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Discussione: Precisazioni

  1. #1
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    Predefinito Precisazioni

    Ho letto il titolo ( cambiato recentemente) del 3d (chiuso) su Irving. Pregherei di ricambiarlo. Il titolo di pulizie in Austria non mi sembra esaustivo. Direi piuttosto che l'Austria si accolla anche le pulizie altrui. Se ciò fosse troppo lungo da aggiungere allora sarebbe il caso di evitare del tutto l'accenno.
    Inoltre, riguardo l'invito al Nicoglia di andare a blaterare in
    Austria ritengo che sarebbe meglio che l'Italia eviti di esportare fauna esotica verso altri paesi, senza la necessaria garanzia che questa si possa acclimatare senza troppi problemi. Tra le alpi fa molto freddo, mentre lo pseudo-don penso abbia bisogno di qualche decina di gradi in più per vaticinare.
    Grazie per l'attenzione

  2. #2
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    Il 3d è il risultato di una fusione di due 3d, il secondo è di Vox Populi. Ho semplicemente messo insieme i due titoli, in mezzo c'è il punto.

  3. #3
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    In Origine Postato da Thomas Aquinas
    Il 3d è il risultato di una fusione di due 3d, il secondo è di Vox Populi. Ho semplicemente messo insieme i due titoli, in mezzo c'è il punto.
    Grazie per la risposta. Rimane però la richiesta fatta sopra.

  4. #4
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    Vox Populi l'ha intitolato così.

  5. #5
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    Ne approfitto per segnalare questo articolo pubblicato su "Il Foglio" di oggi e che idealmente "quoto".

    A.

    Non servono le manette per difendere la verità storica

    CANFORA E GALLI DELLA LOGGIA CONTRO L’ARRESTO DI IRVING.
    I GIUDICI NON FACCIANO I SUPPLENTI ANCHE DELL’ACCADEMIA.

    Roma. Si giocano sul filo dell’incredulità
    e della condanna, le reazioni alla notizia
    dell’arresto in Austria di David Irving, lo
    storico inglese noto in tutto il mondo per le
    tesi che ridimensionano il genocidio degli
    ebrei durante la Seconda guerra mondiale
    e sostengono che Hitler ne fosse del tutto all’oscuro.
    Irving, che nel 1993 era stato espulso
    dalla Germania, è finito in manette l’11
    novembre 2005 sulla base di un mandato di
    cattura emesso nel 1989, in nome della legge
    austriaca che condanna la negazione dell’Olocausto.
    E’ tuttora in custodia cautelare
    in un carcere di Vienna, in attesa della decisione
    della procura austriaca.
    Lo storico Luciano Canfora, al quale il
    Foglio ha chiesto di commentare la vicenda,
    dice che sulle prime non riusciva a crederci:
    “E’ una follia: come si fa a procedere
    a un arresto per un reato di pensiero? Lo si
    fa solamente se c’è Robespierre al governo,
    se sono in gioco i destini di una rivoluzione
    o della nazione, se è in vigore la legge marziale.
    In momenti eccezionalissimi, insomma,
    altrimenti siamo al farsesco, al comico.
    Irving, in particolare, è un personaggio
    senz’altro irritante ma tutt’altro che sciocco,
    come è noto. Mi ricordo di aver apprezzato
    il suo famosissimo libro sulla rivoluzione
    ungherese del 1956, tradotto da Mondadori
    nel 1982, nel quale si compiaceva di
    dire che il gruppo dirigente dei comunisti
    ungheresi era fatto di ebrei. Merito di quel
    libro fu quello di additare lo scatto antisemita
    che ci fu in quella occasione. Sono
    convinto che anche nell’opera dello storico
    più discutibile ci sia sempre qualcosa di interessante.
    Figuriamoci se il problema non
    è rigettare teorie che si considerano inammissibili,
    ma addirittura procedere all’arresto
    di chi le professa…”. Non è ammissibile
    ma è successo. Sulla base di una legge
    che, secondo Canfora, “è frutto di una grande
    coda di paglia. Se c’è un paese che continua
    a soffrire di un’antisemitismo strisciante
    nel senso comune diffuso tra le persone,
    tra i bravi borghesi che mangiano la
    torta a metà pomeriggio, questo è l’Austria.
    E pensano di lavarsi la coscienza mettendo
    in galera uno storico per le cose che sostiene
    e che scrive. Anche l’Assemblea nazionale
    francese varò nel 1990 una legge, su
    iniziativa del Pcf, che prevedeva pene per
    chi metteva in discussione l’Olocausto. Ma,
    se non ricordo male, in Francia quella legge
    è rimasta lettera morta”. E poi, conclude
    Canfora, “dipende da che cosa si propone
    di ottenere il legislatore con una norma.
    Questa può avere un valore ammonitorio,
    può voler scoraggiare un determinato atteggiamento.
    In Italia non è mai accaduto
    che si sciogliesse un partito perché si richiamava
    al fascismo, lo si è fatto solo in
    presenza di movimenti eversivi, ed è cosa
    diversa”.
    In Francia, come ricordava Canfora, la
    legge Gayssot (dal nome del dirigente comunista
    che l’ha proposta) dal 1990 prevede
    fino a un anno di prigione per chiunque
    neghi acclarati crimini contro l’umanità.
    Già ai tempi della sua approvazione la norma
    fu contestata da personalità note per la
    loro lotta contro il negazionismo, come
    Pierre Vidal-Naquet. Robert Faurisson, noto
    storico negazionista, sollevò la questione
    della sua legittimità di fronte al Comitato
    per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite,
    che però respinse l’istanza. In nome della
    legge Gayssot, tuttavia, in Francia nessuno
    è stato mai arrestato, come oggi avviene in
    Austria per Irving. Nemmeno Roger Garaudy,
    giudicato nel 1995 per un libro che
    parlava di mistificazione a proposito del
    “pogrom nazista” antiebraico (il libro, tra
    parentesi, fu pubblicamente elogiato dall’abbé
    Pierre).
    A giudizio di Yasha Reibman, portavoce
    della comunità ebraica di Milano, “la vicenda
    di Irving potrebbe essere per qualche
    aspetto accostata a quella degli imam
    integralisti seminatori d’odio. Ma se il fondamentalismo
    islamico è un’emergenza
    molto concreta, neonazismo e negazionismo
    (problemi storici enormi legati all’antisemitismo,
    e come tali da combattere e da
    non sottovalutare) hanno risvolti meno cogenti,
    almeno in questa fase. L’arresto di Irving
    – sostiene Reibman – dimostra il paradosso
    di una società che si vuole libera ma
    pone limiti alla libertà. Il risultato è che si
    ottiene l’effetto opposto a quello che si cerca:
    si accendono i riflettori sui teorici del
    negazionismo, li si fa diventare protagonisti”.
    Una situazione grottesca, nell’illusione
    “che delegare la cosa ai tribunali produca
    cultura antagonista al negazionismo e all’antisemitismo,
    mentre così non è”. Irving
    contesta, minimizzandole, dimensioni e responsabilità
    dell’Olocausto, ma, conclude
    Reibman, “anche se lo negasse del tutto, è
    un’aberrazione, da parte di una società liberale,
    impedirgli con la galera di continuare
    a dire le sue bugie”.
    Nell’aprile del 2000, provocò un certo imbarazzo
    a sinistra la lectio magistralis tenuta
    all’Università di Torino dallo storico
    inglese marxista Eric Hobsbawm, nella
    quale l’autore del “Secolo breve”, proprio
    a proposito di un processo contro Irving
    che si teneva in quel periodo in Gran Bretagna,
    disse che le polemiche in tribunale
    attorno all’Olocausto sono tipiche di “un’era
    in cui la condanna morale ha rimpiazzato
    la storia”. A lui la cosa non piaceva, e lo
    storico Ernesto Galli della Loggia dice a
    sua volta che “la tutela penale della verità
    storica è una cosa abominevole, che ricorda
    altri tipi di tutela penale della verità, come
    quella praticata dall’Inquisizione. I tribunali
    devono giudicare i fatti e gli atti,
    non le idee e le opinioni. Non è un caso che
    l’eccesso di zelo in questo senso sia da registrare
    in paesi che hanno sulla coscienza
    colpe gravi di antisemitismo, come le nazioni
    di lingua tedesca o come la Francia,
    che deve farsi perdonare il collaborazionismo.
    Per ragioni tutte politiche, soprattutto
    di immagine della loro classe politica, esse
    hanno adottato la linea sbagliatissima della
    tutela penale della verità storica”. Galli
    della Loggia aggiunge che “forse anche l’ebraismo
    è stato debole nel non capire che
    questo tipo di provvedimenti, apparentemente
    a sua tutela e a tutela di una memoria
    che va difesa, in realtà ottengono uno
    spaventoso effetto boomerang. Quando una
    verità storica è difesa penalmente, la gente
    tende a pensare che non ha argomenti a
    sua difesa, che se ci vogliono i gendarmi e
    non bastano gli argomenti qualche problema
    c’è. Ed è quanto di peggio l’ebraismo e
    tutta la cultura democratica possano augurarsi,
    a proposito del punto in questione”.
    E conclude ricordando che “la storiografia
    su fascismo e nazismo è diventata, da subito,
    oggetto di contesa politica, che riguardava
    i ceti politici del dopoguerra. La politica
    non scrive libri di storia, scrive leggi.
    Oggi i giudici sono chiamati a fare supplenza
    della politica in molti campi, ma nel
    caso di Irving li si chiama a prendere il posto
    degli storici.
    È anche ricorrente la tesi che nega l'unicità e l'universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo. Questa posizione non ha alcun fondamento biblico. Infatti, deve essere fermamente creduta, come dato perenne della fede della Chiesa, la verità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Signore e unico salvatore, che nel suo evento di incarnazione, morte e risurrezione ha portato a compimento la storia della salvezza, che ha in lui la sua pienezza e il suo centro.
    (Dichiarazione "Dominus Iesus" cap.III §.13)

 

 

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