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Discussione: Il Falco Moderato

  1. #41
    Hanno assassinato Calipari
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    "Il programma YURI il programma"
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    Non tutti.........una buona parte della sinistretta più estremista [esattamente come la quasi totalità degli esponenti della nostra destra radicale, che taluni molto in alto.... guardano come possibili alleati del centrodestra] è quanto meno antisionista radicale [foglia di fico dietro la quale si nasconde ben altro]........... perciò gli unici israeliani che applaude sono quelli che dicono che lo Stato di Israele non può durare....e che perciò sarebbe stato meglio che non fosse neppure nato.

    Shalom
    Tu fai accuse ma ti vergogni di formularle esplicitamente. Le tue tesi valgono meno del due di picche.

  2. #42
    SENATORE di POL
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Tu fai accuse ma ti vergogni di formularle esplicitamente. Le tue tesi valgono meno del due di picche.
    Ma levati dalle palle, piccolo di Creta rosso.... vai a giuocare a carte con i tuoi fratellucci nazi.....e vedrai che cos'è e che funzione ha.....il due di picche......

    da www.adnkronos.com

    " Veglia di preghiera questa sera in Sinagoga
    Roma, Toaff: ''Sharon ha dato il meglio di sé nell'interesse di Israele''
    L'ex rabbino capo della Capitale: ''E' importante che ce la faccia''



    Il premier Ariel Sharon è ''un uomo che ha speso tutta la sua vita nell'interesse di Israele'', dando ''il meglio di se stesso''. Per questo, ''l'importante è che ce la faccia'' a superare le gravi condizioni di salute, è l'augurio dell'ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, che ricorda di aver incontrato ''piu' volte'' Sharon. ''Un uomo che ha dei numeri, certo anche difetti, ma chi non ce li ha? Sharon e' una persona che ha fatto tante cose -dice Toaff all'ADNKRONOS- alcune delle quali non sono state accolte con gioia, ma sicuramente le ha fatte nell'interesse di Israele, a cui ha dedicato tutta la sua vita. Speriamo che ce la faccia. In Israele c'e' preoccupazione, per le sorti dell'uomo, ma anche perche' la scomparsa di Sharon puo' creare una situazione poco piacevole nel paese''.

    A Roma questa sera è prevista una veglia di preghiera in Sinagoga. La comunita' ebraica della capitale italiana si ritrovera' al tempio alle ore 20,30. Alla veglia sara' presente il capo rabbino di Roma Riccardo Di Segni e vi prenderanno parte lo stesso ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, l'ambasciatore di Israele Ehud Gol, e il portavoce della comunita' ebraica di Roma, Riccardo Pacifici
    "

    Shalom

  3. #43
    email non funzionante
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    L'ultima battaglia
    Un momento cruciale in cui non si può mollare la presa

    Se le condizioni di salute di Ariel Sharon resteranno gravi, o anche soltanto tali da impedire un suo ritorno alla vita pubblica, un futuro di incertezza attende il Medioriente. Nel giro di poche settimane potremmo essere costretti a confrontarci con uno scenario nel quale, accanto ad un'affermazione di Hamas nelle elezioni palestinesi, vi sarebbe l'accantonamento forzato del leader israeliano che più si è battuto in questi anni per la pace fra i due popoli e la sicurezza dello Stato ebraico.

    Il rischio concreto di vedere fatta terra bruciata di tutti gli sforzi compiuti finora fra i due campi si materializzerebbe, compreso il sacrificio dei principali protagonisti che tale opera avevano portato avanti.

    Il punto più delicato, in Israele, ovviamente è quello politico, considerando la battaglia di Abu Mazen già persa in partenza. A fronte di un nuovo estremismo palestinese, senza Sharon avremmo: o un Likud con Netanyahu, pronto ad accettare la sfida che gli viene rivolta, senza soluzioni di tregua; o un partito laburista troppo arrendevole.

    E questo è purtroppo evidente dal fatto che lo stesso Sharon aveva puntato sulla nascita di un nuovo partito, ritenendo le strutture delle attuali formazioni israeliane di per sé inefficaci a perseguire la sua strategia di pace e sicurezza.

    Il Likud, infatti, si è dimostrato refrattario al ritiro dagli insediamenti israeliani nei territori. Il Partito laburista, d'altro canto, non è più in grado di avere la sufficiente determinazione per contrastare il terrorismo. Può darsi anche che senza Sharon possa nascere quella terza forza da lui desiderata per perseguire il progetto che gli premeva realizzare, ma l'assenza del suo carisma personale sarebbe comunque un handicap grave da sopportare.

    In questi decenni di politica israeliana, ci siamo accorti che il carisma è tutto quando si tratta di compiere passi fondamentali per la vita dello Stato ebraico. Solo chi lo ha posseduto è riuscito al dunque ad avere successo: Rabin prima e Sharon poi.

    Per questo la nostra speranza è che Sharon si riprenda e che la tempra del vecchio generale, accertata nelle battaglie del deserto, non si faccia sopraffare proprio nel momento cruciale della sua esistenza.

    Sarebbe uno scherzo atroce del destino e una sciagura per Israele.

    Roma, 5 gennaio 2006

  4. #44
    email non funzionante
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    Predefinito Forza Arik perche' il coraggio non ti manca. di Deborah Fait

    Forza Arik perche' il coraggio non ti manca

    Non voglio parlare di quelli che pregano per la sua morte, non voglio parlare dei palestinesi che festeggiano ne' di quei 20 ebrei di Hebron che hanno brindato alla notizia del suo ricovero in ospedale. Non voglio parlare di loro perche' loro sono il Male. Voglio invece parlare di quelli che pregano per la sua vita, di tutti gli israeliani che stanno col fiato sospeso, di quelli che aspettano davanti all'ospedale di Ein Kerem dove e' ricoverato da ieri sera.
    Questa mattina il risveglio di tutto Israele e' stato drammatico, respiravamo tensione, sembrava dovesse succedere una grande disgrazia da un momento all'altro.
    La radio tra una notizia e l'altra trasmetteva la musica che noi tutti conosciamo molto bene, era la musica del dopo attentati , musica di dolore, parole di pace, di nostalgia, di disperazione, musica che ci ha fatto rabbrividire ad ogni risveglio per tre anni di seguito, i tre anni di attentati quotidiani.
    Questa mattina la musica era per Ariel Sharon appena uscito dalla sala operatoria dopo 9 ore di intervento.
    Un brivido giu' per la schiena.



    "Non ce la fara' ", e' il primo pensiero," il Leone di Israele, il piu' grande premier che Israele abbia avuto dall'epoca di Ben Gurion sta morendo".
    Persino le automobili di chi andava al lavoro facevano meno rumore, la gente parlava sottovoce "Hai sentito? Arik e' di nuovo in ospedale" , trema la voce, qualcuno piange.
    In questi momenti siamo tutti fratelli, la gente comune, i politici, i giornalisti parlano di Arik.
    I personaggi intervistati alla televisione parlano del loro amico Arik, la maggior parte di loro lo conosce da sempre, molti hanno combattuto al suo fianco le guerre di Israele, tutti ricordano qualche aneddoto, tutti hanno una parola di affetto e di rispetto per lui, anche gli avversari politici.
    Parlano del suo coraggio, della sua testa dura, della sua mania di disobbedire agli ordini dei superiori quando faceva la guerra e di come quella disobbedienza e quella testa dura abbiano salvato Israele nel 1973 durante la guerra del Kippur quando gli egiziani gia' cantavano vittoria, lui, contro ogni ragionamento "normale", li accerchio' attraversando il canale di Suez e vinse la guerra obbligandoli alla resa.
    E mentre sto scrivendo, anche oggi contro ogni ragionamento "normale", dopo un'emoraggia cerebrale e nove ore di intervento a 77 anni, Lui e' ancora vivo e non peggiora.
    Israele e' con te Arik, siamo tutti con te, spero che tu senta le preghiere che si rincorrono per tutto Israele, di sinagoga in sinagoga.
    Anche il rabbino Eliahu di Gush Katif prega per te Arik e questa e' un'altra vittoria perche' significa che anche chi politicamente non ti ama comunque ti rispetta e riconosce il tuo valore di Figlio di Israele, di grande Patriota, di grande Soldato, di grande Sionista.
    Oggi, tutti quelli che parlano di te hanno la voce che trema.
    Forza Arik perche' il coraggio non ti manca.
    Forza Vecchio Leone, tutto il popolo di Israele prega per te.

    Deborah Fait
    www.informazionecorretta.com
    ....................................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=1968

  5. #45
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    Io la morte di Arik l'ho gia' pianta.

    L'ho pianta quando tradi' SE STESSO concedendo Gaza al nemico... proprio lui, lui che dopo lo sgombero del Sinai giuro' che MAI PIU' avrebbe mosso un dito contro i Coloni !!!

    Quindi oggi non verso nessuna lacrima... anche se non riesco a non essere triste...

  6. #46
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    " SHARON, MESSAGGIO DI FINI A OLMERT

    www.ansa.it


    ROMA - Il vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha inviato il seguente messaggio a Ehud Olmert, Primo Ministro facente funzioni di Israele: ''Desidero esprimerti i sentimenti di affettuosa vicinanza e intensa partecipazione con cui seguiamo l' evolvere dello stato di salute dell' amico, Primo Ministro Sharon. La sua tempra ed il suo coraggio ci inducono a conservare fiducia e speranza. In momenti di cosi' grave apprensione, mi unisco all' abbraccio di tutto il popolo israeliano e formulo i piu' fervidi auguri di guarigione ad Ariel Sharon, del cui contributo per la pace il Medio Oriente ha piu' che mai bisogno''. "

    Shalom

  7. #47
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    dal sito dell'ansa

    " GERUSALEMME - Il premier israeliano Ariel Sharon è stato portato in sala operatoria dopo esser stato sottoposto stamani ad una risonanza magnetica nell'Ospedale Hadassah Ein Karem di Gerusalemme per assicurarsi che le perdite di sangue nel cervello siano effettivamente cessate. Lo riferisce la televisione commerciale Canale 10.
    Shmuel Mor Yossef, un dirigente dell'ospedale Hadassah Ein Karem ha confermato che ci sono state nuove perdite di sangue nel cranio e ha precisato che durante l'ultima risonanza magnetica sono stati notati un aumento della pressione nel cranio e alterazioni nella pressione sanguigna.
    "

    Shalom

  8. #48
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    " La forza della democrazia israeliana

    Da un articolo di Anshel Pfeffer

    Se c’è un raggio di speranza negli eventi di queste ultime ore attorno all’ospedale Hadassah di Gerusalemme, esso nasce dalla testimonianza di forza e vitalità della democrazia israeliana.
    I sorprendenti successi del Kadima, il nuovo partito di Ariel Saron, perlomeno nei sondaggi, avevano suscitato il compressibile timore che il sistema politico israeliano stesse diventato eccessivamente dipendente da un uomo solo. I critici paventavano il possibile sviluppo di una forma di governo presidenzialista, con tendenze persino autocratiche. Anche alcuni sostenitori di Sharon esprimevano riserve sul modo in cui un intero partito, un intero governo e in fin dei conti un intero paese sembravano basarsi su un solo primo ministro enormemente popolare. Fino al primo, meno grave ictus di tre settimane fa, la questione dell’età di Sharon e della sua salute fisica veniva a mala pena accennata. Nessuno voleva prendere davvero in considerazione il terremoto che poteva derivare dalla sua eventuale scomparsa dalla scena pubblica.
    Ora invece, nonostante il compito di vice primo ministro fino alla sera di mercoledì scorso fosse per lo più nominale, il trasferimento dei poteri è stato rapido ed efficiente. Gli unici inconvenienti li hanno subiti i vicini di casa di Ehud Olmert, in via Kaf-Tet Benovember a Gerusalemme, nelle prime ore di giovedì mattina quando la strada è stata presa in consegna dai servizi di sicurezza israeliani nel momento in cui Olmert assumeva la carica di primo ministro da interim.
    Olmert non è mai stato un politico particolarmente popolare in Israele. Vanta una lunga lista di acerrimi rivali, molti dei quali in privato magari pensano che non avrebbe i titoli politici per assumere il comando. Ciò nondimeno, non c’è stato un solo politico di un partito rivale che abbia messo in discussione in queste ore l’autorità istituzionale di Olmert. Fatto ancora più significativo, non lo ha fatto nessuno dei suoi colleghi dentro Kadima, sebbene possa ben darsi che alcuni di loro siano convinti che saprebbero guidare il partito alle imminenti elezioni con migliori chance di successo.
    La stabilità delle istituzioni non è il solo dato incoraggiante. In molti altri paesi, comprese diverse democrazie, una situazione di improvviso pericolo per la vita stessa della più importante carica dello stato verrebbe mantenuta sotto una fitta cortina di segretezza, il paziente verrebbe trasportato in tutta fretta in qualche irraggiungibile clinica privata, le strade attorno chiuse, i mass-media tenuti lontano. Nulla di tutto questo in Israele, un paese che è ancora formalmente in stato di guerra con molti vicini. Sharon è ricoverato in un grande ospedale pubblico, nelle stanze accanto alla sua vengono curati cittadini qualunque, nel cortile si accalcano decine di troupe televisive, alcune giunte sul posto persino prima dell’ambulanza di Sharon, e le autorità sanitarie diffondono regolari bollettini medici.
    Giovedì mattina, in un crescendo di voci incontrollate attribuite alle solite “fonti attendibili”, si stava spargendo l’idea che Sharon fosse già morto. Poco dopo, tuttavia, i giornalisti si sono resi conto che in Israele nessuno oserebbe mentire o nascondere informazioni su un tale argomento, e hanno continuato ad aspettare con pazienza i successivi bollettini medici.
    Non c’è stato nessun allarme delle Forze di Difesa né delle forze di sicurezza israeliane. Giovedì non si è visto neanche un poliziotto più del solito per le strade del paese, nessuna manifestazione o protesta. La maggior parte degli israeliani ha detto una qualche forma di preghiera, ha versato qualche lacrima per Ariel Sharon. Ma il paese si è dimostrato più forte di un uomo solo, e la vita del paese è andata avanti.
    (Da: Jerusalem Post, 6.01.06) "

    Shalom

  9. #49
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Sciocchezza. Io dico le stesse cose di Barak o Peres, persino il generale Rabin ebbe le sue colpe.

    Quello che a me interessa sono i fatti. O c'è lo stato palestinese con capitale Gerusalemme (anche Est) o il resto sono chiacchiere buone per gli israeliani e l'IDF.
    Ma si può essere così ...?

  10. #50
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    Ritratto di Ehud Olmert

    Dal quotidiano torinese LA STAMPA di ieri..

    " «L'uomo ombra»

    di Fiamma Nirenstein



    QUASI davanti al Consolato d’Italia, in via Kaf Tet be November, fra alberi spogliati dal vento l’inverno giallo e nero di Gerusalemme soffia sulla porta di Ehud Olmert, il primo ministro ad interim che reggerà da adesso per altri 83 giorni il Paese più difficile del mondo. Ieri sera dall’ingresso dello Shabbat, anche se l’ossuto e ironico Olmert non è religioso per niente, il telefono e le visite sono state bloccate quasi completamente, mentre l’ospedale telefona continuamente per aggiornamenti sulla incredibile tragedia in corso. Sono passate solo chiamate di importanza fondamentale, come quella di Condoleezza Rice con le parole affettuose e di avvertimento rivolte direttamente a Ehud («siamo con Israele, ma in particolare con te»). Olmert da quando la tragedia si è abbattuta su Sharon non una sola volta si è seduto nell’ufficio del suo capo, mai ha preso il tono del padrone. Ma lo contraddice la cura con cui la zona è stretta dalle più severe misure di sicurezza, la proibizione di passare dalla stradina se non per motivi precisi. Solo Shimon Peres e i due consiglieri strategici di Sharon sono entrati senza controlli.
    Olmert, che ha sessanta anni e occhiaie molto profonde mentre stringe continuamente le labbra molto sottili in una linea bianca, oltre al dolore evidente che tutti sentono mentre il gigante agonizza all’ospedale Hadassah Ein Karem, ha addosso il peso di far capire al mondo che Israele ancora una volta colpito da una tragedia impossibile, continua a far politica, a difendere i suoi confini e a cercare la pace. Si dice che un messaggio è stato lanciato dagli uffici della leadership all’Iran e ai Paesi arabi, e soprattutto agli Hezbollah, i migliori amici di Ahmadinejad, perché si regolino e facciano sapere ai loro protettori: non ci provate. Ma il mondo si chiede adesso se Israele si ripiegherà su sé stesso, porrà fine ai tentativi di pace inaugurati da Sharon, sarà in grado di condurre una politica di sicurezza decisa eppure ben regolata come il grande generale sapeva gestire, e anche se il partito Kadima, fondato l’altro ieri, chiuderà i battenti.
    Ma Ehud Olmert è un personaggio che per ciò che è strutturalmente, segnala, e lo si capirà presto, che Israele non perderà la strada di Sharon. Il segnale è forte perché Olmert non è solo, anche se oggi è disperato: tanta gente tiene magari non per lui, ma per la sua linea. Non è un tipo ideologico, non è una figura né di eroe militare né di intellettuale come i precedenti grandi leader di Israele, Moshè Dayan o Yzhak Rabin. Ma forse conquista proprio per il suo carattere di vecchio politico classico e di cittadino che ha fatto insieme a Sharon la strada storico-ideologica che altre centinaia di migliaia di cittadini israeliani hanno fatto dando al nuovo partito Kadima le adesioni che tuttora (anche se certo il numero si restringerà) si mantengono fra il 35 e il 40%. Olmert è ancora giovane, sportivo, ha una esperienza politica consistente (32 anni) sempre nel Likud fino a Kadima, 4 incarichi di ministro inaugurati 18 anni fa; l’esperienza come braccio destro di Sharon, la fortuna certo non da poco di essere stato sindaco di Gerusalemme dal ‘92 al ‘99, dopo aver battuto l’immortale Teddy Kollek.
    E’ stato tutto: negli anni ‘70, quando aveva ancora riccioli rossi, ingaggiò una famosa guerra quasi personale contro le gang del crimine; ha lodato Ehud Barak (suscitando scandalo a destra) per la sua determinazione a non dividere la capitale, ed è apparso come il duro (facendosi odiare a sinistra) che aprendo un tunnel poco lontano dal Muro del Pianto dette il via a una rivolta con morti e feriti. Nella sua vita ciò che manca è una consistente esperienza militare: ha fatto il soldato come cronista del giornale dell’esercito. Ma la fiducia che Sharon ha avuto in lui fino a dargli il posto di Netanyahu nella gestione della politica e di conservargli il ruolo di vice primo ministro persino con l’arrivo di Peres nel Kadima, sono la torcia che può far fiammeggiare davanti al pubblico. Olmert se l’è guadagnata: prima di diventare il più stretto collaboratore di Sharon lo insulta (al funerale della moglie di Sharon, Lily, nel marzo 2000, commentò «E’ scomparsa una grande donna che aveva scelto un uomo ben strano») e lo sfida fino a contrapporsi nel 2001 nella corsa per la leadership del Likud. In seguito il rapporto cresce in maniera esponenziale, e ribolle e fuma come una cucina di elaborazione e di difesa senza riserve della scelta dello sgombero. Tanto che fu Olmert, e non Sharon, ad annunciarla al mondo nella stupefacente intervista del dicembre 2003, concertata per aprire la strada al discorso del premier un mese dopo.
    La forza che resta nelle mani di Olmert deriva dal fatto che la via di Sharon non deriva come alcuni vorrebbero, da una svolta secca per cui uscito il protagonista di scena resta il vuoto. Sharon vide quello che era ormai molto chiaro agli israeliani e che ha provocato successivamente l’assemblarsi di tanta gente e di tanti politici dal curriculum invidiabile, come Shimon Peres o Shaul Mofaz o Tzipi Livni. Il tentativo di mettere in atto il principio «terra contro pace» non funzionava; né funzionavano le numerose firme apposte ai tanti accordi, quello di Oslo, quello di Wye Plantation. Alla fine un’esplosione, in senso figurativo e letterale, era sempre in attesa dietro l’angolo. Sharon ha scoperto la semplice formula di tendere la mano per la pace in maniera concreta e unilaterale, come ha fatto a Gaza; e ha scoperto che senza la sicurezza qualsiasi cosa avrebbe potuto essere chiamata pace, ma non lo era. Ha gestito i due fronti, sicurezza e pace, contemporaneamente. Così sente e vuole l’israeliano che ha sofferto il terrorismo, e desidera però sperare nel futuro. Si tratta della maggioranza, e Olmert ne fa parte. Bisogna vedere se in 83 giorni sarà capace di convincerne l’elettorato.
    "

    Shalom

 

 
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