Lidano Grassucci (17 novembre 2005)
Il Lazio è un’idea amministrativa, non ha senso culturale, politico, sociale, è un vuoto intorno al buco di Roma. Mi sento italiano e per me laziale è solo, e sarà sempre, uno che tifa per la Lazio.


Lidano Grassucci (17 novembre 2005)
Il Lazio è un’idea amministrativa, non ha senso culturale, politico, sociale, è un vuoto intorno al buco di Roma. Mi sento italiano e per me laziale è solo, e sarà sempre, uno che tifa per la Lazio.
Mah, così su due piedi mi pare una vaccata. Il Lazio non è una realtà meramente amministrativa. E' una regione definita culturalmente e territorialmente.
Peraltro mi sono sempre chiesto se Rieti debba far parte del Lazio.
"Dal 7 marzo 2004 nelle edicole della provincia di Latina c’è un nuovo quotidiano: è Il Territorio, edito da un società di imprenditori locali e diretto da Lidano Grassucci."
e poi spiegatemi come cazzo fa uno a chiamarsi LIDANO......
ah...dimenticavo...si vanta d'esser un "comunista"....
una perla del LIDANO
La lingua biforcuta di Marrazzo e Latina senza posti
Lidano Grassucci (06 maggio 2005)
Marrazzo sta facendo la sua giunta che sarà sicuramente la migliore del mondo ma ha la forma, e la sostanza di una groviera. Veda signor Presidente il Lazio è formato da Roma, che sicuramente è prima e caput mundi, ma le tasse le paghiamo pure noi di Latina. E il Lazio è fatto da Roma ma anche dalla provincia romana e da 4 province. E, ci creda signor presidente, da queste parti non siamo delle cime ma neanche dei cretini. Sono 15 anni che la Regione Lazio (due presidenti di sinistra, lei e Badaloni e uno di destra Storace) non sceglie un assessore delle nostre parti.
Da come è fatta la sua giunta sembra che il raccordo anulare sia uno spartiacque dei cervelli, dentro i geni fuori ci sono gli incapaci. Allora si cambi lo statuto e si stabilisca nero su bianco che quelli di Latina, di Velletri di Viterbo non possono fare gli assessori perché… sono stati punti dalle zanzare o perché non conoscono le strade di Roma. Caro presidente in questo modo ci metteremo tutti l’anima in pace. Siamo gente semplice se ci spiegate le cose noi capiamo. Personalmente non ho molta simpatia per i romani: quando arrivavano d’estate nel mio paese tutti noi facevamo la gara a giocare con loro, come se negli altri 10 mesi dell’anno non avemagioo giocato e ci eravamo divertiti. Ma lei, presidente Marrazzo, ci scuserà se le ricordiamo che lei non è il sindaco bis di Roma, non è Veltroni in miniatura, lei è il preidente di una regione che include Roma e non solo. Le ricordo, ma noi di politica capiamo poco rispetto a quelli di Roma, che un sindaco Roma lo ha già e non è lei ma Veltroni, che lei anche con tutti gli assessori iperomanisti sarà a Roma sempe secondo. Lei dovrebbe non essere il secondo a Roma ma il primo nel Lazio. Chi si accontenta gode dice l’adagio, ma resta secondo. Il suo predecessore Storace dopo aver tuonato contro chi, sconfitto, abbandona il posto ha pensato bene di non stare neanche un secondo all’opposizione e si è “sacrificato” con la testa per fare il ministro e “sistemato” in poltrona. Ha fatto una pessima figura, ma lei non aveva promesso gli assessori alle province? Veda Presidente condividiamo anche la generazione e anche un certo percorso politico, sicuramente ricorderà i fumetti western in cui gli indiani quando parlavano dei “lunghi coltelli”, la cavalleria americana, li definivano “dalla lingua biforcuta”. Non è che voi siate come i lunghi coltelli. Guardi presidente che da queste parti siamo 600 mila, e qualcuno che ha studiato c’è anche da noi e forse un po’ di rispetto lo meritiamo. Certo è che, se diamo fastidio, togliamo il disturbo magari chiediamo ospitalità al Veneto da cui molti di noi sono arrivati qualche tempo fa. Del resto la nostra presenza nella giunta di Galan è esattamente la stessa di quella della giunta Marrazzo, 0. E se dobbiamo scegliere tra culo d’alice o culo di porco meglio quest’ultimo ci spochiamo uguale ma almeno c’è più abbondanza.
Macchemefregammè!!!
Io ormai sono naturalizzato giapponese!
BANZAI NIPPON!!!


Dipendesse da me, cancellerei proprio le regioni. Sono una voragine di soldi pubblici (quel che fanno potrebbe essere fatto egregiamente dalle province) e frammentano il territorio nazionale in maniera sempre più irrimediabile, al punto che, ormai e grazie alla devolution/dissolution, basta varcarne i confini per sentirsi uno straniero senza neanche (tra poco) il diritto al ricovero ospedaliero.
... fieri laziali albalonga vive..... tusculum risorgi
lega latina. ok delirii![]()
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D'accordo sull'eliminazione politica delle regioni. Purtroppo non puoi eliminare la cultura e la storia di una regione, si parlano lingue diverse e tradizioni diverse.
A me le Regioni piacciono, le considero una ricchezza.
Peraltro non fu Ottaviano Augusto, colui che per primo segnò definitivamente i confini d'Italia, a suddividerla in 11 Regiones, che furono distretti amministrativi, fiscali e giudiziari?
Il territorio italiano, durante il periodo imperiale, venne distinto da tutti gli altri e divenne una entità territoriale strettamente legata a Roma.
Se non sbaglio fu solo con Diocleziano (284 dc) che l'Italia divenne una comune provincia come le altre provincie dell'impero, anche se non ricordo bene.
Comunque le undici Regiones augustee erano:
I Regio Latium et Campania
II Regio Apulia et Calabria*
III Regio Lucania et Brutium**
IV Regio Samnium
V Regio Picenum
VI Regio Umbria
VII Regio Etruria
VIII Regio Aemilia
IX Regio Liguria
X Regio Venetia et Histria
XI Regio Transpadana
*nota bene: "Calabria" indicava non l'attuale Calabria ma il Salento
**nota bene: il Brutium era la terra dei Brutii, ovvero l'attuale Calabria


La devolution non arriva a questo, Frontista, non sarebbe mai passata. Pur essendone fortemente contrario anch'io, credo proprio che si potrà continuare a farsi curare dove si preferisce.In Origine Postato da frontista
Dipendesse da me, cancellerei proprio le regioni. Sono una voragine di soldi pubblici (quel che fanno potrebbe essere fatto egregiamente dalle province) e frammentano il territorio nazionale in maniera sempre più irrimediabile, al punto che, ormai e grazie alla devolution/dissolution, basta varcarne i confini per sentirsi uno straniero senza neanche (tra poco) il diritto al ricovero ospedaliero.
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.