Coca e Prosecco, la sfida dei boicottaggi Sull'Unità Furio Colombo aveva invitato a boicottare i prodotti trevigiani per protestare contro la politica xenofoba della Lega
TREVISO - L’articolo dell’ Unità parte dalla prima pagina. Furio Colombo, l’ex direttore, parla della guerra contro la Coca Cola. Verso la fine scrive: «Mi sfugge da dove i consiglieri comunali della sinistra torinese hanno trovato ragioni per boicottarla, iniziativa odiosa che dovrebbe essere riservata a fatti gravi e provati della nostra vita». Colombo difende la multinazionale di Atlanta, ricorda tra l’altro che è stata la prima azienda Usa ad assumere giovani neri.
Ma la frase sui fatti gravi e provati continua così: «Esempio: boicottare prodotti locali di Treviso fino a quando il sindaco (poi vicesindaco ma sempre padrone Gentilini) fa togliere le panchine perché gli immigrati non possano sedersi...». L’elenco delle malefatte di Gentilini, lo «sceriffo» leghista, continua con gli abbattimenti di case dove dormivano extracomunitari con permesso di soggiorno, e il no alla creazione di una moschea. Fosse anche stata solo una provocazione, quella di Colombo, il risultato principale è che a Treviso, ieri, l’hanno attaccato anche i politici di sinistra, quelli che da anni si oppongono a Gentilini. Figurarsi industriali e artigiani.
Poi c’è un effetto collaterale: invece che di Coca Cola si finisce per parlare di immigrazione e sia i politici che gli imprenditori chiamano in causa Cofferati e la legalità. Oscar Trentin è il segretario provinciale dei Ds e anche quello che commenta in modo più moderato: «Sono stupito - dice - perché conosco l’intelligenza della persona. Boicottare i prodotti trevigiani non danneggerebbe Gentilini o la Lega, ma soltanto le aziende che lavorano qui e che offrono una possibilità di integrazione agli extracomunitari. Insomma, questa è una sparata che non porta a nulla. Meglio cercare una proposta politica diversa per battere Gentilini. Magari anche con la fine di un certo buonismo, perché togliere le panchine è un atto fine a se stesso, che produce solo lacerazioni, ma noi stiamo guardando con interesse quello che fa Cofferati a Bologna».
Poi c’è Nicola Atalmi, segretario regionale del Pdci e trevigiano: «Questa di Colombo mi pare una sciocchezza - attacca -. Già in passato qualcuno propose di boicottare Treviso, allora si parlava di turismo, per colpire il sindaco razzista. Ma è sbagliato, perché per le uscite di Gentilini non sono responsabili tutti i trevigiani. Mentre la Coca Cola è responsabile, perché qui non si tratta di "globalizzazione", ma di episodi specifici che hanno portato a un processo». E ancora: «Io mi sono sempre opposto al sindaco, sto subendo un processo per diffamazione per quello che ho detto di lui. Ma boicottare radicchio e prosecco colpisce l’economia della città e i suoi abitanti. Cosa dovremmo fare, punire i trevigiani perché in parte, il 30%, hanno votato la Lega?».
Questa era la sinistra. Poi ci sono gli industriali. Il presidente Andrea Tomat si trattiene, ma a stento: «Lasciando da parte la politica, quel passaggio lo trovo sconcertante. Treviso ha una storia di immigrazione lunga e consolidata e oggi è la provincia del triveneto con il più alto tasso di immigrati. Siamo al 15%. Gli imprenditori, offrendo impiego, offrono a molti extracomunitari l’opportunità di migliorare le proprie condizioni di vita». E’ secco il telegramma di Mario Pozza, leader degli artigiani: «L’invito a boicottare Treviso può venire solo da chi non conosce la nostra realtà. Invito Furio Colombo a venire a vedere come vive questa città. E gli ricordo che le case demolite erano fatiscenti: cose simili le stanno facendo sindaci "amici" di Colombo in questo momento».
Mario Porqueddu
18 novembre 2005




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