Citazione:
In Origine Postato da juanna maria
Allora Kornus, ti accontento subito, o almeno ci provo, lasciando stare gli spaghetti che, se vivi in Sudtirol si spiegano già in un contesto diverso.
1. "Naras ki sa culpa pius manna de s'indottirnamento italianista in sas iscolas sardas est de sos mastros Sardos e tottu (e tando puru sa tua, ca mastru sese)..." A parte che esiste la responsabilità individuale e che, come e più di me, molti insegnanti in Sardegna remano a fatti contro la concezione coloniale della scuola (coloniale non solo per quel che riguarda storia, lingua, etc. ma soprattutto per la bassissima qualità della preparazione generale, molto peggiore delle scuole italiane che mi è capitato di vedere), il problema è un altro. Voglio solo dire che il problema più grosso nell'insegnamento della storia sarda (e della lingua, della cultura etc.) non è a mio giudizio la politica oppressiva dello Stato italiano, ma la scarsa volontà di molti, troppi sardi (non TUTTI, Juanna e altri, non mi fraintendete), dovuta a scarso auto-riconoscimento del valore del proprio essere sardi.
2. A testimonianza di questo voglio rapidamente citare:
a) il fatto che la Regione sarda non abbia PER DECENNI utilizzato neanche le competenze in materia di istruzione concesse (il termine è voluto) dallo Statuto del 1948, quello del discorso famoso di Lussu sul gatto e il leone...
b) che quando lo ha fatto (Legge 26, p.es. e per riprendere l'intervento di Noraxi, mi pare), è stata molto più attenta a distribuire prebende in corsi e progetti di scarsa incidenza, piuttosto che far passare il principio che storia (e cultura) sarda si deve studiare da Teulada a S.Teresa, senza se e senza ma, dall'asilo al liceo;
c) che una spinta SERIA perchè questo avvenisse non è venuta nè dagli uomini di scuola e di cultura (troppo comodo definirli tutti collaborazionisti... malgado la tendenza di molti tavolinistas a lucrare su corsi, progetti etc.) nè in generale, e quel che più importa, dal popolo sardo nel suo complesso, che se avesse mostrato determinazione in questo sarebbe riuscito a ottenere i risultati che corsi, catalani etc etc hanno ottenuto da anni, e da stati di ben più feroce centralismo che l'italiano.
3. Porre il problema in questi termini è più complicato che individuare il "cattivo" nel dominatore esterno, partendo dal presupposto infondato che noi sardi siamo "buoni" e oppressi. Le contraddizioni sono purtroppo molto più aggrovigliate; ma se non si inquadrano correttamente non si comprendono e non se ne tira fuori un'azione chiara e incisiva, sia contro l'esterno che soprattutto contro le guide indiane.
4. Cosa fare (e taglio per non allungare troppo):
a) anzitutto promuovere una pratica costante e continua della storia (etc etc) sarda nella scuola sarda; senza stare ad aspettare leggi 26, progetti, definizioni di che lingua insegnare, se quella di Samugheo o quella di Seneghe, ogni insegnante degno di questo nome (e ce ne sono) cominci a inserire stabilmente questi temi nei suoi programmi e nella sua pratica. Gli strumenti ci sono, sia per la storia che per il resto, non è vero che la storia sarda non sia studiata, si può dissentire sul taglio di certe opere, ma nulla vieta di utilizzarle almeno per porre il problema;
b)gli alunni e le famiglie CHIEDANO E PRETENDANO che questo venga fatto, scuola per scuola di paese e di città, e se qualche maestro o prof dice che non gli interessano la storia e la lingua dei billoi lo prendano a pernacchie come merita. Se l'insegnante è continentale si metta a studiare, tu Kornus che vivi in SudTir. sicuramente sai che questo lì succede. Non si può chiedere e pretendere, a scuola, solo il riscaldamento acceso e la gita annuale;
5, e chiudo: tutto questo secondo me va fondato su un atteggiamento di apertura nei confronti della storia e della cultura degli altri (ed è questo che non trovo, Kornus, in quel che scrivi) e su fondamenti metodologici solidi. Indichi come possibili testi "Bellieni Camillo: Eleonora d'Arborea!, Carta Raspi: Storia della Sardegna". Sono libri di sessant'anni fa e li dimostrano tutti, in tutti i sensi, compreso il taglio scopertamente ideologico.
Spero almeno di non meritare la critica di non essere costruttivo. Sul resto, dissentire è normale. Un saluto in pache e amistade.