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  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito I vescovi (e anche Casini...) criticano la devolution

    L'assemblea generale dei vescovi si riunisce ad Assisi
    "Nella sanità serve un federalismo che sia bilanciato"
    Devolution, le critiche dei vescovi
    "Norme controverse, parlino elettori"
    Fassino: "Condivido le preoccupazioni espresse dalla Sir"


    Il cardinale Camillo Ruini
    ASSISI - Una riforma "assai controversa", che comporta cambiamenti "ancora non chiari". Da qui al referendum (perché "ora la parola passa agli elettori"), dovrà dunque svilupparsi un "pacato ma profondo dibattito. E' questa la sostanza della nota sulla riforma della seconda parte della Costituzione diffusa oggi dalla Sir, l'agenzia di stampa della Cei. Dopo l'approvazione della devolution, i vescovi italiani, riuniti nell'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, riunita ad Assisi, non nascondono le perplessità e rimarcano l'esigenza "che in ambito sanitario il federalismo sia solidale e preveda meccanismi di eventuali perequazioni tra le regioni".

    "Si tratta - ha sottolineato Monsignor Giuseppe Merisi della Commissione episcopale per la sanità - di un'esigenza che nasce dalla base e che noi facciamo presente nel rispetto per le competenze delle istituzioni civili a ciò collegate".

    Per la Cei "la garanzia alla pari accessibilità ed equità del cittadino alle cure" deve tradursi in due esigenze fondamentali: "la riduzione delle liste d'attesa" e "l'attenuazione del divario tra nord e sud, con conseguente riduzione dell'emigrazione sanitaria", ovvero dei cosiddetti 'viaggi della speranza'.

    Da Assisi si fa però notare che "mentre questo può essere valido da un punto di vista quantitativo la definizione del numero di prestazioni cui tutti i cittadini hanno diritto, ci sono problemi a definire gli standard qualitativi per cui un cittadino di una regione può accedere a prestazioni di maggiore qualità rispetto allo stesso tipo di prestazioni a cui accede un cittadino di un'altra regione".

    "Condivido totalmente le preoccupazioni espresse dai vescovi italiani che peraltro io ho già espresso ieri", ha commentato il segretario dei Ds, Piero Fassino.

    "Spero che il governo di centrodestra, quando le preoccupazioni le esprime non soltanto l'opposizione ma un mondo così importante come quello della Chiesa cattolica - ha aggiunto Fassino, a margine di un convegno sul cinema - rifletta attentamente sui guasti che questa riforma sta introducendo nella vita del Paese".

    Il leader Ds è tornato a fare l'esempio del rischio che correrà il sistema sanitario che "da nazionale si dividerà in 20 sistema diversi che non garantiranno più uguaglianza di diritti e opportunità di prestazioni. E lo stesso - ha aggiunto - avverrà nel campo della scuola".

    (17 novembre 2005


    Il presidente della Camera: "Ho dei dubbi su premierato e bicameralismo"
    "Lascio il gruppo misto, pronto per la campagna elettorale"
    Riforme costituzionali, i dubbi di Casini
    "Parte della riforma non mi convince"


    Casini con Berlusconi
    ROMA - "Per essere chiaro, non è che tutta la riforma mi convinca tanto". Così il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, nella registrazione della trasmissione "Porta a Porta", si esprime sulla riforma costituzionale approvata ieri definitivamente dal Senato. Secondo Casini, la "parte migliore" di questo progetto è quella relativa "al federalismo. Semmai i dubbi che il presidente della Camera esprime riguardano il premierato e il bicameralismo. "Non c'è la dittatura del premier - dice Casini - io credo che le norme antiribaltone, pur giuste, lo abbiamo talmente ingessato in alcuni passaggi che rischiamo di avere un premier più debole di quello che si pensa, non più forte".

    Perplessità anche sul bicameralismo: "Il funzionamento concreto del meccanismo complesso che si è messo in atto tra la Camera e il Senato delle autonomie".

    "Il referendum - aggiunge poi la terza carica dello Stato - è un grande fattore di democrazia, spero che i cittadini, con serenità, esaminino e votino senza essere tirati da una parte e dall'altra dai partiti. Sdrammatizziamo la questione".

    Per Casini, comunque, se il testo approvato è ora migliore è grazie all'Udc, che non ha certo "mutato posizione", ma semmai "ha mutato i contenuti della legge", come ad esempio" l'inserimento di alcuni punti fondamentali, quelli dell'intesse nazionale.

    Il presidente della Camera, infine, ha annunciato di voler lasciare il gruppo misto e di iscriversi al quello dell'Udc, il suo partito. "Farò campgna elettorale" dice Casini.

    (17 novembre 2005)


    da www.repubblica.it

  2. #2
    destracristiana
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    La Chiesa non può parlare di politica, cacchio! Non è possibile, queste ingerenze, che schifo, buuuu, scemi, buuu, pedofili, buuuu...

    Dario, Nun63, Aguas, ragazzosemplice....e marmaglia varia.

  3. #3
    Giacobino 1799
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    In Origine Postato da destracristiana
    La Chiesa non può parlare di politica, cacchio! Non è possibile, queste ingerenze, che schifo, buuuu, scemi, buuu, pedofili, buuuu...

    Dario, Nun63, Aguas, ragazzosemplice....e marmaglia varia.
    Bè, cert'altra marmaglia adesso dovrebbe dare ragione ai vescovi come quando gli dà ragione quando parlano di aborto, di divorzio e di pacs.
    Comunque, vi brucia che i vescovi vi abbiano criticato per la devolution.
    Pensavate veramente che poteste rappresentare sempre e comunque la Cei.
    Scherzi da preti...

  4. #4
    Tremendo
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    Solo a sinistra vogliono il vero Federalismo?



    Testo dell'intervista
    a Gavino Angius
    di Nedo Canetti
    "l'Unità"
    3 marzo 1999

    Sul federalismo fiscale, tassello fondamentale di un più generale disegno di riforma in senso federale del nostro ordinamento, si sono fatti interessanti passi avanti a livello parlamentare. Lo stesso governo intende già introdurre, a Costituzione invariata, modifiche in senso federativo, nel disegno di legge di razionalizzazione del fisco, in corso di esame - come collegato ordinamentale alla Finanziaria - alla commissione Finanze del Senato, la stessa che ha recentemente condotto un'indagine conoscitiva proprio sul federalismo fiscale, conclusa con la presentazione di un documento che ha trovato ampio consenso tra tutti i gruppi parlamentari. Indagine fortemente voluta dal presidente della commissione, il diessino Gavino Angius.
    Perchè proprio il federalismo fiscale potrebbe fare da apripista a una più ampia riforma federativa del Paese?
    "Perchè in un Paese, nel quale qualche volta ci si pone l'obiettivo di realizzare riforme impossibili, per le quali non esiste il consenso necessario, il federalismo fiscale, appare una riforma possibile, praticabile e realizzabile anche per la sintonia tra quanto, nelle sue diverse articolazioni, la società civile sollecita, e quanto le istituzioni, in questo caso, Parlamento, regioni, province e comuni, hanno in animo di fare".

    Già in questa legislatura?
    "Non lo dico soltanto io che si tratta di una riforma che si può realizzare anche da subito. Nella presentazione dell'indagine affermazioni in tal senso sono venute dal presidente del Senato , dal coordinatore dei presidenti regionali, Vannino Chiti e dallo stesso ministro Visco".

    A proposito di Visco, il governo ha presentato un apposito emendamento sul federalismo fiscale al collegato alla finanziaria che la sua commissione sta esaminando. A che punto siamo?
    "E' un emendamento ampio e articolato, di quasi cinque pagine, che ci apprestiamo a esaminare nelle prossime sedute".

    C'è relazione tra l'indagine e l'emendamento?
    "Come aveva annunciato il ministro nella citata conferenza-stampa, molte delle proposte indicate nel documento finale dell'indagine, sono state riprese nell'emendamento. In linea generale si può dire che, approvato questo testo, avremo per la fine del 2000 regioni con autonomia finanziaria pressochè totale: all'Irap e all'addizionale Irpef, già concessa alle regioni, si aggiunge la compartecipazione di una quota Iva, in relazione ai consumi regionali e un'ulteriore quota di imposta sui carburanti".

    Approvato l'emendamento e poi il ddl nel suo complesso, siamo già al federalismo fiscale?
    Siamo un bel passo avanti. Ci rendiamo conto che ci sono ancora difficoltà di non poco conto, ma di una cosa siamo certi. e' un'occasione che non può essere sprecata".

    Nel corso dell'indagine avete ascoltato molti soggetti interessati al problema, tra cui Anci e Upi, oltre che, naturalmente, le regioni. Com'è stato l'impatto? C'è adesione, per esempio, a quanto già deciso in Bicamerale?
    "Non solo adesione, ma sollecitazione. Larghissima. Sollecitazione al Parlamento da parte di tutte le forze sociali, del lavoro e dell'impresa, al centro come nelle regioni, al Nord come al Sud, perchè si proceda con sollecitudine sulla strada della realizzazione del federalismo".

    Abbiamo parlato di una riforma apripista...
    "Intanto, dobbiamo dire che il federalismo fiscale ha un suo peculiare rilievo, anche di carattere costituzionale e politico, presupponendo un rapporto nuovo e diverso, nel nostro ordinamento, tra diversi livelli istituzionali e pure - stare per dire soprattutto - tra Stato e cittadini. La sua realizzazione avrebbe notevoli e positive implicanze nel nostro sistema politico e costituzionale, perchè favorirebbe una vera e propria riforma politica, nel senso di un suo più efficace concreto agire. Spingerebbe obiettivamente a un incremento della responsabilità politica, in particolare gli amministratori regionali e locali, e influenzerebbe positivamente lo stesso comportamento delle forze sociali del lavoro e dell'impresa".

    Quando si parla di fisco, il pensiero va all'obiettivo di una pressione sul cittadino meno pesante e a una maggiore equità. Il federalismo va in questo senso?
    "E' mio fermo convincimento che con la sua realizzazione potremo avere un sistema fiscale non solo giusto, meno oppressivo e punitivo nella sua ispirazione, ma anche più incentivante per cittadini e impresa e più semplice, e un'amministrazione finanziaria più vicina ai cittadini".

    Che legame può determinarsi tra questa riforma e l'armonizzazione fiscale europea di cui si sta discutendo?
    "Nel quadro della necessaria armonizzazione, si deve dare particolare peso all'esigenza di garantire a ciascuno Stato membro una sufficiente autonomia tributaria, nell'ambito di una chiara normativa di riferimento predisposta dagli organismi comunitari".

  5. #5
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    In Origine Postato da destracristiana
    La Chiesa non può parlare di politica, cacchio! Non è possibile, queste ingerenze, che schifo, buuuu, scemi, buuu, pedofili, buuuu...

    Dario, Nun63, Aguas, ragazzosemplice....e marmaglia varia.
    Infatti è un'ingerenza in una votazione di un parlamento sovrano

  6. #6
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    strani scherzi della politica....

    http://stefanosoro.ilcannocchiale.it
    Venite a trovarmi su:

    http://stefanosoro.ilcannocchiale.it

    o su: http://stefanosoro.splinder.com

  7. #7
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    In Origine Postato da willy
    Infatti è un'ingerenza in una votazione di un parlamento sovrano
    Non è ingerenza è una "libera opinione" non possono?

    B.

  8. #8
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    In Origine Postato da Barbanera
    Non è ingerenza è una "libera opinione" non possono?

    B.
    Insomma, io difendo il diritto di tutti a esprimersi. Non ce l'ho minimamente con i vescovi ma con la politica che ha abdicato alla sua autonomia.

  9. #9
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    In Origine Postato da willy
    Insomma, io difendo il diritto di tutti a esprimersi. Non ce l'ho minimamente con i vescovi ma con la politica che ha abdicato alla sua autonomia.
    Apprezzo la tua risposta e ... prenditela con i politici e non con i vescovi...

    B.

  10. #10
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    In Origine Postato da Barbanera
    Apprezzo la tua risposta e ... prenditela con i politici e non con i vescovi...

    B.
    Infatti mi sono espresso male. Chiedo venia...
    io credo che Ruini abbia ogni diritto di dire quel che pensa. La politica poi prende le sue decisioni.

    ps = non sono nè ateo nè anticlericale, solo ritengo la fede un fatto intimo

 

 
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