La Giornata pro orantibus ricorda il valore della vita claustrale
Si celebra nel giorno della Presentazione al tempio della Vergine Maria
CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 21 novembre 2005 (ZENIT.org).- La data del 21 novembre, festa liturgica della Presentazione al tempio di Maria SS., è la giornata nella quale la Chiesa propone alla considerazione del popolo cristiano la vocazione claustrale di quanti, monaci e monache, si sono completamente dedicati a Dio nella preghiera e nella contemplazione.
Quest'anno c'è un motivo in più che aiuta a riflettere: ricorrono quarant'anni da quando i Padri del Concilio Vaticano II hanno approvato il documento “Perfectae caritatis”, tutto dedicato alla vita di consacrazione, dopo aver riflettuto sugli aspetti teologici, dottrinali, ecclesiali che la caratterizzano.
Nell’Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha ricordato la Giornata esprimendo a nome di tutta la Chiesa “gratitudine a quanti consacrano la loro vita alla preghiera nella clausura, offrendo un’eloquente testimonianza del primato di Dio e del suo Regno”, ed esortando i fedeli “ad essere loro vicini con il nostro sostegno spirituale e materiale”.
Circa il ruolo delle claustrali nel mondo attuale, madre Cristina Pirro, Abbadessa del monastero benedettino di Sant’Andrea Apostolo ad Arpino (Frosinone), ha ricordato ai microfoni della “Radio Vaticana” che, “nella radicalità della loro vita consacrata a Cristo, sono l'espressione vivente del Suo mistero di morte e Risurrezione”.
“A Lui si uniscono, pur con la loro fragilità umana, nell'impegno quotidiano di conversione del cuore e di preghiera, di lode di Dio e d'intercessione per le necessità dei fratelli”, ha aggiunto, sottolineando che “la clausura, che caratterizza tale forma di vita, è un segno di totale appartenenza a Dio”.
Alla base della vita claustrale c’è la preghiera, che, ha riconosciuto, “non cambia il mondo, semplicemente perché è Dio che lo cambia con la potenza del Suo Santo Spirito”, anche se “questa trasformazione non sempre è evidente, perché ci ha creati liberi e rispetta la nostra libertà”.
“La preghiera della claustrale, e quella di ogni credente, preme sul Suo Cuore di Padre, sempre preoccupato del nostro Bene, e l'induce ad esaudire ogni richiesta conforme alla Sua Volontà”, ha continuato.
Quanto al cambiamento nella vita delle claustrali rispetto al passato, madre Cristina ha osservato che “nulla è cambiato se pensiamo ai valori perenni della vita contemplativa: la pratica dei voti e l'osservanza della Regola, la preghiera liturgica e personale, ecc.”.
Per quanto riguarda la clausura, invece, “col documento ‘Verbi Sponsa’ la Chiesa ha introdotto qualche modifica, che non elimina, però, la necessità di una certa separazione dal mondo, per un più intenso contatto col Signore”.
In un mondo in cui si parla molto “di carestia vocazionale, di problemi economici legati al deterioramento dei monasteri, spesso molto antichi e vasti per Comunità ridotte numericamente, e alla loro gestione e manutenzione”, la difficoltà maggiore, secondo l’Abbadessa, “è nel nostro cuore, se contristiamo lo Spirito Santo, vanificando il Suo lavoro di purificazione e santificazione”.
Il monastero di madre Cristina ha dato anche un forte impulso all’ecumenismo: “il Signore […] ha voluto utilizzarci per la fondazione del primo monastero cattolico della Romania e, tuttora, unico Monastero benedettino in terra ortodossa”.
“Il cammino iniziò nel 1994, con una visita al nostro Monastero ‘S. Andrea Ap.’ di Arpino del Vescovo di Iasi – ha ricordato –, che ci invitò a presentare il nostro carisma benedettino alle giovani della sua diocesi, nella speranza che nascesse un giorno una comunità contemplativa”.
“A giugno del 2003, dopo tanti sacrifici, normali in ogni Fondazione a servizio della Chiesa, abbiamo inviato lì le prime monache”, ha spiegato.
“La chiesa e la foresteria del ‘Mater Unitatis’ sono frequentate anche da fratelli ortodossi. Le visite più gradite sono quelle dei monaci ortodossi che stimano molto S. Benedetto e mostrano interesse per la nostra vita, nella quale ritrovano i loro valori”, ha raccontato.
“Siamo, però, ben convinte che, ancora più dell'ospitalità che pure è cara a S. Benedetto, il nostro contributo più importante, perché le Chiese sorelle raggiungano la piena comunione, è quello della preghiera e della conversione del cuore”, ha aggiunto.
Come ricorda il Decreto “Perfectae caritatis”, “fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici intesero seguire Cristo con maggiore libertà e imitarlo più da vicino e condurre, ciascuno a suo modo, una vita consacrata a Dio. Molti di essi, dietro l'impulso dello Spirito santo, o vissero una vita solitaria o fondarono famiglie religiose” (n. 1).
“Cosicché per disegno divino si sviluppò una meravigliosa varietà di comunità religiose, che molto hanno contribuito a far sì che la Chiesa non solo sia ben attrezzata per ogni opera buona, e preparata all'opera di servizio per l'edificazione del corpo di Cristo, ma, anche abbellita con la varietà dei doni dei suoi figli, appaia come una sposa adornata per il suo sposo; e per mezzo di essa si manifesti la multiforme sapienza di Dio” (idem).
Papa Giovanni Paolo II aveva in grande considerazione le claustrali, al punto che è dovuta a lui l’esistenza in Vaticano del monastero “Mater Ecclesiae”, presente dal 1994 e in cui si alternano ogni cinque anni le rappresentanti dei monasteri più antichi.
Il numero di donne che dedicano la propria vita alla contemplazione è molto superiore a quello degli uomini. In questo momento sono 47.626.
In Europa ci sono 29.788 religiose contemplative in 2.252 monasteri; in America 13.268 in 904 monasteri, in Asia 2.900 in 227 monasteri, in Africa 1.446 in 123 monasteri, e in Oceania 224 in 23 monasteri.
Si calcola che le novizie e le postulanti siano poco più di ottomila.
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Il Salve Regina cantato tradizionalmente e in processione ogni sera nelle comunità Domenicane
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