
Originariamente Scritto da
Paracelso
Corriere della Sera
Cento no al proporzionale. Anche da giuristi del Polo
Appello per la modifica della legge elettorale: così è incostituzionale. Voto finale tra 10 giorni
29-11-2005
ROMA — Ci sono due ex presidenti della Consulta: Riccardo Chieppa e Leopoldo Elia. Ci sono costituzionalisti di chiara fama e considerati vicini al centrosinistra come Augusto Barbera. Ci sono professori di diritto di quasi tutte le università italiane, da Milano a Bari, da Roma a Torino. Ma nell'elenco dei 100 giuristi che hanno firmato l'appello ai senatori per cambiare la legge elettorale proprio in questi giorni all'esame di Palazzo Madama, compaiono anche tecnici considerati vicini al centrodestra, come Stelio Mangiameli, professore all'Università di Teramo e consulente di diverse amministrazioni della Cdl, e Tommaso Frosini, che invece insegna a Sassari e fa parte di Magna Carta, la Fondazione di cui è presidente Marcello Pera. Una piccola sfumatura bipartisan. Quattro i motivi di incostituzionalità indicati nell'appello sostenuto anche da Mario Segni nella doppia veste di professore di diritto e alfiere del maggioritario. L'assenza delle quote rosa, o comunque di uno strumento che promuova la parità fra uomini e donne in Parlamento. La soglia di sbarramento per le coalizioni che, una volta superato l'ostacolo, potrebbero subito sciogliersi senza correre alcun rischio. Il premio di maggioranza al Senato che, applicato in ogni singola regione, porterebbe ad aggregazioni «instabili e disomogenee». Ma anche, ed è qui la vera novità, il premio di maggioranza alla Camera: sarebbe calcolato sì su base nazionale ma senza prevedere sanzioni per la maggioranza che, vinte le elezioni ed intascato il bonus di deputati, dovesse poi sciogliersi per lasciar andare ogni partito per la sua strada. Sulla riforma elettorale ieri al Senato è cominciata la discussione in Aula, il voto finale arriverà tra dieci giorni. Tra gli emendamenti dell'opposizione anche quello dei Ds Franco Bassanini e Andrea Manzella che introduce il referendum, di fatto come per le leggi costituzionali. Il Ds Gavino Angius ha accusato la riforma di far cadere ogni tetto di spesa per i candidati, «rendendoli più corruttibili». Mentre Enrico Boselli la considera un trucco contro la Rosa nel pugno, la nuova formazione creata da Sdi e Radicali che presentandosi per la prima volta alle elezioni dovrà raccogliere le firme. Un compito che non potrà essere svolto da sindaci e consiglieri comunali, in questo campo praticamente insostituibili.