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    Arrow Riaperte le indagini sulla Strage di Bologna

    Notizia della massima importanza.......

    www.corriere.it


    La decisione da particolari emersi nelle carte della Mitrokin .Strage di Bologna, c'è una nuova inchiesta . E' accertato che un uomo di Carlos era presente a Bologna il 1 agosto.

    ROMA - Venticinque anni dopo, la Procura di Bologna ha aperto una nuova indagine sull’eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione di quella città, 85 morti e 200 feriti. E’ un fascicolo contro ignoti, l’ipotesi di reato quella di strage. Per il più grave e sanguinoso attentato della storia del terrorismo italiano ci sono due persone condannate definitivamente all’ergastolo, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. E Stefano Ciavardini, all’epoca minorenne, con una pena a trent’anni di carcere che attende il vaglio della Cassazione. Tutti e tre si sono sempre proclamati innocenti. Quella fu l’approdo della «pista nera», consacrata dalle sentenze, seppure dopo la consueta altalena di condanne e assoluzioni. Ora sembrano emergere possibili novità che porterebbero - se sarà possibile confermarle - in tutt’altra direzione. Di fronte a questa eventualità il pubblico ministero Paolo Giovagnoli ha aperto la nuova inchiesta. Al momento non ci sono indagati, ma l’alternativa alla «strage fascista» sarebbe quella che conduce a Carlos, al secolo Ilich Ramirez Sanchez, professione «terrorista internazionale» legato all’estremismo medio-orientale degli anni Settanta e Ottanta, detenuto in Francia.

    Lo spunto arriva dalle acquisizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Mitrokhin, che ha ricevuto diversi documenti dagli archivi dell’ex Repubblica democratica tedesca. In particolare sono arrivate notizie riguardanti un signore che si chiama Thomas Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, militante di un gruppo battezzato «Cellule rivoluzionarie» e considerato un affiliato alla causa di Carlos. Nel 2000 la Procura federale tedesca emise a suo carico un mandato di cattura per altri reati, ne chiese notizia in Italia e nel 2001 una nota del Dipartimento della pubblica sicurezza riferì che lo stesso Kram aveva alloggiato in un albergo di Bologna nella notte tra l’1 e il 2 agosto, cioè pochissime ore prima della strage. Già all’epoca la notizia arrivò ai magistrati bolognesi, che la catalogarono tra gli «atti non costituenti notizia di reato», i controlli affidati a polizia e carabinieri non fornirono altri elementi, e le carte finirono in archivio. Oggi la situazione è diversa, perché proprio agli atti della commissione sono giunte ulteriori informazioni su Kram, destinate a entrare nel fascicolo della nuova indagine insieme ad altre notizie sul possibile coinvolgimento di Carlos. Certo, la presenza di Kram, indicato come «esperto di esplosivi» a Bologna alla vigilia della strage è un fatto suggestivo e degno di approfondimenti, sebbene possa sembrare strano che una persona coinvolta in quell’attentato abbia fornito all'albergo in cui ha dormito la propria vera identità e un documento di riconoscimento autentico. Ma adesso agli atti della commissione Mitrokhin c’è qualcosa di più. I consulenti Matassa e Pellizzaro hanno scoperto una messe d’informazioni sulla presenza di Kram in Italia a cavallo dell’agosto ’80 che va oltre quella notte trascorsa in albergo. A cominciare dal rapporto del 1° novembre 1979 col quale il Bka, l’Ufficio anticrimine della polizia tedesca, avvertiva le autorità italiane che «Kram è entrato nel vostro Paese. Secondo informazioni frequenterebbe l’università per stranieri vicino Roma. Per ragioni di informazioni in possesso del Bka il predetto potrebbe appartenere a gruppi terroristici tedeschi... Pregasi comunicare ogni utile informazione in vostro possesso...».

    Da quella data svariati uffici di polizia hanno redatto e informative sulle mosse di Kram, comprese altri suoi soggiorni a Bologna e in città diverse prima del 2 agosto. Mai però era stato fatto un collegamento con la strage. Adesso, insieme ad altri elementi già rimbalzati sui giornali che riguardano sia Carlos che le possibili implicazioni del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash, quelle informative saranno esaminate per scoprire eventuali legami tra Kram e la strage di Bologna. In estate, nei giorni del venticinquesimo anniversario, il presidente dell’Associazione delle vittime Paolo Bolognesi aveva già bollato la «pista Carlos» come un’enorme panzana, mentre il deputato di An Enzo Raisi aveva chiesto la riapertura delle indagini. Ora quel passo è stato fatto, nonostante le difficoltà di cercare conferme o smentite a un quarto di secolo di distanza dai fatti.

    Giovanni Bianconi
    17 novembre 2005


    .............

    www.andkronos.it

    Strage Bologna, Procura riapre l'inchiesta
    Aperto un fascicolo dopo acquisizione documenti della commissione Mitrokhin sulla presenza di un militante legato al terrorista Carlos nella notte prima dell'eccidio
    Bologna, 17 nov. - (Adnkronos/Ign) - La Procura di Bologna ha riaperto le indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La notizia anticipata dal 'Corriere della Sera' è stata confermata nella tarda mattinata dal pm della Procura, Paolo Giovagnoli. ''Esiste un nuovo fascicolo aperto per via delle tesi oggetto di interpellanze parlamentari e articoli di giornale relativi all'attivita' della commissione Mitrokhin'', ha detto il magistrato. Il nuovo fascicolo contro ignoti e' stato dunque generato dalle prospettazioni contenute, in particolare, dagli interventi in aula del deputato di An Enzo Raisi. In particolare i documenti proverebbero la presenza a Bologna, nella notte tra il 1 e il 2 agosto, di un militante del gruppo di 'Carlos', terrorista internazionale legato all'estremismo medio-orientale.

    E' una ''notizia importante'', dice all'Adnkronos Valerio Fioravanti, condannato all'ergastolo per la strage di Bologna, insieme a Francesca Mambro, e sempre proclamatosi innocente. ''Rimango prudente-spiega all'ADNKRONOS- perche', avendo io subito un processo indiziario, mi auguro che questo non capiti piu' a nessuno. Dire che un terrorista legato a Carlos era presente a Bologna il giorno dell'attentato non significa automaticamente affermare che sia lui l'autore della strage. E' pero' una notizia importante, che potrebbe servire, cosi' almeno mi auguro, ad approfondire la situazione di quegli anni e a scoprire finalmente chi e perche' decise di mettermi dentro questa storia insieme a Francesca Mambro''.


    .........



    STRAGE BOLOGNA: AVVOCATO DE GORI, DAL 1989 AVEVO INDICATO LA PISTA DI CARLOS
    RIAPERTURA INCHIESTA MI RIEMPIE DI SODDISFAZIONE
    Roma, 17 nov. - (Adnkronos) - ''La riapertura dell'inchiesta sulla strage di Bologna mi riempie di soddisfazione''. Lo ha dichiarato all'ADNKRONOS l'avvocato Giuseppe De Gori, all'epoca del processo d'appello, che si celebro' nel 1989, legale di Francesco Pazienza , commentando la decisione della procura felsinea di riaprire, 25 anni dopo, una nuova indagine sull'eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione, per il quale sono stati condannati all'ergastolo, il 23 novembre 1995, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, mentre Stefano Ciavardini, all'epoca minorenne, ha avuto una pena di 30 anni che attende il vaglio della Cassazione.
    E' questo l'idolo no global????

  2. #2
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    Va a finire che bisognerà togliere la scritta fascista dalla lapide che ricorda la strage

  3. #3
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    e vai!!! adesso la strage di Bologna è comunista

  4. #4
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    Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti.

    I N.A.R. eranolo spintaneismo armato senza alcun progeto politico.

    Ciavardini aveva 17 anni il giorno della strage. Mambro e Fioravanti erano a Padova.ù

    La condanna è venuta sulla base di dichiarazioni di "pentiti" come Angelo Izzo, della cui credibilità c'è tutto da dubitare e che grazie a queste dichiarazione ha usufruito di vantaggi notevoli.

    Oltretutto Izzo non era affatto un neofascista, ma li aveva solo conosciuti in carcere.

  5. #5
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    e vai!!! adesso la strage di Bologna è comunista
    Avrei scommesso qualunque cosa che avremmo avuto un commento di questo tipo.
    E' questo l'idolo no global????

  6. #6
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    In Origine Postato da Samuel
    Va a finire che bisognerà togliere la scritta fascista dalla lapide che ricorda la strage
    Più che altro non avrebbe mai dovuto esserci stata.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  7. #7
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    Altre agenzie di pochi minuti fa....

    speriamo ci sia davvero la volonta' di fare chiarezza. Da anni chi si batte davvero per la verita' chiede di indagare sulla presenza di uomo della rete di Carlos a Bologna proprio nell'imminenza della strage. Il che non vuol dire di per se' nulla, ma che questo Kram fosse un esperto nell'uso di esplosivi e si trovasse a Bologna il 1 agosto e' certo.


    www.tgcom.it
    Strage Bologna, riaperta l'inchiesta
    Una pista porta al terrorista Carlos

    Cronaca: E' stata riaperta l'inchiesta per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, quando una bomba scoppiò nella stazione uccidendo 85 persone e ferendone 200. Per quel fatto erano già stati condannati all'ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e una terza persona, Stefano Ciavardini, attende il vaglio della Cassazione. Adesso, però, gli investigatori seguono una nuova pista, che porta dritta al terrorista Carlos.

    A rendere nota la riapertura dell'inchiesta è stato il Corriere della Sera, secondo il quale gli spunti per la nuova indagine sarebbero stati presi dai magistrati bolognesi da un'altra vicenda: quella del dossier Mitrokhin. In particolare, il pm Carlo Giovanardi avrebbe trovato nuovi elementi di "riflessione" nelle carte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin, tra cui diversi documenti provenienti dagli archivi dell'ex Repubblica democratica tedesca.

    Secondo quanto si è appreso, al momento non ci sarebbero indagati, ma l'inchiesta punta su un personaggio, Thomas Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, militante di un gruppo battezzato "Cellule rivoluzionarie" e considerato affiliato alla causa di Carlos. Un personaggio già noto alla Procura federale tedesca, che nel 2000 aveva emesso nei suoi confronti un mandato di cattura per altri reati.

    E non solo: sembra che la Procura tedesca avesse chiesto informazioni su questa persona anche in Italia e che nel 2001 una nota del Dipartimento della pubblica sicurezza aveva indicato che Kram aveva alloggiato in un albergo di Bologna nella notte tra l'1 e il 2 agosto del 1980, cioè pochissime ore prima della strage. Un episodio quest'ultimo che, già ai tempi della prima inchiesta sull'esplosione della bomba alla stazione di Bologna, era a conoscenza dei magistrati, che però l'avevano archiviata tra gli "atti non costituenti notizia di reato".

    A far cambiare le cose, sarebbero state negli ultimi mesi proprio le notizie su Kram contenute nei dossier giunti alla Commissione d'inchiesta sul caso Mitrokhin. Notizie che mettono in relazione quest'uomo, che sarebbe stato tra l'altro un esperto di esplosivi, con Carlos e che fanno sospettare un possibile coinvolgimento di quest'ultimo nei fatti che portarono alla strage di Bologna. Tanto più che dagli ultimi accertamenti sarebbero stati accertati diversi movimenti effettuati da Kram in Italia, a partire dal 1979.

    Thomas Kram era legato davvero alla strage di Bologna? Gli investigatori sperano di poter rispondere presto a questa domanda. E anche di far luce sui finora solo presunti collegamenti tra quanto avvenne in Italia e il terrorista Carlos.


    ..........

    www.agi.it

    NUOVA INDAGINE su pista 'carlos'
    (AGI) - Bologna, 17 nov. - La Procura della Repubblica di Bologna ha aperto una nuova indagine sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna che causo' la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200 e per la quale furono condannati all'ergastolo gli ex terroristi 'neri' Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, sempre proclamatisi estranei.
    La notizia della nuova indagine, anticipata dal Corriere della Sera, e' stata confermata poco fa dal sostituto procuratore della Repubblica Paolo Giovagnoli, che ha aperto il fascicolo 'contro ignoti'. Non vi sono per ora indagati.
    La nuova indagine prende spunto dai documenti raccolti dalla Commissione parlamentare sul caso Mitrokhin e dai quali emerge la conferma che il giorno prima della strage, a Bologna, pernotto' in un albergo del centro tal Thomas Kram, un tedesco allora 32enne considerato affiliato al gruppo terroristico facente capo a Ilich Ramirez Sanchez. La presenza di Kram a Bologna in quei giorni era gia' emersa qualche anno fa ma non era stata presa in considerazione. Ora l'apertura del nuovo fascicolo di indagine potrebbe consentire di stabilire eventuali collegamenti tra la presenza di Kram - considerato un esperto di esplosivi - a Bologna in quelle ore e la strage alla stazione. (AGI)
    171222 NOV 05
    COPYRIGHTS 2002-2005 AGI S.p.A.


    http://www.emilianet.it/database/emi...9?OpenDocument
    E' questo l'idolo no global????

  8. #8
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    In Origine Postato da aguas
    Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti.

    I N.A.R. eranolo spintaneismo armato senza alcun progeto politico.

    Ciavardini aveva 17 anni il giorno della strage. Mambro e Fioravanti erano a Padova.ù

    La condanna è venuta sulla base di dichiarazioni di "pentiti" come Angelo Izzo, della cui credibilità c'è tutto da dubitare e che grazie a queste dichiarazione ha usufruito di vantaggi notevoli.

    Oltretutto Izzo non era affatto un neofascista, ma li aveva solo conosciuti in carcere.

    Non so se siano colpevoli o meno, ma quello che dici (e che e' sostenuto da un pamphlet datato di "nessuno tocchi caino") non e' corretto.

    Mambro e Fioravanti dissero di essere a Padova solo anni dopo essere stati presi e rifacendosi a possibili riscontri emersi solo negli anni successivi. Hanno cambiato versione dei fatti circa 15 volte e non esiste nessuna prova (se non la loro parola) che fossero a Padova.

    Diversa e ben piu' corroborata la possibilita' (prova.. non so) che questi fossero a Bologna.

    Leggersi gli atti, please. Io ne ho letti solo una parte (sono sterminati), ma la "versione Padova" cade, ancor prima che nelle prove, nella credibilita' dopo che si e' "rintracciato" il percorso che i due (e la loro difesa) hanno seguito per approdarvi dopo diversi anni di indagini (... e dopo che vari depistaggi avevano fallito).
    Non credo che quello che io ho letto degli atti sia sufficente per dichiararli colpevoli (cosa che del resto tocca a chi gli atti deve averli visionati tutti). Di sicuro, da un punto di vista logico, cadono tutte le evidenze portate da "nessuno tocchi Caino" per dichiararli non-colpevoli. Notare come quel Pamphlet sia stato puntualmente e meticolosamente smentito da un documento dell'associazione dei parenti delle vittime..... Documento, ovviamente, che ha avuto una circolazione molto meno vasta di quello di "nessun...."

    Che i N.A.R. avessero atteggiamenti piu' che velleitari ed una parte operativa piu' forte di quella politica non vi sono dubbi. Che i N.A.R. non siano stati usati... non lo so... magari prorpio dai Sovietici... che ne so...
    Il mondo e' strano e in quegli anni era ancora piu' strano di ora... almeno in Italia (e dintorni).
    Basti pensare a noti neo-nazisti addestrati in Israele... o forse non erano tanto neo-nazisti... o forse... o forse....

    Comunque e' vero che la strage di Bologna difficilmente si inserisce nella strategia della tensione... e questo, a differenza di quello che dici tu, potrebbe maggiormente corroborarla come azione di chi pensava piu' all'organizzazione che alla politica...



    P.S. (io amo il lavoro di "Nessuno....", l'ho anche finanziato, ma su certe battaglie di immagine, hanno sbagliato a mio modo di vedere).

  9. #9
    unodeitanti
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    Il Manifesto - 03 Agosto 05

    La lunga strategia dei depistaggi
    ANDREA COLOMBO

    85 morti e 200 feriti

    Vitali contro il Tg2

    Fede contro gli imbecilli

    Ciavardini insiste: «Solo deduzioni»
    La lunga strategia dei depistaggi.
    La pista nera, quella di Ustica e adesso quella mediorientale. Nessuna ricostruzione sinora tentata della più grave strage nella storia della repubblica sembra davvero convincente. Ancora una volta il passato viene usato da tutti soprattutto per la lotta politica presente. Senza grande interesse per la verità.
    Dopo 25 anni restano molti dubbi, anche a sinistra, sulla colpevolezza degli ex terroristi dei Nar, condannati sulla base di un impianto accusatorio fragile, contraddittorio e pieno di episodi inspiegabili, dalla falsa malattia del principale teste d'accusa al ruolo di Angelo Izzo ANDREA COLOMBO Tra i tanti misteri, veri o presunti, che costellano la sanguinosa storia italiana negli anni tra il 1969 e il 1980, il più misterioso di tutti è anche il più tragico: la strage di 25 anni fa alla stazione di Bologna. Che quel crimine sia ancora irrisolto lo hanno ripetuto negli ultimi due giorni tutti: politici e giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e parenti delle vittime. Intendono dire che le motivazioni della strage sono ancora avvolte dal mistero, e così i mandanti della stessa. Confermano invece in coro la loro assoluta certezza nell'identificazione degli esecutori materiali: gli ex terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (condannati con formula definitiva dopo cinque processi) e Luigi Ciavardini (in attesa della seconda sentenza di cassazione in quello che, anche per lui, sarà il quinto processo). La colpevolezza degli ex Nar e in generale la pista nera sono dogmi che quasi non si possono mettere in discussione senza sentirsi accusare di leso antifascismo o peggio. In realtà, negli ultimi 15 anni, dubbi e perplessità sulla responsabilità effettiva dei Nar sono stati sollevati in quantità non solo dalla destra politica ma anche, e forse soprattutto, da personalità provenienti dalla sinistra come Rossana Rossanda e Adriano Sofri o da giornalisti di sinistra come Gianluca Semprini, autore dell'ottima controinchiesta sul caso Ciavardini La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto.
    A indicare con assoluta certezza la pista nera fu per primo l'allora presidente del consiglio Francesco Cossiga, pochi giorni dopo la strage. Come ammesso più tardi dallo stesso Cossiga, la convinzione che i colpevoli andassero cercati nell'estrema destra non poggiava su alcun elemento concreto. Era un assioma privo di fondamenti probatori, ma non di consguenze precise. Le indagini si volsero subito verso l'eversione nera, trascurando ogni altra eventuale pista, e inevitabilmente si concentrarono sui protagonisti principali del terrorismo nero dei tardi '70. Dunque sui Nar, anche se questi erano in realtà profondamente diversi dai fratelli maggiori di Avanguardia nazionale o di Ordine nero. Nei Nar la componente imitativa nei confronti dei gruppi armati di sinistra era forte e palese, i rapporti con i servizi segreti, deviati o meno, inesistenti (non se ne trova traccia in alcuna processo né in alcuna inchiesta). L'ostilità verso le forze dell'ordine arrivava spesso all'omicidio e doveva servire, nelle intenzioni dei fondatori dei Nar, proprio a prendere le distanze dalla generazione neofascista precedente, accusata di essersi fatta proteggere e insieme strumentalizzare dagli apparati dello stato.
    La svolta nelle indagini arriva otto mesi dopo la strage. L'11 aprile 1981 Massimo Sparti, un malavitoso romano vicino alla banda della Magliana e arrestato due giorni prima, parla ai giudici di un colloquio con Valerio Fioravanti avvenuto il 4 agosto dell'anno precedente. Fioravanti chiedeva con urgenza un documento falso per Francesca Mambro, perché questa, secondo la testimonianza di Sparti, rischiava di «essere riconosciuta». Prodigo di particolari, Fioravanti avrebbe aggiunto che lui e la Mambro erano nei pressi della stazione di Bologna il giorno dell'attentato, «vestiti da tirolesi», concludendo con un cinico: «Hai sentito che botto!».
    La testimonianza di Sparti è quella che inchioda i due fondatori dei Nar. Senza di questa tutti gli altri elementi a carico raccolti dagli inquirenti, vaghi e puramente indiziari, avrebbero avuto ben poco valore. Senza bisogno di scomodare i valori sacri dell'antifascismo, esistono tuttavia motivi in quantità industriale per dubitare di quella testimonianza.
    Il falsario a cui si era rivolto Sparti per il documento falso, Fausto De Vecchi, arrestato l'8 dicembre `81 esclude nel primo interrogatorio «che le foto consegnatemi dallo Sparti riproducessero sembianze femminili». Conferma la versione qualche mese dopo. La cambia a distanza di qualche settimana, assicurando di non poter né confermare né smentire che le foto per il documento falso fossero di una donna: non le aveva guardate. Modifica ulteriormente la testimonianza un anno dopo, quando afferma di aver sì guardato le foto in questione, ma senza poter riconoscere il soggetto ritratto. Ci ripensa per l'ultima volta, con un vero colpo di scena, nel 1990, in aula nel corso del processo contro Mambro e Fioravanti: qui infatti gli torna alla memoria un particolare, non proprio secondario, dimenticato nei numerosi interrogatori. Interrogato dal giudice racconta che era stato lo stesso Sparti a dirgli che il documento incriminato era stato chiesto da Fioravanti per la Mambro. Definitivo.
    Nel frattempo Sparti e De Vecchi erano stati fermati e condannati, nel 1986, per furto con scasso. Il medesimo Sparti, infatti, era uscito di prigione nel maggio '82 in seguito alla diagnosi di un tumore in stato terminale al pancreas. Una vicenda tormentata. Sparti aveva accusato i primi malori subito dopo la testimonianza chiave, nell'estate `81, ma le analisi non avevano riscontrato alcuna malattia grave. Verdetto medico capovolto nel marzo dell'anno seguente, dopo una provvidenziale quanto inspiegata sostituzione del direttore sanitario del carcere di Pisa, Francesco Ceraudo.
    Scarcerato perché in fin di vita, Sparti sopravviverà per oltre 20 anni. Impossibile procedere con ulteriori accertamenti sulle sue cartelle cliniche di Sparti. Sono state distrutte in un incendio nel '95, pochi giorni prima che ne prendesse visione il giornalista del Tg1 Ennio Remondino, lo stesso che aveva portato alla luce la vicenda della falsa malattia.
    I pezzi grossi entrano nell'inchiesta in seguito al ritrovamento sull'espresso Taranto-Milano, il 13 gennaio '81, di una valigetta piena di esplosivo dello stesso tipo adoperato a Bologna, ma contenente anche un mitra, un fucile, biglietti aerei, riviste straniere. E' un depistaggio, per il quale verranno condannati il venerabile Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza e due alti ufficiali del Sismi: il generale Musumeci e il colonnello Belmonte. Sfugge alla condanna, ma solo perché deceduto prima del processo, l'organizzatore della trama, il direttore del Sismi generale Santovito. Secondo la «verità processuale» il depistaggio avrebbe dovuto allontanare gli inquirenti da Fioravanti e Mambro. Forse per imperizia, però, gli elementi accatastati nella valigetta riconducevano tutti, in un modo o nell'altro, proprio ai due terroristi dei Nar.
    A chiamare in causa il terzo terrorista nero, Luigi Ciavardini, è stato invece Angelo Izzo, già massacratore del Circeo, autore qualche mese fa di un altro duplice omicidio. Izzo non era un pentito propriamente detto, anche perché con l'eversione nera aveva avuto assai poco a che spartire. Era una sorta di mallevadore di pentiti, si occupa di convincere i neofascisti in carcere a pentirsi, ne coordinava le testimonianza.
    In questa veste, che nel carcere di minima sicurezza di Palliano gli garantiva una condizione di assoluto privilegio, Izzo convinse nell'86 la giovane neofascista torinese Raffaella Furiozzi a rivelare quanto appreso dal suo ex fidanzato, Diego Macciò, ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia: a deporre materialmente la bomba a Bologna erano stati due militanti di Terza posizione, Nanni DeAngelis e Massimilano Taddeini, con Fioravanti e Mambro di copertura. Izzo aggiunse che se c'erano quei due, doveva per forza aver partecipato all'attentato anche Ciavardini, il terzetto essendo inseparabile.
    L'accusa a carico di DeAngelis e Taddeini si rivelerà poi infondata al di là di ogni dubbio e tuttavia, sulla base delle parole di Izzo, Ciavardini resterà accusato della strage. A suo carico sarà possibile rintracciare solo un altro «indizio». La sua fidanzata, Elena Venditti, avrebbe dovuto raggiungerlo a Venezia partendo nella notte tra l'1 e il 2 agosto 1980. Il viaggio fu però rinviato di due giorni, forse dopo una telefonata (mai effettivamente appurata) di Ciavardini, che sconsigliava la partenza immediata.
    Sulla base di simili elementi probatori era inevitabile che anche nei più convinti antifascisti sorgessero dubbi sia sulla colpevolezza degli ex Nar che sulla matrice neofascista della strage. In questi anni hanno avuto larga circolazione ipotesi alternative, a volte suggerite dagli stessi protagonisti delle vicenda dell'epoca. Secondo la più diffusa, la strage andrebbe messa in correlazione con l'abbattimento del Dc 9 di Ustica pochi giorni prima: un tentativo di sviare l'attenzione, una vendetta libica, o forse una rappresaglia americana contro l'Italia colpevole di aver avvertito Gheddafi dell'agguato aereo. Molte teorie, nessun elemento probatorio affidabile.
    Altrettanto dicasi della cosiddetta «pista mediorientale» indicata recentemente da Cossiga e subito abbracciata dalla stampa di destra. In questo caso gli indizi si riducono alla presenza a Bologna nei giorni precedenti la strage di due terroristi tedeschi considerati vicini al gruppo di Carlos e alle informative dell'Ucigos che mettevano in guardia da possibili rappresaglie palestinese in seguito all'arresto, nel 1979, di un militante del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Su questa base, anche la pista mediorientale sembra rappresentare l'ennesimo capitolo del turpe gioco italiano che dilaga a destra come a sinistra e consiste nell'adoperare i misteri del passato solo a fini di lotta politica presente. Con ben poco interesse per una verità ancora sconosciuta, e non solo per quanto riguarda i mandanti della strage.

  10. #10
    vae victis
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    L'importante sarebbe stabilire chi siano i veri colpevoli,non ha importanza che siano fascisti o comunuisti,questa storia puzza di bruciato nonostante siano passati 25 anni....Ci sono stati troppi tentativi di depistaggio,e i collegamenti accertati con la strage di Ustica fanno pensare che la verita non sia venuta fuori...dubito purtroppo che dopo tutto questo tempo se ne cavi un ragno da buco...

 

 
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