infatti comprendere bene, fratelli carissimi, che è proprio grazie allo Spirito santo che la carità di Dio si trova nei nostri cuori. E poiché la carità doveva radunare la Chiesa di Dio da ogni parte del mondo, un solo uomo, ricevendo lo Spirito Santo, poté allora parlare tutte le lingue. Così ora la Chiesa, radunata per opera dello Spirito Santo, esprime la sua unità in tutte le lingue.
Perciò se qualcuno dirà a uno di noi: Hai ricevuto lo Spirito Santo, per quale motivo non parli in tutte le lingue? Devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, infatti sono inserito in quel corpo di Cristo cioè nella Chiesa, che parla tutte le lingue. Che cosa altro in realtà volle significare Dio per mezzo della presenza dello Spirito Santo, se non che la sua Chiesa avrebbe parlato in tutte le lingue?
Si compì in questo modo ciò che il Signore aveva promesso: Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, ma si mette vino nuovo in otri nuovi e così ambedue si conservano (cfr. Lc 5, 37-38). Perciò quando si udì parlare in tutte le lingue, alcuni a ragione andavano dicendo: «Costoro si sono ubriacati di mosto» (At 2, 13). Infatti erano diventati otri nuovi rinnovati dalla grazia della santità, in modo che ripieni di vino nuovo, cioè dello Spirito Santo, parlando tutte le lingue, erano ferventi, e rappresentavano con quel miracolo evidentissimo che la Chiesa sarebbe diventata cattolica per mezzo delle lingue di tutti i popoli.
Celebrate quindi questo giorno, come membra dell'unico corpo di Cristo. Infatti non lo celebrerete inutilmente se voi sarete quello che celebrate. Se cioè sarete incorporati a quella Chiesa, che il Signore colma di Spirito Santo, estende con la sua forza in tutto il mondo, riconosce come sua, venendo da essa riconosciuto.
Lo Sposo non ha abbandonato la sua Sposa, perciò nessuno gliene può dare un'altra diversa. Solo a voi, infatti, che siete formati dall'unione di tutti i popoli, cioè a voi, Chiesa di Cristo, corpo di Cristo, sposa di Cristo, l'Apostolo dice: Sopportatevi a vicenda con amore e cercate di conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace (cfr. Ef 4, 2). Vedete che dove comandò di sopportarci vicendevolmente, là pose l'amore. Dove constatò la speranza dell'unità, là mostrò il vincolo della pace.
Questa è la casa di Dio, edificata con pietre vive, nella quale, egli si compiace di abitare e dove i suoi occhi non debbano essere offesi da nessuna sciagurata divisione.....
*********
Sant'Agostino - Lettera ai Cattolici sulla setta dei Donatisti
http://www.augustinus.it/italiano/le...lici_libro.htm
Dov'è la Chiesa? Ecco la questione.
2. 2. La questione che c'è tra noi è questa: dov'è la Chiesa?. Presso di noi o presso di loro? Certo la Chiesa è una sola: ed è quella che i nostri antenati chiamarono " cattolica ", per dimostrare, perfino nel nome, che essa è dappertutto. In greco infatti " secondo il tutto " si dice: kaq_ o}lon. Questa Chiesa poi è il corpo di Cristo, come dice l'Apostolo: In favore del suo corpo che è la Chiesa 1. È quindi evidente che chi non è nelle membra di Cristo, non può conseguire la salvezza cristiana. Le membra di Cristo, poi, sono congiunte mediante la carità dell'unità e, tramite essa, sono unite anche al loro capo, Cristo Gesù. Di conseguenza, tutto ciò che si predica di Cristo, riguarda il capo e il corpo. Il capo è Gesù Cristo, l'Unigenito Figlio del Dio vivente, egli stesso Salvatore del suo corpo 2; colui che è morto per i nostri delitti ed è risuscitato per la nostra giustificazione 3. Il suo corpo è la Chiesa, di cui è detto: Al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile 4. Ora, tra noi e i Donatisti la questione verte su dove sia questo corpo, cioè su dove sia la Chiesa. Che fare, dunque? La cercheremo nelle nostre parole o in quelle del suo capo, il Signore nostro Gesù Cristo? Penso che dobbiamo cercarla piuttosto nelle sue parole, perché egli è la Verità 5 e conosce molto bene il proprio corpo. Il Signore infatti conosce quelli che sono suoi 6.
Non dobbiamo cercarla nelle nostre reciproche accuse.
2. 3. Quali siano, poi, le nostre parole nelle quali non dobbiamo cercarla, prestate attenzione e vi accorgerete anche qui della differenza che c'è tra le nostre parole e le loro; eppure noi non desideriamo che si cerchi la Chiesa nelle parole nostre. Tutte le accuse che noi ci scambiamo reciprocamente sulla consegna dei Libri divini, sulla turificazione e sulle persecuzioni, sono tutte parole nostre. E su tali questioni noi seguiamo questo criterio: o ritenere vere entrambe le accuse, le nostre e le loro, o ritenerle entrambe false; o ritenere vere le nostre e false le loro o, infine, false le nostre e vere le loro.Ma in ogni caso noi dimostriamo che non esiste nessun crimine del mondo cristiano, con cui noi siamo in comunione. Se poi sono vere e le accuse che noi rivolgiamo a loro e quelle che essi rivolgono a noi, facciamo quanto dice l'Apostolo: Perdonandoci a vicenda come Dio ha perdonato a noi 7, di modo che i malvagi, che forse sono stati e sono tra noi, o che sono stati e sono tra voi, non ostacolino la nostra concordia e il vincolo della pace, sempre che si siano corretti dell'unico loro delitto: l'essersi separati senza motivo dall'unità del mondo, pur avendo nel loro seno questi tali. Se invece si tratta di false accuse, sia quelle che noi rivolgiamo a loro, sia quelle che loro rivolgono a noi, circa la consegna dei Libri e la persecuzione degli innocenti, non vedo altro motivo di contesa che la conversione di coloro che si sono separati senza motivo. Che se poi noi diciamo il vero, perché gli Atti che produciamo li confermiamo sia con le lettere dell'imperatore, al quale essi stessi prima hanno scritto e poi si sono appellati, sia con la comunione del mondo, e se, invece, si convincono di dire cose false, proprio perché, a quei tempi, quando si trattava lo stesso problema, essi non sono stati assolutamente capaci di vincere la causa, il furore della loro sacrilega ostinazione e la persecuzione di persone innocenti si rivelano più gravi che se essi fossero colpevoli del solo crimine dello scisma. In realtà, mentre quei crimini non potrebbero attribuirli a tutti, ma solo ad alcuni di loro, come essi vogliono, il crimine dello scisma li coinvolge tutti.
*******************
Altre attestazioni inerenti la presenza e l'attività di Pietro a Roma e dunque di un primato nella Successione, sono le seguenti:
------------------------------
Clemente Romano, III capo della chiesa di Roma, intorno all’anno 100 d.C. scrive una lettera ai Corinti in cui esprime rammarico per non aver potuto intervenire prima a causa di varie disgrazie successe "qui tra di noi", cioè a Roma, a causa di invidia che avrebbe provocato il martirio dei sommi apostoli e di altri cristiani.
"Per l'invidia e gelosia furono perseguitate le più grandi e più giuste colonne le quali combatterono sino alla morte. Poniamoci dinanzi agli occhi i buoni apostoli. Pietro che per l'ingiusta invidia soffrì non uno, ma numerosi tormenti, e così col martirio raggiunse il posto della gloria. Fu per effetto di gelosia e discordia che Paolo mostrò come si consegua il premio della pazienza …." (Clemente, 1 Corinzi V, 2-5)
Ignazio di Antiochia, verso il 110 d.C. durante il suo viaggio verso Roma per subirvi il martirio, pur non ricordando il martirio dell'apostolo, scrive alla chiesa ivi esistente di non voler impartire loro "degli ordini come Pietro e Paolo" poiché essi "erano liberi, mentre io sono schiavo" (Ignazio, Ai Romani 4, 3). Siccome Pietro non scrisse alcuna lettera ai Romani, si deve dedurre che egli avesse loro impartito dei comandi di presenza.
S.Ireneo, verso l’anno 170 d.C. nel suo libro "Contro le eresie" riporta un elenco completo dei vescovi della chiesa romana presa a riferimento come la chiesa principale ("potentior principalitas") "fondata dagli apostoli Pietro e Paolo". E' strano che Ireneo non si sia premunito di fare un elenco di una qualsiasi altra Chiesa
La parola "fondata" è stata oggetto di controversie, ma lo si capisce perfettamente se si pensa che durante il primo discorso di Pietro a Gerusalemme vi erano dei Romani ad ascoltarlo (Atti 2,11), il centurione Cornelio faceva parte della corte italica e fu catechizzato da Pietro, Paolo aveva contatti epistolari e pastorali con la chiesa romana e successivamente vi si recò personalmente rimanendovi fino alla morte per martirio: dunque già la stessa Scrittura riferisce sufficienti motivi per ritenere che la chiesa di Roma sia stata effettivamente fondata da loro; tuttavia "fondata" può avere anche una accezione più larga col significato di "consolidare" "radicare meglio" "irrobustire" "confermare nella fede". (cf. Rom.1,11), senza dimenticare che nel 70 d.C. Gerusalemme verrà distrutta perdendo quella centralità che aveva ai tempi di Gesù, è come se si fosse spostato visibilmente, il fulcro di un punto stabile e duraturo per far mettere le basi alla giovane Chiesa e non poteva che essere Roma, Cuore dell'Impero e cuore di ogni attività economica e politica e culturale del tempo......
Tertulliano, nel suo libro "De praescriptione Haereticorum" aveva esaltato la funzione della Chiesa Romana dicendo: "…la chiesa dei Romani attesta che Clemente fu ordinato da Pietro, nello stesso modo anche le altre chiese esibiscono coloro che, stabiliti dagli apostoli nell’episcopato, ritengono essere trasmettitori del seme apostolico… se tu sei vicino all’Italia, tu hai Roma, donde autorità si porge anche a noi in Africa. Felice, codesta chiesa (di Roma) per cui gli Apostoli hanno versato tutto il loro insegnamento insieme col loro sangue, dove Pietro fu reso conforme alla passione del Signore, dove Paolo fu coronato con una morte come quella di Giovanni (Battista) , dove l’apostolo Giovanni, dopo essere stato immerso nell’olio bollente senza nulla soffrire, fu relegato in un’isola…"(Sulla prescrizione degli eretici XXXVI).
Scrisse anche che Pietro fu crocifisso a Roma durante la persecuzione neroniana, dopo aver ordinato Clemente, il futuro vescovo romano (Scorpiace XV; Sulla prescrizione degli eretici XXXII).
Origene (185-254) è il primo a ricordarci che Pietro fu crocifisso a Roma con il capo all'ingiù. Egli infatti scrive: "Si pensa che Pietro predicasse ai Giudei della dispersione per tutto il Ponto, la Galazia, la Bitinia, la Cappadocia e l'Asia e che infine venisse a Roma dove fu affisso alla croce con il capo all'ingiù, così infatti aveva pregato di essere posto in croce". (Origene in Eusebio, Storia Ecclesiastica III, 1, 2).
Dionigi, vescovo di Corinto, verso il 170 d.C., in una lettera parzialmente conservata da Eusebio, attribuisce a Pietro e Paolo la fondazione della chiesa di Corinto e la loro predicazione simultanea in Italia dove assieme subirono il martirio. "Con la vostra ammonizione voi (Romani) avete congiunto Roma e Corinto in due fondazioni che dobbiamo a Pietro e Paolo. Poiché ambedue, venuti nella nostra Corinto hanno piantato e istruito noi, allo stesso modo poi, andati in Italia, insieme vi insegnarono e resero testimonianza (con la loro morte) al medesimo tempo" (Dionigi in Eusebio, Storia Ecclesiastica II, 25).
Clemente Alessandrino (150-215) ricorda che, "quando Pietro ebbe predicato pubblicamente la Parola a Roma e dichiarato il Vangelo nello Spirito, molti degli ascoltatori chiesero a Marco, che lo aveva seguito da lungo tempo e ricordava i suoi detti, di metterli per iscritto" (Eusebio, Storia Ecclesiastica VI, 14).
Eusebio di Cesarea (260-337) ricorda come, sotto il regno di Claudio, la Provvidenza condusse Pietro a Roma per porre fine al potere di Simon Mago (Eusebio, Storia Ecclesiastica, II, 14). Egli inoltre ricorda come, a Roma, sotto l'impero di Nerone, Paolo venne decapitato e Pietro crocifisso (Eusebio, Storia Ecclesiastica, II, 25).
Girolamo (347-420) scrive che "Simon Pietro venne a Roma per debellare Simon Mago …occupò a Roma la cattedra episcopale per 25 anni, fino all'ultimo anno di Nerone …..fu crocifisso con il capo all'ingiù e i piedi rivolti verso l'alto, dichiarandosi indegno di venir crocifisso come il suo Signore" (Gli uomini illustri I).
Il sacerdote Gaio in una sua lettera contro il montanista Proclo, riportata da Eusebio di Cesarea, afferma:
"Io posso additarvi i trofei degli apostoli. Se tu andrai al Vaticano e alla via Ostiense, troverai i trofei di coloro che questa chiesa fondarono".
![]()
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana


In Origine Postato da Thomas Aquinas
No. E' giusto quindi non ha senso toglierlo.
E' permesse invece che possa essere omesso, ma non dai noi. Mi sembra che i cattolici orientali lo possano omettere, se non mi sbaglio.
Ricordo che sulla questione del "Filioque" è stata pubblicata a cura del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani una chiarificazione sull'Osservatore Romano del 13.09.1995.
Il testo della chiarificazione è consultabile qui.